lunedì 21 marzo 2011
pacifico
domenica 20 marzo 2011
lì
Ti chiederò dove hai messo il mio silenzio, e tu mi sussurrerai la risposta nell’orecchio, piano, con un soffio di voce che filtra tra le labbra socchiuse. Una risposta troppo debole per essere sentita. E tenderò l’orecchio più vicino a te, per sentirti meglio, e tu mi ripeterai la risposta e ancora io non riuscirò a sentirti. E mi farò ancora più vicino, appoggiando l’orecchio sul tuo labbro, e ti chiederò di sussurrarmelo ancora un volta. E tu di nuovo socchiuderai le labbra, e io sentirò il vento della tua voce che mi accarezza l’orecchio, e mi accorgerò solo allora che quel soffio è solo aria senza suono, che nessuna parola è mai uscita dalla tua bocca, e quel che non sentivo era quel che non poteva essere udito. E mi accorgerò allora che il mio silenzio, proprio quello di cui ti chiedevo, che il mio silenzio è lì con te, al sicuro.
giovedì 3 marzo 2011
freddi
È tornato il freddo, cane pungente polare. Penserò a questo freddo porco se mai in Australia mi dovesse capitare di avere nostalgia di questo Paese cane porco, e la malinconia lascerà il passo a un sospiro di sollievo.
E poi penserò a questo Paese che è il peggior Paese del mondo, venduto al fumo del miglior offerente. Venduto perché volontariamente vendutosi al gusto dell’apparenza scambiata per sostanza, dell’arroganza scambiata per forza, della prepotenza scambiata per potere. Paese povero di soldi e di spirito e di speranza, e povero di soldi proprio perché povero di spirito e di speranza. Paese di nulla, con una nullità al governo e una nullità all’opposizione, con il nulla più assoluto nella testa della gente che ancora si ostina a credere al nulla di questo Paese
Penserò al freddo, sì, ma non al freddo di questa sera nevosa di inizio marzo. Penserò al freddo che questo Paese mafioso perdente ammuffito ha dentro. Questo Paese che ha barattato il senso del dovere e la moralità con il moralismo superficiale e sporco e mafioso del suo marcio retroterra cattolico, di un Vaticano che lo governa in quel modo mafioso che neanche la mafia è mai stata capace di imitare, succhiando il sangue i soldi e l’intelligenza a un popolo di pecoroni infiacchiti che si fa lustro degli artisti e geni della propria storia per nascondere dietro ai loro nomi rari e luccicanti tutta l’ignoranza e l’arroganza e l’ottusità che ci rendono quel che siamo, italiani, l’etichetta più vergognosa che uno si potrebbe portare dietro.
Penserò a questo freddo glaciale in Australia, o in qualunque altra parte del mondo finirò. E mi scapperà anche un mezzo sorriso, forse per via di quella sottile sensazione di essermi messo in salvo.
mercoledì 23 febbraio 2011
dove c'era
A giugno dunque vado in Australia, ed è come cambiare vita. Il nord col sud, il giorno con la notte, l’estate con l’inverno, il là con il qua.
E la solitudine con l’amore.
Cambiare vita è la cosa migliore che potesse capitarmi. Solo che ci ho messo un bel po’ a imparare che cambiare vita non è una cosa che semplicemente può capitare, piombare sulla mia testa come un fulmine che cade dal cielo e mi dà la scossa. Per cambiare vita bisogna scegliere e buttarsi ad occhi chiusi dentro a qualcosa che ancora non si vede, che promette e minaccia insieme, che innaffia le speranze ma coltiva anche qualche paura. Ma che comunque cambia le cose, cambia la vita e la rende qualcosa di diverso. Qualcosa con più valore, su questo non ho dubbi. Insomma, “qualcosa”. Che di questi tempi è già qualcosa…mi regala un futuro dove finora c’era solo presente, mi regala il coraggio dove finora c’era solo angosciante attesa, mi regala aria fresca dove finora c’era solo una cappa soffocante di frustrazioni.
E l’amore dove c’era solitudine.
Partire è la cosa migliore che uno può fare, quando sembra che non ci sia altro da fare, che tutto quello che si doveva fare lo si sia fatto e niente ormai sia più nelle proprie mani. E invece no, io parto e tutto torna d’improvviso nelle mie mani, il mio potere su me stesso e su quello che mi capiterà. Le mie mani diventano lo strumento con cui so che dovrò modellare il mio futuro, le mie mani sono ciò con cui scaccerò i fantasmi quando penderanno sulla mia testa e proveranno a offuscarmi la vista. Con le mie mani, e solo con loro, farò tutto.
E con le mie mani, soprattutto, terrò stretto il mio amore. Proprio qui, dove c’era solitudine.
lunedì 14 febbraio 2011
aeroporti
Oggi c’era un’atmosfera tristissima all’aeroporto. Ma sono state due settimane pienissime, come il tempo che verrà. E presto l’aeroporto sarà di nuovo il posto dell’attesa, del ritorno, del nuovo inizio.
Dev’essere la mancanza di sonno che l’ultima notte in bianco mi ha lasciato in eredità a farmi vedere tutto un po’ più grigio di come in realtà è, e persino un po’ più grigio di questo cielo che oggi ha reso tutto ancora più difficile.
Ma le cose sono diverse da come mi sono sembrate oggi, questo lo so. Le cose sono migliori. Ora lo sono. Da un po’ di tempo lo sono.
Appena in tempo, sono migliorate, prima che io sprofondassi.
Sono qui in attesa. E questo è già qualcosa. Anzi, questa attesa per me adesso è tutto. Tutta la mia vita sta in questa breve e lunghissima attesa di un ritorno.
Perché la cosa bella è questa: che gli aeroporti sono anche i luoghi dei ritorni.
martedì 25 gennaio 2011
sfighe
C’è una strana coincidenza: che ogni volta che mi auguro che qualcuno muoia, quello continua a vivere. Sto iniziando a pensare che forse sono io che porto sfiga. Dovrei smetterla di lanciare maledizioni a destra e manca, perché mi sa che qui tutti se ne sbattono le palle di quello che gli auguro e continuano a vivere a morire quando fa comodo a loro.
Ho appena letto che qualcuno ha trafugato la tomba di Mike Buongiorno. Non sono sicuro sia così. È già successo una volta che sono andati al sepolcro e han scoperto che non c’era più il corpo, poi alla fine è saltato fuori che era risorto. Vedrete che è così anche con Mike, lo so già guarda, è la mia solita sfiga. Ho fatto anni ad augurarmi che quel rincoglionito crepasse, anche perché se noi italiani siamo così rincoglioniti e votiamo ancora Berlusconi molta della colpa è sua. Poi a un certo punto avevo iniziato a perdere le speranze, perché quello era di quella razza di gente che non muore mai, come i vermi o Dio o Elvis. E proprio quando inizio a perdere le speranze e a non pensarci più, quello schiatta. Non faccio in tempo ad abituarmi all’idea e a celebrare il lieto evento (che è talmente lieto che le celebrazioni durano anni), che salta fuori che il morto non c’è più. Spero davvero si tratti di un furto di qualche setta satanica, perché se lo vedo in giro di nuovo a menarsela con la storia che lui è americano e che è stato prigioniero di guerra e che Berlusconi non ha mai licenziato nessuno e che è risorto, giuro che vado alla Ruota della Fortuna e gli rubo tutte le vocali.
Bah, che sfiga che ho di questi tempi…
mercoledì 12 gennaio 2011
per dove?
Ho tanta paura, anche se di tante cose di cui ho paura non riesco a vedere il volto. Ho paura di perdere la persona che amo per colpa della lontananza, o meglio per colpa di quello che la lontananza potrebbe comportare, e ho paura di non trovare un lavoro, o forse solo quella di non trovare un lavoro adeguato, un lavoro all’altezza delle mie aspettative. Ho paura di non poter essere indipendente. E queste sono forse le sole paure che riconosco, che vedo, che capisco. Di tutto il resto non vedo nulla, sento solo un’angoscia che ogni tanto sale fino alla gola come se ci dovessi annegare dentro. È la paura di non sapere esattamente quali sono e quali saranno le mie paure. Di non vedere davvero tutti gli aspetti e i lati oscuri di questa situazione e di non essere in grado di gestirli il giorno che mi si pareranno davanti.
Qualcuno mi sa dire, esattamente, in quale direzione si sta andando? Da che parte è, di preciso, questa Australia?
lunedì 27 dicembre 2010
adieu
Iniziato e finito senza un lavoro preciso, ma con il regalo più bello che uno possa aspettarsi, proprio sul finire, in questi ultimi mesi che sono bastati a riempire di promesse il 2011. A farmi chiudere il capitolo con un sorriso.
