E' ora che vada, adesso. E' già tardi per troppe cose, ma per tante altre no. E anzi, sono molte di più quelle per cui no. Però è davvero ora che vada. Non serve nemmeno che mi scelga un posto dove andare, a quello posso pensare dopo. Però, adesso, considerato quello che c'è stato e quello che forse ci sarà, e considerato quello che non c'è stato e quel che non ci sarà, e che il tempo non smette un solo secondo di seguire fedelmente la corsa veloce degli orologi, ho pensato che è davvero ora che io vada. Come diceva De Andrè, comunque è ora che io vada, possibilmente non sulla cattiva strada, ma a quello ci pensiamo dopo.
Allora, come dicevo, io vado. Perchè è ora, capite?
sabato 29 agosto 2009
mercoledì 26 agosto 2009
impressioni di quasi settembre
Fa leggermente più fresco, se Dio vuole. Dio, vuoi? Ok, vuole.
Ho scoperto che alla mia gatta non piace il tonno, il che non credo sia molto normale, per una gatta. Ma d'altra parte la mia non è una gatta normale, a parte il fatto che fa miao. Anzi, mao.
Gradirei un po' più di vita da queste parti, senza dovere andare a cercarmela altrove. Ma non ci può essere vita se non c'è qualcosa da andare a cercare. E non ci può essere vita quando si è trovato tutto quello che si cerca. Quindi non c'è altro da fare che andarsela a cercare, la vita. Insomma, gradirei un po' più di vita da queste parti, senza dovere andare a cercarmela altrove, quindi devo andare a cercarmela altrove. E poi ancora altrove, e di nuovo altrove, e via dicendo, finché non ci sono più posti dove andare a cercare. Poi mi fermo e vedo cosa ho raccattato su. Sicuramente ci sarà qualche vecchio scarpone, come succede ai pescatori dei cartoni animati.
Non mi è mai piaciuto pescare, anche perché non ho mai pescato. O forse era il contrario...sì, giusto, era il contrario.
Comunque non avrei niente in contrario se non fosse stato il contrario. E non avrei niente in contrario neppure ad andare a bere una birra, adesso. Una birra buona, però. Quindi rossa. Mi garberebbe assai, sai? Sicché andrei, sai? Suvvia, vo'. Con questo bell'accento toscano me ne vo', maremma...
Ho scoperto che alla mia gatta non piace il tonno, il che non credo sia molto normale, per una gatta. Ma d'altra parte la mia non è una gatta normale, a parte il fatto che fa miao. Anzi, mao.
Gradirei un po' più di vita da queste parti, senza dovere andare a cercarmela altrove. Ma non ci può essere vita se non c'è qualcosa da andare a cercare. E non ci può essere vita quando si è trovato tutto quello che si cerca. Quindi non c'è altro da fare che andarsela a cercare, la vita. Insomma, gradirei un po' più di vita da queste parti, senza dovere andare a cercarmela altrove, quindi devo andare a cercarmela altrove. E poi ancora altrove, e di nuovo altrove, e via dicendo, finché non ci sono più posti dove andare a cercare. Poi mi fermo e vedo cosa ho raccattato su. Sicuramente ci sarà qualche vecchio scarpone, come succede ai pescatori dei cartoni animati.
Non mi è mai piaciuto pescare, anche perché non ho mai pescato. O forse era il contrario...sì, giusto, era il contrario.
Comunque non avrei niente in contrario se non fosse stato il contrario. E non avrei niente in contrario neppure ad andare a bere una birra, adesso. Una birra buona, però. Quindi rossa. Mi garberebbe assai, sai? Sicché andrei, sai? Suvvia, vo'. Con questo bell'accento toscano me ne vo', maremma...
lunedì 24 agosto 2009
dovere
A un certo punto mi sono trovato a inseguire un filo di pensieri e di ricordi, e di pensieri sui ricordi, la cui conclusione è stata che in fin dei conti, nonostante quello che ci si racconta, la cosa cui una persona finisce con l'essere più legata e che dà un senso a tutto quanto è solo il senso del dovere che pian piano si viene a costruire verso qualcuno e verso qualcosa. Non importa più, a un certo punto, chi sia quel qualcuno e cosa sia quel qualcosa. Magari importa all'inizio, e siccome importa, uno inizia a prendersi degli impegni al riguardo. Perchè è bella l'idea di essersi preso un impegno e godersi i vantaggi dell'essere responsabile verso persone e cose di cui importa. Ma poi, quando quello che importa diventa semplicemente quello che è dato per scontato, allora tutto quello che rimane è il senso del dovere che ci si è formati. E che ci ricorda quando quelle cose avevano un significato, ci fa credere che abbiano ancora lo stesso significato, solo perchè è lo stesso senso del dovere che c'era allora e che c'è adesso.
Ho messo giù tutto troppo in fretta, forse quello che ho scritto è tutto sbagliato, forse è troppo deprimente e troppo squallido per essere vero. Forse non era neppure esattamente il pensiero che mi era venuto. Non lo so, credo si farebbe meglio a non farsi certi pensieri. Ma adesso che è scritto non si può più cancellare, e allora magari un giorno scopro anche che si tratta di un pensiero vero.
Ho messo giù tutto troppo in fretta, forse quello che ho scritto è tutto sbagliato, forse è troppo deprimente e troppo squallido per essere vero. Forse non era neppure esattamente il pensiero che mi era venuto. Non lo so, credo si farebbe meglio a non farsi certi pensieri. Ma adesso che è scritto non si può più cancellare, e allora magari un giorno scopro anche che si tratta di un pensiero vero.
pazienza
Sto esaurendo la pazienza e le bottiglie di birra in frigorifero. Andrò a comprarne un po', più tardi. Se capita prendo anche della birra.
La mia gatta non prende bisce da almeno tre giorni, ma non sembra perdere la pazienza. Nel frattempo si dedica alle lucertole, che dal punto di vista di una gatta sono ragionevolmente assimilabili alle bisce.
La mia gatta ha della pazienza che io non ho. Forse la mia gatta ha proprio la pazienza che io non ho più. Forse la mia gatta si è rubata la mia pazienza. E così, anche se la gatta resta mia, la pazienza no, diventa solo sua.
La morsa del caldo accenna a diminuire, ma ogni tanto ritorna e anche questo, un pochino, a modo suo, mi fa perdere la pazienza. Alla mia gatta invece no perchè lei ha il suo posto fresco e terroso sotto il cespuglio.
Adesso ho da fare, quindi faccio. E pazienza.
La mia gatta non prende bisce da almeno tre giorni, ma non sembra perdere la pazienza. Nel frattempo si dedica alle lucertole, che dal punto di vista di una gatta sono ragionevolmente assimilabili alle bisce.
La mia gatta ha della pazienza che io non ho. Forse la mia gatta ha proprio la pazienza che io non ho più. Forse la mia gatta si è rubata la mia pazienza. E così, anche se la gatta resta mia, la pazienza no, diventa solo sua.
La morsa del caldo accenna a diminuire, ma ogni tanto ritorna e anche questo, un pochino, a modo suo, mi fa perdere la pazienza. Alla mia gatta invece no perchè lei ha il suo posto fresco e terroso sotto il cespuglio.
Adesso ho da fare, quindi faccio. E pazienza.
venerdì 21 agosto 2009
bsss
Oggi la mia gatta, per non sapere che fare, si è presa una biscia (vipera?) che gironzolava per i fatti suoi in giardino e ne ha fatto un solo boccone. Va beh, forse due.
Sono molto contento per lei, mi fa piacere che si trovi qualche diversivo al dormire. E poi si sa che le bisce tengono la mente e i riflessi allenati, soprattutto a noi umani, è vero, ma un poco anche ai gatti. Solo, questo hobby che hanno preso di strisciare liberamente attorno alla mia casa mi sta creando qualche problema al sistema nervoso. Io non è che vorrei mandarle via in modo sgarbato, ma il fatto di dover perlustrare il terreno prima di appoggiarci il piede sta iniziando a snervarmi. Se continuano così, tra qualche giorno mi vedrò costretto a mettere un cartello di divieto di accesso alle bisce. Mi spiace essere così sgarbato, e anche la mia gatta forse non sarebbe d'accordo. Ma insomma, quest'invadenza oltre una certa soglia non è più accettabile. Se poi l'invadenza diventa invasione, finisce che una volta o l'altra mi viene davvero l'infarto. Va bene una visita ogni tanto, ma se iniziano a stazionare regolarmente in giardino per me se ne possono anche strisciare a fanculo..
Sono molto contento per lei, mi fa piacere che si trovi qualche diversivo al dormire. E poi si sa che le bisce tengono la mente e i riflessi allenati, soprattutto a noi umani, è vero, ma un poco anche ai gatti. Solo, questo hobby che hanno preso di strisciare liberamente attorno alla mia casa mi sta creando qualche problema al sistema nervoso. Io non è che vorrei mandarle via in modo sgarbato, ma il fatto di dover perlustrare il terreno prima di appoggiarci il piede sta iniziando a snervarmi. Se continuano così, tra qualche giorno mi vedrò costretto a mettere un cartello di divieto di accesso alle bisce. Mi spiace essere così sgarbato, e anche la mia gatta forse non sarebbe d'accordo. Ma insomma, quest'invadenza oltre una certa soglia non è più accettabile. Se poi l'invadenza diventa invasione, finisce che una volta o l'altra mi viene davvero l'infarto. Va bene una visita ogni tanto, ma se iniziano a stazionare regolarmente in giardino per me se ne possono anche strisciare a fanculo..
martedì 18 agosto 2009
percezione
così a occhio e croce questo dovrebbe essere l'agosto più caldo degli ultimi mesi, forse addirittura anni. Non è tanto la temperatura in sè, che se ne sta là fuori e non dà fastidio a nessuno. E' la temperatura percepita, capite? E allora, se capite, spiegatela anche a me, che continuo a essere convinto che la temperatura percepita sia una cosa che non significa niente. Però serve per spararla un po' più grossa ai telegiornali, e qui più le si spara grosse, più le cose diventano vere.
Comunque sia, se quelli del telegiornale sanno meglio di me quanto caldo io percepisco, allora dovrebbero sapere bene anche quello che io penso di loro, senza bisogno che io glielo dica.
Peraltro, gli esperti prevedono che il prossimo sarà l'autunno più autunnoso degli ultimi 500 anni, anche se l'autunno percepito sarà piuttosto invernale.
Mi sa che percepisco una mezza idea di andarmene a dormire. Se quelli del tg mi danno conferma, io saluterei e buonanotte a tutti.
Comunque sia, se quelli del telegiornale sanno meglio di me quanto caldo io percepisco, allora dovrebbero sapere bene anche quello che io penso di loro, senza bisogno che io glielo dica.
Peraltro, gli esperti prevedono che il prossimo sarà l'autunno più autunnoso degli ultimi 500 anni, anche se l'autunno percepito sarà piuttosto invernale.
Mi sa che percepisco una mezza idea di andarmene a dormire. Se quelli del tg mi danno conferma, io saluterei e buonanotte a tutti.
domenica 16 agosto 2009
riprese
Adesso che la mia gatta sta meglio, e ha vinto la sua diffidenza verso il veterinario, la mia estate può riprendere da dove si era fermata. Il ferragosto è passato via senza far danni, e anche un po' senza senso, proprio come si addice al ferragosto. Da qui a settembre dovrebbe essere tutta in discesa, per fortuna e purtroppo, perchè in discesa si va più facile ma anche più veloce.
Comunque perlomeno quest'anno sarà meno traumatico riprendere, anche considerando che non c'è niente da riprendere, quando non ci si è mai fermati. Insomma, riparto già allenato, o forse già stanco, in ogni caso senza traumi da rientro. Non ho neppure l'abbronzatura da mantenere, un pensiero in meno.
Adesso che è domenica, però, ne approfitto anch'io per fare un po' di niente, tanto per rendere poi un pochino più traumatico il lunedì. Nel mio piccolo.
Comunque perlomeno quest'anno sarà meno traumatico riprendere, anche considerando che non c'è niente da riprendere, quando non ci si è mai fermati. Insomma, riparto già allenato, o forse già stanco, in ogni caso senza traumi da rientro. Non ho neppure l'abbronzatura da mantenere, un pensiero in meno.
Adesso che è domenica, però, ne approfitto anch'io per fare un po' di niente, tanto per rendere poi un pochino più traumatico il lunedì. Nel mio piccolo.
venerdì 14 agosto 2009
bisce
Se becco l'animale che ha ferito la mia gatta in quel modo, lo faccio nero. A meno che non sia un animale grosso e feroce, ovviamente. Nel qual caso potrei anche perdonarlo, sempre che il veterinario oggi guarisca la mia gatta. E a meno che non sia una biscia, naturalmente. Nel qual caso me la do a gambe. Come ieri, per esempio, che ero fuori nel giardino a fare le mie cose, volto la testa un attimo e chi mi vedo? Una biscia che se ne sta lì immobile per i fatti suoi. Allora mi faccio venire un infarto, poi chiamo la mia gatta ma la mia gatta non arriva. Allora penso "ecco, sempre lì a giocare con le lucertole, e una volta che c'è bisogno di lei per una cosa seria, lei non c'è. VAtti a fidare dei gatti". Ma io mica lo sapevo che la mia gatta si era fattoa male..Mi è ricomparsa la sera con una zampina tutta maciullata..e tutta impaurita..Altrimenti sarebbe sicuramente venuta a difendermi dalla biscia. Anche se magari è stata proprio quella biscia a morsicarla.
Insomma, fatto sta che la mia gatta non se la sta passando tanto bene adesso. Quindi non me la passo tanto bene neanch'io. Come quando si è in pensiero, solo un po' di più.
Insomma, fatto sta che la mia gatta non se la sta passando tanto bene adesso. Quindi non me la passo tanto bene neanch'io. Come quando si è in pensiero, solo un po' di più.
mercoledì 12 agosto 2009
ritorno
Sono andato e sono tornato. Come essere stati fermi, insomma, solo con qualcosa nel mezzo. Qualcosa come una vacanza, solo più breve, come un weekend, solo più lungo.
Mi sono venuti in mente dei pensieri bellissimi a un certo punto, una sera che ero sul balcone da solo ad ascoltare Vecchioni. Solo che non me li sono scritti, quindi me li sono dimenticati. Ma magari tra un po' mi ritornano in mente. E magari quando mi ritornano in mente mi accorgo che non erano poi così belli, una volta che li si pensi senza una buona dose di birra e di whisky in corpo.
Le cose da sobri sono più brutte, cioè più vere, ma se si impara ad apprezzare la bellezza che c'è nel vero, allora le cose da sobri diventano più belle. Io per non sbagliare sto un po' qua e un po' là, anche se non si può mai stare in un posto da cui vederle tutte e due insieme e confrontarle. Le cose da sobri sembrano più brutte quando si è ubriachi e più belle quando si è sobri, e lo stesso vale per le cose quando le si guarda da ubriachi.
Quindi sì, forse quelle cose che ho pensato non erano poi così belle, nella vita vera. Sono contento di averle dimenticate. Dovrei provare a fare lo stesso con tante altre cose, una volta che passa l'ubriachezza che le ha accompagnate.
Mi sono venuti in mente dei pensieri bellissimi a un certo punto, una sera che ero sul balcone da solo ad ascoltare Vecchioni. Solo che non me li sono scritti, quindi me li sono dimenticati. Ma magari tra un po' mi ritornano in mente. E magari quando mi ritornano in mente mi accorgo che non erano poi così belli, una volta che li si pensi senza una buona dose di birra e di whisky in corpo.
Le cose da sobri sono più brutte, cioè più vere, ma se si impara ad apprezzare la bellezza che c'è nel vero, allora le cose da sobri diventano più belle. Io per non sbagliare sto un po' qua e un po' là, anche se non si può mai stare in un posto da cui vederle tutte e due insieme e confrontarle. Le cose da sobri sembrano più brutte quando si è ubriachi e più belle quando si è sobri, e lo stesso vale per le cose quando le si guarda da ubriachi.
Quindi sì, forse quelle cose che ho pensato non erano poi così belle, nella vita vera. Sono contento di averle dimenticate. Dovrei provare a fare lo stesso con tante altre cose, una volta che passa l'ubriachezza che le ha accompagnate.
venerdì 7 agosto 2009
oppure
Oppure, altra variante della stessa storia di qui sotto:
"che mi venga un colpo se non sta per venirmi un infarto", avrebbe detto il vecchio Dexter secondo il vecchio Frank. La vecchia lince McLogan chiamò allora Baldwin. "Abbiamo risolto il caso, Baldwin, chiama la centrale. Il vecchio Dexter è morto d'infarto". "Infarto, signore?", rispose Baldwin, sempre più sospettoso dopo che McLogan aveva iniziato a manifestare i primi segni di demenza senile, ventidue anni prima. "Sì, Baldwin, infarto. Il vecchio Dexter si è suicidato procurandosi un infarto in modo logico. O forse,è stato semplicemente troppo stupido".
In effetti, una nuova autopsia avrebbe poi confermato che al vecchio Dexter non stava per venire un infarto appena prima che l'infarto gli venisse.
Baldwin decise che ne aveva abbastanza di questa storia e della demenza senile della lince McLogan, e pregò l'autore di questo blog di smetterla lì e lasciarlo in pace.
Il tribunale del Massachussets diede poi ragione a Baldwin.
"che mi venga un colpo se non sta per venirmi un infarto", avrebbe detto il vecchio Dexter secondo il vecchio Frank. La vecchia lince McLogan chiamò allora Baldwin. "Abbiamo risolto il caso, Baldwin, chiama la centrale. Il vecchio Dexter è morto d'infarto". "Infarto, signore?", rispose Baldwin, sempre più sospettoso dopo che McLogan aveva iniziato a manifestare i primi segni di demenza senile, ventidue anni prima. "Sì, Baldwin, infarto. Il vecchio Dexter si è suicidato procurandosi un infarto in modo logico. O forse,è stato semplicemente troppo stupido".
In effetti, una nuova autopsia avrebbe poi confermato che al vecchio Dexter non stava per venire un infarto appena prima che l'infarto gli venisse.
Baldwin decise che ne aveva abbastanza di questa storia e della demenza senile della lince McLogan, e pregò l'autore di questo blog di smetterla lì e lasciarlo in pace.
Il tribunale del Massachussets diede poi ragione a Baldwin.
giovedì 6 agosto 2009
piccole storie con morale incorporata
Il caso irrisolto di Dexter, l'uomo avvelenato con il vino, aveva letteralmente tolto il sonno al commisario McLogan, che in 30 anni di una carriera più onorevole che onorata non aveva mai, e dico mai, consentito a un solo delinquente di farla franca. Ma stavolta era diverso. Per quante strade avesse battuto il commissario, ognuna si era rivelata un vicolo cieco. L'assassino non si trovava,e ormai anche il commissario stava lasciandosi sedurre dalla comoda idea di un suicidio apparentemente immotivato, ma pur sempre sufficiente per archiviare il caso. Finché un giorno, proprio sotto Natale, le indagini subirono una sterzata decisiva grazie alla dichiarazione spontanea resa da un testimone, che si trovava con la vittima nell'istante stesso in cui questa morì. Il testimone in questione era il vecchio Frank, secondo il quale le ultime parole pronunciate Dexter erano state, per la precisione, "che mi venga un colpo se questo non è un vino coi fiocchi!". Un lampo attraversò subito la mente di McLogan, che alzò la cornetta e chiamò il suo collega Baldwin. "Baldwin, che vino era quello ingerito da Dexter prima di morire?". "Tavernello, signore", rispose subito Baldwin. "Abbiamo risolto il caso, Baldwin, chiama la centrale. Il vecchio Dexter è morto d'infarto".
