mercoledì 29 ottobre 2008

pozzanghere

Sono sopravvissuto a un mese di inghilterra senza ombrello. Non e' roba da tutti. Bisogna essere sufficientemente idioti per perseverare in questo modo, e io, modestamente, me la cavo abbastanza bene con l'idiozia. Ho preso l'acqua solo due volte comunque, la fortuna aiuta gli idioti. L'ultima volta che ho preso l'acqua dovrebbe essere stato, se non sbaglio,. vediamo...si' ieri sera. Acqua e freddo. Al buio. Quindi acqua freddo e pozzanghere. Siccome devo camminare almeno 20-30 minuti per arrivare a casa, alla fine avevo la giacca bagnata, la berretta bagnata, le scarpe bagnate, le calze bagnate, lo zaino bagnato, i capelli bagnati, il cervello bagnato. Stamattina per strada era tutto asciutto, ma per forza, l'acqua l'ho portata tutta a casa io ieri sera. La prima cosa che ho pensato quando sono arrivato a casa e' stata: adesso muoio. Pero' alla fine non sono morto, o almeno cosi' mi sembra. Vediamo. No, non sono morto. E sono abbastanza ottimista anche per oggi.
Si', direi che non c'e' modo migliore di iniziare la giornata che scoprire di non essere morti. Tutto il resto viene di conseguenza.

venerdì 24 ottobre 2008

lentezza

Questi giorni sono lenti, sembra non ci si muova di un passo. Anzi, sembra che io non mi muova di un passo. Non so se questo sia un bene o un male. La lentezza e' pesante da sopportare, ma forse la lentezza e' la cosa migliore che possa capitare quando si ha bisogno e voglia di tempo per fermarsi e pensare un po'. Soprattutto adesso che sono lontano dalla mia casa e dalla mia vita, qui dove si riesce a pensare meglio a tutto. Dentro alla lentezza i pensieri non si ammucchiano uno sull'altro fino a confondersi e a confonderti. Dentro alla lentezza i pensieri hanno il tempo di mettersi in ordine uno dietro all'altro, e ciascuno al proprio posto. Il prezzo da pagare e' che bisogna avere una pazienza che a volte diventa snervante, bisogna sapere aspettare che i pensieri, una volta trovato il loro posto, inizino a parlarti. Il guadagno non so quale sia, forse per intanto solo la speranza di riuscire a vederci un po' piu' chiaro alla fine di tutto, quando tutti i pensieri avranno un ordine e un contenuto piu' definito. Nel frattempo cerco di vivere una vita di ripiego qui, provando a far finta di non stare aspettando, provando a far finta che la mia vita qui non abbia una data di scadenza cosi vicina. Questo cielo cosi' monotono nel suo grigiore amplifica gli aspetti positivi e quelli negativi di questa specie di attesa non scelta, e' un grigio che e' al tempo stesso calma e malinconia, ordine e minaccia di pioggia. La lentezza di questi giorni riempe il cielo di grigio e nuvole.

mercoledì 22 ottobre 2008

traffico di idee

si era detto che sarebbe stato meglio non uscire per una birra il martedi' sera, mi pare. Mi sembrava di essere stato abbastanza chiaro. Il problema e' che io non mi do mai retta. E' sempre difficile ubbidire al proprio "io" di qualche giorno prima. Ci si comanda di fare qualcosa e poi non la si fa, sempre la stessa storia. Io dico, va bene non ascoltare i suggerimenti degli altri, ma almeno i propri! O magari il motivo e' che io che mi do gli ordini e io che qualche giorno dopo non ubbidisco siamo due persone diverse, e quindi e' come se io dovessi ubbidire agli ordini di un altro, e quindi non ubbidisco? Certo, puo' essere. O forse e' proprio perche' io so che lui e io siamo la stessa persona che mi viene difficile ubbidire, perche' so che se l'ordine era il mio allora io adesso posso cambiare quell'ordine come mi pare, non c'e' un'autorita' esterna cui rendere conto, e invece se fosse stato un altro a darmelo io non potrei entrare nella sua testa e cambiarlo e quindi sarei piu' tenuto a obbedire? Certo, puo' essere.
Certo e' che non posso rispondere "certo, puo' essere" a tutte e due. Primo perche' o e' certo o puo' essere, "certo puo' essere" non vuol dire niente. E poi perche' solo una delle due puo' essere certa. Pero' c'e' da dire anche che entrambe "possono essere". Quindi puo' essere che io possa rispondere "puo' essere" a entrambe, senza il "certo"? Certo, immagino che possa essere cosi'.