Sono innamorato, e questa è l’eredità più bella del 2010. L’unica importante eredità, insieme all’anno in più che adesso ho e che un bel giorno avrà il suo peso, quando mi deciderò a credere che gli anni sono importanti, che invecchiare è brutto, che era meglio prima.
Ma non ora, quest’anno che pian piano si prosciuga alla luce del 2011 mi lascia indifferente. Perché mentre lui se ne va, il suo regalo più bello resta qui con me, e mentre lui finisce, qualcosa non smette di iniziare .
Sono innamorato, e il resto sono solo stupide vuote inutili cose che succedono, anni che passano, calendari che girano.
Sono felice, nonostante te, anno vecchio che non ce l’hai fatta a farmi invecchiare e morire con te. Passa via in silenzio e seppellisciti nel mio passato, dove per un pezzo non guarderò più, se non per sorridere di tutte le scelte e le coincidenze che mi hanno portato oggi ad avere questo sorriso che non se ne andrà più via.
martedì 21 dicembre 2010
cambio
va beh, sto divagando come al solito per evitare di arrivare al punto e di dire quello che dovrei dire.
Allora, dicevo, credo di essere arrivato al punto in cui qualcosa va chiuso e qualcos'altro va aperto. Non è che voglia spendere troppo tempo a capire cosa si stia chiudendo, non credo sia rilevante. E anche per quello che si apre, c'è poco da capire, solo da aspettare e vedere che succede, o cosa combino.
Sono troppo scostante in questi giorni, non sopporto niente e nessuno in certi momenti, e subito dopo vorrei avere tutti intorno e vorrei buttarmi in cento cose diverse. Forse dovrei preoccuparmi. In effetti sì, mi preoccupo, ma poi mi accorgo che ci sono altre cose ben più importanti di cui preoccuparmi, e lascio me stesso e il mio umore ai margini della mia considerazione. Non posso preoccuparmi di me e contemporaneamente anche delle cose che mi riguardano o mi succedono o potrebbero succedermi. Allora scelgo di preoccuparmi solo delle possibilità che si aprono e si chiudono e si nascondo e sbucano fuori a un certo punto inaspettate. E' anche divertente, perchè non ci si annoia mai, ogni giorni ho mille buoni motivi per bestemmiare e ogni tanto anche qualche buon motivo per essere fiducioso.
Comunque niente, ora vediamo. Intanto cambio vita, poi si vedrà il resto.
martedì 7 dicembre 2010
più in là..
Penso a quante contraddizioni potrebbe leggere in queste righe una persona che non è mai stata innamorata. Una persona che non riesce a capire che le cose possono essere semplici e complicate, vecchie e nuove, veloci e lente allo stesso tempo. Eppure è così ovvio.
La più grande scoeperta di questi giorni è che le cose complicate possono essere belle, piacevoli, leggere. Sì, credo che il periodo più complicato della mia vita sia anche il più felice. Vorrei che non finisse mai, ma solo perché non so cosa c’è di là. Forse c’è ancora più felicità, ancora più serenità, e per questo mentre vorrei che non finisse, lavoro perché finisca al più presto. Forse perché mentre si è innamorati non si può far altro che pensare che più avanti lungo la strada, qualunque cosa succederà, non ci potrà che essere felicità.
Vediamo che succede, mentre faccio di tutto perché succeda…
giovedì 25 novembre 2010
attese e no
Uno dei progetti su cui ho lavorato tutta l’estate forse non è andato a buon fine. Per ora è solo una mezza notizia. Non confermata. Di quelle che ti aiutano ad attutire il colpo della caduta mettendoci un ripiano intermedio dove atterri con meno violenza, prima di tornare a precipitare verso quella risposta che temo, che prevedo, laggiù sul fondo.
E allora devo rifugiarmi nelle cose che aspetto, che spero. E in chi aspetto e nello stesso tempo c’è.
Fa freddo qui, credo sia iniziato oggi un inverno che sarà lungo e pieno di tante cose. Credo che attraversò tutti gli stati d’animo possibili in questo inverno, dai più belli ai più brutti, dai più alti ai più bassi.
Le cose mi tradiscono, le aspettative mi tradiscono, i progetti mi tradiscono. E spesso anche le persone mi tradiscono. Forse una di loro no. Forse.
Non voglio più aspettare, sperare, temere, prevedere niente. Voglio vivere di quello che c’è, oggi, adesso. Voglio che ogni giorno sia una casellina senza nessun collegamento con quella prima o quella dopo. Voglio non avere domande in attesa di risposta. E non voglio neppure risposte. Voglio solo affermazioni, dati di fatto, cose reali, che non rispondano a nulla, che non riempiano nessun punto interrogativo e nessuna attesa, ma che esistano per se stesse e bastino a se stesse.
Voglio abbracci, carezze, cose su cui richiudermi per non avere più niente da aspettare o da temere, solo da vivere e da sentire.
domenica 21 novembre 2010
vorrei
Vorrei restare per sempre in un posto solo
per ascoltare il suono del tuo parlare
e guardare stupito il lancio, la grazia, il volo
impliciti dentro al semplice tuo camminare
e restare in silenzio al suono della tua voce
o parlare, parlare, parlare, parlarmi addosso
dimenticando il tempo troppo veloce
o nascondere in due sciocchezze che son commosso.
Vorrei cantare il canto delle tue mani,
giocare con te un eterno gioco proibito
che l' oggi restasse oggi senza domani
o domani potesse tendere all' infinito
giovedì 18 novembre 2010
eccola, forse
Se toccasse a me scegliere di essere o non essere felice, mi sembra quasi che ora mi basterebbe allungare una mano e prendere tutta la felicità che mi serve. Ma tocca davvero a me? Non mi pare possibile, non è mai stato così, così semplice, veloce, perfetto. Ma se la felicità si può vedere anche dentro alle nuvole e alla pioggia di questo novembre più grigio del grigio, allora che sia davvero lei quella cosa che vedo qui davanti e che quasi sembra rincorrermi mentre io, chissà poi perchè, scappo via?
Io credo che forse stavolta mi lascerò prendere, che certe fughe e certi nascondigli non fanno più per me...
lunedì 15 novembre 2010
perfect
Most of all, the person I spent this day with is perfect."
venerdì 5 novembre 2010
troppo vera
Ma non c'entrano nulla tutte queste cose.
Questa è un'altra stanchezza.
E' la stanchezza delle parole, l'incapacità di dar loro quel senso che avevano, che consolava che rapiva che incendiava.
Spente, bagnate dall'usura, raffreddate, moribonde se non morte di già, questo sono diventate le parole. Perso per sempre, o forse per ora, ma poco importa, importa solo che sia perso quell'odore dolce di zucchero filato, l'odore caldo che ti attira verso la bancarella dei dolci al mercato, e verso le parole nei momenti di solitudine.
Questa è una sera troppo strana per essere vera, ma forse anche qui dentro ci sono parole senza più il sapore di zucchero che sono morte senza che io le abbia potute salvare. E bisogna pulire dal loro sangue, ora che è ormai freddo e secco. E' solo una sera troppo vera, ecco tutto.
Vorrei avere qui vicino persone che se ne vanno non appena non le voglio più. So bene i loro nomi e cognomi, e le vorrei qui tutte adesso, ma solo per poco.
Non so più neanche io cosa sto dicendo, ma non conta, perché sono solo parole senza sangue, senza senso.
Dev'essere quella stanchezza, lo sento. Ma non importa neanche questo, perché è una stanchezza che non si può chiamare per nome, almeno finché le parole che conoscevo non tornano, con nomi nuovi che non ho ancora conosciuto.
mercoledì 27 ottobre 2010
racconti
sabato 16 ottobre 2010
nuovo
Alcune cose sono cambiate.
Alcune cose che c'erano non ci sono più.
Alcune cose che non c'erano, ora ci sono.
Alcune cose continuano a esserci, ma diverse da com'erano. Tanto che non capisco più se siano sempre loro, o se siano altre cose con solo lo stesso nome.
Alcune cose, invece, hanno cambiato solo il nome, ma sono sempre loro e sempre uguali a com'erano.
Ma quello cui dare valore, che cos'è? E' quello che resta, quello che cambia o quello che se ne va? O il nuovo che arriva? Forse il valore è una cosa indipendente. Alcune cose sono importanti e vitali anche se durano un attimo, se arrivano e passano via quasi senza neanche accorgertene. E forse altre non contano nulla anche se sono sempre lì e ti accompagnano sempre. O forse tutto il valore sta solo nelle cose nuove, perchè sono le uniche che ti danno la sensazione, o l'illusione (fa lo stesso), che il mondo e la tua vita vadano avanti e vadano in una direzione ben precisa, che c'è anche se non la vedi.