Un altro caso chiuso con successo da McLogan, la vecchia lince.
Oppure, variante della medesima storia:
"che mi venga un colpo se questo non è il vecchio Frank", avrebbe detto Dexter secondo la testimonianza rilasciata dallo stesso, nonchè vecchio Frank. McLogan guardò allora Frank con occhio sospettosamente indagatore. "Frank...Frank..", prese a ripetere ad alta voce, ma quasi parlando tra sè, McLogan la lince. "Avevo uno zio, giù nell'Ohio, che si chiamava Frank, lo sai?", "e sai cosa ti dico, amico?", disse la lince rivolgendosi stavolta senza indugi al sedicente testimone, "Mio zio non assomigliava per niente a te..no, amico, tu non hai la faccia da Frank". Puntandogli la pistola alla tempia, il commissario intimò "coraggio, vecchio Frank, o forse dovrei chiamarti "Frank"?..fammi vedere un documento". L'uomo, tremando ma non potendo evitare di obbedire all'ordine, estrasse lentamente il portafogli dalla tasca dei pantaloni, lo aprì, sfilò la patente di guida e, già prefigurandosi le ombre sul proprio futuro, la mostrò a McLogan la lince. "Tom Cricket III..proprio come sospettavo". Quasi dimenticandosi dell'uomo che aveva di fronte, con un sorriso beffardo sulle labbra McLogan alzò il ricevitore, fece il numero e chiamò il suo collega Baldwin. "Abbiamo risolto il caso, Baldwin, chiama la centrale. Il vecchio Dexter è morto d'infarto". "Che diavolo vuoi, McLogan? Perchè non la chiami tu la centrale?". "Già, la chiamerò io", rispose beffardo McLogan la lince. "Vai al diav.." fece in tempo a dire Baldwin, prima che McLogan riattaccasse la cornetta imbarazzato, ma pur sempre in modo beffardo.
Epilogo: sfortunatamente per McLogan, a seguito del processo Tom Cricket III fu scagionato da ogni accusa, dopo che la corte d'appello del Massachussets stabilì, con una sentenza che ha fatto epoca nella giurisprudenza, che non è una colpa imputabile al soggetto interessato il fatto di chiamarsi Tom anzichè Frank.
Vacca boia, che storie, punto esclamativo
Un altro caso chiuso con successo da McLogan, la vecchia lince.
Oppure, variante della medesima storia:
"che mi venga un colpo se questo non è il vecchio Frank", avrebbe detto Dexter secondo la testimonianza rilasciata dallo stesso, nonchè vecchio Frank. McLogan guardò allora Frank con occhio sospettosamente indagatore. "Frank...Frank..", prese a ripetere ad alta voce, ma quasi parlando tra sè, McLogan la lince. "Avevo uno zio, giù nell'Ohio, che si chiamava Frank, lo sai?", "e sai cosa ti dico, amico?", disse la lince rivolgendosi stavolta senza indugi al sedicente testimone, "Mio zio non assomigliava per niente a te..no, amico, tu non hai la faccia da Frank". Puntandogli la pistola alla tempia, il commissario intimò "coraggio, vecchio Frank, o forse dovrei chiamarti "Frank"?..fammi vedere un documento". L'uomo, tremando ma non potendo evitare di obbedire all'ordine, estrasse lentamente il portafogli dalla tasca dei pantaloni, lo aprì, sfilò la patente di guida e, già prefigurandosi le ombre sul proprio futuro, la mostrò a McLogan la lince. "Tom Cricket III..proprio come sospettavo". Quasi dimenticandosi dell'uomo che aveva di fronte, con un sorriso beffardo sulle labbra McLogan alzò il ricevitore, fece il numero e chiamò il suo collega Baldwin. "Abbiamo risolto il caso, Baldwin, chiama la centrale. Il vecchio Dexter è morto d'infarto". "Che diavolo vuoi, McLogan? Perchè non la chiami tu la centrale?". "Già, la chiamerò io", rispose beffardo McLogan la lince. "Vai al diav.." fece in tempo a dire Baldwin, prima che McLogan riattaccasse la cornetta imbarazzato, ma pur sempre in modo beffardo.
Epilogo: sfortunatamente per McLogan, a seguito del processo Tom Cricket III fu scagionato da ogni accusa, dopo che la corte d'appello del Massachussets stabilì, con una sentenza che ha fatto epoca nella giurisprudenza, che non è una colpa imputabile al soggetto interessato il fatto di chiamarsi Tom anzichè Frank.
Vacca boia, che storie, punto esclamativo
lunedì 3 agosto 2009
avanti e indietro
C'è modo e modo di fare le cose, in un modo o nell'altro le cose si fanno. Oggi, per esempio, io le ho fatte a modo, come dio comanda. Uno si alza, fa quello che deve fare, e un po'anche quello che non deve, e poi quando è ora smette. Tutto a modo, insomma. A modo mio, va bene, ma è pur sempre un modo. Non ne conosco di diversi, d'altra parte. E anche se li conoscessi farei lo stesso a modo mio. Anzi, no, a dire il vero faccio spesso a modo degli altri. Così posso discolparmi quando le cose vanno storte. Ciò non toglie che, qualunque sia il modo, uno si alza, fa quello che deve fare, e un po' anche quello che non deve, e poi quando è ora smette. E cosa succede quando uno smette? Per esempio succede come adesso, che uno ha del tempo da impiegare e di solito lo impiega nel modo sbagliato, stando davanti a un computer a farsi divorare da internet quando vorrebbe continuare a leggere quel libro, aspettando che diventi troppo tardi e si abbia troppo sonno per leggere. Di solito comunque non si può evitare di usare male il tempo, è più o meno una regola. Forse perchè il tempo non è fatto per essere usato, forse perchè il tempo non è fatto per nessuno motivo in genere, forse perchè il tempo non è fatto, forse perchè il tempo non c'è. Che è una cosa che non vuol dire niente ma di solito fa un bell'effetto dirla. Il tempo non c'è, il tempo non c'è , il tempo non c'è. Però, anche se non c'è, ci si viaggia bene lo stesso, avanti e indietro nel tempo, dentro e fuori dall'universo, sul confine fra lo spazio il tempo. Bello, tremendamente bello, quanto adoro la stupidità
venerdì 31 luglio 2009
ottimista
Se riesci a rimanere educato davanti a due testimoni di geova che ti suonano alla porta per chiederti se sei ottimista o pessimista riguardo alla fine del mondo del 2012, vuol dire che hai raggiunto l'equilibrio che serve ad affrontare le sfide più impervie della vita. Io ce l'ho fatta, ho mantenuto una calma olimpica. Adesso credo di essere pronto anche ad affrontare la fine del mondo. Quindi sì, cari testimoni di geova, sul 2012 sono ottimista! Dopo di voi, nulla mi è impossibile.
Anche se non mi è chiaro se essere ottimisti significhi credere che la fine del mondo non ci sarà, oppure credere che ci sarà ma tutto sommato non sarà questo gran casino che si immagina. Certo è che se il mondo finisce dovrei iniziare a cercarmi casa da un'altra parte, e chissà a quanto me li mettono gli affitti. E poi la mia gatta che fa, finisce con il mondo o viene con me? Speriamo che per allora abbia tenuto da parte qualcuna delle sue vite, che non si sa mai. Dopotutto, se ci sono uccellini e lucertole anche dopo che il mondo finisce a lei va bene lo stesso, non è che chieda più di tanto.
Sì, siamo ottimisti la mia gatta e io.
Anche se non mi è chiaro se essere ottimisti significhi credere che la fine del mondo non ci sarà, oppure credere che ci sarà ma tutto sommato non sarà questo gran casino che si immagina. Certo è che se il mondo finisce dovrei iniziare a cercarmi casa da un'altra parte, e chissà a quanto me li mettono gli affitti. E poi la mia gatta che fa, finisce con il mondo o viene con me? Speriamo che per allora abbia tenuto da parte qualcuna delle sue vite, che non si sa mai. Dopotutto, se ci sono uccellini e lucertole anche dopo che il mondo finisce a lei va bene lo stesso, non è che chieda più di tanto.
Sì, siamo ottimisti la mia gatta e io.
mercoledì 29 luglio 2009
polvere
Vuoi vedere che piano piano anche questa estate sta passando? Così, rapida e insignificante, senza dire niente a nessuno. Senza dare niente. Un giorno dopo l'altro, come se stesse preparando l'inizio di qualcosa che invece tra poco finisce. C'è come un senso di incompiuto, un'attesa che si spegne prima di essere esaudita. Ci sono i grilli qui fuori nel buio, anche adesso che entra un po' di notte dalla finestra socchiusa. E ci sono gli uccellini al'alba, e il cielo limpido delle mattine e il caldo del pomeriggio. Dunque è questa roba qui l'estate, l'insieme di tutte queste cose. Cosa mi aspettavo? Qualcosa di più dei grilli che cantano e del sole di picchia? Non basta? Certo che basta, perchè ho già imparato a non aspettarmi niente dalle estati, solo aspettare che passino e che si torni a respirare. Anche se l'aria che si respirerà poi sarà forse poco pura, piena di polvere e pesante. Ma almeno non sarà estate, e allora vada come vada sarà comunque qualcosa.
lunedì 27 luglio 2009
...
Alcune cose restano, anche mentre passano, loro restano. Anche mentre il tempo le cancella, loro restano. E quando non ci sono più, soprattutto allora loro restano.
sabato 25 luglio 2009
enigmistica
Anche ammettendo e presupponendo. Per amore di argomento o per l'amordiddio. Ipotizzando per assurdo che l'assurdo sia ipotizzabile. Ammesso ma non concesso, anzi no, ammesso e poi anche concesso. Ebbene cosa se ne deduce? Niente, come volevasi dimostrare. C.v.d.
Ma cosa vuol dire? Che si voleva dimostrare che non se ne deduce niente, o si deduce che non si voleva dimostrare niente? Che differenza fa? Nessuna, o forse una. Di certo non centomila. Se facesse centomila differenze, hai voglia a trovarle tutte. Trova le differenze, unisci i puntini, annerisci gli spazi. Fai l'anagramma, risolvi il rebus, chi è il personaggio della foto?
Le soluzioni nel prossimo numero. E' sabato pomeriggio, dovrei avere altro da fare, credo.
Ma cosa vuol dire? Che si voleva dimostrare che non se ne deduce niente, o si deduce che non si voleva dimostrare niente? Che differenza fa? Nessuna, o forse una. Di certo non centomila. Se facesse centomila differenze, hai voglia a trovarle tutte. Trova le differenze, unisci i puntini, annerisci gli spazi. Fai l'anagramma, risolvi il rebus, chi è il personaggio della foto?
Le soluzioni nel prossimo numero. E' sabato pomeriggio, dovrei avere altro da fare, credo.
mercoledì 22 luglio 2009
Torino 21/7/2009
Cosa deve dire uno il giorno dopo una roba come quella di ieri? Che ogni volta che vado a sentire Springsteen penso sempre (quasi ho paura) che sia impossibile ritrovarlo all'altezza della volta precedente, e ogni volta invece sono costretto ad ammettere che l'impossibile succede? Che quel rock lì, quella musica lì, quella roba lì insomma, non potrà più esistere dopo che Springsteen sarà passato? Che magari ci sarà qualcosa di diverso, magari lo chiameranno ancora rock, ma quella roba lì no, non la si ritroverà più da nessuna parte? Che se volete vincere una scommessa da un milione di dollari e vedere anche uno come me saltare e cantare per tre ore, l'unico posto dove dovete andare è a un concerto di Bruce? Non so se ci sarà una prossima volta con Bruce dentro a uno stadio, dopo una roba come ieri, proprio come ogni volta, non riesco a pensare che ce ne potrà essere un'altra uguale. Ma quando uno ripete per anni e anni e anni qualcosa di irripetibile, tutto può succedere.
Ecco, questo rimane in testa dopo un concerto di bruce: che tutto può succedere, e che prima o poi succederà
Ecco, questo rimane in testa dopo un concerto di bruce: che tutto può succedere, e che prima o poi succederà
martedì 21 luglio 2009
e così via
Questa poesia si compone di due versi soltanto:
muuuuuuuuu
beheheheheh
I versi erano quelli della mucca e della pecora, che pur non essendo versi poetici, sono comunque versi.
La seconda poesia gioca invece sulla rima baciata:
smack
crack
dove il primo verso è quello più propriamente baciato, mentre il secondo verso non c'entra assolutamente nulla con il primo. Ma dopotutto non ho mai detto che sarebbe stata una poesia con un senso. Solo baciata.
La terza e ultima poesia è un omaggio al mese di maggio, infatti fa così:
omaggio
a maggio
La quarta e ultima poesia parla della menzogna che abita il cuore dell'uomo:
ti ho detto una bugia
la terza non era l'ultima poesia
La quinta e ultima poesia è ispirata al concetto filosofico dell'eterno ritorno dell'uguale, e si pone in continuità con la serie iniziata nella terza poesia:
anche la quarta era una bugia
e così via.
La sesta e ultima poesia non esiste, ma a parte questo ha altre qualità che la rendono senz'altro apprezzabile, come potete notare:
muuuuuuuuu
beheheheheh
I versi erano quelli della mucca e della pecora, che pur non essendo versi poetici, sono comunque versi.
La seconda poesia gioca invece sulla rima baciata:
smack
crack
dove il primo verso è quello più propriamente baciato, mentre il secondo verso non c'entra assolutamente nulla con il primo. Ma dopotutto non ho mai detto che sarebbe stata una poesia con un senso. Solo baciata.
La terza e ultima poesia è un omaggio al mese di maggio, infatti fa così:
omaggio
a maggio
La quarta e ultima poesia parla della menzogna che abita il cuore dell'uomo:
ti ho detto una bugia
la terza non era l'ultima poesia
La quinta e ultima poesia è ispirata al concetto filosofico dell'eterno ritorno dell'uguale, e si pone in continuità con la serie iniziata nella terza poesia:
anche la quarta era una bugia
e così via.
La sesta e ultima poesia non esiste, ma a parte questo ha altre qualità che la rendono senz'altro apprezzabile, come potete notare:
lunedì 20 luglio 2009
nomi
L'ultima volta che sono stato felice c'eri tu, ed era per colpa tua. E l'ultima volta che ho pianto,anche quella è stata colpa tua, ma tu non c'eri. E l'ultima volta che ho pianto dalla felicità, la ricordo bene, tu c'eri e tua era la colpa. Mi chiedo se sia ancora possibile per me provare un'emozione che non sia accompagnata dal tuo pensiero. Se potrò mai smettere di darti la colpa della mia felicità o della mia tristezza. Temo che ti appartengano entrambe. Temo che tu me le voglia ridare, e io non riesco a rivolerle indietro. Sei ciò davanti a cui le cose passano quando mi passano davanti e cambiano e non tornano. Sei quello che rimane delle cose passate ma anche, soprattutto, delle cose future. Sei un istante che resta nello scorrere degli istanti. Vorrei solo sapere il tuo nome, dietro al nome che porti.Vorrei solo trovare la parola che serve a chiamarti e a farti rimanere qui. Vorrei scoprire il tuo nome, e poi rivelarlo anche a te,perchè il tuo nome possa essere il nostro segreto. Io che so come tu ti chiami, ma non come chiamarti
martedì 14 luglio 2009
cechi
Quasi quasi, per tanto così, io me ne vado a Praga. A vedere Praga. Che a dir la verità non so proprio di preciso preciso dove sia, come quando chiudi gli occhi e sai trovare lo stesso il posto sulla cartina. Però tanto mi ci porta l'aereo, io non devo fare nulla. A Praga una volta c'è stata la Primavera di Praga, ma poi anche quella volta era arrivata l'estate, come adesso. Praga d'estate deve essere parecchio diversa da Praga d'inverno, anche se questo è un problema che io non dovrei pormi, visto che tanto d'inverno non ci vado. Praga è nel bel mezzo delle Repubblica Ceca, e se avessi avuto vent'anni di meno avrei passato ore e ore a tirar fuori battute sui cechi ciechi come delle talpe o sulla capitale cieca. Ma arrivato a quest'età non ne vale la pena, perchè nessuno le capirebbe e riderei solo io.
Neanche i cechi le capirebbero, perchè non vedrebbero il lato comico della faccenda. Scusate, vado a spanciarmi
Neanche i cechi le capirebbero, perchè non vedrebbero il lato comico della faccenda. Scusate, vado a spanciarmi
domenica 12 luglio 2009
bussole
Bisognerebbe ritrovare la bussola. Anche se poi non è che servirebbe a molto, se non si sa da che parte andare. Uno può anche cercare di non perdere mai la bussola, ma se non ha un buon motivo per usarla non è che gli faccia molta differenza. Ogni volta che io perdo la bussola provo prima di tutto a cercare un buon motivo per mettermi a cercarla, e quasi mai lo trovo. Però la bussola la ritrovo sempre lo stesso. Proprio come adesso, che sono qui con la mia bussola e non so cosa farmene, anche se so che il nord è di là e il sud è di qua e l'est e l'ovest saranno anche loro da qualche parte. Io sono proprio qui in mezzo a loro e non so quale scegliere, e allora cosa me ne faccio di questa bussola che ho perso ieri sera e ho appena ritrovato? Qualcuno è interessato? Vendesi bussola usata, senza uno scopo, ma pur sempre usata.
giovedì 9 luglio 2009
conscio
E' incredibile quante cose si possano dire, a mischiare bene le parole. Già solo con una parola uno può dire tre o quattro cose. Per esempio "bisturi". Uno dice "bisturi" e può voler dire "passami il bisturi", oppure "questo è un bisturi", oppure "mi chiamo Bisturi di cognome". Impressionante. Se si pensa che di solito si usa anche più di una parola per volta, può risultare difficile capire fra le miriadi di possibilità cosa uno stia intendendo dire.
Quando la sera mi vengono in mente pensieri così, è perchè ci deve essere qualcosa cui vorrei pensare ma a cui il mio subconscio mi impedisce di pensare, e così si inventa ragionamenti idioti credendo di riuscire a distrarmi. E io mi distraggo in effetti, è vero, ma è solo perchè non mi va di discutere e gliela do vinta, non perchè non mi renda conto che lui mi sta distraendo. Lui nel senso del subconscio. CHe peraltro non esiste, ma io per non farlo rimanere male gli faccio credere che io creda che lui esiste. Non avete idea di quanto sia suscettibile un subconscio. Così, anche se non esiste, uno non dovrebbe mai dirglielo in faccia. Perchè anche se non lo dà a vedere, inconsciamente il subconscio ci rimane male.