lunedì 20 ottobre 2008

struzzo

La cosa migliore da fare la domenica, a parte passeggiare per il cimitero, è girare per il mercato. Il mercato della domenica.
Il mercato della domenica non è come il mercato di tutti gli altri giorni. La domenica c’è il mercato dei prodotti locali. Ci sono i contadini che portano frutta e verdura dei loro campi, allevatori che portano carne dei loro allevamenti, e cose strane tipo saponette, prodotti in legno, vestiti fatti a mano, caramelle, fotografie, libri vecchi, dischi vecchi e nuovi, giochi, prodotti artigianali in ferro, fiori, quadri. Insomma, roba così. E c’è anche un pescivendolo. Lui porta il pesce. Ma non credo che lo peschi lui. Comunque di solito il pescivendolo non lo guardo.
Le mie bancarelle preferite sono quella dei dolci, quella della carne di struzzo, e quella piena di cose che sembrano (e probabilmente sono) recuperate da cantine o soffitte e poi risistemate, tipo orologi, caraffe, calendari, soprammobili, coperte di lana, ceste, e tutte quelle cose più o meno utili che si mettono in casa.
La prima cosa da fare appena si arriva al mercato della domenica è andare dritti dritti dalla carne di struzzo dove, oltre a una fanciulla bellissima che vende i panini con la carne di struzzo, ci sono i panini con la carne di struzzo che l’allevatore (credo il padre della fanciulla) porta dalla sua fattoria. Dove alleva struzzi, presumibilmente.
Poi, per digerire i 2 pounds e 50 di panino allo struzzo e vedere se c’è qualcosa di più bello della fanciulla, si gira un po’ per il mercato e si guardano, tra le altre, soprattutto le cose della bancarella che vende quelle cose che dicevo prima. Fa niente se le cose sono le stesse tutte le domeniche, è sempre bello tuffarsi un po’ nelle soffitte e nelle cantine. E comunque le cose non sono le stesse tutte le domeniche.
Poi, prima di tornarsene a casa o andare a fare una passeggiata (ma se il tempo è come ieri meglio tornare a casa) si passa dalla bancarella dei dolci dove ci sono i dolci fatti in casa più buoni del mondo. Ora, l’idea di dolci fatti in casa è un po’ vaga, e visto che questi hanno pure il sito internet non mi viene tanto da pensare alla nonnina che si mette in cucina a preparare la torta da portare al mercato. Ma sono dolci tutti naturali, niente roba chimica o industriale, magari fatti in una casa un po’ grande che non sembra una casa, non lo so, però sono artigianali. L’anno scorso compravo sempre i biscottoni allo zenzero per farci la merenda in settimana, e sono davvero biscottoni allo zenzero che sanno di zenzero e pizzicano anche un po’ la lingua, talmente sono di zenzero. Adesso invece mi sono dato alla torta al succo di mele. Buonissima, con l’uvetta e il succo di mele. Morbida morbida. Un pound per due fette, ma se non fai l’ingordo ti bastano per tre giorni (solo che una parte delle tre va già via di domenica). È importante non confondere la torta al succo di mele con la torta di mele. Nella torta al succo di mele non ci sono le mele, c’è il succo, e questo è il motivo principale per cui si chiama “torta al succo di mele” e non “torta di mele”. Nella torta di mele di solito si sentono quasi solo le mele, ma qui il succo di mele si fonde con l’impasto e il sapore è diverso dal semplice sapore di una torta e diverso dal semplice sapore delle mele. È come addentare una mela e scoprire che è fatta di torta, o addentare una torta appena raccolta da un albero di mele. E un po’ di uvetta che fa andare d’accordo l’acidulo della mela e il dolce della torta. Siamo onesti, come si fa a farsela durare tre giorni? non ci crede nessuno, nemmeno io.