E allora aspettiamo il nuovo...
venerdì 24 settembre 2010
il tempo non c'è
Il tempo se n'è andato, e mi ha lasciato solo. Una volta, mi ricordo bene, il tempo lo possedevo, lo avevo tutto per me, ero io il suo padrone. Non è passato poi tanto tempo, solo fino a pochi mesi fa scrivevo e pensavo molto di più, non ogni giorno, ma quasi. Ma adesso quel tempo è passato, e quello che non è passato se ne è andato, e non sono più padrone del tempo, neanche di una misera parte.
Non fa niente, farò senza.
Senza il tempo, la vita fila via lo stesso, con la sola differenza che non me ne accorgo. Ma senza tempo si vive lo stesso, è questo che conta.
Mi fanno incazzare molte cose, molte persone. Altre cose mi fanno stare bene, nonostante tutto. E persino delle persone mi fanno stare bene, sì, proprio a me, che avevo perso fiducia nelle persone, adesso scopro che il bene può arrivare anche da loro, non solo dai gatti dai libri e dai ricordi.
Le persone, proprio loro...chi l'avrebbe mai detto?
mercoledì 8 settembre 2010
tecnicamente
Ora, Schifani. Se scrivo che è un mafioso poi magari uno legge e mi denuncia. Quindi non scrivo che Schifani è un mafioso. Tecnicamente. Schifani è solo uno che ha fatto consulenza a un mafioso per consentirgli di riciclare denaro di provenienza mafiosa senza essere beccato dalla guardia di finanza. Quindi tecnicamente Schifani non è un mafioso. Schifani è solo uno che dopo aver fatto consulenza a questo mafioso in un affare per cui il mafioso è stato condannato, si è iscritto al partito (Forza Italia) fondato da un tecnicamente mafioso (Dell'Utri) e da un tecnicamente non mafioso (Berlusconi). Non scrivo che Berlusconi è mafioso per lo stesso motivo prima. Comunque, Schifani adesso è il presidente tecnicamente non mafioso del Senato.
Che fa il PD? Lo invita alla propria festa. Perché? Non so, contentii loro... Però sorprendentemte gli elettori del PD, anziché accogliere con applausi e ovazioni il tecnicamente non mafioso Schifani, lo fischiano e lo invitano a levare le tende. Il PD è sgomento e condanna la cosa. Non si capacita della mancanza di spirito democratico dei propri elettori. Il PD non capisce. Il PD è un partito aperto. Il PD ama il confronto. Il PD rispetta l'avversario politico. Guccini lo diceva bene, il PD "si dichiara di sinistra e democratico, però amico di tutti, perché non si sa mai, e poi anche chi è di destra ha i suoi pregi e gli è simpatico".
L'episodio è molto simile a quello successo qualche giorno fa a Como con il tecnicamente (perché condannato) mafioso Dell'Utri, costretto a levare le tende dalla gente, che stranamente di accogliere con applausi e tappeti rossi un mafioso non ne voleva sapere. Anche lì gli organizzatori non si capacitavano, chiedevano perché la polizia non intervenisse a bloccare i contestatori, erano indignati da questa mancanza di rispetto.
I due episodi, a loro volta, sono molto simili a quelli successi oggi, sempre alla festa del PD a Torino, con il sindacalista della Cisl che è stato "invitato" a suon di fischi e fumogeni a levare le tende. Il PD condanna, Vendola condanna, tutti condannano. Il popolo non ha rispetto, non è democratico, non accetta il confronto.
L'idea che in questi casi la gente possa aver ragione non li sfiora minimamente. Loro non si capacitano. Non comprendono. Ma che loro non comprendano era già evidente, senza bisogno di questi episodi. Il Paese affonda da una parte, loro vivacchiano dall'altra. Per fortuna che succedono ancora cose come queste, per fortuna che c'è gente che fischia, che si indigna, che se potesse prenderebbe a randellate certi personaggi. Lo diceva bene quell'attore italiano di cui non ricordo il nome, premiato a Cannes qualche mese fa: gli italiani sono migliori di chi lo governa. Io non ci credevo, ma questi fatti un po' di speranza me la danno.
Io spero che prima o poi qualcuno di questi , se non con un duomo di milano magari con una mole antonelliana, che è anche più appuntita, riesca a fare comprendere a questi più o meno tecnicamente mafiosi, più o meno tecnicamente corrotti, più o meno tecnicamente politici, che cosa la gente intende con "rispetto" e "democrazia". Che applaudire chi ti ruba i soldi sotto gli occhi per costruirsi la sua stanza di potere dorata e vivacchiare in mezzo a puttane, mafiosi, vescovi, cocaina, festini, mentre tu guadagni 500 euro al mese, con un lavoro che oggi c'è e domani no, o mentre ricevi un calcio in culo dall'università devastata dai tagli e intanto con i soldi pubblici si finanziano i meeting di CL, o mentre aspetti per anni e anni di avere una cattedra nella scuola pubblica dove per risparmiare sugli insegnanti si fanno classi di 35 persone ma il governo dà 800 000 euro alla Libera Scuola Padana di Bossi, che applaudire in questi casi non è segno di rispetto o di democrazia, ma sarebbe solo passiva accettazione di una schiavitù cui ci stanno tacitamente condannando. E che siamo arrivati a un punto in cui il dialogo non funziona più, perché chi comanda è diventato volontariamente sordo, ed è contento di esserlo.
Questa classe politica, con tutto il contorno di industriali, mafiosi, cardinali, giornalisti, non potrà mai cambiare,gli ultimi fatti lo dimostrano, e il PD che invita il non tecnicamente mafioso Schifani e si sorprende dei fischi ne è l'emblema. Le loro parole sono autoreferenziali, appartengono a un linguaggio artificiale che ha significato solo per loro, e ha significato per loro proprio nella misura in cui non significa niente per le persone che vivono oggi in un Paese allo sfascio e, a differenza dei politici "rispettosi" e "democratici", lo sfascio lo pagano sulla prorpia pelle. Parlando questo linguaggio che assomiglia a quello della gente reale solo nei suoni, ma non nei significati, si mettono al sicuro nel proprio mondo dove le idee, le proteste, i valori non possono filtrare. Non c'è proprio via d'uscita, se non lasciarli nel loro mondo, finchè dura,e provare a scappare da questo Paese schifoso. Perchè quando neppure il linguaggio funziona più, quando i significati si perdono nelle chiacchiere e nei giochi di parole di abili manovratori che si fan chiamare "politici", o "giornalisti", o "industriali", allora la situazione è pericolosa, si è vicini a un punto critico in cui i fatti prendono il posto delle parole. E non necessariamente questo è un male, se serve a fare piazza pulita da un po' di merda.
Solo un'ultima precisazione. Non scrivo che Schifani e Berlusconi sono mafiosi perché, tecnicamente, non sono mafiosi. Tecnicamente vuol dire che non sono stati condannati per mafia. Se questo sia sufficiente a rendere non mafiosa una persona è una questione di parole, su cui ci si può sempre mettere d'accordo, e sicuramente Schifani Dell'Utri PD ecc. troveranno un modo di andare d'accordo che non è il modo che troverebbe la gente normale. Su questa faccenda, comunque, Paolo Borsellino aveva le idee chiare: "C'è un equivoco di fondo. Si dice che il politico che ha avuto frequentazioni mafiose, se non viene giudicato colpevole dalla magistratura, è un uomo onesto. NO! La magistratura può fare solo accertamenti di carattere giudiziario. Le istituzioni hanno il dovere di estromettere gli uomini politici vicini alla mafia, per essere oneste e apparire tali". Evidentemente anche queste parole non valgono più, han perso significato. E senza le parole non si può far nulla, o quasi...
giovedì 2 settembre 2010
stallo
Dall'ostello allo stallo.
Passerà, come tutti gli stalli.
Aspetto. In silenzio, per forza: stallano anche le parole.
Aspetto anche loro. Arriveranno. Certo non un giovedi 2 settembre
Arriveranno un altro giorno, magari sul finire della settimana, o dell'estate.
Saranno parole nuove, fresche, vive, come tutto quello che viene dopo ogni stallo.
Aspettiamo...
martedì 24 agosto 2010
scado
Ad ogni modo, il lavoro incombe anche ad agosto, soprattutto se hai un lavoro non ben definito, di quelli che non iniziano mai per davvero e non finiscono mai per davvero, senza orari, ferie, straordinari, quasi persino senza soldi. E le scadenze incombono, ogni giorni ne salta fuori una, per il lavoro o per i miei progetti, e anche per la scadenza dello yogurt nel frigo. Lo yogurt tende a scadere ogni volta che sei a casa da solo, perché svuoti giorno dopo giorno il frigorifero senza seguire le date di scadenza e chiederti cosa andrebbe mangiato per primo. Non mi importa, molta roba è buona anche da scaduta, a parte i progetti di ricerca e gli yogurt.
Non credo che yogurt si scriva così peraltro. Ci vorrà come minimo un'acca, ma non saprei dire dove. Mi informerò, non appena ne avrò voglia.