Ho idea che anche stanotte non mi lascerà in pace, non voglio immaginare i sogni che ha preparato per me oggi. Vado subito a viverli.
Quando la sera mi vengono in mente pensieri così, è perchè ci deve essere qualcosa cui vorrei pensare ma a cui il mio subconscio mi impedisce di pensare, e così si inventa ragionamenti idioti credendo di riuscire a distrarmi. E io mi distraggo in effetti, è vero, ma è solo perchè non mi va di discutere e gliela do vinta, non perchè non mi renda conto che lui mi sta distraendo. Lui nel senso del subconscio. CHe peraltro non esiste, ma io per non farlo rimanere male gli faccio credere che io creda che lui esiste. Non avete idea di quanto sia suscettibile un subconscio. Così, anche se non esiste, uno non dovrebbe mai dirglielo in faccia. Perchè anche se non lo dà a vedere, inconsciamente il subconscio ci rimane male.
Ho idea che anche stanotte non mi lascerà in pace, non voglio immaginare i sogni che ha preparato per me oggi. Vado subito a viverli.
martedì 7 luglio 2009
temporali
Non ho più l'età per sopportare questi temporali notturni. Non capisco perchè non possa piovere senza fare tutto questo casino di tuoni e lampi e corrente che va e che viene. Per poi svegliarsi la mattina con il cielo azzurro,come se non fosse successo niente. La notte è fatta per dormire,non per tuonare, il cielo lo dovrebbe sapere. Siamo parecchio arrabbiati, la mia gatta e io. O, meglio, la mia gatta lo sarà appena si riprenderà dalla tremarella che i temporali le lasciano sempre addosso. Non so neppure dove sia andata a ripararsi dal rumore stanotte, mentre era là fuori tutta sola, senza neppure un tavolino o un armadio sotto cui nascondersi. So solo che stamattina l'ha passata all'ombra del suo solito cespuglio, allergica al sole almeno quanto lo è ai temporali. Non le va bene un accidenti di niente. A volte mi chiedo cosa diavolo voglia dal cielo la mia gatta
sabato 4 luglio 2009
uguali
Non ricordo quando le cose abbiano iniziato ad andare storte. Forse mai. Forse sono nate già storte, o forse sono sempre andate dritte. Da un'altra parte, certo, ma pur sempre dritte. Ma dritte rispetto a cosa? Da un'altra parte rispetto a dove? E quali cose? Credevo di sapere di cosa stessi parlando, e invece no. Forse è solo la sensazione che ci sia qualcosa di storto, ma cosa di preciso non lo so nemmeno io. Sarà una sensazione sbagliata, sarà una sensazione di qualcosa che in realtà non si può sentire. Comunque non lo scoprirò mai, me ne resto qui con le mie sensazioni senza sapere cosa ci sia al di là. Come fanno tutti, d'altra parte. Non so da dove mi salti fuori ogni tanto questa idea di essere diverso dagli altri. Forse è solo che sono uguale in tante cose, tranne che in quelle in cui vorrei esserlo. Forse le cose vanno storte per tutti, anche se da fuori sembrano dritte. Forse siamo tutti uguali nel nostro cercare di assomigliarci gli uni agli altri, senza riuscire a ridurre le diversità. Sì, siamo proprio tutti uguali
giovedì 2 luglio 2009
rimando
MI chiedo se debba stappare o meno questa birra. Mi rispondo di no, per evitare che il sonno mi colga a metà obbligandomi a sprecare mezza bottiglia.La tengo da conto per un'occasione migliore, tanto mi capiterà sicuramente presto di ritrovarmi davanti al computer a quest'ora di notte, magari con meno sonno e con più spazio nella testa e nello stomaco per una birra. Mi capiterà perchè avrò cose da pensare più forti del sonno, o perchè non avrò niente a cui pensare ma neppure niente per cui essere stanco. Adesso vorrei solo trovare il modo di smettere di usare e pensare parole. Chiudere con una di quelle frasi che servono per chiudere tutto e dire buonanotte al mondo e a qualcuno che tanto non mi sente. Chiudere dicendoti che se anche tu non mi senti io ho un pensiero per te prima di andare a dormire, e che ho più bisogno io di dedicartelo che tu di sapere che ognuna di queste parole è stata solo per te.
lunedì 29 giugno 2009
estate
Di nuovo la pioggia, in questa sera d'estate. Di nuovo la pioggia a zittire i grilli, a picchiettare sul tetto, a scrosciare sull'erba. Di nuovo la pioggia a bagnare questo caldo e dissetare l'aria. Tuoni che coprono il rumore delle gocce, gocce che tornano a sussurrare appena il tuono tace.
La pioggia porta il buio un po' più presto, ma non importa, la sera resta nascosta dietro ai lampi. La pioggia si mangia le stelle e la luna con la sua bocca di nuvole, ma non c'è da aver paura, loro restano lì per un'altra notte, quando i grilli riprenderanno la loro solita vecchia canzone.
L'estate ha delle cose speciali che mi impediscono di odiarla fino in fondo. Sono le cose che compaiono quando il cielo si scurisce per il buio di una notte stellata o per le nuvole di pioggia e tuoni.
L'estate dovrebbe essere una sola lunga notte in attesa del sole d'autunno
La pioggia porta il buio un po' più presto, ma non importa, la sera resta nascosta dietro ai lampi. La pioggia si mangia le stelle e la luna con la sua bocca di nuvole, ma non c'è da aver paura, loro restano lì per un'altra notte, quando i grilli riprenderanno la loro solita vecchia canzone.
L'estate ha delle cose speciali che mi impediscono di odiarla fino in fondo. Sono le cose che compaiono quando il cielo si scurisce per il buio di una notte stellata o per le nuvole di pioggia e tuoni.
L'estate dovrebbe essere una sola lunga notte in attesa del sole d'autunno
sabato 27 giugno 2009
passi
Il futuro incombe minaccioso, sempre più vicino. Il presente arretra, si difende, ma alla lunga non resisterà. Arriverà il giorno che si scontreranno, e il futuro si mangerà il presente. Sarò inghiottito anch'io dal futuro, sarò qualcosa di diverso da quel che sono. Sarà il futuro senza più presente di chi perde il contatto con l'oggi e vive solo in funzione di un domani che è sempre un passo più in là. Ogni momento avrà senso solo per il successivo, ogni giorno sarà un modo di attendere, preparare, gestire il giorno, il mese, l'anno dopo. Come se ci fosse un punto di arrivo per cui valga la pena di spendere il proprio presente, di dimenticarsi che gli attimi contano anche di per se stessi, anche se non "servono" per qualcosa che verrà.
Il futuro incombe, devo stringere di più questo presente prima che me lo portino via. Ma quanto può durare il presente?
Il futuro incombe, devo stringere di più questo presente prima che me lo portino via. Ma quanto può durare il presente?
venerdì 26 giugno 2009
significati
Sono due giorni che l'estate sembra autunno, direi che così non va. Ieri notte c'erano dei lampi che sembrava giorno, delle strade che sembravano laghi. Minuti che sembravano ore, poi ore che sembravano secondi. Così non va, così non va. Tutto è ciò che è, ma niente è ciò che dovrebbe. O forse il contrario. Vediamo, niente è ciò che è e tutto è ciò che dovrebbe. Sì, meglio direi, anche se non vuol dire niente. Poco importa, tanto niente vuol dire niente. O tutto vuol dire tutto, che è lo stesso. Tanto non vuol dire niente.
Mi ha creato dei problemi ieri sera il cartello dell'autostrada che diceva di "occupare la corsia più libera a destra". Come "più libera?". Forse volevano dire "la corsia libera più a destra", che ha più senso ed è anche più sicuro. Però se lo volevano dire potevano anche dirlo.
A volte sarebbe proprio meglio che le cose non significassero niente, come tutto.
Mi ha creato dei problemi ieri sera il cartello dell'autostrada che diceva di "occupare la corsia più libera a destra". Come "più libera?". Forse volevano dire "la corsia libera più a destra", che ha più senso ed è anche più sicuro. Però se lo volevano dire potevano anche dirlo.
A volte sarebbe proprio meglio che le cose non significassero niente, come tutto.
mercoledì 24 giugno 2009
solchi
Forse le cose che non si possono dire si possono scrivere, così sono più vere, nonostante il silenzio o forse grazie al silenzio.Forse dirle non si può, perchè le situazioni non sono mai quelle giuste per dirle. Ma scriverle si può sempre, e leggerle e rileggerle pure. E se sono scritte sono più vere perchè valgono ogni volta che uno vuole leggerle e rileggerle. E la mano che scrive lo sa, questo è ciò che conta, lei lo sa, e proprio per questo lo scrive anche quando non può dirlo.
C'è solo una cosa più bella delle cose che tornano. E'quando le cose non sono mai andate via. E' quando le cose hanno la consistenza delle parole scritte, che restano impresse sul foglio anche quando non lo si rilegge. Che restano anche quando tutti i suoni fatti d'aria evaporano. Loro restano, io lo so. Stasera c'erano, io le ho viste, io le ho lette.
C'è solo una cosa più bella delle cose che tornano. E'quando le cose non sono mai andate via. E' quando le cose hanno la consistenza delle parole scritte, che restano impresse sul foglio anche quando non lo si rilegge. Che restano anche quando tutti i suoni fatti d'aria evaporano. Loro restano, io lo so. Stasera c'erano, io le ho viste, io le ho lette.
lunedì 22 giugno 2009
cavalli selvaggi
Lui la raggiunse nell'erba insanguinata, s'inginocchiò appoggiandosi al fucile e le mise una mano sul collo. La bestia lo guardò senza paura, con gli occhi caldi e umidi, e morì. Lui si sedette e la guardò a lungo. Pensò al capitano chiedendosi se era vivo, pensò a Blevins, pensò ad Alejandra e ricordò la prima volta che l'aveva vista passare di sera sulla strada della ciénaga col cavallo bagnato appena uscito dal lago. E ricordò gli uccelli, il bestiame al pascolo e i cavalli selvaggi sulla mesa. Il cielo era scuro e tirava un vento freddo. Nella luce morente del giorno, un'ombra viola e fredda aveva trasformato gli occhi della cerbiatta in una delle tante cose fra le quali l'animale giaceva. Erba e sangue. Sangue e pietre. Pietre macchiate dalle prime gocce di pioggia. Ricordò Alejandra e la prima volta che aveva visto le sue spalle curve per la tristezza, una tristezza che aveva creduto di capire ma di cui non aveva capito nulla, e si sentì solo come non gli era più capitato da quand'era bambino, totalmente estraneo al mondo che pure continuava ad amare. Pensò che la bellezza del mondo nascondeva un segreto, che il cuore del mondo batteva a un prezzo terribile, che la sofferenza e la bellezza del mondo crescevano di pari passo, ma in direzioni opposte, e che forse quelle forbice vertiginosa esigeva il sangue di molta gente per la grazia di un semplice fiore.
(Cormack McCarthy, Cavalli selvaggi)
(Cormack McCarthy, Cavalli selvaggi)
sabato 20 giugno 2009
30-2
Se c'è una cosa che non sopporto, è compiere gli anni. Per giunta proprio il giorno del mio compleanno. Non mi ricordo nemmeno più quando sia stata la prima volta che li ho compiuti. Comunque sia, mi stavo chiedendo se uno festeggi il compleanno anche il giorno stesso in cui nasce. Voglio dire, si possono compiere 0 anni? Secondo me sì, anche se ormai per me questo ha smesso di essere un problema già da un pezzo. Insomma, se uno festeggia il giorno in cui è nato negli anni successivi, vuoi che non lo festeggi nell'anno stesso in cui nasce? L'unico inconveniente è che non si ha avuto tempo per preparare la festa e non si conosce ancora nessuno cui offire da bere. Comunque sia, dicevo, ormai gli 0 anni per me non sono più un problema. Oggi ne faccio 28, anche se dentro me ne sento ancora 27 e mezzo. 28 è già all'ombra dei 30, ma comunque c'è ancora tempo prima di diventare un 30 frustrato.
28 è un numero pari, ci si può arrivare facendo 7x4 o anche 56:2. Io però ci sono arrivato per un'altra strada, un po' più lunga ma più sicura. Ho fatto 1+1+1+1+1 ecc. fino a 28, perchè tanto non avevo fretta e comunque le divisioni non mi sono mai piaciute. Penso di procedere con lo stesso metodo anche per gli anni a venire, così son sicuro di non sbagliare strada. Dopotutto, compiere gli anni almeno una volta all'anno è il mezzo più affidabile per poter vivere a lungo.
28 è un numero pari, ci si può arrivare facendo 7x4 o anche 56:2. Io però ci sono arrivato per un'altra strada, un po' più lunga ma più sicura. Ho fatto 1+1+1+1+1 ecc. fino a 28, perchè tanto non avevo fretta e comunque le divisioni non mi sono mai piaciute. Penso di procedere con lo stesso metodo anche per gli anni a venire, così son sicuro di non sbagliare strada. Dopotutto, compiere gli anni almeno una volta all'anno è il mezzo più affidabile per poter vivere a lungo.
giovedì 18 giugno 2009
zzzzzzzzzzzzzzzzzzzz
Cara zanzara che mi ronzi attorno all'orecchio per ore di notte, non vedi che tutto ciò è controproducente per entrambi? Credo che tu e io potremmo arrivare a un accordo. Io voglio dormire, tu vuoi una goccia del mio sangue. Mi sembra che ognuno dei due possa fare qualcosa per l'altro. Allora io ti propongo questo: invece di ronzarmi attorno all'orecchio (ma proprio lì poi???) perchè non mi pungi subito, ti riempi la pancia e poi te ne vai così che io possa tenermi la mia piccola puntura e dormire in pace? Che bisogno c'è di tirarla tanto per le lunghe, se tutto quello che vuoi è pungermi? Allora facciamo così, io ti lascio il mio braccio bene in vista, così quando tu arrivi mi pungi subito lì, e io ti prometto che non ti schiaccio. Dopodichè, prendi il mio sangue e il tuo ronzio e, se non ti spiace, ti levi dalle scatole e mi lasci dormire.
Un cordiale saluto
Un cordiale saluto
mercoledì 17 giugno 2009
addomesticare
Sono giù di morale, il che mi rende triste, quindi mi fa scendere il morale ancora di più. Se uno ha un motivo per essere giù di morale, immediatamente i motivi diventano due: quello di prima più il fatto stesso di essere giù di morale. E allora i motivi diventano tre, poi quattro, poi infiniti. Il discorso è un po' scemo e un po' no.
Comunque è vero. Ecco perchè basta abbattersi un istante per iniziare a sprofondare sempre più in giù, come in un percorso obbligato. E quando capita di risalire, non si capisce bene come ci si sia riusciti, e allora si dice che è stato il tempo. Il tempo che cura tutto. Come se il tempo fosse una cosa diversa e slegata dal nostro viverlo, dal nostro costruirlo. Come se il tempo non fossimo noi stessi che lo facciamo passare.
E allora il tempo non serve a niente, ci vuole qualcos'altro. Ci vuole qualcosa che impedisca di trasformare la nostra tristezza in un motivo di altra tristezza. Fare la pace con la nostra tristezza, addomesticarla. Saperla aspettare, accogliere, abbandonare. Essere la propria tristezza.
Comunque è vero. Ecco perchè basta abbattersi un istante per iniziare a sprofondare sempre più in giù, come in un percorso obbligato. E quando capita di risalire, non si capisce bene come ci si sia riusciti, e allora si dice che è stato il tempo. Il tempo che cura tutto. Come se il tempo fosse una cosa diversa e slegata dal nostro viverlo, dal nostro costruirlo. Come se il tempo non fossimo noi stessi che lo facciamo passare.
E allora il tempo non serve a niente, ci vuole qualcos'altro. Ci vuole qualcosa che impedisca di trasformare la nostra tristezza in un motivo di altra tristezza. Fare la pace con la nostra tristezza, addomesticarla. Saperla aspettare, accogliere, abbandonare. Essere la propria tristezza.
lunedì 15 giugno 2009
buono e cattivo
In questi ultimi giorni mi sono ritrovato spesso a chiedermi se la democrazia in fin dei conti significhi cercare di avere idee che ricalchino il più possibile quello che la maggioranza delle persone pensa oppure cercare di proporre buone idee per poi convincere la maggioranza delle persone a farle proprie. La risposta che mi sono dato è che la democrazia di fatto oggi è la prima cosa, anche se dovrebbe essere la seconda. Insomma, anche qui le cose non sono quello che dovrebbero. Se la maggioranza delle persone ha in testa idee cattive, allora questa democrazia deteriorata è una cosa pericolosa, tanto varrebbe trovare qualche altro sistema.
Il vero problema, credo, sta nel fatto che non c'è qualche ragione di fondo con cui si può convincere la gente che certe idee sono buone. La cosa può sembrare un po' sempliciotta, ma a un certo punto bisogna rassegnarsi al fatto che certe idee sono buone perchè sono buone, senza spiegazioni ulteriori. Non è che una cosa diventi buona o cattiva a seconda che la pensi una maggioranza o una minoranza. Una cosa è buona perchè è buona, è vera perchè è vera, è sbagliata perchè è sbagliata.
Qualcuno saprebbe dirmi se c'è un modo ragionevole di scavare un po' più a fondo?
Il vero problema, credo, sta nel fatto che non c'è qualche ragione di fondo con cui si può convincere la gente che certe idee sono buone. La cosa può sembrare un po' sempliciotta, ma a un certo punto bisogna rassegnarsi al fatto che certe idee sono buone perchè sono buone, senza spiegazioni ulteriori. Non è che una cosa diventi buona o cattiva a seconda che la pensi una maggioranza o una minoranza. Una cosa è buona perchè è buona, è vera perchè è vera, è sbagliata perchè è sbagliata.
Qualcuno saprebbe dirmi se c'è un modo ragionevole di scavare un po' più a fondo?
sabato 13 giugno 2009
quasi estate
Non è possibile che in un sabato di ormai estate, con il cielo blu e il sole giallo il caldo caldo uno se ne stia in una mansarda a scrivere su un blog. Uno dovrebbe avere di meglio da fare e, se non ce l'ha, dovrebbe accontentarsi di non far nulla, che è pur sempre meglio che niente.
Andrei al lago, se solo avessi voglia. Ma al lago sembra di stare al mare. Nel senso della folla di gente. Andrei a fare un giro in bicicletta, se solo avessi voglia. Ma in bicicletta si cuoce dal caldo, e io mi preferisco crudo. Andrei a sdraiarmi con un libro sotto un albero, se solo avessi un libro e un albero. Ma il libro ce l'ho, l'albero pure. Quindi mi tocca andare, visto che ho voglia.
Comunque, mai una volta che mi venisse voglia di fare qualcosa di nuovo...
Andrei al lago, se solo avessi voglia. Ma al lago sembra di stare al mare. Nel senso della folla di gente. Andrei a fare un giro in bicicletta, se solo avessi voglia. Ma in bicicletta si cuoce dal caldo, e io mi preferisco crudo. Andrei a sdraiarmi con un libro sotto un albero, se solo avessi un libro e un albero. Ma il libro ce l'ho, l'albero pure. Quindi mi tocca andare, visto che ho voglia.
Comunque, mai una volta che mi venisse voglia di fare qualcosa di nuovo...
mercoledì 10 giugno 2009
bolle
Faccio delle bolle di sapone per vedere se il tempo passa più in fretta. Faccio delle bolle di sapone per vedere se i pensieri passano via. Sapete cosa vi dico? A volte le bolle di sapone non funzionano come dovrebbero. Non fanno il loro mestiere. Scivolano via sul tempo come il sapone sulle cose bagnate, e tutto resta uguale, come se non ci fossero mai state le bolle di sapone.
Ho perso le elezioni. Cioè noi abbiamo perso le elezioni. Tanto a poco, ma tanto o poco non importa, importa che abbiamo perso.
Comunque non è vero, tanto o poco importa eccome. Abbiamo perso di tanto.
Porca vacca.
La gente non ha capito bene come doveva votare, succede a tutti di sbagliare. Non li ho ancora perdonati però. Dopotutto, non si sono ancora resi conto dello sbaglio che hanno fatto. Ma sono pronto ad accettare le loro scuse, non appena arriveranno.
Pensavo che avrei sopportato meglio il fatto di perdere. Non è mica una novità, per me. Se dovessi contare tutte le volte che in vita mia ho perso, perderei un sacco di tempo e non vincerei nulla. Quindi meglio che non conto. Il punto è... vedete...in buona sostanza..no, non lo so quale sia il punto. Ah sì, eccolo. Ho perso, ecco il punto. Ho perso un'altra volta. La gente non ha avuto abbastanza fiducia in me, si vede. Come li capisco. Anche a me succede sempre. Sì, mi sa che quello che ha sbagliato a votare sono io. Sapevo che non avrei dovuto darmi la preferenza. Se avessi votato gli altri adesso avrei vinto anch'io. Avrei vinto perdendo. Proprio roba da me.
Comunque io adesso continuo con le mie bolle di sapone. Chi mi vuole disturbare la faccia pure, io non ascolto
Ho perso le elezioni. Cioè noi abbiamo perso le elezioni. Tanto a poco, ma tanto o poco non importa, importa che abbiamo perso.
Comunque non è vero, tanto o poco importa eccome. Abbiamo perso di tanto.
Porca vacca.
La gente non ha capito bene come doveva votare, succede a tutti di sbagliare. Non li ho ancora perdonati però. Dopotutto, non si sono ancora resi conto dello sbaglio che hanno fatto. Ma sono pronto ad accettare le loro scuse, non appena arriveranno.
Pensavo che avrei sopportato meglio il fatto di perdere. Non è mica una novità, per me. Se dovessi contare tutte le volte che in vita mia ho perso, perderei un sacco di tempo e non vincerei nulla. Quindi meglio che non conto. Il punto è... vedete...in buona sostanza..no, non lo so quale sia il punto. Ah sì, eccolo. Ho perso, ecco il punto. Ho perso un'altra volta. La gente non ha avuto abbastanza fiducia in me, si vede. Come li capisco. Anche a me succede sempre. Sì, mi sa che quello che ha sbagliato a votare sono io. Sapevo che non avrei dovuto darmi la preferenza. Se avessi votato gli altri adesso avrei vinto anch'io. Avrei vinto perdendo. Proprio roba da me.
Comunque io adesso continuo con le mie bolle di sapone. Chi mi vuole disturbare la faccia pure, io non ascolto
sabato 6 giugno 2009
venerdì 5 giugno 2009
cibo
Ho notato che la maggior parte dei gatti, a differenza della mia gatta, non parlano soltanto di cibo. Proprio stamattina mi è capitato di dover grattare la testa a una gatta che ho incontrato per caso, e questa si è messa a miagolarmi qualcosa che a dire il vero non ho ben capito, ma che di sicuro non aveva a che fare con il cibo. Anche perchè lei sapeva che io non avevo niente da mangiare. Semplicemente, sembrava contenta che qualcuno le stesse grattando la testa, e ha ritenuto opportunto miagolarmi due parole.
La mia gatta non lo farebbe mai. Lei inizia a rispettare le persone solo nel momento in cui può aspettarsi da loro qualcosa da mangiare. Da questo punto di vista io non mi posso lamentare, perchè qualche bocconcino per lei lo recupero sempre. Ma ogni tanto mi piacerebbe che fosse un po' più disinteressata. Insomma, non è che io sia una macchinetta che distribuisce croccantini. Ho idea che la mia gatta non mi consideri neppure una persona. Io comunque spero solo di non ritrovarmi mai a corto di croccantini.
La mia gatta non lo farebbe mai. Lei inizia a rispettare le persone solo nel momento in cui può aspettarsi da loro qualcosa da mangiare. Da questo punto di vista io non mi posso lamentare, perchè qualche bocconcino per lei lo recupero sempre. Ma ogni tanto mi piacerebbe che fosse un po' più disinteressata. Insomma, non è che io sia una macchinetta che distribuisce croccantini. Ho idea che la mia gatta non mi consideri neppure una persona. Io comunque spero solo di non ritrovarmi mai a corto di croccantini.
giovedì 4 giugno 2009
ping pong
Comunque sia, vada come vada, arriva sempre il momento in cui uno dice: anche questa è andata. Vada come vada, ci è andata.
Per mandarcela, però, bisogna spingercela. Io l'ho spinta. E lei è andata. Come la pallina da tennis, che vada come vada io di là l'ho mandata, adesso se vuoi me la rimandi, se no te la tieni. Tanto io ce ne ho un'altra.
La pallina da tennis comunque mi piace perchè è una di quelle cose che di solito ti tornano indietro. Anche quando tu vuoi per forza mandarla di là, se hai a che fare con una pallina da tennis è perchè hai anche a che fare con uno che te la vuole mandare indietro.
Ci sono tante cose che sono come le palline da tennis. E quasi nessuna di quelle è rotonda. Poi ci sono anche tante altre cose che uno vorrebbe fossero come le palline da tennis, ma invece loro non ti tornare mai indietro.
Comunque sia, vada come vada, io stasera questa pallina l'ho ributtata di là. E forse quando mi tornerà indietro io non starò già più giocando.
Per mandarcela, però, bisogna spingercela. Io l'ho spinta. E lei è andata. Come la pallina da tennis, che vada come vada io di là l'ho mandata, adesso se vuoi me la rimandi, se no te la tieni. Tanto io ce ne ho un'altra.
La pallina da tennis comunque mi piace perchè è una di quelle cose che di solito ti tornano indietro. Anche quando tu vuoi per forza mandarla di là, se hai a che fare con una pallina da tennis è perchè hai anche a che fare con uno che te la vuole mandare indietro.
Ci sono tante cose che sono come le palline da tennis. E quasi nessuna di quelle è rotonda. Poi ci sono anche tante altre cose che uno vorrebbe fossero come le palline da tennis, ma invece loro non ti tornare mai indietro.
Comunque sia, vada come vada, io stasera questa pallina l'ho ributtata di là. E forse quando mi tornerà indietro io non starò già più giocando.
domenica 31 maggio 2009
c'ero una volta
Non so bene da dove iniziare. Inizio da qui, e finisco là.
C'era una volta io, qui. C'era un'altra volta io, là. E la storia potrebbe finire qui. Cioè là, appunto.
Finendo la storia qui, cioè là, sembra quasi che la storia finisca esattamente là dove era iniziata. Là, cioè qui, appunto.
Una storia che finisce là dove era iniziata, cioè qui, potrebbe non essere nemmeno una storia. Al limite è un'inizio, a un altro limite è una fine.
In effetti, ci sono delle persone che vissero felici e contenti all'inizio della storia, e persona che c'erano una volta che la storia era già finita. Forse perchè la storia era andata all'incontrario, forse perchè la fine di una storia è comunque sempre l'inizio di un'altra. Un'altra magari più noiosa, stupida, triste, ma pur sempre una storia. Una volta, per esempio, la storia finì che aprii gli occhi al mattino e iniziai la mia nuova giornata. Fu proprio quella volta in cui la storia iniziò quando la notte finì e i miei occhi smisero di essere chiusi.
Quella volta mi ricordo che me ne andai a vivere felice e contento. Ma un giorno, sono sicuro, finirà che c'ero una volta
C'era una volta io, qui. C'era un'altra volta io, là. E la storia potrebbe finire qui. Cioè là, appunto.
Finendo la storia qui, cioè là, sembra quasi che la storia finisca esattamente là dove era iniziata. Là, cioè qui, appunto.
Una storia che finisce là dove era iniziata, cioè qui, potrebbe non essere nemmeno una storia. Al limite è un'inizio, a un altro limite è una fine.
In effetti, ci sono delle persone che vissero felici e contenti all'inizio della storia, e persona che c'erano una volta che la storia era già finita. Forse perchè la storia era andata all'incontrario, forse perchè la fine di una storia è comunque sempre l'inizio di un'altra. Un'altra magari più noiosa, stupida, triste, ma pur sempre una storia. Una volta, per esempio, la storia finì che aprii gli occhi al mattino e iniziai la mia nuova giornata. Fu proprio quella volta in cui la storia iniziò quando la notte finì e i miei occhi smisero di essere chiusi.
Quella volta mi ricordo che me ne andai a vivere felice e contento. Ma un giorno, sono sicuro, finirà che c'ero una volta
giovedì 28 maggio 2009
sbalordito
Sono sbalordito. Sconcertato. Sorpreso. Anzi no. Sono sconvolto. Scioccato. Traumatizzato. Anzi no. Sono stupito. Basito. Senza parole. Anzi no.
Uno sciocco scioccato e un balordo sbalordito guardano uno stupido stupito. Lo stupido chiede allo sciocco. "cos'hai da guardare?", e lo sciocco gli risponde "Sono scioccato dalla tua stupidità". Allora lo stupido dice allo sciocco "sei uno stupido sciocco. Senza offesa per gli stupidi, naturalmente", e lo sciocco gli ri-risponde "e tu sei un povero stupido, senza offesa per i poveri, naturalmente". Allora un povero che passava di lì si inalbera e urla a entrambi "cosa c'entro io? razza di stupidi". E lo sciocco, scioccato, gli risponde "povero scemo, senza offesa per gli scemi, non vedi che io non sono stupido?". Per fortuna non c'era nessuno scemo nei paraggi, altrimenti la discussione si sarebbe protratta in eterno. A tutto vantaggio del balordo che, chiamatelo scemo, se ne è stato in disparte a godersi la scena.
Tutto questo per dire che tra lo scemo e lo stupido il balordo gode.
Uno sciocco scioccato e un balordo sbalordito guardano uno stupido stupito. Lo stupido chiede allo sciocco. "cos'hai da guardare?", e lo sciocco gli risponde "Sono scioccato dalla tua stupidità". Allora lo stupido dice allo sciocco "sei uno stupido sciocco. Senza offesa per gli stupidi, naturalmente", e lo sciocco gli ri-risponde "e tu sei un povero stupido, senza offesa per i poveri, naturalmente". Allora un povero che passava di lì si inalbera e urla a entrambi "cosa c'entro io? razza di stupidi". E lo sciocco, scioccato, gli risponde "povero scemo, senza offesa per gli scemi, non vedi che io non sono stupido?". Per fortuna non c'era nessuno scemo nei paraggi, altrimenti la discussione si sarebbe protratta in eterno. A tutto vantaggio del balordo che, chiamatelo scemo, se ne è stato in disparte a godersi la scena.
Tutto questo per dire che tra lo scemo e lo stupido il balordo gode.
lunedì 25 maggio 2009
senza titolo, senza niente
Diventa tutto un po' più semplice, a volte, così all'improvviso. Qualcosa se ne resta momentaneamente sullo sfondo, si nasconde e uno quasi si dimentica che esiste. Altre cose vengono in superficie, e per il tempo che durano riescono a riempire il panorama. Non ci si deve fidare, ma ci si fida lo stesso. Si sa che quello che è sullo sfondo non è sparito, che da un momento all'altro tornerà in primo piano. Ma si finge di non saperlo.Oppure, forse, si pensa che quello che si sa non sia importante, che la nostra vita possa essere controllata solo dalle sensazioni del momento, che la verità non ci riguardi.
Ma poi la verità torna e le nostre bugie crollano, persino quelle che raccontiamo a noi stessi. La verità torna e la si riconosce fin troppo bene, perchè di tutte le cose che esistono e di tutte le cose con cui ci inganniamo, la verità è l'unica cosa che non si riesce a capire. C'è, torna, ci schiaccia, ma non la capiamo. La viviamo, più spesso la subiamo. E' la parte essenziale di noi stessi, tanto essenziale che non abbiamo un punto da cui guardarla, studiarla, capirla. Forse "verità" è una parola che non dovrebbe neanche esistere. La verità è già qui, prima della sua parola, la verità è già colui che parla, non ciò di cui parla.
La verità è il nostro non conoscerla.
Ma poi la verità torna e le nostre bugie crollano, persino quelle che raccontiamo a noi stessi. La verità torna e la si riconosce fin troppo bene, perchè di tutte le cose che esistono e di tutte le cose con cui ci inganniamo, la verità è l'unica cosa che non si riesce a capire. C'è, torna, ci schiaccia, ma non la capiamo. La viviamo, più spesso la subiamo. E' la parte essenziale di noi stessi, tanto essenziale che non abbiamo un punto da cui guardarla, studiarla, capirla. Forse "verità" è una parola che non dovrebbe neanche esistere. La verità è già qui, prima della sua parola, la verità è già colui che parla, non ciò di cui parla.
La verità è il nostro non conoscerla.
venerdì 22 maggio 2009
ragione
L'importante è non farsi prendere dal panico. L'importante è avere ben chiaro quello che si deve dire. L'importante è mantenere serenità e fiducia in se stessi. L'importante è dire una parola dopo l'altra, come quando si parla normalmente. L'importante è parlare normalmente. L'importante è essere chiari e sintetici. L'importante è sorridere.
L'importante non è partecipare. L'importante non è nemmeno vincere. L'importante non è aver ragione. Comunque sarebbe importante anche non avere torto.
Eccoci al punto importante. Io ho torto o ragione quando dico quello che devo dire? Secondo me ho ragione, ma non è detto che non possa sbagliarmi. Per esempio, mettiamo che, proprio mentre sto dicendo quello che devo dire, io mi accorga che dopotutto potrei anche aver torto. Che faccio, devo continuare a dirlo lo stesso?
Credo che dopotutto mi convenga aver ragione.
L'importante non è partecipare. L'importante non è nemmeno vincere. L'importante non è aver ragione. Comunque sarebbe importante anche non avere torto.
Eccoci al punto importante. Io ho torto o ragione quando dico quello che devo dire? Secondo me ho ragione, ma non è detto che non possa sbagliarmi. Per esempio, mettiamo che, proprio mentre sto dicendo quello che devo dire, io mi accorga che dopotutto potrei anche aver torto. Che faccio, devo continuare a dirlo lo stesso?
Credo che dopotutto mi convenga aver ragione.
mercoledì 20 maggio 2009
bugia
Ci sono delle cose non vere, cose che si vedono e cose che si dicono. E delle persone non vere, che fanno vedere cose che non ci sono e parlano di cose che non esistono. Ma le persone non vere non sono gli altri. No, sono io. Io sono una persona non vera, perchè non faccio altro che mettere una maschera sopra il vuoto e dire cose irreali. Nascondo il nulla sotto le parole. Solo così riesco a ingannarmi, solo ingannandomi riesco a sopravvivere. Mi dico bugie a cui non riesco a credere fino in fondo, ma a cui non posso far altro che fingere di credere. E così mi inganno due volte, e poi tre, e poi quattro, finchè una bugia è tutto quello che mi rimane dentro.Finchè la verità stessa non diventa che una nuova bugia ancora da essere detta. Accetto il gioco degli inganni, e questa è l'unica verità che conosco. Non mi trovo più, divento una parte di qualcosa che vivo e che vedo là fuori. Divento il mio modo di vedermi, talvolta divento il modo in cui gli altri mi vedono. Sono quello che sono perchè ho deciso di esserlo, ma non mi ricordo più cosa c'era prima di decidere. Non mi ricordo più chi è quella persona che ha deciso, non mi ricordo più a chi appartiene quell'identità che adesso sono.
lunedì 18 maggio 2009
buoni
La domanda che mi sto ponendo più di frequente in questi giorni é: ma la democrazia è davvero l'opzione più giusta sempre e comunque, oppure in un paese di cretini il potere al popolo è una cosa da evitare? Il che si traduce spesso in un'ulteriore domanda: vale la pena iniziare a comportarsi da cretini per far sì che la gente ti voti, oppure è meglio rinunciare a prendere qualche voto ma evitare di passare da cretini? Il che si traduce in un'altra domanda ancora: ma iniziare a comportarsi da cretini per prendere i voti dei cretini significa anche passare per cretini, oppure, vista la situazione, nessuno se ne accorgerebbe?
Vada come vada, io spero che una volta tanto i buoni vincano.
Vada come vada, io spero che una volta tanto i buoni vincano.
giovedì 14 maggio 2009
orientamenti
La mia gatta è sostanzialmente di sinistra, l'ho capito ormai da tempo. Deve avere recepito i miei messaggi intrisi di insulti che lancio quotidianamente a quelli del telegiornale. La mia gatta capisce al volo da che parte stiano il giusto e lo sbagliato. Non che sia una gatta proletaria, anzi, tutt'altro. Lei appartiene a quella sinistra intellettualoide e un po' snob, che si lascia crescere la barba per una precisa scelta estetica, non per disprezzo dell'apparenza. Lei si fa vanto dei suoi baffi lunghi, e assume una posa composta e malinconica ogni volta che riflette immobile con lo sguardo fisso nel vuoto. E disprezza, oh sì, la mia gatta disprezza. Come tutti quelli della sinistra intellettualoide, lei disprezza chi non è abbastanza intelligente e profondo da capire le idee della sinistra. E' eloquente lo sguardo di commiserazione che dedica ogni volta ai miei vicini berlusconiani. Loro non capiscono, e lei si rassegna all'idea di non poterci fare nulla.
La mia gatta, comunque, venderebbe le proprie idee per una ciotola piena e una grattata di orecchie. Le scelte politiche della mia gatta sono in fin dei conti frutto di un mero calcolo di convenienza. Dopotutto, adesso che ci penso, la mia gatta è fondamentalmente un po' berlusconiana. Infatti sta cercando disperatamente di non farsi rinchiudere nel gattile circondariale. Ma se la caverà anche stavolta, ne sono sicuro. I gatti se la cavano sempre, in un modo o nell'altro. Forse in fondo in fondo la mia gatta è un po' democristiana.