Ora no che devo dormire, e la notte corre più veloce del mio sonno, tanto che non mi è molto chiaro il senso di quest'ultima frase. Quel che è certo è che anche la notte scade, e tra poco non sarà più buona per nulla. E allora è meglio se vado, prima che diventi acida, come certe notti che so io.
martedì 17 agosto 2010
attimo
Ma voglio almeno l'illusione di sbattere il mondo fuori dalla porta, adesso, e urlargli di non tornare mai più.
Ecco, fatto, così..molto meglio ora..via, fuori tutti da questa porta, questo è il mio attimo, brevissimo ma mio.
Vado.
martedì 10 agosto 2010
piogge
Ma è troppo grande questo desiderio per essere affidato a una pioggia di stelle cadenti. Non si può fare altro che spezzarlo, frantumarlo in una miriade di piccoli desideri, uno per ogni stella, e sperare che tutti insieme abbiano un senso, un comune denominatore, qualcosa che assomigli a un futuro in cui riconoscermi, in cui gettarmi. Ci sono abbastanza stelle per tutto questo? Cadranno tutte in queste notti, ora che ho davvero bisogno di loro?
mercoledì 4 agosto 2010
più
Non sopporto le rime non volute, ma non ho voglia di cercare altre parole, devo tenere i neuroni freschi per il progetto.
Ho la nausea, in senso metaforico e anche un po' non metaforico. Voglio finire, voglio solo finire. Non ho spazio per nient'altro dentro alla testa, e neppure dentro a nessun altra parte, se mai c'è un po' di interiorità anche nelle altre parti.
Lo vedete come parlo? Uno si riduce male, a scrivere e riscrivere la stessa cosa fino a bruciarsi tutta la fantasia.
Non ne posso più. ok? Non ne posso più. Voglio fare uno di quei lavori dove a un certo punto finisci e non ci pensi più, dove a un certo punto vai in vacanza e non ci pensi più, dove poi a un certo punto persino ti pagano e non ci pensi più.
Ecco sì, voglio non pensarci più. E' chiedere troppo?? Per intanto devo andare a pensarci, e la giornata non poteva iniziare in modo più pesante
mercoledì 28 luglio 2010
retro
Vedremo.
"Vedremo", sì. E' una delle parole che uso più spesso negli ultimi mesi. Ma non è curiosità, è solo angoscia. E' ansia. Vedremo. Forse è una minaccia. Vedremo. Ma bisognerà vedere in retrospettiva, e non so cosa avrò visto, tra un anno. Dev'essere proprio angoscia, sì.
Giorni caldi, poi giorni ventosi, tra poco pioggia fresca e a lungo attesa. E un'estate che ho visto passare quasi solo attraverso la mia finestra. Ma forse riesco ad afferrarne ancora un pezzo, a tenerlo stretto e giocarci e godermelo ora, almeno per essere sicuri che tra un anno, in retrospettiva, qualunque cosa succederà, un senso in quest'estate ci sarà stato. Qualcosa che non vedrò, ma che almeno posso dire di vedere ora.
Ora provo a guardare.
giovedì 22 luglio 2010
animalia
Il dio della mia gatta è più buono, più disponibile, e io sono molto contento per lei, d’accordo, ma a me non ne viene in tasca nulla, quello è un dio privato tutto suo che esiste solo per i gatti. E noi dobbiamo accontentarci di quel che abbiamo, tutt’al più possiamo condividerlo con altre specie animali, sempre a quattro zampi, ma comunque non dei dio gatti.
venerdì 16 luglio 2010
sete
Aspetto cose inaspettate. Una persona, una notizia, un temporale, dipende dal momento.
Questa dev'essere senz'altro l'estate più calda che si ricordi a memoria d'uomo. Prima magari però faceva ancora più caldo. Il mio problema è che vado in controtendenza: più fa caldo e più mi viene voglia di mangiare. E di bere, che non è molto in controtendenza, ma tra tutte le cose che uno può fare, di certo è quella che disseta di più.
Ecco, vado per una birra.
Va...
mercoledì 14 luglio 2010
domenica 11 luglio 2010
17
Comunque sì, arriverà un momento in cui tutto questo finirà, in un modo nell'altro, per forza. Benedetta scadenza per la consegna, che sei così lontana se mi chiedo quando tutto questo finirà, e così vicina se penso a tutto quello che c'è ancora da fare e a tutte le persone che dovrò ancora contattare e supplicare di approvare questo cavolo di progetto che forse inizia a non avere più senso neppure per me.
Non mi era mai capitato prima di parlare con un 17 agosto, sarà il caso che spenga tutto ora e metta il cervello in stand by, on black out, o in qualche altra roba inglese che non significhi starsene qui a rispondere alle richieste assurde di questo concorso.
E comunque, secondo me, forza Spagna.
Vamos
martedì 6 luglio 2010
giovedì 1 luglio 2010
Nuove teorie morali
La posizione è razionalmente giustificata.
Lo stronzo per definizione diminuisce la quantità di benessere nel mondo, e in quanto tale deve essere messo nelle condizioni di non nuocere. Tra i vari modi in cui lo stronzo può essere messo nelle condizioni di non nuocere, la morte è senz'altro il migliore perché arreca il maggior grado di soddisfazione a quanti sono vittima dello stronzo in questione, in maniera neanche lontanamente paragonabile al grado di benessere che allo stronzo deriva dal fatto di essere vivo anziché morto.
Quindi gli stronzi vanno eliminati.
Come eliminarli? Ora, in quanto stronzi, abbiamo detto che la morte è la soluzione moralmente migliore, a prescindere dalla volontà espressa dallo stronzo (quindi può essere involontaria) ma in quanto pur sempre esseri senzienti, la morte deve arrecare loro la minor sofferenza fisica e psichica possibile. Quindi il semplice omicidio dello stronzo non è moralmente lecito. Per questo l'opzione corretta è l'eutanasia, la giusta morte (in quanto data allo stronzo) praticata in modo indolore (in quanto data a un essere senziente), che oltre che (come già detto) involontaria deve essere attiva, perché lo stronzo non muore mai di per sè, naturalmente, ma ha bisogno dell'aiutino.
Di conseguenza, l'eutanasia attiva involontaria praticata sugli stronzi è un dovere morale razionalmente giustificato.
mercoledì 30 giugno 2010
grilli
Non si capisce niente, lo so, e va bene così, per me va bene così. Perché tanto è così, o niente.
lunedì 28 giugno 2010
change
Credo anzi di avere cose da dire su:
vita
lavoro
mia gatta
amore
fortuna
futuro
dio
persone varie
Me ne sono andato per il weekend, che all'improvviso è finito e mi sono ritrovato qui. Di nuovo.
Il weekend è stato bello, il ritorno meno, il risveglio di stamattina tragico. Cioè, normalmente tragico, niente di particolare, solo acuito dal confronto con i 3 giorni precedenti.
La normalità non andrebbe mai abbandonata, perché si rischia di ritrovarla un po' peggiore e anormale di quanto fosse. Bisognerebbe fare una vita più normale, ecco tutto.
Abituarsi a quel che c'è, per evitare di ricaderci dentro.
Un giorno sono sicuro che avrò una visione diversa su tutto quanto. Credo di avercela già avuta per qualche tempo in passato. Ma adesso i motivi che avevo non ci sono più.
Ma bisogna vedere la vita in un modo diverso, non c'è dubbio, altrimenti da grande rischio di diventare troppo simile a me stesso.
E bisogna scrivere cose più allegre, non c'è dubbio.
Ci penserò.
domenica 20 giugno 2010
va..
Mi do cinque stellette solo sulla salute, va...per il resto lasciamo perdere, dalle tre in giù. Rimandiamo il tutto a capodanno, va...sempre che le cose nel frattempo non peggiorino.
Ci sono molti modi in cui le cose potrebbero andar male. La vita è così straordinariamente e meravigliosamente varia, che non sai mai in quale direzione le cose peggioreranno. A parte ovviamente quelle cose brutte che sono talmente brutte che non puoi far altro che aspettartele e che inevitabilmente succedono benché tu abbia pensato che non sarebbe stato possibile che le cose sarebbero andate proprio così. O fossero andate. L'italiano non dovrebbe avere i congiuntivi, ecco la verità.
Mondo cane.
Comunque, se fossi uno di quelli che usa i compleanno per fare progetti previsioni propositi o futurismi simili, mi chiederei dove mai sarò e come e con chi e quando festeggerò i 30 anni. Fortuna che non sono uno di quelli.
Anche se a dire il vero sul quando potrei già far fin da ora qualche stima attendibile, con un buon calendario e affidandomi sul pur sempre fallibile metodo induttivo
Me ne vado a dormire, che domani comincio il 30mo anno, e non voglio partire già stanco.
venerdì 18 giugno 2010
To
Se mai da grande dovesse passarmi per la testa la malaugurata idea di abitare in città, dopo aver fatto una visita allo psichiatra, di sicuro sceglierei di abitare a Torino, anche se è un discorso che non ha senso perchè la scelta della città è una conseguenza di altri fattori, come il lavoro o l'amore o robe così, e quindi non è una scelta.