La mia gatta, comunque, venderebbe le proprie idee per una ciotola piena e una grattata di orecchie. Le scelte politiche della mia gatta sono in fin dei conti frutto di un mero calcolo di convenienza. Dopotutto, adesso che ci penso, la mia gatta è fondamentalmente un po' berlusconiana. Infatti sta cercando disperatamente di non farsi rinchiudere nel gattile circondariale. Ma se la caverà anche stavolta, ne sono sicuro. I gatti se la cavano sempre, in un modo o nell'altro. Forse in fondo in fondo la mia gatta è un po' democristiana.
mercoledì 13 maggio 2009
eccome
che poi non è che tutto quello che uno dice, uno lo pensa. Nè tutto quello che uno lo pensa, uno lo dice. A volte quello che uno dice lo pensano in due, per esempio. Oppure, sempre per esempio, a volte quello che uno pensa non lo dice nessuno. A ciascuno il suo, insomma, e a nessuno il mio. A me il tuo, però. questo sì. Ci mancherebbe altro. L'uno e l'altro. L'uno è quello che pensa, l'altro è quello che dice. O viceversa. Vicendevolmente. Reciprocamente. Scambievolmente. In ogni caso, qualcosamente. E anche la mente a volte mente. Dice il falso e tace il vero, o dice il vero quando il vero è falso. Veramente, dico sul serio. Seriamente, dico davvero. Davveramente. Che mente, oh sì, anche il vero mente. Eccome.
lunedì 11 maggio 2009
calamite
Stavo per scrivere una cosa seria e triste e vagamente ironica, ma ho deciso che non se ne fa più nulla. Anzi, l'avevo anche già scritta per metà, ma l'ho cancellata. Stasera non è la sera. Ho in programma di essere contento, sereno, quasi felice, non posso permettermi di rovinare tutto con le parole tristi che spingono sulla mia mano per venire fuori.
Bevo una birra, leggo cose qua e là, guardo dei filmati. Nient'altro, per stasera non voglio nient'altro. Neppure le cose che sono dentro di me, così dentro da volere uscire e dipingere di tristezza questo blog, di nuovo, come se non ne fosse già pieno. Devo lasciare questa pagina, queste parole, questa calamita di pensieri tristi. Stasera no, stasera voglio stare con le cose che non fanno pensare, con quello che è fuori di me e che non riconosco. Stasera ho voglia di dimenticarmi chi sono e cosa penso e cosa voglio, di dimenticarmi del fatto di non sapere chi sono cosa penso e cosa voglio.
Bevo una birra, leggo cose qua e là, guardo dei filmati. Nient'altro, per stasera non voglio nient'altro. Neppure le cose che sono dentro di me, così dentro da volere uscire e dipingere di tristezza questo blog, di nuovo, come se non ne fosse già pieno. Devo lasciare questa pagina, queste parole, questa calamita di pensieri tristi. Stasera no, stasera voglio stare con le cose che non fanno pensare, con quello che è fuori di me e che non riconosco. Stasera ho voglia di dimenticarmi chi sono e cosa penso e cosa voglio, di dimenticarmi del fatto di non sapere chi sono cosa penso e cosa voglio.
venerdì 8 maggio 2009
miao
Come pretendete che io scriva qualcosa di intelligente con una gatta che mi sgattaiola tra le gambe miagolando la sua paura per un temporale finito oramai da mezz'ora? E lei mi guarda e si struscia e mi riguarda e miagola. Si aspetta che io faccia qualcosa, immagino. Ma cosa, dimmi, cosa vuoi che faccia? Ti ho già detto che il temporale è finito, ti ho già grattato le orecchie, ma ogni volta sembra che ti aspetti qualcos'altro, e via con la miagolata. Io non la capisco a volte, neppure ora che mi spia di nascosto, pensando che io non la veda mentre guardo lo schermo del computer. Ecco che riparte il miagolio, stavolta ancora più lungo. Hai fame? Hai sonno? Hai paura? Tu puoi avere le tue ragioni, ma non è colpa mia se io non sono un gatto e non riesco a capire cosa mi stai dicendo. Però, per favore, non smettere di essere la mia gatta solo perchè a volte io e te non ci capiamo.
giovedì 7 maggio 2009
discorso con me
Ancora qui quella roba che non se ne va. E' qui e non se ne va. Non se ne va da sola, non se ne va se la mandi via, non se ne va se provi a spingerla fuori. Anche quando non la vedi e credi sia sparita, devi sempre ricordare che sparire non è andare via. E' solo non essere più visto, che non è come non esserci. E le cose che spariscono possono ricomparire in ogni momento. Di nuovo qui, e non se ne vanno via. Devi ricordarlo questo, dimenticarsene può far male. Devo ricordarmelo. IO devo ricordarmelo. Questo è un discorso per me, uno dei tanti discorsi che si potrebbero fare una notte in cui non si ha nessuno a cui farli. Io devo ricordarmelo, io che sono come un tu qualunque, di quelli che incontri per strada e non sai se salutare o tirar dritto. Io come tu, o solo io, non importa, l'importante è ricordarsi che quella roba è sempre qui e non se ne andrà mai. Neppure se smettessi di correrle dietro.
sabato 2 maggio 2009
perché
Mi piacerebbe sapere perché. Così, in generale. Perché una cosa succeda e un'altra no, perché una cosa cambi e un'altra resti uguale, perché alcune persone si ritrovino in certi posti a fare certe cose e altre persone in altri posti e con altre cose.
Il perché io non lo scoprirò mai. Forse perchè il "perché" non esiste neppure. E io il perché non lo capirò mai. "Perché" può volere dire tante cose, e io non so neppure cosa mi stia chiedendo quando mi chiedo "perché?".
"Perché" vuole dire a quale scopo, ma anche per quale causa. "Perché" può volere dire chi ne è responsabile, ma anche cosa aveva in mente di fare quello che è responsabile.
Dovremmo smetterla di porci domande senza senso. Anzi, io dovrei smettere di farmi domande senza senso. Almeno finché non trovo la risposta, io smetterò di chiedermi perché.
Il perché io non lo scoprirò mai. Forse perchè il "perché" non esiste neppure. E io il perché non lo capirò mai. "Perché" può volere dire tante cose, e io non so neppure cosa mi stia chiedendo quando mi chiedo "perché?".
"Perché" vuole dire a quale scopo, ma anche per quale causa. "Perché" può volere dire chi ne è responsabile, ma anche cosa aveva in mente di fare quello che è responsabile.
Dovremmo smetterla di porci domande senza senso. Anzi, io dovrei smettere di farmi domande senza senso. Almeno finché non trovo la risposta, io smetterò di chiedermi perché.
giovedì 30 aprile 2009
sacramenti
"Il fatto che un'opinione sia largamente diffusa non esclude che sia totalmente assurda; anzi, data la stupidità della maggior parte degli uomini, è più facile che una credenza largamente diffusa sia sciocca che non sensata. Gli abitanti delle isole Pelew credono che la perforazione del naso sia necessaria per conquistare la beatitudine eterna. Gli europei credono che la stessa meta sia più facilmente raggiungibile col bagnare la testa e pronunciare contemporaneamente certe parole. La fede degli isolani Pelew è superstizione, quella degli europei una delle verità della nostra santa religione"
(Bertrand Russell)
(Bertrand Russell)
mercoledì 29 aprile 2009
osservanza
Il cartello diceva chiaramente di osservare il più assoluto silenzio. Allora io mi sono messo di fronte al più assoluto silenzio e ho iniziato a osservarlo. Non era proprio il motivo per cui ero andato in biblioteca, a dire il vero. Io volevo solo prendere dei libri. E invece niente, la regola è che se entri in biblioteca devi osservare il silenzio. Ma mi chiedo a cosa serva una biblioteca se poi le regole non ti permettono neanche di guardare tra i libri. E poi non capisco tutto questo rigore. Non bastava il silenzio, no, loro vogliono che osservi quello "più assoluto". Beh, io il silenzio più assoluto non l'ho trovato, quindi, regole o non regole, io non l'ho osservato.
Questa cosa ha già smesso da un pezzo di essere divertente, vero?
Questa cosa ha già smesso da un pezzo di essere divertente, vero?
lunedì 27 aprile 2009
ricorrente
I miei incubi ricorrenti sono di una banalità preoccupante. Anzi, sono talmente banali e prevedibili che parlare di "incubi" mi pare fuori luogo. Voglio dire, dopo la terza notte che precipito nel vuoto e mi trovo schiantato sul mio materasso, ci arrivo da solo a capire che la quarta notte è abbastanza improbabile che mi sfracelli al suolo. Però l'esempio non è reale. Precipitare nel vuoto è il tipico sogno ricorrente che nessuno realmente fa. Questo lo so perchè ogni tanto mi è capitato di andare a curiosare nei sogni altrui, e non ho mai trovato nessuno che stesse precipitando nel vuoto. Nemmeno io. Anche perchè quando sogno evito di salire su aeroplani o grattacieli o precipizi, perchè sapendo già come andrà poi a finire nei sogni lo capisco anch'io che non è molto prudente.
Per questa notte mi accontenterò di trovarmi a dover correre senza riuscire a darmi forza nelle gambe e fluttuando in aria come gli uomini sulla Luna.
O forse è proprio che sogno di essere sulla Luna, ma non me ne rendo conto? Vado subito a controllare. Notte
Per questa notte mi accontenterò di trovarmi a dover correre senza riuscire a darmi forza nelle gambe e fluttuando in aria come gli uomini sulla Luna.
O forse è proprio che sogno di essere sulla Luna, ma non me ne rendo conto? Vado subito a controllare. Notte
giovedì 23 aprile 2009
la mia gatta e il tempo che fa.
Notavo oggi quanto sia sottile e delicato l'equilibrio che sorregge la primavera. Con due nuvole un fil di vento si ripiomba nell'inverno, con un raggio di sole a mezzogiorno si afferra l'estate. E notavo anche quanto questa cosa riesca a dare spunti di conversazione alle persone. Difficile di questi tempi riuscire a parlare con qualcuno senza finire a parlare del caldo che è arrivato e del freddo che è tornato. A volte mi chiedo da dove arrivi tutto questo desiderio che abbiamo sempre di parlare del tempo che fa. Dal non aver niente da dire, probabilmente. Anzi, dal non aver niente da dire e dall'aver tanta voglia di parlare. C'è quasi la sensazione che le persone siano interessate a sapere quello che noi pensiamo del tempo, e così noi iniziamo a parlarne come se stessimo rispondendo a una domanda mai posta.
Dev'essere un segno della superiore intelligenza umana il fatto di parlare, comunicare, trovare spunti di conversazione a prescindere dalle reali necessità. Gli animali comunicano solo per necessità e per impulso. Ma è' il fare e dire cose senza il bisogno di farle e di dirle, solo per il gusto di farle e di dirle, che ci distingue dalle altre bestie.
Tutto bene. Solo, non sono proprio convinto che questo ci renda più intelligenti. La mia gatta non mi parla mai del tempo, per esempio. Anzi, direi quasi che non gliene frega niente, a parte quando c'è il temporale ed è costretta a nascondersi nell'armadio per paura dei tuoni. Eppure, la mia gatta è una bestiola intelligente. Lo si capisce dal modo che ha di grattarsi e di lavarsi il muso, per quanto io non abbia mai approvato il concetto che lei ha di "igiene personale". Ma la mia gatta è intelligente, su questo non ci piove. Oramai siamo quasi in estate, non ci piove proprio per niente.
Dev'essere un segno della superiore intelligenza umana il fatto di parlare, comunicare, trovare spunti di conversazione a prescindere dalle reali necessità. Gli animali comunicano solo per necessità e per impulso. Ma è' il fare e dire cose senza il bisogno di farle e di dirle, solo per il gusto di farle e di dirle, che ci distingue dalle altre bestie.
Tutto bene. Solo, non sono proprio convinto che questo ci renda più intelligenti. La mia gatta non mi parla mai del tempo, per esempio. Anzi, direi quasi che non gliene frega niente, a parte quando c'è il temporale ed è costretta a nascondersi nell'armadio per paura dei tuoni. Eppure, la mia gatta è una bestiola intelligente. Lo si capisce dal modo che ha di grattarsi e di lavarsi il muso, per quanto io non abbia mai approvato il concetto che lei ha di "igiene personale". Ma la mia gatta è intelligente, su questo non ci piove. Oramai siamo quasi in estate, non ci piove proprio per niente.
lunedì 20 aprile 2009
verbi
Certe cose potrebbero essere diverse, forse addirittura migliori. Ma cesserebbero di essere quello che sono. Diventerebbero altre cose. Forse addirittura migliori, ma altre. E allora no, niente potrebbe essere diverso. Io non potrei essere un'altra persona, non potrei vivere un'altra vita. Perchè non sarei più io e non sarebbe più la mia vita. Non c'è niente oltre alle scelte che si fanno, non ci sono altre scelte, non ci sono altri modi di essere. Si è quello che si diventa, il resto è fantasia. Fantasie di quel che sarebbe potuto o avrebbe dovuto o sarebbe. Verbi troppo traballanti, realtà di fumo e aria. In una parola, niente. La strada è una, gli altri sono riflessi o, peggio, miraggi. La strada è una, anche se non è segnata o predeterminata e non c'è nessun destino a guidarci. La strada è una perchè si costruisce insieme ai nostri passi, mette terra nuova là dove noi mettiamo il piede, e appena noi mettiamo il piede. Terra nuova dove non c'era nulla e in mezzo al nulla che continua a rimanere nulla. Anche dove noi, guardando ai bordi della nostra strada, crediamo di vedere le inesistenti strade parallele dei tanti "sarebbe potuto" e "avrebbe dovuto" e "sarebbe" che non possono, non devono e non sono.
sabato 18 aprile 2009
febbre del sabato sera
Stavo provando a fare un gioco, ma poi non mi divertiva più e ho smesso. Era un esperimento mentale, che è come un esperimento empirico, solo che invece di essere empirico è mentale. Stavo immaginando un ghiacciolo alla fragola, che è come un ghiacciolo alla menta solo che è alla fragola. L'esperimento mentale consisteva nell'immaginare di mettere un ghiacciolo alla fragola nel forno a microonde, senza che il ghiacciolo si sciogliesse. A un certo punto mi sono reso conto di non essermi mai imbattuto in vita mia in un ghiacciolo alla fragola, il che ha insinuato in me il dubbio che il ghiacciolo alla fragola potrebbe anche non esistere. Fortunatamente, mi sono subito ricordato che l'esperimento era solo mentale, quindi me ne sono infischiato dell'esistenza e ho proseguito. Caso vuole che prima ancora di capire quale ne fosse lo scopo, l'esperimento di punto in bianco ha smesso di essere divertente, e così mi sono trovato costretto a lasciarlo in sospeso. Stessa inesorabile sorte di tutte le cose insignificanti che ho pensato in vita mia. Il risultato è che adesso c'è ancora un ghiacciolo alla fragola nella mia mente che gira senza scopo sul piattino di un microonde mentale. Il che, comunque, non è la stessa sorte di tutte le cose insignificanti che ho fin qui pensato. Non tutte adesso stanno girando su un microonde, se è a questo che stavate pensando.E io so che lo stavate pensando, anche se non vi vedo e non vi sento e probabilmente non ci siete neppure.
Non male, per essere sabato sera. Davvero non male, al limite solo un po' malissimo.
Non male, per essere sabato sera. Davvero non male, al limite solo un po' malissimo.
mercoledì 15 aprile 2009
imprevisione
A volte le cose rallentano per via di imprevisti non previsti. A me, poi, raramente capitano degli imprevisti che avevo previsto. Certo è che quando si è di fronte a imprevisti imprevisti orami è troppo tardi per cercare di prevederli. Gli imprevisti sono sempre imprevedibili, una volta che sono successi. Anche perchè prevedere una cosa già successa significa confondere il passato con il futuro. Il che può anche capitare, a volte, così, imprevedibilmente. Uno pensa a una cosa e non si ricorda più se sia una cosa già successa o che deve ancora succedere. Cioè, se se la ricorda è sicuramente perchè è già successa, se non se la ricorda è perchè deve ancora succedere. O forse perchè è successa e lui, semplicemente, non se la ricorda. Per esempio, quella volta che Monica Bellucci mi ha chiesto di sposarla, è già successa o deve ancora succedere? Io non è che me la ricordi, quindi può essere che succederà in futuro. O forse è già passata e io me ne sono dimenticato. Tra l'altro, non mi ricordo neppure cosa le ho risposto. Ma le ho risposto poi? Forse è perchè devo ancora darle risposta. Succederà, insomma. Va bene, va bene, forse è il caso di fermare questo delirio di parole e provare a fare un po' di ordine. Mi sembra di stare diventando scemo con questi ragionamenti astrusi. Dunque, seriamente, ragionando con calma, io a Monica Bellucci cosa rispondo adesso?
lunedì 13 aprile 2009
tra l'altro
Tra l'altro, non mi è molto chiara questa abitudine di far festa il giorno dopo la festa. Si fa festa a pasqua e poi anche a pasquetta, a natale e poi anche a santo stefano. Che, tra l'altro, per coerenza dovrebbe chiamarsi natalino. Probabilmente il motivo è che si tratta di feste cattoliche, cioè vaticane, cioè romane, cioè fondamentalmente italiane, e si sa che in Italia ogni giorno vien buono per non lavorare.
Tra l'altro, il giorno della pasquetta succede che gli abitanti di città vadano a fare il pic-nic fuori porta e gli abitanti di fuori porta vadano a visitare le città. Così si è sicuri che uno, anche volendo, non possa fare i viaggi intelligenti. Da qualunqe parte vai, la pasquetta ti garantisce la coda. La cosa più intelligente che uno possa fare è non fare il viaggio, forse. Chi abita fuori porta si fa il pic-nic fuori porta, e possibilmente fuori dalla propria porta, non quella di un altro. Chi abita in città si visita la città, possibilmente la sua, non un'altra. Così anch'io, che tra l'altro abito fuori porta, finalmente posso prendere la macchina e andarmi a visitare le città nel giorno di pasquetta, senza il pericolo di farmi la coda.
Tra l'altro, il ragionamento mi sembra non faccia una piega
Tra l'altro, il giorno della pasquetta succede che gli abitanti di città vadano a fare il pic-nic fuori porta e gli abitanti di fuori porta vadano a visitare le città. Così si è sicuri che uno, anche volendo, non possa fare i viaggi intelligenti. Da qualunqe parte vai, la pasquetta ti garantisce la coda. La cosa più intelligente che uno possa fare è non fare il viaggio, forse. Chi abita fuori porta si fa il pic-nic fuori porta, e possibilmente fuori dalla propria porta, non quella di un altro. Chi abita in città si visita la città, possibilmente la sua, non un'altra. Così anch'io, che tra l'altro abito fuori porta, finalmente posso prendere la macchina e andarmi a visitare le città nel giorno di pasquetta, senza il pericolo di farmi la coda.
Tra l'altro, il ragionamento mi sembra non faccia una piega
sabato 11 aprile 2009
pasqua
Secondo una ricerca condotta da un'equipe di studiosi dell'Università di Stoccolma, gli ultimi dati scientifici dimostrerebbero abbastanza chiaramente che Dio per lo più si fa i fatti propri. Non è ancora chiaro esattamente di quali fatti si tratti e come sia possibile farseli così silenziosamente. Tra le ipotesi più accreditate, c'è quella per cui Dio esisterebbe poco, anche se alcuni insinuano la possibilità che la sua esistenza sia pressochè nulla. In altri termini, l'incidenza dell'esistenza di Dio avrebbe un valore trascurabile che si approssima allo zero. Secondo il celebre matematico svedese Lapis Lazzulus, la struttura dei rapporti interni dell'insieme mondo sarebbe una costante non vincolata alla presenza dell'universale Dio. Lasciando cadere un corpo nel vuoto,infatti, è stato possibile osservare che la sua accelarazione non varia in relazione all'esistenza o non esistenza di Dio. Ecco perchè la poca esistenza di Dio ha portato alcuni a sostenere la sua totale inesistenza.
La nuova scoperta sembra confermare l'ipotesi scientifica della stupidità della Pasqua, che finora era stata avanzata senza il supporto di alcun riscontro empirico. Il Vaticano, in una nota ufficiale, ha fatto sapere che si stanno organizzando per il giorno di Pasqua una serie di miracoli che, secondo voci non confermate, dovrebbero essere in grado di confutare la scoperta dell'equipe svedese. Gli esiti dell'esperimento miracolistico saranno pubblicati nell'inserto scientifico del presente blog. Seguono aggiornamenti
La nuova scoperta sembra confermare l'ipotesi scientifica della stupidità della Pasqua, che finora era stata avanzata senza il supporto di alcun riscontro empirico. Il Vaticano, in una nota ufficiale, ha fatto sapere che si stanno organizzando per il giorno di Pasqua una serie di miracoli che, secondo voci non confermate, dovrebbero essere in grado di confutare la scoperta dell'equipe svedese. Gli esiti dell'esperimento miracolistico saranno pubblicati nell'inserto scientifico del presente blog. Seguono aggiornamenti
martedì 7 aprile 2009
poca roba
Davvero è poca roba quello che siamo. Poca roba, e roba da poco. Ognuno di noi è nulla più che se stesso, e non è quasi mai un granchè. Si è forti solo rispetto a un metro che ci costruiamo da soli, con la fantasia. Siamo forti solo rispetto a un metro sbagliato. Si viene soffiati via con un niente, trenta secondi di terremoto o anche solo il tempo che passa. E noi sempre avanti con il nostro metro sbagliato.
Da dentro una stanza d'ospedale una vecchia malata ripete all'infinito che no, non è giusto, dopo anni di fatica, vedere la vita passare in corridoio e non riuscire a starle dietro. E che non è giusto che anche loro, quelli che passano in corridoio, si sentano così forti e sicuri, così convinti che ci sia qualcosa di solido, definitivo, necessario che li separi dai letti delle stanze. E' solo un metro sbagliato, anche quello. Siamo sempre sulla soglia della nostra stanza d'ospedale, sempre ai piedi del nostro letto. Sempre alla vigilia di un terremoto. Prevedibilissimo, anzi certo, solo dimenticato dietro alla nostra fantasia impegnata a convincerci di essere forti, intoccabili. Poca roba, ecco cosa siamo davvero, poca roba e roba da poco.
Da dentro una stanza d'ospedale una vecchia malata ripete all'infinito che no, non è giusto, dopo anni di fatica, vedere la vita passare in corridoio e non riuscire a starle dietro. E che non è giusto che anche loro, quelli che passano in corridoio, si sentano così forti e sicuri, così convinti che ci sia qualcosa di solido, definitivo, necessario che li separi dai letti delle stanze. E' solo un metro sbagliato, anche quello. Siamo sempre sulla soglia della nostra stanza d'ospedale, sempre ai piedi del nostro letto. Sempre alla vigilia di un terremoto. Prevedibilissimo, anzi certo, solo dimenticato dietro alla nostra fantasia impegnata a convincerci di essere forti, intoccabili. Poca roba, ecco cosa siamo davvero, poca roba e roba da poco.
domenica 5 aprile 2009
passi
Il passo da qui all'estate è davvero breve, più di quanto sembri. Come lo è stato dall'inverno alla primavera e come lo sarà dall'estate all'inverno. Come lo è ogni passo dal vecchio al nuovo. La cosa mi spaventa, il nuovo è per me soltanto incertezza. Vorrei riavvolgere il nastro e far risuonare sempre ancora la stessa canzone, sempre ancora gli ultimi anni. Vorrei non ritrovarmi così spesso ad avere questi pensieri da vecchio, in un periodo in cui dovrei impegnarmi invece a costruire qualcosa per il futuro. Ma che roba è il futuro? Non so neppure che colore, che voce abbia. Non so da che parte guardare per vederlo. Davanti è troppo buio, si distinguono a malapena i contorni. E non si riesce neppure a immaginare cosa ci sia dentro al contorno, o se sia qualcosa in cui valga la pena buttarcisi.
L'inverno è passato, l'estate arriva, ma da che parte si va per questa strada?
L'inverno è passato, l'estate arriva, ma da che parte si va per questa strada?
giovedì 2 aprile 2009
tardi
Ancora un po' che il tempo passa, finisce che viene tardi. Come quella volta in cui il tempo passò e poi si fece tardi, troppo tardi.
Ma poi che differenza fa la velocità del tempo che passa?
Tardi è un concetto che non ha niente a che vedere con il tempo. Può non essere tardi dopo vent'anni ma esserlo dopo un minuto. Dipende dai casi. Tardi ha a che vedere con quello che ci si aspetta da noi stessi o dagli altri, o che gli altri si aspettano da noi. A volte si guarda l'orologio per sapere se sia tardi, ma si dovrebbe invece guardare chi o cosa si aspetta, chi o cosa ancora non arriva, o se non sia troppo presto per pensare che ormai sia troppo tardi.
Alcuni ritardi sono un'attesa tanto dolce che si vorrebbe quasi che il ritardo fosse qualcosa di più simile al mai che al dopo. Altri ritardi sono una sequenza interminabile di strette allo stomaco cui si vorrebbe porre fine in qualunque modo.
In ogni caso, tardi non è quasi mai solo una questione di tempo.
Ma poi che differenza fa la velocità del tempo che passa?
Tardi è un concetto che non ha niente a che vedere con il tempo. Può non essere tardi dopo vent'anni ma esserlo dopo un minuto. Dipende dai casi. Tardi ha a che vedere con quello che ci si aspetta da noi stessi o dagli altri, o che gli altri si aspettano da noi. A volte si guarda l'orologio per sapere se sia tardi, ma si dovrebbe invece guardare chi o cosa si aspetta, chi o cosa ancora non arriva, o se non sia troppo presto per pensare che ormai sia troppo tardi.
Alcuni ritardi sono un'attesa tanto dolce che si vorrebbe quasi che il ritardo fosse qualcosa di più simile al mai che al dopo. Altri ritardi sono una sequenza interminabile di strette allo stomaco cui si vorrebbe porre fine in qualunque modo.
In ogni caso, tardi non è quasi mai solo una questione di tempo.
mercoledì 1 aprile 2009
colori
Non riesco mai a mettermi nei miei panni, figurarsi in quelli di qualcun altro. Non vedo perchè dovrei preoccuparmi di come gli altri vedono il mondo, se non ho ancora ben capito io come devo vederlo. Forse però mettermi nei panni di qualcun altro mi potrebbe dare qualche spunto interessante. Per esempio, come vede il mondo un daltonico? Con i colori sbagliati, suppongo. Sì, ma sbagliati rispetto a cosa? Rispetto a come li vedo io, suppongo. E rispetto a come li vedono la maggior parte delle persone, suppongo. Che, suppongo, chiamano "verdi" le cose che io vedo verdi e "gialle" le cose che io vedo gialle. Perchè, suppongo, loro vedono il giallo proprio come lo vedo io e il verde proprio come lo vedo io. Sul limone, per esempio, loro vedono lo stesso colore che vedo io. Suppongo.
Solo che a furia di fare supposizioni uno potrebbe supporre di stare supponendo un po' troppe cose, suppongo. Che ne so io di cosa vedono gli altri quando io vedo il giallo? Usano la stessa parola, "giallo", è vero, ma non è detto che vedano il giallo. Magari vedono sempre il verde e lo chiamano giallo, e siccome lo fanno sempre e anch'io dico sempre giallo quando vedo giallo, potremmo non scoprire mai di stare usando la stessa parola per parlare di colori diversi. Il mio giallo è il tuo verde, ma siccome lo è sempre, noi non lo sapremo mai.
Quando c'era il bianco e nero era tutto più semplice, suppongo.
Solo che a furia di fare supposizioni uno potrebbe supporre di stare supponendo un po' troppe cose, suppongo. Che ne so io di cosa vedono gli altri quando io vedo il giallo? Usano la stessa parola, "giallo", è vero, ma non è detto che vedano il giallo. Magari vedono sempre il verde e lo chiamano giallo, e siccome lo fanno sempre e anch'io dico sempre giallo quando vedo giallo, potremmo non scoprire mai di stare usando la stessa parola per parlare di colori diversi. Il mio giallo è il tuo verde, ma siccome lo è sempre, noi non lo sapremo mai.
Quando c'era il bianco e nero era tutto più semplice, suppongo.
lunedì 30 marzo 2009
parentesi
Mi trovo chiuso tra due parentesi. Una che si apre, una che si chiude. Non riesco a uscire, anche se le parentesi sono soltanto tonde. Non so chi me la abbia messe, io non ricordo di avere mai aperto parentesi. Quindi non posso neppure averle chiuse. Mi ci sono ritrovato in mezzo, tutto qui. Quando ci si ritrova chiuso tra parentesi, bisogna studiare qualche strana operazione per uscirne. Non necessariamente matematica. E' che le parentesi succedono senza che uno se ne accorga, spesso anzi si capisce di essere stato in una parentesi solo quando se ne è già fuori. Sì, ma è proprio uscirci il problema. Mi studierò qualcosa, in un modo o nell'altro sarò fuori. Prima o poi. Sperando di non scoprire di fuori una parentesi quadra che mi rinchiude da più lontano
mercoledì 25 marzo 2009
noia
Di tutte le cose che avevo in mente di scrivere stasera, non credo di riuscire a metterne giù neppure una. Dev'essere per via di quella cosa che a un certo punto mi sale dentro e mi rende indifferente a tutto quello che penso. Io lo so che ci sono dei pensieri qui dentro, che si muovono e si incrociano e cambiano. Solo che non me ne importa niente. Non mi sembrano più così interessanti come prima, non mi sembrano più così divertenti. Mi annoio a scriverli, mi annoio anche a ripensarli, non parliamone a rileggerli. Spesso mi annoio anche mentre parlo, se provo ad ascoltare quello che dico. Per questo dopo un po' lascio sempre che la mia bocca e la mia testa vadano per conto loro,e mentre parlo di qualcosa mi metto a pensare ad altro. Almeno finchè anche l'altro non mi annoia. Dev'esserci qualcosa di non molto sano in tutto questo, forse anche di patologico. Anche i pensieri e le parole delle altre persone spesso mi annoiano, ma è più difficile pensare ad altro quando hai davanti qualcuno che vuole essere ascoltato. E se proprio non riesco ad ascoltarlo, la cosa migliore che può succedermi è che mi ritrovo a non pensare a nulla. Che è pur sempre qualcosa.
domenica 22 marzo 2009
viti
Domenica bestiale, anzi quasi normale. Particolarmente normale. Dei silenzi si aggirano qui intorno, ben nascosti sotto un rumore incomprensibile. Ma dopotutto non mi è chiaro come sarebbe un rumore comprensibile.
Oggi sembra primavera, il che rende ancor più particolarmente normale questa domenica di primavera. Ho fatto dei buchi per terra e ci ho piantato delle viti. Le piante, beninteso, così non c'è stato neppure bisogno di avvitarle. Vado a fare dello sport, come normalmente si fa di domenica. Sono queste cose eccezionali che rendono la domenica così diversa dagli altri giorni della settimana, e così particolarmente normale.
La mia gatta, invece, non sente la domenica. Dorme. Normalmente. La domenica è per lei normalmente normale, come un martedì qualunque. Deve avere una vita normalmente monotona la mia gatta. Una vita particolare, senza le domeniche normali che abbiamo tutti noi.
Oggi sembra primavera, il che rende ancor più particolarmente normale questa domenica di primavera. Ho fatto dei buchi per terra e ci ho piantato delle viti. Le piante, beninteso, così non c'è stato neppure bisogno di avvitarle. Vado a fare dello sport, come normalmente si fa di domenica. Sono queste cose eccezionali che rendono la domenica così diversa dagli altri giorni della settimana, e così particolarmente normale.
La mia gatta, invece, non sente la domenica. Dorme. Normalmente. La domenica è per lei normalmente normale, come un martedì qualunque. Deve avere una vita normalmente monotona la mia gatta. Una vita particolare, senza le domeniche normali che abbiamo tutti noi.
sabato 21 marzo 2009
pigiama party
Adesso che ci penso, non sono mai andato a un pigiama party. Per due motivi principali. Primo, nessuno mi ha mai invitato. Secondo, anche se mi avessero invitato, non avrei avuto niente da mettermi. Il mio pigiama non è adatto a un pigiama party. E' un po' fuori moda, credo. Forse mio nonno ne aveva uno simile, e difatti non mi risulta che mio nonno sia mai andato a un pigiama party. Ma potrei sempre sbagliarmi.
Non ho idea di cosa faccia la gente a un pigiama party, a parte starsene in pigiama a commentare i pigiami degli altri. Io, per esempio, in questo momento sono in pigiama, e l'unica cosa che mi viene in mente di fare è andarmene a dormire. Niente party questa notte.
Non ho idea di cosa faccia la gente a un pigiama party, a parte starsene in pigiama a commentare i pigiami degli altri. Io, per esempio, in questo momento sono in pigiama, e l'unica cosa che mi viene in mente di fare è andarmene a dormire. Niente party questa notte.
mercoledì 18 marzo 2009
vite
Due cose sono davvero importanti nella vita, ma non so quali siano. Fuori dalla vita, invece, non è importante proprio nulla, a meno che non ci sia qualcosa anche lì. Lì, fuori dalla vita, intendo. Comunque sia, non è affar nostro, che ci sia o non ci sia. E' affar nostro la vita, invece. Anzi, la nostra vita, la mia la tua e la sua, non "la vita" in generale. La vita in generale non esiste, esistono solo tante vite. E magari in ognuna le due cose importanti sono diverse. Magari in qualcuna sono mangiare e dormire, in qualcun'altra amare e cantare, in un'altra guardare la tv e gozzoviagliare. Per alcuni addirittura bofonchiare.
C'è un intervallo di tempo tra il non esser nati e l'esser morti. E il fatto di dover nascere e dover morire è l'unica cosa che rende due vite uguali. Per il resto, si tratta solo di riempire quel po' di tempo, in attesa che il mondo si dimentichi di nuovo di noi.
C'è un intervallo di tempo tra il non esser nati e l'esser morti. E il fatto di dover nascere e dover morire è l'unica cosa che rende due vite uguali. Per il resto, si tratta solo di riempire quel po' di tempo, in attesa che il mondo si dimentichi di nuovo di noi.
lunedì 16 marzo 2009
fine
quando finalmente è l'ora che si può dormire, come se l'oggi non fosse già più oggi e il domani solo un problema di domani.
Come adesso, dove niente importa se non dormire. Il buio che caccia via la luce, lontano. La luna che caccia via il sole, il silenzio un altro silenzio.
Dormo, perchè di più non si può fare
Come adesso, dove niente importa se non dormire. Il buio che caccia via la luce, lontano. La luna che caccia via il sole, il silenzio un altro silenzio.
Dormo, perchè di più non si può fare
sabato 14 marzo 2009
solo cani e gatti
La mia gatta non apprezza l'uso dispregiativo che si fa dell'espressione "eravamo in quattro gatti". E io sono d'accordo con lei, è una frase discriminatoria. Cosa c'è di male nell'essere quattro gatti rispetto all'essere in quattro persone? cosa c'è di male nell'essere gatti invece che persone? La mia gatta non capisce, e neanch'io.
I cani dei miei vicini, invece, non capiscono perchè si usi dire "essere solo come un cane". I cani sono soli? E quando mai? C'è sempre un padrone dietro cui scodinzolare. Al limite sono i padroni a essere soli, anche se si illudono che i cani siano diversi dai gatti e facciano loro compagnia "sinceramente". Secondo me, comunque, "solo come un gatto" sarebbe più appropriato. I gatti sì che sono soli. E però, in effetti, a differenza delle persone che sono "sole come dei cani", i gatti sono felici di essere soli. Quindi se si dicesse "solo come un gatto" al posto di "solo come un cane" si perderebbe buona parte del significato di "essere solo come un cane".
Ma allora se i cani non sono soli e i gatti sono soli ma non "soli come dei cani", cosa si dovrebbe dire? Bisognerebbe trovare degli animali che sono davvero soli e che vorrebbero non esserlo. Solo come...solo come...solo come un uomo, ecco. Non mi viene in mente niente di più solo e più desolatamente solo di un uomo.
Perchè si scaricano su cani e gatti tutte le miserie che sono solo umane? Essere in quattro gatti, essere solo come un cane..mah, è già abbastanza difficile essere come un uomo.
I cani dei miei vicini, invece, non capiscono perchè si usi dire "essere solo come un cane". I cani sono soli? E quando mai? C'è sempre un padrone dietro cui scodinzolare. Al limite sono i padroni a essere soli, anche se si illudono che i cani siano diversi dai gatti e facciano loro compagnia "sinceramente". Secondo me, comunque, "solo come un gatto" sarebbe più appropriato. I gatti sì che sono soli. E però, in effetti, a differenza delle persone che sono "sole come dei cani", i gatti sono felici di essere soli. Quindi se si dicesse "solo come un gatto" al posto di "solo come un cane" si perderebbe buona parte del significato di "essere solo come un cane".
Ma allora se i cani non sono soli e i gatti sono soli ma non "soli come dei cani", cosa si dovrebbe dire? Bisognerebbe trovare degli animali che sono davvero soli e che vorrebbero non esserlo. Solo come...solo come...solo come un uomo, ecco. Non mi viene in mente niente di più solo e più desolatamente solo di un uomo.
Perchè si scaricano su cani e gatti tutte le miserie che sono solo umane? Essere in quattro gatti, essere solo come un cane..mah, è già abbastanza difficile essere come un uomo.
mercoledì 11 marzo 2009
metà strada
Preferisco le cose che non succedono, perchè sono molte di più. E perchè non sono pericolose, solo a volte un po' tristi. Anzi, forse quasi sempre tristi. Perchè anche quando sono allegre, diventano tristi per il fatto di non succedere. E quando sono tristi, restano tristi anche se non succedono. Soprattutto perchè di solito al posto delle cose tristi che non succedono, ci sono lo stesso cose tristi che succedono.