Vabbè, allora non scelgo, ma almeno lo spero.
Magari allora a Torino ci vado a vivere quando andrò in pensione, cioè mai. O forse prima di mai, ma comunque quando sarò troppo vecchio per godermela.
E insomma, per intanto mi accontento di andarmene oggi a Torino, per i prossimi 50 anni vedremo domani
domenica 13 giugno 2010
sabato 12 giugno 2010
sabato 5 giugno 2010
delle due
Tutto quanto è troppo difficile.
Comportarsi, essere, vivere secondo le proprie aspettative.
E anche avere aspettative commisurate a ciò che si è e si vive.
Una cosa rincorre l'altra, la raggiunge, la supera, e l'altra allora rincorre la prima, la raggiunge, la supera, e via così.
Via così, e via e poi ancora via.
Non combaciano, non si placano, non si prendono per mano mai.
Le aspettative e la vita, vanno sempre a velocità diverse.
Mondo cane.
Se non avessi aspettative così grandi forse non riuscirei a sopportare l'aridità del presente.
Se non avessi aspettative così grandi forse riuscirei a sopportare l'aridità del presente.
Una cosa e la sua negazione possono essere entrambe vere?
No, io sono razionale, anzi io sono troppo razionale, per fortuna. Quindi so che non possono esserlo. Quindi so che una delle due è vera, e solo una. Ma se così fosse sarebbe troppo semplice. No, non è così che stanno le cose. E' che una delle due devo renderla vera.
Ma le mie aspettative non se ne vanno. E questo presente arido neppure.
E io, in quale delle due parti abito? Sono il mio presente, o sono le mie aspettative al di là del presente?
Delle due l'una.
L'una.
Delle due.
Ma devo sceglierla, devo scoprirla, o che altro?
C'è, o aspetta che io decida?
Se mi capissi, se capissi quel che dico e che scrivo, forse tutto sarebbe più semplice
lunedì 31 maggio 2010
mao
Il sospetto che lei ne sia consapevole mi viene ogni volta che la vedo immobile a fissare i cani del vicino che le sbraitano addosso al di là della rete. La mia gatta non scappa, no, lei li osserva. Come se il loro ringhio non la riguardasse. Li osserva e pare che li studi, perché la mia gatta è curiosa di sapere da dove arrivi tutta quella rabbia e, insomma, perchè i cani del vicino si incazzino tanto. Dopo un po' la mia gatta assume quell'aria rassegnata di chi è costretto a fare i conti con individui non all'altezza del suo bon ton, e non può trattenere uno sguardo compassionevole verso di loro. Che nel frattempo continuano a sbraitare, irritati dal fatto che la mia gatta non risponda alla provocazione. Ed è in quello sguardo compassionevole che io vedo il segno della lucida consapevolezza della mia gatta.
Come quando, per esempio, succede qualcosa che la spaventa, tipo uno starnuto o il rumore della porta che si apre. La mia gatta allora ha un sussulto, fa un piccolo scatto, due o tre passi, non di più, che scuotono la sua compostezza. Ma appena fatti quei due o tre passi, la mia gatta cerca subito di rimettersi nella posizione in cui era, cerca di apparire indifferente, come se fosse stata presa da un senso di vergogna per aver macchiato la nobiltà delle sue pose. Mi ricordo che quando si era tagliata la zampa e si è fatta un paio di giorni mogia mogia sul divano, cose che peraltro fa anche quando non si taglia la zampa, ho provato a metterle del disinfettante sulla ferita. Quando è caduta la prima goccia, ha fatto un salto di un metro e in due secondi è filata via. Dev'essere stato un bruciore infernale, ma anche lì, dopo due o tre passi, appena si è resa conto della situazione e ha ripreso il controllo dei suoi nervi, si è rimessa nella sua posa indifferente, guardandosi intorno con gli occhi socchiusi come se niente fosse successo, come se quel bruciore non ci fosse mai stato. Ecco, secondo me anche lì la mia gatta era consapevole, consapevole della propria indiscussa nobiltà e anche dell'immagine che trasmette.
Ora mettiamoci tutti a fissare la foto della mia gatta, e vediamo se riusciamo a impararne qualcosa.
venerdì 28 maggio 2010
Illusioni.
A volte sembra tutto quel che c'è.
Illusioni.
Sono tutto quel che c'è. Anche l'idea che sia solo apparenza è un'illusione, la più grande di tutte.
Non c'è nessuna apparenza, l'esistenza delle illusioni è l'unica cosa che non è illusione.
lunedì 24 maggio 2010
salite
Nel ciclismo, per esempio, è già diverso. Soprattutto dove ci sono le salite, quando il gioco di squadra conta poco e ognuno deve arrivare in cima pedalando con le sue gambe. Ora, concesso che i ciclisti non si dopino, ci sono poche storie: chi è più forte pedala di più, chi pedala di più vince, e quello che pedala un pochino meno arriva secondo, e quello che pedala un pochino meno ancora arriva terzo, e così via. Senza trucco e senza inganno. Limpido. Non è che c'è l'imprevisto per cui uno, anche se è più forte, non vince, o quello scarso arriva prima di quello che pedala più di lui.
Cosa voglio dire con tutto questo? Niente, niente, non voglio dire niente. Si era detto niente metafore, quindi non ne traggo nessuna conclusione.
Ho solo presentato dei dati di fatto.
Quello che gioca meglio a pallone potrebbe anche perdere, ma quello che pedala di più no, lui non perde. Ok, e allora?
No, niente, allora niente. Potrei continuare all'infinito a fare esempi, ma non è che ne debba seguire per forza qualcosa.
Per esempio, io faccio delle cose, e cerco di farle bene, come se fossi uno che pedala più degli altri, se solo fosse concesso fare metafore che però abbiamo detto che non si fanno. Oppure come uno che prova a giocare a calcio meglio degli altri, ma così, tanto per dire, mica che voglio davvero fare dei paragoni. Però se potessi fare delle metafore direi che è più simile al calcio che al ciclismo. Cioè, puoi pedalare quanto vuoi, ma mica è detto che vinci. A volte non vinci neppure se corri da solo. Perchè ti fermi prima, o perchè arrivi fino in fondo, sì, ma non c'è nessuno a vederti mentre tagli un traguardo che non c'è, nessuno è lì a prendere atto della tua vittorie, e questo significa che non c'è stata nessuna vittoria, e che anzi forse non c'era mai stata nessuna gara. E tu stavi correndo come un donchisciotte qualunque che non ha capito che il mondo stava andando da un'altra parte, che forse sei arrivato primo in cima alla salita, sì, ma hai preso la montagna sbagliata.
Che vuol dire tutto ciò? Niente, niente, non vuol dire niente. E' solo un altro esempio, vale per se stesso e per nient'altro. Cioè, per me stesso e per nient'altro. Non è che ne debba trarre per forza un insegnamento. E' così, un dato di fatto, ne prendo atto e amen.
mercoledì 19 maggio 2010
che
E insomma, comunque, pian piano anche l'estate arriva. Mezzo passo per volta, con qualche sosta e qualche ripensamento, ma anche lei arriva. Menomale.
Comunque, insomma, è stata approvata questa legge sulle intercettazioni. Chi delinque ha diritto alla privacy, come tutti. Mi pare giusto. La privacy è il principio supremo, dopo di lui vengono la giustizia, l'onestà, il diritto all'informazione. Mi pare giusto. Delinquere è una scelta personale, riguarda la sfera intima di ciascuno di noi, nessuno ha il diritto di criticarla o di imporre le sue punizioni e il suo senso di giustizia alla mia scelta personale di rubare o di corrompere. Ci mancherebbe. Siamo un Paese libero, siamo il popolo della Libertà, che cribbio.
Cribbio. Ormai non lo dice più neppure Berlusconi, lo usano solo i suoi imitatori. L'ultima volta che l'ho sentito incribbiarsi è stato quando un giornalista gli ha dato una microfonata sui denti. Poi neppure la statuetta del duomo lo ha fatto incribbiare, benché sia stato un fatto riprovevole e che ancora mi fa venire il nervoso, solo a ripensarci. Mi è dispiaciuto molto per quello che è successo. Spero che la prossima volta andrà meglio, basta solo prendere meglio la mira, un pochino più in alto, e vedrai che senza nemmeno violare la privacy l'opera è completa.
Che i denti si fanno in fretta a riparare, e il dentista manco gli avrà fatto la fattura. Ma è una scelta personale, chi siamo noi per criticarlo? Ognuno ha la sua scala di valori, ci vuole rispetto per le scelte altrui.