L'allegria si trova sempre a metà strada fra quello che succede e quello che non succede. Ma cosa c'è a metà strada? Come si chiamano le cose a metà strada? Ho idea che non ci sia niente, e dove non c'è niente, ecco, quello è il posto dell'allegria. Nè il pensiero a quello che succede, nè il rimpianto per quello che non succede. Niente di niente. Se si riesce a fermarsi per un po' lì in mezzo, poi si capisce l'allegria che cos'è.
L'allegria si trova sempre a metà strada fra quello che succede e quello che non succede. Ma cosa c'è a metà strada? Come si chiamano le cose a metà strada? Ho idea che non ci sia niente, e dove non c'è niente, ecco, quello è il posto dell'allegria. Nè il pensiero a quello che succede, nè il rimpianto per quello che non succede. Niente di niente. Se si riesce a fermarsi per un po' lì in mezzo, poi si capisce l'allegria che cos'è.
domenica 8 marzo 2009
fatto
Pertanto, credo sia troppo presto per dire che è meglio quel che c'è stato di quel che ci sarà. Il fatto di accontentarsi del fatto di aver fatto quel che si è fatto non è roba per me. Non ancora. Preferisco ancora le cose che non ho ancora fatto, e le cose che non farò ma che mi capitaranno lo stesso, e il fatto di non sapere quel che sarà fatto di quel che ancora non è fatto.
Stiamo a vedere insomma, che tanto se poi la cosa non mi piacerà, ci sarà sempre tempo per dire: "quel che ho fatto l'ho fatto". Il passato non è ancora passato tutto quanto, c'è ancora tempo per cavarci fuori qualcosa di buono, per avere poi un buon passato da vedere quando si guarderà indietro. Poi. Bisogna ancora lavorare un bel po' prima di farsi un passato all'altezza del modo in cui tutti oggi rimpiangono e parlano del proprio passato. Bisogna dare un po' di contenuto alla forma vuota di questi discorsi vuoti su un passato che, se fosse per noi, inizierebbe troppo presto, quando ancora il futuro è troppo grande per starci tutto dentro all'idea del passato.
Stiamo a vedere insomma, che tanto se poi la cosa non mi piacerà, ci sarà sempre tempo per dire: "quel che ho fatto l'ho fatto". Il passato non è ancora passato tutto quanto, c'è ancora tempo per cavarci fuori qualcosa di buono, per avere poi un buon passato da vedere quando si guarderà indietro. Poi. Bisogna ancora lavorare un bel po' prima di farsi un passato all'altezza del modo in cui tutti oggi rimpiangono e parlano del proprio passato. Bisogna dare un po' di contenuto alla forma vuota di questi discorsi vuoti su un passato che, se fosse per noi, inizierebbe troppo presto, quando ancora il futuro è troppo grande per starci tutto dentro all'idea del passato.
giovedì 5 marzo 2009
aksdjhfhqbna
stasera penso cose. cose vuote, cose minuscole. come queste lettere. cose basse. poco importanti, come queste parole. vorrei sapere suonare il pianoforte, per poter decidere ogni tanto di non suonare. cosa vuol dire? non so. non sto pensando seriamente, anche se vorrei star pensando seriamente, per poter decidere, adesso, di non pensare più. le persone passano davanti, si fermano un istante, poi vanno e qualcuno, ma solo qualcuno, dopo torna. ecco, sì, questo mi pareva un buon pensiero. e se non buono, comunque vero. le cose vere non sono le cose buone, è vero, però sono vere. e non so più se queste cose abbiano un senso o no, se voglio che lo abbiano o no, se siano serie o ridicole.
sono serie e ridicole, come tutto quanto.
sono serie e ridicole, come tutto quanto.
mercoledì 4 marzo 2009
aggiornamenti
Aggiornamento di mercoledì 4 marzo. Ho scoperto che boffonchiare si scrive in realtà con una sola f, così: bofonchiare. Il che, naturalmente, lo rende meno pieno e soffice, e quindi praticamente inutilizzabile per i miei scopi.La notizia mi ha rattristato non poco, ma comunque non abbastanza da indurmi a smettere di bofonchiare.Solo, d'ora in poi lo farò con un po' meno gusto e tenendomi dentro una f ormai inutile ad ammorbidire alcunchè o chicchessia.
Certo, mi sarebbe di gran giovamento sapere cosa dovrei fare per poter dire di stare bofonchiando. Un significato, ecco, mi servirebbe un significato. Ed eccolo qui:
v.intr. e tr. (io bofónchio)
CO v.intr. (avere) borbottare, brontolare sbuffando: b. tra sé e sé | v.tr., dire borbottando: cosa stai bofonchiando?
Varianti: bifonchiare
Sì, direi che mi viene bene. Credo di non aver fatto altro in vita mia
Certo, mi sarebbe di gran giovamento sapere cosa dovrei fare per poter dire di stare bofonchiando. Un significato, ecco, mi servirebbe un significato. Ed eccolo qui:
v.intr. e tr. (io bofónchio)
CO v.intr. (avere) borbottare, brontolare sbuffando: b. tra sé e sé | v.tr., dire borbottando: cosa stai bofonchiando?
Varianti: bifonchiare
Sì, direi che mi viene bene. Credo di non aver fatto altro in vita mia
lunedì 2 marzo 2009
boffonchiare
Non avevo mai fatto caso fino a ora a quanto sia bella la parola "boffonchiare".
Bella piena e soffice. Morbida. Boffonchiare.
Boffonchiamo tutti insieme
Bella piena e soffice. Morbida. Boffonchiare.
Boffonchiamo tutti insieme
somiglianze
Pensavo ieri notte che la mia gatta e io non ci assomigliamo proprio per niente.
Tanto per cominciare, lei ha quei baffi lunghi lunghi che gli escono fuori dal muso, cosa che io, per fortuna, non ho. Anche se è vero che spesso non mi faccio la barba per qualche giorno e un po' di baffi crescono pure a me.
Seconda cosa, la mia gatta miagola, mentre io, al limite, quando devo dire qualcosa parlo. Anche se è vero che io non è che parli molto spesso, e neppure la mia gatta miagola molto spesso, tranne quando ha bisogno di aiuto per i suoi bisogni fondamentali tipo mangiare, uscire a far pipì o farsi grattare dietro le orecchie.
Comunque, la mia gatta passa le sue giornate a dormire e le notti a gironzolare, mentre di solito io faccio esattamente il contrario. Anche se è vero che ogni tanto pure io sto in giro di notte e mi capita anche di buttarmi sul divano dopo pranzo.
No, la mia gatta e io non ci assomigliamo per niente, anche se in fondo un po' ci assomigliamo. La differenza più grande, secondo me, è che mentre io vorrei essere come un gatto, la mia gatta non ci pensa nemmeno a voler essere come me. E anche per questo io vorrei essere come lei, per essere soddisfatto del fatto di essere quel che sono e infischiarmene degli altri e non voler assomigliare a nessuno. Assomigliare a qualcuno...roba da cani e da padroni, quella..
Tanto per cominciare, lei ha quei baffi lunghi lunghi che gli escono fuori dal muso, cosa che io, per fortuna, non ho. Anche se è vero che spesso non mi faccio la barba per qualche giorno e un po' di baffi crescono pure a me.
Seconda cosa, la mia gatta miagola, mentre io, al limite, quando devo dire qualcosa parlo. Anche se è vero che io non è che parli molto spesso, e neppure la mia gatta miagola molto spesso, tranne quando ha bisogno di aiuto per i suoi bisogni fondamentali tipo mangiare, uscire a far pipì o farsi grattare dietro le orecchie.
Comunque, la mia gatta passa le sue giornate a dormire e le notti a gironzolare, mentre di solito io faccio esattamente il contrario. Anche se è vero che ogni tanto pure io sto in giro di notte e mi capita anche di buttarmi sul divano dopo pranzo.
No, la mia gatta e io non ci assomigliamo per niente, anche se in fondo un po' ci assomigliamo. La differenza più grande, secondo me, è che mentre io vorrei essere come un gatto, la mia gatta non ci pensa nemmeno a voler essere come me. E anche per questo io vorrei essere come lei, per essere soddisfatto del fatto di essere quel che sono e infischiarmene degli altri e non voler assomigliare a nessuno. Assomigliare a qualcuno...roba da cani e da padroni, quella..
sabato 28 febbraio 2009
tutto qui
Non capisco proprio chi dice che non si può aver tutto dalla vita. Io, per esempio, ho provato a cercare altrove, ma vi assicuro che è impossibile. Se si vuole tutto, è dentro alla vita che bisogna guardare. Perchè anche se per puro caso uno riuscisse a metter la testa fuori, forse troverebbe tutto, è vero, ma difficilmente se ne accorgerebbe. Io sconsiglio chiunque di mettere la testa fuori dalla vita, dove diventa difficile persino respirare, camminare, vivere o cose così. E, dopotutto, sarebbe uno sforzo vano, perchè sono sicuro che tutto quello che si può volere è già qua dentro, dove si respira, si cammina e si vive senza problemi. Il vero problema, semmai, è che il posto qui è troppo grande per riuscire a cercare proprio dappertutto, in ogni angolo, sotto ogni tappeto, in cima a ogni montagna, in fondo a ogni mare, dietro ogni stella, e via dicendo. E quello che uno cerca, quando uno cerca tutto, è sempre ben nascosto, anche se lo si trova ovunque. Perchè per ogni posto in cui lo si cerca e magari lo si trova, ci sono contemporaneamente un'infinità di posti in cui non lo si sta cercando, è c'è da scommetterci che quello che uno cerca, anche quando lo trova, rimane sempre comunque anche altrove.
mercoledì 25 febbraio 2009
conti
Dunque si torna al nucleare, a quanto pare. Appunto, a quanto pare. Perchè per fortuna poi la realtà è un'altra cosa. La miglior motivazione per il ritorno al nucleare è stata "ma tanto ce l'hanno già in Francia. Se succede un incidente lì è come se succedesse qui". Bella. Ottima ragione, direi.
Comunque, per fortuna, la realtà è un'altra cosa. Al nucleare non si torna. Non conviene a nessuno, a parte quei due o tre gruppi che hanno intenzione di investirci. Se le centrali saranno pronte per il 2020, l'energia nuclera sarà già preistoria. Ed è vero che noi siamo l'Italia, e quindi andiamo sempre nella direzione opposta agli altri (preferibilmente all'indietro quando gli altri vanno avanti), ma c'è motivo di sperare che nel 2020 tra eolico e solare e altre fonti alternative ci si sarà lasciati il nucleare alle spalle.
Quello che non capisco è perchè nel considerare i rischi, seppur limitati, del nucleare si consideri solo la probabilità che si verifichi un incidente, e non quanto le conseguenze dell'incidente potrebbero influire nell'accettabilità di un rischio. Voglio dire, l'assunzione di un rischio è "razionale" non solo riguardo a un calcolo di probabilità e ai benefici che se ne traggono, ma anche (anzi, soprattutto)riguardo a cosa si sta rischiando.
La probabilità di rimanerci secco alla roulette russa è bassa, ma io non rischierei mai. La probabilità di smenarci 5 euro comprando un biglietto della lotteria è altissima, ma io me li gioco lo stesso.
E il nucleare? Certo, la probabilità che non succeda niente è molto, molto alta (forse più che nella lotteria). Ma cosa si sta rischiando? Secondo me, non conviene giocare, poi però fate come volete eh.
Comunque, per fortuna, la realtà è un'altra cosa. Al nucleare non si torna. Non conviene a nessuno, a parte quei due o tre gruppi che hanno intenzione di investirci. Se le centrali saranno pronte per il 2020, l'energia nuclera sarà già preistoria. Ed è vero che noi siamo l'Italia, e quindi andiamo sempre nella direzione opposta agli altri (preferibilmente all'indietro quando gli altri vanno avanti), ma c'è motivo di sperare che nel 2020 tra eolico e solare e altre fonti alternative ci si sarà lasciati il nucleare alle spalle.
Quello che non capisco è perchè nel considerare i rischi, seppur limitati, del nucleare si consideri solo la probabilità che si verifichi un incidente, e non quanto le conseguenze dell'incidente potrebbero influire nell'accettabilità di un rischio. Voglio dire, l'assunzione di un rischio è "razionale" non solo riguardo a un calcolo di probabilità e ai benefici che se ne traggono, ma anche (anzi, soprattutto)riguardo a cosa si sta rischiando.
La probabilità di rimanerci secco alla roulette russa è bassa, ma io non rischierei mai. La probabilità di smenarci 5 euro comprando un biglietto della lotteria è altissima, ma io me li gioco lo stesso.
E il nucleare? Certo, la probabilità che non succeda niente è molto, molto alta (forse più che nella lotteria). Ma cosa si sta rischiando? Secondo me, non conviene giocare, poi però fate come volete eh.
lunedì 23 febbraio 2009
mezze stagioni
Oggi, 23 febbraio, alle 4 del pomeriggio, in camera mia, ho ucciso la prima zanzara del 2009.
Mi sembrava importante registrarlo.
23 febbraio.
Ci sarebbe da rifletterci sopra.
Lo farò con le coccinelle che da un paio di mesi mi hanno invaso la casa.
Mi sembrava importante registrarlo.
23 febbraio.
Ci sarebbe da rifletterci sopra.
Lo farò con le coccinelle che da un paio di mesi mi hanno invaso la casa.
domenica 22 febbraio 2009
ascolto
Se solo il mondo sapesse ascoltare. Tacere. Ascoltare.
Se solo le persone sapessero ascoltare. Mettersi da parte, lasciar via se stessi,dare spazio a quello che c'è da sentire.
Se solo si potesse ascoltare in silenzio.
Il mondo non è muto, parla dappertutto, da sempre. Ma c'è sempre una voce troppo forte che non lascia sentire. Una voce troppo impegnata a dire "io", troppo attenta ad ascoltarsi per poter sentire quel discorso che non ha nè un "io" nè un "tu", ma che è solo il discorso di qualcosa che chiede di essere ascoltato. Niente di più. Forse però troppo, di questi tempi.
Se solo si potesse ascoltare, tacere. Sgonfiare la parola "io" finchè non rimane solo il suono del mondo.
Se solo le persone sapessero ascoltare. Mettersi da parte, lasciar via se stessi,dare spazio a quello che c'è da sentire.
Se solo si potesse ascoltare in silenzio.
Il mondo non è muto, parla dappertutto, da sempre. Ma c'è sempre una voce troppo forte che non lascia sentire. Una voce troppo impegnata a dire "io", troppo attenta ad ascoltarsi per poter sentire quel discorso che non ha nè un "io" nè un "tu", ma che è solo il discorso di qualcosa che chiede di essere ascoltato. Niente di più. Forse però troppo, di questi tempi.
Se solo si potesse ascoltare, tacere. Sgonfiare la parola "io" finchè non rimane solo il suono del mondo.
sabato 21 febbraio 2009
ego
Torno a casa dopo quattro giorni e la mia gatta che fa? Mi vede, sbadiglia, si avvicina alla finestra e miagola che vuole uscire a prendere aria. Così, completamente indifferente. Che io ci sia o non ci sia non le cambia la vita. C'era da aspettarselo. A volte penso che tutta la fatica che serve per conquistarsi un minimo di affetto da parte di un gatto sia una fatica vana. Non c'è mai un risultato, soltanto a volte la debole illusione che ci sia qualcosa di più profondo dietro il suo strofinarsi e rannicchiarsi e farsi grattare la pancia. Ma no, è solo egoismo. Puro egoismo felino. La mia gatta mi usa, questa è la verità. E mi usa perchè non c'è nessun altro disposto a tenerla in braccio sul divano mentre lei fa le fusa e dorme e si gongola nelle carezze. L'affetto non c'entra nulla. Le basta quello che riceve, non le serve darlo. Ma non ha assolutamente bisogno neppure di quello che riceve. E' contenta di prenderselo e di utilizzarlo per il suo sollazzo, ma se non c'è va bene lo stesso. Si dorme uguale, si mangia uguale, si gironzola di notte uguale.
Dio, quanto adoro i gatti...
Dio, quanto adoro i gatti...
lunedì 16 febbraio 2009
a/r
Me ne vado. Appena prima di tornare, me ne vado. Cioè, più che altro mi mandano via. Ma solo da qui a là, andata e ritorno. Perchè mi fanno anche tornare, dopo avermi mandato via. Quattro giorni, prima vado poi torno, chè fare il contrario sarebbe difficile, oltre che insensato. Più che difficile, direi anzi impossibile. Insensato e impossibile. Per questo ho deciso di non farlo, e di affidarmi ancora una volta al metodo tradizionale. Appunto, quello che prima si va e poi si torna. Sarà banale, ma è ancora il sistema più efficace e diffuso.
Vado a parlare a della gente, e a sentire della gente che mi parla. Ascolterò di certo cose più interessanti di quelle di cui parlerò. Ascolterò gente che parla meglio di come io parlerò. Magari io ascolterò meglio loro di come loro ascolteranno me. Beh, una cosa la posso dire di certo: chissenefrega. Chissenefrega di come mi ascoltano e di come parlano e di quanto meglio parlino. Questo però evito di dirlo, se mi ricordo. E se mi scappa di dirlo lo stesso, beh, chissenefrega. Anche questo però è meglio se evito di dirlo. E se mi scappa lo stesso, beh, chissenefrega di nuovo. Ho comunque già messo nella valigia i sacchetti per infilarci dentro la testa, così là al buio posso dire chissenefrega quante volte voglio senza essere visto.
Vado a parlare a della gente, e a sentire della gente che mi parla. Ascolterò di certo cose più interessanti di quelle di cui parlerò. Ascolterò gente che parla meglio di come io parlerò. Magari io ascolterò meglio loro di come loro ascolteranno me. Beh, una cosa la posso dire di certo: chissenefrega. Chissenefrega di come mi ascoltano e di come parlano e di quanto meglio parlino. Questo però evito di dirlo, se mi ricordo. E se mi scappa di dirlo lo stesso, beh, chissenefrega. Anche questo però è meglio se evito di dirlo. E se mi scappa lo stesso, beh, chissenefrega di nuovo. Ho comunque già messo nella valigia i sacchetti per infilarci dentro la testa, così là al buio posso dire chissenefrega quante volte voglio senza essere visto.
sabato 14 febbraio 2009
non sa/non risponde
Se becco quello che ha inventato S.Valentino...anzi, se becco S.Valentino in persona...!
Il significato della festa degli innamorati non mi è per niente chiaro. Si intende la festa delle persone che sono innamorate, o delle persone che sono innamorate le une delle altre?
Perchè se è solo la festa "degli innamorati", allora è la festa di tutti, o quasi tutti. Chi non è innamorato? Come si fa a non esserlo? A cosa pensa tutto il giorno uno che non è innamorato? Intendo a cosa pensa di importante, a cosa pensa fra le cose che vale la pena pensare...non lo so, non vedo come sia possibile.
Non serve stare insieme a qualcuno per poter dire di essere innamorati, proprio come non sempre si sta insieme a qualcuno perchè se ne è innamorati. E allora secondo me S.Valentino è la festa degli accoppiati ma anche degli scoppiati, dei soli e degli accompagnati,meglio se soli o se bene accompagnati. Ma dei male accompagnati no, san Valentino non è la loro festa. Male accompagnati sono i non innamorati che si accompagnano gli uni agli altri, per motivi diversi dall'amore, evidentemente. Perchè dopotutto essere innamorati è solo uno dei possibili motivi dell'accompagnarsi gli uni agli altri in quel modo in cui si accompagnano uno e una, insomma due, insomma quelli che si dicono "sì" e "sempre" e "mai" e "noi". Ho provato a pensare a un elenco, e non avete idea quanto sia lungo. Soldi, stabilità, sicurezza, amore, convenienza, paura del futuro, non sa/non risponde. E credo che l'ultimo sia il motivo più diffuso. O forse no, chi lo sa. Non lo so, non rispondo. Non voglio rispondere. Ma difficilmente si otterrebbero risposte sincere, se si chiedesse a qualcuno il perchè- Sì, il perchè di quella cosa lì insomma. Il perchè ci sia bisogno di stare insieme alle altre persone. E il perchè esserne innamorati non sia sufficiente. E sufficiente a cosa poi?
Il significato della festa degli innamorati non mi è per niente chiaro. Si intende la festa delle persone che sono innamorate, o delle persone che sono innamorate le une delle altre?
Perchè se è solo la festa "degli innamorati", allora è la festa di tutti, o quasi tutti. Chi non è innamorato? Come si fa a non esserlo? A cosa pensa tutto il giorno uno che non è innamorato? Intendo a cosa pensa di importante, a cosa pensa fra le cose che vale la pena pensare...non lo so, non vedo come sia possibile.
Non serve stare insieme a qualcuno per poter dire di essere innamorati, proprio come non sempre si sta insieme a qualcuno perchè se ne è innamorati. E allora secondo me S.Valentino è la festa degli accoppiati ma anche degli scoppiati, dei soli e degli accompagnati,meglio se soli o se bene accompagnati. Ma dei male accompagnati no, san Valentino non è la loro festa. Male accompagnati sono i non innamorati che si accompagnano gli uni agli altri, per motivi diversi dall'amore, evidentemente. Perchè dopotutto essere innamorati è solo uno dei possibili motivi dell'accompagnarsi gli uni agli altri in quel modo in cui si accompagnano uno e una, insomma due, insomma quelli che si dicono "sì" e "sempre" e "mai" e "noi". Ho provato a pensare a un elenco, e non avete idea quanto sia lungo. Soldi, stabilità, sicurezza, amore, convenienza, paura del futuro, non sa/non risponde. E credo che l'ultimo sia il motivo più diffuso. O forse no, chi lo sa. Non lo so, non rispondo. Non voglio rispondere. Ma difficilmente si otterrebbero risposte sincere, se si chiedesse a qualcuno il perchè- Sì, il perchè di quella cosa lì insomma. Il perchè ci sia bisogno di stare insieme alle altre persone. E il perchè esserne innamorati non sia sufficiente. E sufficiente a cosa poi?
mercoledì 11 febbraio 2009
semplice semplice
Il commento del paparatzi alla morte di Eluana Englaro è stato: "la vita non è un bene disponibile". Si può appena tollerare uno che dice una cosa così, ma che ci sia gente disposta a dargli ragione è molto, molto preoccpuante. Perchè la vita non dovrebbe essere un bene disponibile? Perchè me l'ha data Dio? Bene, allora chi crede in Dio, anzi, in quel Dio, considererà la propria vita come non disponibile, e si comporterà di conseguenza. Chi non crede in Dio, o in quel Dio, farà altre scelte, e disporrà della propria vita come meglio crede. Sono troppo ottuso io, o questa è una cosa semplice, chiara e banalmente vera? Il discorso morale finisce qui, non c'è nient'altro da aggiungere. Da qui in poi inizia il discorso politico e legislativo. Ora, bisogna decidersi una volta per tutte, e per questo il caso Englaro è così importante e simbolico. O viviamo in uno stato religioso, cattolico, in una teocrazia, e allora va bene, la vita non è disponibile per legge e per decreto divino, quindi non è disponibile per nessuno. Oppure viviamo in uno stato laico, uno stato di diritto, dove ognuno è libero di scegliersi i propri valori e la propria religione, di dare un proprio senso alla propria vita, con l'unico limite di non calpestare la liberà e i diritti altrui.
Il nostro governo ha scelto la prima strada, ed è una strada sbagliata. Ha obbedito alla Chiesa, anche se non lo ammetteranno mai (infatti è quasi ridicolo lo sforzo con cui i cattolici provano a inventarsi argomenti laici e razionali per dare un'apparenza di serietà alle loro posizioni).
Adesso, a me questo discorso sembra fin troppo elementare e scontato. Persino un bambino di cinque anni lo capirebbe. Non capisco su che basi si dia retta a chi dice il contrario. Anzi, quello che non capisco è: ma per gli italiani che votano questa gente è tanto difficile rendersi conto della mentalità medievale e arrogante che sta dietro a certe leggi?
Il nostro governo ha scelto la prima strada, ed è una strada sbagliata. Ha obbedito alla Chiesa, anche se non lo ammetteranno mai (infatti è quasi ridicolo lo sforzo con cui i cattolici provano a inventarsi argomenti laici e razionali per dare un'apparenza di serietà alle loro posizioni).
Adesso, a me questo discorso sembra fin troppo elementare e scontato. Persino un bambino di cinque anni lo capirebbe. Non capisco su che basi si dia retta a chi dice il contrario. Anzi, quello che non capisco è: ma per gli italiani che votano questa gente è tanto difficile rendersi conto della mentalità medievale e arrogante che sta dietro a certe leggi?
lunedì 9 febbraio 2009
furto
Le parole non hanno più il loro significato. Ce lo hanno rubato. E allora le parole non esistono più. Tolto qualunque senso, restano solo dei suoni vuoti, dei rumori. Senza significato non rimane più niente. Non rimane neppure la cosa più importante di tutte, la possibilità di distinguere il torto dalla ragione, il giusto dallo sbagliato; perchè non si sa più di cosa si stia parlando quando si dice che una cosa è giusta e l'altra e sbagliata. Cosa sia una cosa e cosa sia l'altra. Rubarci le parole è la mossa più furba e pericolosa che possa fare chi sa di non poter avere ragione.
Basta guardare quello che hanno fatto alla libertà, maltrattata dall'ignoranza, dalla religione, da tutto quello che va contro e offende l'intelligenza delle persone. La libertà non esiste più, perchè la parola "libertà" ci è stata appena rubata. Se chi si oppone alla libertà di scegliere sulla propria vita e propria morte inizia impunemente ad autoproclamarsi portatore di libertà e, peggio ancora, trova gente che gli presta ascolto, allora sparisce la possibilità di capire da quale parte stia la libertà, da quale parte stia il giusto e da quale lo sbagliato. Sparisce la libertà stessa, perchè non c'è più la possibilità di intendersi l'un l'altro quando si usa questa parola.
C'è chi dice di voler difendere la libertà contro l'ingerenza dello Stato, e lo fa attraverso una legge dello Stato che vieta a tutti noi di scegliere liberamente se venire intubati e nutriti artificialmente. Se la libertà diventa questa cosa qui, allora la libertà non esiste più. Peggio, la libertà diventa la stessa cosa dell'imposizioni, un valore buono si confonde con un valore cattivo. Quello che era sbagliato cessa di esserlo, perchè il giusto e lo sbagliato spariscono insieme ai significati che queste parole avevano.
Norberto Bobbio diceva che il libro più prezioso di cui si dispone in tempi di crisi culturale è un buon dizionario. Forse è ora di ricominciare a sfogliarlo, per provare a insegnare a chi vende fumo e religione il significato delle parole che una volta si potevano liberamente usare.
Basta guardare quello che hanno fatto alla libertà, maltrattata dall'ignoranza, dalla religione, da tutto quello che va contro e offende l'intelligenza delle persone. La libertà non esiste più, perchè la parola "libertà" ci è stata appena rubata. Se chi si oppone alla libertà di scegliere sulla propria vita e propria morte inizia impunemente ad autoproclamarsi portatore di libertà e, peggio ancora, trova gente che gli presta ascolto, allora sparisce la possibilità di capire da quale parte stia la libertà, da quale parte stia il giusto e da quale lo sbagliato. Sparisce la libertà stessa, perchè non c'è più la possibilità di intendersi l'un l'altro quando si usa questa parola.
C'è chi dice di voler difendere la libertà contro l'ingerenza dello Stato, e lo fa attraverso una legge dello Stato che vieta a tutti noi di scegliere liberamente se venire intubati e nutriti artificialmente. Se la libertà diventa questa cosa qui, allora la libertà non esiste più. Peggio, la libertà diventa la stessa cosa dell'imposizioni, un valore buono si confonde con un valore cattivo. Quello che era sbagliato cessa di esserlo, perchè il giusto e lo sbagliato spariscono insieme ai significati che queste parole avevano.
Norberto Bobbio diceva che il libro più prezioso di cui si dispone in tempi di crisi culturale è un buon dizionario. Forse è ora di ricominciare a sfogliarlo, per provare a insegnare a chi vende fumo e religione il significato delle parole che una volta si potevano liberamente usare.
sabato 7 febbraio 2009
rassegnato
Sono sempre più schifato da questo Paese. Non riesco neppure più a essere arrabbiato, solo rassegnato, Rassegnato all'arroganza e soprattutto all'ignoranza di chi ci governa, di chi crede di poter decidere anche sulla vita e sulla morte di persone che non conosce, forse per il suo delirio di onnipotenza di sostituirsi al padreterno. Si è sempre occupato di televisioni e del modo di restare fuori di galera, adesso fa discorsi sull'eutanasia e sulla bioetica senza mai aver saputo cosa fosse. Un omuncolo come quello non sarebbe al governo in nessun altro Paese. Si è sempre riso sopra la sua superficialità e le sue barzellette, adesso la sua superficialità la iniziamo a pagare molto cara. Oggi è una donna in un letto d'ospedale, ma tra un po' potrebbe toccare a ognuno di noi. Non capisco davvero. Non capisco cosa ci sia nella testa di chi lo vota, non capisco a quante cose si possa ancora passare sopra prima di rendersi conto con chi si sta avendo a che fare. Non sono più arrabbiato, solo rassegnato a vivere in un paese come questo, dove chi ci governa pretende di prendere il posto del papà di una donna che non conosce, disprezza il suo dolore, mette la propria persona davanti a tutto, persino alla vita e alla morte di tutti noi. Perchè questa cosa riguarda tutti noi, che stiamo mettendo la nostra vita e la nostra morte nelle mani di un fanatico.
Rassegnato, sono davvero rassegnato.
Rassegnato, sono davvero rassegnato.
giovedì 5 febbraio 2009
capienza
Stavo facendo un rapido conto delle cose che non ho capito. In generale, intendo. Dalla matematica alla vita di tutti i giorni ai misteri dell'universo al funzionamento dei computer. Suppongo che fare il conto delle cose che non si capiscono sia molto più semplice che fare il conto delle cose che non si conoscono. Le cose che non capisco so che ci sono e quante sono, solo che non le capisco. Le cose che non conosco non so quante siano, altrimenti le conoscerei. A dire la verità, non credo che l'espressione "cose che non conosco" abbia senso. Cos'è una cosa che non conosco? Direi che ho trovato un'altra cosa che non capisco. O forse che non conosco. Insomma, non conosco o non capisco le cose che non conosco?
Ma poi mi chiedevo: per ogni cosa che esiste, esiste anche qualcuno che la conosce? Evidentemente no. Ci sono cose che esistono e nessuno ne sa niente. E ovviamente ci sono anche cose che esistono e che nessuno capisce. Poi però ci sono anche le cose che non esistono e qualcuno conosce. O, meglio , crede di conoscere. Per esempio dio, che è la cosa meno comprensibile e più conosciuta da tutti, pur non esistendo. Ma se uno conosce, o dice di conoscere, una cosa che non esiste, come fa a consocerla? Forse la conosce solo perchè crede di averla capita. In altri termini, io ho capito il concetto di dio, quindi lo conosco. Cioè, la mia conoscenza di dio mi deriva dalla comprensione del concetto, non dalla sua esistenza.
E' molto più semplice, credo, per quelli come me, che non avendo nè capito nè conosciuto dio, non devono neppure perdere tempo a chiedersi se esista. Al limite si farà vivo lui, il mio numero è sull'elenco
Ma poi mi chiedevo: per ogni cosa che esiste, esiste anche qualcuno che la conosce? Evidentemente no. Ci sono cose che esistono e nessuno ne sa niente. E ovviamente ci sono anche cose che esistono e che nessuno capisce. Poi però ci sono anche le cose che non esistono e qualcuno conosce. O, meglio , crede di conoscere. Per esempio dio, che è la cosa meno comprensibile e più conosciuta da tutti, pur non esistendo. Ma se uno conosce, o dice di conoscere, una cosa che non esiste, come fa a consocerla? Forse la conosce solo perchè crede di averla capita. In altri termini, io ho capito il concetto di dio, quindi lo conosco. Cioè, la mia conoscenza di dio mi deriva dalla comprensione del concetto, non dalla sua esistenza.
E' molto più semplice, credo, per quelli come me, che non avendo nè capito nè conosciuto dio, non devono neppure perdere tempo a chiedersi se esista. Al limite si farà vivo lui, il mio numero è sull'elenco
martedì 3 febbraio 2009
medioevo italia
Dunque è apparsa una madonna, in Piemonte. La madonna di Medjugorie. E' andata in trasferta. In realtà non è che sia proprio apparsa, come il titolo che ho letto sembrava lasciare intendere. E' solo una veggente che è andata in trasferta in Piemonte, e a quanto pare la madonna appare solo a lei. Pare che appare, insomma, anche se non pare che appaia a tutti, a quanto pare. I pellegrini si sono radunati tutti in chiesa, e all'apparire della veggente a quanto pare è apparsa puntuale anche la madonna. Nostra signora dell'abracadabra.Pareva quasi che non c'era, ma a quanto pare c'era. O così pare.
Quasi nello stesso istante, vicino a Lecco, un gruppo di invasati cattolici si è radunato fuori da un ospedale e ha cercato di impedire a un'ambulanza di trasferire Eluana Englaro in una clinica, dove se dio vuole finalmente verrà lasciata morire in santa pace. Eluana Englaro, se qualcuno ancora non lo sapesse, è un corpo morto cui da diciassette anni vengono fatte ingerire con la forza delle specie di alimenti per far sì che la sua respirazione continui, come quella dei vegetali. La cosa peggiore che possa capitare a una persona, insomma. Sembrava impossibile, e invece eccolo qui, un destino peggiore della morte stessa, perchè è come essere morti, solo senza quel rispetto e quel silenzio che ai morti è concesso.
Poche ore dopo, un bel po' di politici di destra e sinistra e sopra e sotto hanno chiesto che il governo facesse qualcosa per salvaguardare la sacralità della vita umana che, come dimostrano i recenti esperimenti scientifici, non appartiene a noi uomini, ma solo a Dio, ed è Dio che deve decidere. Anzi, non proprio Dio in persona, a dir la verità, perchè non tutti sentono la Sua voce. Lui parla in privato solo ai veggenti, al papa, ai vescovi, quasi come la madonna. Poi gli illuminati ci riferiscono e noi dobbiamo obbedire, perchè recenti esperimenti scientifici hanno dimostrato che Dio esiste e i vescovi lo vedono.
Quindi non è che uno abbia voce in capitolo quando deve decidere per sè. Bisogna prima consultarsi con i veggenti. Sentire cosa riferiscono ai veggenti da lassù, poi eseguire. Fare le leggi, minacciare gli ospedali, far soffrire le persone. Insomma, qualunque cosa, basta che si lasci decidere a Dio. E' scientificamente provato che credere in Dio ci farà andare tutti in Paradiso, anche quelli che non ci vogliono andare.
Il medioevo continua...
Quasi nello stesso istante, vicino a Lecco, un gruppo di invasati cattolici si è radunato fuori da un ospedale e ha cercato di impedire a un'ambulanza di trasferire Eluana Englaro in una clinica, dove se dio vuole finalmente verrà lasciata morire in santa pace. Eluana Englaro, se qualcuno ancora non lo sapesse, è un corpo morto cui da diciassette anni vengono fatte ingerire con la forza delle specie di alimenti per far sì che la sua respirazione continui, come quella dei vegetali. La cosa peggiore che possa capitare a una persona, insomma. Sembrava impossibile, e invece eccolo qui, un destino peggiore della morte stessa, perchè è come essere morti, solo senza quel rispetto e quel silenzio che ai morti è concesso.
Poche ore dopo, un bel po' di politici di destra e sinistra e sopra e sotto hanno chiesto che il governo facesse qualcosa per salvaguardare la sacralità della vita umana che, come dimostrano i recenti esperimenti scientifici, non appartiene a noi uomini, ma solo a Dio, ed è Dio che deve decidere. Anzi, non proprio Dio in persona, a dir la verità, perchè non tutti sentono la Sua voce. Lui parla in privato solo ai veggenti, al papa, ai vescovi, quasi come la madonna. Poi gli illuminati ci riferiscono e noi dobbiamo obbedire, perchè recenti esperimenti scientifici hanno dimostrato che Dio esiste e i vescovi lo vedono.
Quindi non è che uno abbia voce in capitolo quando deve decidere per sè. Bisogna prima consultarsi con i veggenti. Sentire cosa riferiscono ai veggenti da lassù, poi eseguire. Fare le leggi, minacciare gli ospedali, far soffrire le persone. Insomma, qualunque cosa, basta che si lasci decidere a Dio. E' scientificamente provato che credere in Dio ci farà andare tutti in Paradiso, anche quelli che non ci vogliono andare.
Il medioevo continua...
lunedì 2 febbraio 2009
meteo
Le previsioni del tempo prevedono il tempo, ma di solito hanno la vista un po' appannata. A volte sono abbagliati dal troppo sole, e non vedono che il tempo sarà bello. A volte hanno problemi a scrutare il tempo attraverso la pioggia, e non riescono a vedere che pioverà. Ma c'è una circostanza in cui le previsioni non sbagliano mai. Quando le previsioni sono brutte. Se senti le previsioni che dicono che ci sarà il sole, allora non c'è modo di sapere che tempo farà (almeno per le previsioni italiane). Stesso discorso quando le previsioni prevedono pioggia o deboli precipitazioni. Ma quando dicono che nevica non c'è proprio storia, la neve arriva puntuale. Azzeccano pure i centimetri che cadranno e l'ora in cui smetterà. Dev'essere più semplice prevedere la neve, suppongo. Allora gradirei che adesso quelli delle previsioni prevedessero che questa è stata l'ultima nevicata di questo inverno schifoso, che segue direttamente un autunno schifoso e un'estate schifosa e probabilmente precederà una primavera altrettanto schifosa come schifose saranno tutte le stagioni a venire.
Parlo del tempo, ovviamente. O no?
Parlo del tempo, ovviamente. O no?
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