Comunque, dicevamo, l'estate pian piano arriva. Senza violare la privacy di nessuno, sileziosa, a passi lenti, ma arriva.
Ebbè?
lunedì 17 maggio 2010
sabato 15 maggio 2010
assenso
Non ho voglia di scrivere perchè siano giorni neri. E' troppo difficile. Anzi, un motivo per cui sono neri è che non mi è ben chiara la ragione per cui lo siano. Ma vorrei evitare di renderli ancora più neri sforzandomi di chiarirla. Se ne andrà così come è arrivata, o forse non se ne andrà, o forse c'è sempre stata, non so, non mi importa.
Sono meglio le cose senza senso, perché non avendo senso non possono neppure essere buone o cattive, dolci o amare, giuste o sbagliate. Le cose senza senso sono trasparenti e inconsistenti e inutili, tutto quanto, ma non sono nere. Voglio cose senza senso adesso. Frasi parole gesti fatti. E voglio togliere senso alle cose che già ce l'hanno. Giocare con le cose come se non fossero cose serie, con le persone come se non fossero persone, con il futuro come se non fosse il mio.
Dedicherò il mio weekend a togliere senso alle cose, e vedremo lunedi cosa rimane
domenica 9 maggio 2010
mare
Veramente vorrei essere in tanti altri posti ora. Vorrei stare passeggiando in una città deserta. Una città enorme, una metropoli, di quelle piene di strade e grattacieli e semafori, ma senza anima viva in giro. Credo sia molto simile al mare. Forse è sempre lo stesso desiderio, sotto una luce diversa, ma fondamentalmente sempre la voglia di mare.
Un altro posto dove vorrei essere è tra i vicoli di un paesino sperduto, e dev'essere piena estate, e le pietre delle case riflettono il sole torrido e il caldo diventa soffocante, ma io passeggio tra i vicoli all'ombra dei tetti e dei balconi fioriti, e dal fresco in cui mi trovo vedo il caldo pochi metri più in là, al centro della piazza assolata, ma il caldo non mi tocca, protetto come sono dall'ombra dei vicoli.
Forse anche questo paesino sperduto è la stessa cosa del mare.
Vorrei essere dentro a un letto, e godere del riposo per tutto il tempo che voglio, senza che il sonno arrivi a rubarmi il godimento. Vorrei un'insonnia dolce, un tempo che rallenta non perchè l'attesa del mattino pesa, ma perchè la mia voglia di riposo si prolunghi in modo indefinito.
Dev'essere anche questo come il mare, per forza.
Dormo adesso. Annego, nuoto, mi tuffo.
lunedì 3 maggio 2010
tu
Perchè sei qui? Perché stai leggendo questo blog, proprio questo e non un altro?
Avevi del tempo libero? Oppure stai impegnando il tuo tempo non libero, o anzi stai liberando il tuo tempo che dovrebbe essere impegnato?
Cosa ti aspetti da me, tu che passi di qui e leggi il mio blog? Pensi che abbia qualcosa da dire, o addirittura da dirti? Forse ce l'ho. Anche se dopo due anni e mezzo di blog uno potrebbe avere esaurito la riserva di cose da dire. Non che avessi questa gran riserva, a dire il vero.
Oggi non è successo niente, cioè sono successe tantissime cose senza significato. Va bene questa, come cosa da dire? Forse non è quello che uno si aspetterebbe da un blog. Dopotutto anche questa frase è una delle cose senza significato che sono successe oggi. Ho anche alternato momenti di rabbia a momenti di moderato sollievo, oggi, con punte di contentezza verso mezzogiorno e di stanchezza verso le 5. Già più interessante, ma non abbastanza da soddisfarti, vero? Non so che farci, è così. Posso impegnarmi di più, ma non saresti davvero contento, non basterebbe a evitare il tuo andartene di qui con un senso di insoddisfazione e l'idea di aver buttato via tre minuti del tuo tempo. Forse la delusione ti porterà a non passare più da queste parti. Forse non ci rivedremo mai più, se mai ci siamo visti qualche volta. Fa niente, si sta più larghi quando si è in pochi. E da soli poi si sta larghissimi, da dio, comodissimi. Ma se tornate mi stringo, prometto, so rinunciare alle comodità.
So rinunciare persino al lusso della solitudine, al privilegio dell'autocommiserazione, alla pace della resa.
Quindi torna, e torna presto, che io resto qui, e preparo le parole per la prossima volta, preparo parole migliori, preparo significati, più significati, semino parole e aspetto che tu torni a vedere i frutti.
Ecco, ora mi metto largo, mi metto comodo, mentre esci e te ne vai per la tua strada. Ma qui di posto ce n'è, ricordati.
venerdì 30 aprile 2010
provateci voi
Niente, non ce la farete, vedrete che non ce la farete, e vi toccherà litigare, e uscire dall'ufficio postale incazzati, e tornare all'ufficio postale dopo aver controllato sul sito internet che effettivamente il plico doveva essere solo apribile, e non aperto, e di nuovo ricominciare a convincere l'impiegata che vi ripete "Vede c'è scritto 'apribile', e il suo invece era chiuso", convincerla che appunto perchè c'è scritto "apribile" era stato giusto consegnarle il plico chiuso, e lei state certi che non vi capirà, e uscirete ancora dall'ufficio postale ancora più incazzati di prima, e così via inesorabilmente all'infinito, dentro e fuori da un ufficio postale, per l'eternità, finchè l'ufficio postale chiude.
Provateci voi, provateci.
domenica 25 aprile 2010
muri futuri
Il futuro è un muro grigio che si vede in lontananza, ma che pian piano si avvicina, e poi un po' meno piano, e poi quasi veloce, e poi talmente veloce che ti accorgi di non avere il tempo per trovare il modo di non andare a sbatterci. Così mi sono schiantato contro il muro del mio futuro, che mi ha rimbalzato all'indietro, ma forse non mi ha distrutto. Continuerò a picchiarci contro, nonostante il male che fa, nonostante il suo grigio avvilente, nonostante la durezza della sua sostanza, finchè prima o poi, da qualche parte, a costo di sanguinare, uno spiraglio si dovrà aprire, e il muro crollerà sotto i miei colpi, e da qualche parte oltre quel muro ci sarà il mio presente.
Un giorno.
sabato 24 aprile 2010
mercoledì 21 aprile 2010
fantasy
Dovrebbe.
E dovrei anch'io.
Che invece sono solo stanco, senza un briciolo d'altro.
Mi dico che non è giusto, così, per consolarmi o forse darmi coraggio. Non è giusto, ecco. Si dovrebbe ricevere in base a quello che si dà, non di meno. Anche perché quando si riceve di meno, è perchè qualcun altro da qualche altra parte sta ricevendo di più.
Tutto questo mi fa schifo. Questo mondo. Schifo schifo schifo. Anzi no, non questo mondo. Le persone di questo mondo mi fanno schifo, soprattutto quelle che non conosco, perchè mi viene più facile odiarle, ma a volte anche quelle che conosco, perchè spesso è più facile odiare loro.
Bisogna avere una bella fantasia, certe volte. Altrimenti si resta solo con questo mondo, e non si sa proprio che cosa farsene.
venerdì 16 aprile 2010
ripari
Là fuori. Lontana, eppure sopra di me. E intorno. Ma comunque lontana.
Rumore che non disturba, un bussare che non chiede "permesso", ma che serve solo a rassicurare sulla distanza che resta fra qui dentro e là fuori. Lontano, eppure sopra di me, dove piove.
Più forte, per favore, più forte. Questa pioggia non mi basta. Voglio sentire più forte questo essere riparato dalla pioggia. Voglio che tutto si bagni, che tutti si inzuppino d'acqua, per essere rassicurato del fatto che il tutto non mi appartiene, che io non sono tutti. Voglio essere sicuro che piova anche mentre dormo, perchè il sonno al riparo dalla pioggia mi porti ancora più lontano da questo mondo bagnato.
Ora dormo, ma deve piovere all'infinito, altrimenti sarà solo un sonno normale, senza altro senso se non recuperare dalla stanchezza. Voglio un sonno che sia soprattutto uno stare al riparo dalla pioggia. Un sonno per il quale non serve dormire.
sabato 10 aprile 2010
freddore
Oggi era primavera. E io ero in casa con il raffreddore. E gli uccellini fuori cantavano, e le farfalle si libravano nel dolce brezza di aprile, e il venticello leggero scivolava sulle gemme verdi, e si sentivano suonare i violini e bla bla bla. E io ero in casa con il raffreddore. E la mia gatta si rotolava nell'erba, e i bambini nella via giocavano a pallone per strada, e il cielo era di un blu mai visto, e quasi l'avresti chiamata estate, e bla bla bla. E io ero in casa con il raffreddore. Comunque, dicevo, non è poi così male: domani dovrebbe tornare a piovere, e io me ne starò in casa con il mio raffreddore. Vedi che piano piano le cose si sistemano...
giovedì 8 aprile 2010
dopo
La pazienza consuma. MI consuma. Ci dev'essere un limite a tutto questo, un limite alla mia capacità di reggere. E il fatto di non sapere esattamente quale sia mi avvicina di più a questo limite. E' una cosa che non so, ma che sento.
Forse quello che ho appena scritto è paradossale, o forse non ha senso. Forse è solo che ho paura di essere pericolosamente vicino a questo limite, e di non sapere cosa ci sia dopo. Cosa succeda una volta che si superi il limite. O forse, peggio è ancora, è la paura che un limite non ci sia, che questo consumarsi possa andare avanti indefinitamene, che non si arrivi o, perlomeno, non si finisca da nessuna parte.
Ancora un po', ancora un po', e poi un altro po'..nell'angosciante attesa di un limite, un punto in cui, in qualche modo, si arriva, o si finisce.
domenica 4 aprile 2010
cioccolato
Dev'essere per colpa della Pasqua che ragiono così. Della parentesi che la Pasqua apre e chiude per chi non la vive, e di conseguenza non vive nello stesso mondo insieme agli altri per questi due insignificanti e cioccolatosi giorni. Benchè una cosa cioccolatosa non possa mai, per definizione, essere del tutto insignificante.
Ad ogni modo, volevo mettermi un attimo in disparte dalle cose per riflettere oggi. Non l'ho fatto, perchè la cose mi hanno seguito fin dentro il mio rifugio privato. Che non esiste più. Ho paura che le cose siano diventate una parte di me. Anche se forse dovrei esserne contento. Solo che non riesco più a riflettere, a scavare a fondo. O forse non riesco più a darci la dovuta importanza. Tanto che non so nemmeno come chiamarla questa cosa, questa cosa a cui non riesco a dare importanza. Forse sto finalmente diventando superficiale, ma forse dire così è troppo presuntuoso. Forse mi sto finalmente rendendo conto di quanto sia sempre stato superficiale nel mascherare di parole apparentemente profonde la banalità dei miei pensieri.
Ma dev'esser per colpa della Pasqua che ragiono così. Non c'è da farci molto caso, basta una pasquetta a portarsi via tutto.
giovedì 1 aprile 2010
berluscopoli
E amen.
sabato 27 marzo 2010
idealmente
Questo weekend lo passo al seggio a compilare verbali su verbali su verbali e a contare i voti che Berlusconi si porta a casa. Ecco un'altra dimostrazione della mia mancanza di consapevolezza, come è possibile che Berlusconi si porti a casa valanghe di voti nel 2010. Meglio non sapere, anzi non pensarci. Peggio per voi, quindi per noi, quindi per me. Prima o poi forse mi metterò in salvo.
Ho finito di scrivere un articolo, poi ho finito di scriverne un altro, poi ho iniziato a riscrivere un malloppone di 200 pagine. Poi non so che altro si debba fare. Se fossi un gatto come la mia gatta sarebbe molto più semplice, anche se il mio universo concettuale si ridurrebbe a un "miao" e non avrei abbastanza predicati per scrivere articoli, e va da sè che nessuno me li pubblicherebbe. ma non avrei neppure ambizioni tali per cui questo dovrebbe essere un fatto negativo. Tutto sommato mi converrebbe.
E la cosa peggiore di tutte è che dopo tutte queste parole non sono riuscito a capire se oggi devo essere contento e tranquillo o depresso e preoccupato o apatico e indifferente. Forse dovrei accontentarmi di capire quello che sono, non quello che dovrei essere. Ma non so quale delle due cose sia più difficile. QUello che so è che prima o poi, idealmente, dovrebbero arrivare a coincidere. "Idealmente" vuol dire che lo si dice così tanto per dire, perchè si sa che tanto non succederà mai.
Forse allora le cose stanno così, che idealmente oggi potrei anche valutare di essere felice e contento.
giovedì 25 marzo 2010
sabato 20 marzo 2010
blackout
mercoledì 17 marzo 2010
squarci
Queste giornate hanno preso un colore strano. Così, di improvviso. Sembra quel colore bellissimo e inquitante degli squarci di sereno in mezzo al nero del cielo carico di pioggia. Qualcosa che non riesci a guardare senza lasciarti sorprendere dalla sua bellezza, ma anche senza pensare alla minaccia delle nuvole tutto attorno. Senza pensare all'instabilità degli squarci di sole tra le nuvole. Questi giorni sono come un giallo arancio rosso fuoco dentro al grigio nero.
Va bene così, nel frattempo. Va bene così, finché non torna a piovere.
Va bene così.
mercoledì 10 marzo 2010
stessi
Ho passato l'ennesima giornata festiva in modo assolutamente non festivo. Forse dovrei rimuovere l'idea che la domenica sia festa. Ok, rimossa.
Cosa resta della domenica quando si smette di considerarla il giorno della festa? Resta una sequenza di mattina, pomeriggio e sera che assomiglia in tutto e per tutto a quella di un giorno qualunque. Con la differenza che per la gente attorno è comunque festa.
Ma più che festeggiare, la gente attorno usa la festa per riposarsi e pensare ai fatti suoi. Che comunque è un gran bel modo di festeggiare.
A meno che tu non sia juventino e ti tocchi una rimonta 3-0 3-3 del Siena. In quel caso avresti subito bisogno di un lunedì per depositare la domenica nel passato. Ma solo nel caso tu sia uno che si lasci condizionare la domenica dal risultato della propria squadra. E se sei juventino non ti conviene. Infatti io, che ho la sfortuna di essere juventino, non lo faccio.
Mi sta salendo in questo momento una certa apatia dovuta al fatto che si sta facendo sera. Forse perché dopotutto non mi dispiaceva più di tanto l'idea che fosse domenica, e adesso un po' mi scoccia dover aspettare una settimana intera prima di averne un'altra. E' che quando arriva sera uno cambia mentalità, si mette nell'ottica che sia sera e inizia a pensare al giorno dopo. Soprattutto quando la sera arriva di domenica. Dovrei trovare qualcosa per non pensarci. Per esempio potrei andare a messa, se solo fossi uno che va a messa. Ma la messa è per quelli che considerano la domenica una festa, e quindi io sono escluso in partenza. Allora potrei mettermi qua a scrivere su questo blog, se solo riuscissi a scrivere qualcosa che non abbia a che fare con l'idea che oggi è domenica e che oggi è festa ma non è festa e che dovrei pensare a qualcosa per non pensare al fatto che è domenica sera. Ma dato che non ci riesco, tanto vale che la smetta qui anche di scrivere.
Per la prossima domenica prometto che mi preparo meglio.
sabato 6 marzo 2010
regole e no
Quindi ci sarebbero delle regole uguali per tutti. Le regole si chiamano "regole" apposta perché sono, appunto, delle regole. Non sono delle abitudini, o delle linee di massima, o dei suggerimenti. No!, vacca miseria, sono regole! Devono valere sempre, in generale, non solo quando fa comodo. Capita poi che ci sono casi in cui sarebbe meglio che le regole non ci fossero, ma le regole sono regole proprio perché devono valere anche in quei casi, così uno sa che, qualunque cosa succeda, ci sono delle regole, e quindi uno sa che, qualunque cosa succeda, e dunque a prescindere da chi sia la persona cui succede, tutti restano uguali, e quindi si resta in una democrazia.
Ora, ci sono delle regole che tutte insieme si chiamano burocrazia, e sono una gran rottura di palle. Ma ci sono. Si potrebbero cambiare, è vero, così diventa tutto più semplice. Ma finchè non si cambiano, loro ci sono. Una di queste regole è per esempio che se io pago una ritenuta d'acconto e metto un codice anzichè un altro codice, anche se di fatto io sto pagando la ritenuta, io sto infrangendo una regola, che magari è stupida e inutile, ma c'è, e se non la rispetto ne pago le conseguenze.
Questo vale per me. E anche per chi legge questo blog. E per milioni di altre persone che non sono così fortunate da leggere questo blog. Anzi, siccome saremmo in una democrazia, varrebbe per tutti.
In Italia non vale per tutti. In Italia, se qualcuno non rispetta le regole della burocrazia, ne paga le conseguenze, ma se invece a non rispettarle è qualcun altro, allora niente problema, si sistemano le regole all'occorrenza. Poi ci sarebbe da dire che in Italia questo non vale solo per le regole della burocrazia, tipo non consegnare i documenti in tempo per presentarsi alle elezioni, ma vale anche per le regole che dicono che non si ruba, che non si corrompe, che non si fanno affari con la mafia, e via dicendo.
Quindi, per tirare le somme, in Italia saremmo in una democrazia, ma non lo siamo. Ma ripeto che questo non è un giudizio politico, è solo una constatazione. Magari è anche meglio così, non lo so. La democrazia può essere pericolosa. Se per esempio la maggioranza delle persone vota un delinquente, in una democrazia non ci sarebbero gli strumenti per impedire al delinquente di governare. Quindi, insomma, per fortuna che in Italia non siamo in democrazia..
martedì 2 marzo 2010
può
Le sere si allungano sempre di più dentro alle notti, ma portano dentro alle notti solo le angosce e il lavoro ereditati dal giorno. Quello che tiene a galla è l'idea che si tratti di una situazione provvisoria, di una fatica destinata a finire presto. Ma questa è anche l'idea che alimenta le angosce del giorno e della sera e della notte.
Vorrei che finisse, e vorrei di no, e vorrei capire cosa sia prima che finisca. Perchè se così non può andare, almeno vorrei capire quale sia la direzione di questo andare.
mercoledì 24 febbraio 2010
bolla
giovedì 18 febbraio 2010
all'ombra dell'ultimo sole
Se uno non ha tempo, non è che può fare molto. Al limite potrebbe non fare, perchè meno si fa, più il tempo aumenta. E se aumenta troppo, poi addirittura pesa.
Se invece uno ha fame,mangia.Se ha troppa fame, però, basta che non mangi troppo, se no poi gli viene sete e diventa un'assassino.
Nel caso della sete è facile: basta bere. L'importante è ricordarsi di fare pipì quando scappa, il che succede di solito dopo che uno beve. Ogni tanto a me quando scappa per non dimenticarmi di farla mi faccio un nodo sul fazzoletto. Sul fazzoletto, ho detto, che a me quell'altra cosa non è neanche passata per l'anticamera del cervello. Volgari.
Il problema arriva se per caso uno è un assassino, e non ci sono pescatori nelle vicinanze, e si rischia di morire di fame e di sete.
e tutto solo perchè uno ha poco tempo.
Non nel senso che uno è solo perchè ha poco tempo.
Intendevo: tutto questo succede solo perchè uno ha poco tempo.
Anche se uno che ha poco tempo di solito è tutto solo, perchè non ha tempo per gli altri.
Io, per esempio, quanto tempo ho per gli altri? Credo meno di quello che vorrei averne, ma forse più di quello che voglio averne.
Che differenza c'è tra voglio e vorrei? C'è la differenza di un "se...".
Ma ho poco tempo per pensare a "se che cosa".
Poco tempo e troppa fame.
lunedì 15 febbraio 2010
correnti
Adesso tutto è calmo. Cioè fermo. Non un filo di vento, non un soffio di niente. Ma siccome so che il niente non può essere davvero niente, ci deve essere qualcosa dietro a questa immobilità, anche se non so vederlo, capirlo, pronunciarlo. C'è un nome sotto ogni cosa, di questo sono sicuro. Si tratta solo di trovare la parola che spieghi cosa sia tutto questo stare fermi. Dopodiché, sarà più facile capire che senso abbia starsene qui dove non tira un filo di vento
martedì 9 febbraio 2010
metri
venerdì 5 febbraio 2010
uguali
Adesso la coccinella se ne è andata.
Avrà avuto i suoi buoni motivi. Buon per lei.
Oggi ha nevicato. La cosa mi ha lasciato indifferente, perché non sono più un bambino. Mi sono accorto che più il tempo passa, più divento indifferente alle cose che mi succedono, persino a quelle che mi toccano da vicino. Una delle ultime cose su cui ho sviluppato un'insensibilità che a volte mi preoccupa sono i sentimenti delle altre persone. Credo che la maggior parte delle parole che la gente usa per parlarti di quello che sente, che prova, che pensa, che soffre, siano completamente senza senso. O forse semplicemente non vere. Le persone soffrono tutte allo stesso modo, anche se ciascuna per cose diverse. Non vedo come la sofferenza o la gioia di qualcun altro possano essere qualcosa di diverso dalla sofferenza e gioa mie. Non mi interessa sapere come stiano gli altri perchè già lo so, stanno come me, cioè male il più delle volte, e bene quando si dimenticano di quello che davvero provano. Sono stufo di sentire persone che si lamentano, come se loro fossero speciali, come se il loro stare bene o stare male fossero qualcosa di diverso o addirittura più intenso dello stare bene o stare male mio o di chiunque altro.
Non so, tutto questo è preoccupante?
lunedì 1 febbraio 2010
club
venerdì 29 gennaio 2010
catcher
mercoledì 27 gennaio 2010
rispondere
Una volta ero un bambino, ed era meglio.
sabato 23 gennaio 2010
a lungo andare
Se il dio ci fosse, sarebbe senz'altro colpa sua. Ma siccome non c'è, dev'essere colpa mia.
Anche se magari poi, a lungo andare, quella che adesso sembra una colpa si rivelerà essere un merito, e capirò che mi sono incolpato per niente. Di solito comunque neppure questo succede, solo che a differenza di prima uno non ha neppure ragione di bestemmiare, visto che la colpa è proprio di uno, e non di due o tre, figurarsi del dio.
A volte uno si chiede cosa deve fare, ma non vuole davvero rispondere, per non essere costretto a scoprire, anzi ad ammettere, che non sa rispondere. Allora a lungo andare smette di chiederselo, per quanto poi possa sempre succedere che a lungo andare uno scopre che le domande che si faceva non erano poi così importanti, o addirittura avevano già dentro di loro la risposta e bisognava solo guardar meglio per vederla. Ma a me questo non è mai mai mai mai successo, quindi non vedo perchè dovrebbe succedere ora.
Segue bestemmia
mercoledì 20 gennaio 2010
lunedì 18 gennaio 2010
rieccoci
forse parto per l'inghilterra
forse non parto per l'inghilterra.
se non parto per l'inghilterra, niente. Magari parto un'altra volta.
se invece parto per l'inghilterra, allora parto adesso. Ma proprio adesso adesso. Cioè tra due settimane.
se non parto per l'inghilterra, niente. Sto qua.
se parto per l'inghilterra, parto sul serio. Cioè 10 mesi.
Ma non lo so ancora. Quando mi dicono se tra due settimane me ne devo andare per 10 mesi in inghilterra? Entro fine settimana, così che:
se non partissi per l'inghilterra, niente.
se partissi per l'inghilterra, avrei una settimana per prepararmi psicologicamente e materialmente a passare i prossimi 10 mesi in inghilterra, lontano dalla mia gatta.
Io quasi quasi inizio già a prepararmi, almeno psicologicamente. Ma un po' anche materialmente. Poi si fa sempre in tempo a sprepararsi, nel caso non partissi.
Per esempio, tanto per dirne una, adesso vado subito a farmi un tè, che non si sa mai.
giovedì 14 gennaio 2010
beh?
Anche perchè messa così, non si capisce neppure bene a cosa si dovrebbe rispondere:
adesso che succede?
adesso cosa faccio?
(sono due domande diverse?)
adesso cosa sarà di me?
(è ancora la stessa domanda?)
adesso cosa devo aspettarmi?
(no, questa di sicuro non è la stessa domanda)
adesso che ore sono?
quasi le 9, è l'ora del calcetto.
Lo sapevo che prima o poi la risposta l'avrei trovata.
martedì 12 gennaio 2010
domenica 10 gennaio 2010
parola
E' una parola che non esiste, ma appena la trovo la inizio a dire e non mi fermo più..
gesusantissimo dammi questa parola che ho un bisogno matto di dirla, di urlarla, di sputarla. Mi prude la lingua da tanto che ne ho bisogno. Mi manca il respiro, mi si ingarbuglia il pensiero. Devono esserci tante lettere dentro a questa parola, altrimenti mi verrebbe più semplice pensarla..
gesumio quando la trovo poi non mi ferma più nessuno..
venerdì 8 gennaio 2010
questa cosa qui
E invece eccomi qui, con questi tre anni che stanno per finire, e con niente che si apre se non un tempo indefinito che, visto da qui, sembra persino infinito, senza interruzioni, snodi, boe, senza niente a dare un significato a una porzione futura di tempo facendolo diventare il tempo di qualcosa, il tempo per qualcosa. Senza niente che segni un "momento", un "periodo", come invece un periodo preciso e significativo sono stati questi ultimi tre anni. Un po' italiani, un po' inglesi, un po' di tutto. Vissuti. Sensati, Sì, soprattutto sensati. Come forse non lo saranno i prossimi mesi. O i prossimi anni. Un senso, ecco, ci vorrebbe un senso per il futuro. O, meglio, ci vorrebbe qualcosa che desse un senso. Qualcosa da fare. Qualcosa per cui dire "ecco, io sono uno che fa questa cosa qui. E' questo ciò che io sono". Questa cosa qui, appunto, mi servirebbe questa cosa qui. E magari anche scoprire di cosa, precisamente, sto parlando.