Così passa via un’altra domenica, la terza. E fra una settimana ne arriva un’altra, la quarta. E il mercato della domenica che mi aspetta di nuovo. E la fanciulla bellissima che vende la carne di struzzo. E magari prima di andare via riuscirò anche a dirle qualcosa di più che “one ostrich burger, please”. Magari, per esempio, le chiederò se ha moneta da cambiare, o se si può mettere un po’ di salsa nel panino, o se vuole sposarmi, cose così..

venerdì 17 ottobre 2008

natura

certo che uno resta un po' basito quando legge una cosa così http://www.repubblica.it/2008/10/sezioni/esteri/causa-dio/causa-dio/causa-dio.html.
io sono pronto a testimoniare comunque, e anche a portare delle prove inconfutabili.
Poi in America c'è pure la pena di morte, non si sa mai che sia la volta buona.
Qui in Inghilterra Dio non si fa vedere molto in giro, nessuno ne parla, nessuno va mai in chiesa, anche se c'è una chiesa in ogni angolo. Si sta meglio, tutto sommato, sissignore. Anzi, sì Signore.
Mi piace il senso di umanità che trasmettono i cimiteri inglesi. Ogni tanto mi piace passeggiare in mezzo alle lapidi, dico davvero. I cimiteri non sono dei posti isolati, chiusi da mura di cememto e cancelli elettrici come da noi. Di solito qui c'è la chiesetta circondata da un parco e da un prato verde, e in questo prato ci sono le lapidi conficcate nel terreno, senza tomba o ceri o ghiaia. Solo l'erba e questo sasso per terra con il nome, le date e a volte qualche frase. SOno dei posti che trasmettono pace, non angoscia. Sono posti che ti riconciliano con l'idea della morte, perchè camminando tra le lapidi senti di stare camminando semplicemente in mezzo alla natura. E' una sensazione strana, difficile da descrivere. L'altra sera in televisione ho visto un programma in cui avevano organizzato uno stand gastronomico in un cimitero, in mezzo al verde, e sembrava la cosa più normale del mondo.
Non ho mai approvato il mondo in cui da noi si vende l'idea della morte, per questo cerco sempre di stare lontano da chiese e cimiteri. Ma qui a volte, la domenica mattina, dico davvero, mi capita di andare a fare due passi nel prato con le lapidi per ritrovare un po' di serenità

mercoledì 15 ottobre 2008

desuetudine

l'ideale sarebbe non uscire a bere una birra di martedì sera, primo perchè dovrei sapere che qui non si può mai uscire a bere "una" birra, e secondo perchè qui la birra "leggera" non sanno cosa sia. Il mercoledì mattina, certo, è troppo tardi per pentirsi, giacchè ormai la birra è in circolo e il tuo cervello non funziona a dovere. Siccome il cervello non funziona a dovere,uno si ritrova a usare termini desueti come "giacchè" e "desueti", dal che si capisce che il cervello non funziona a dovere. Sì, questo mi pare di averlo già detto da qualche parte qui sopra.
A parte il cervello, però, devo dire che dopo un periodo iniziale piuttosto critico,adesso è da un po' di tempo che mi sento di buon umore. Saranno già 5 o 6 ore ormai, e ci sono buone probabilità che la cosa perduri nel pomeriggio. "Perduri" è ancora un effetto della birra, naturalmente. Ho notato che il sopraggiungere del buon umore è coinciso con la fine del bel tempo e l'arrivo del grigio e piovoso e freddo tempo inglese. Sono metereopatico al contrario, credo. O forse sono metereopatico all'inglese. O forse non sono metereopatico per niente, e questa storia del tempo è tutta una cavolata. Agli inglesi, per esempio, che ci sia il sole o piova non fa nè caldo nè freddo, anche se il sole fa un po' più caldo e la pioggia un po' più freddo.
La morale, alla fine è sempre la stessa. Adesso vado a bermi un tè e tutto quanto si sistema. Senza fretta, all'inglese, giusto una tazza.

lunedì 13 ottobre 2008

3

Altra settimana che inizia, eccoci qui. Dovrebbe essere la terza, anche se mi pare di essere arrivato ieri.
Altro weekend alle spalle. Il secondo. Lento e malinconico come tanti weekend qui. Domenica calda e piena di sole, quasi estate e quasi no. Sdraiato nel parco tutto il pomeriggio, il blu del cielo e il verde del prato, poco altro. Non so dire se questo abbia reso più serena o più malinconica la mia domenica. Però sono contento che oggi sia lunedì, che io abbia cose da fare, persone da vedere, posti dove andare. Come se avessi una vera vita qui, e nient'altro e nessun altro a cui pensare.
Come se.

giovedì 9 ottobre 2008

italì

va bene, questi due giorni in italia mi bastano e avanzano. Non c'era bisogno che mi forzassero la portiera della macchina nel posteggio della stazione, mi ero già accorto di essere in Italia.
Meno male che riparto subito, in Inghilterrà nessuno forzerà mai la portiera della macchina, almeno finchè non avrò una macchina là.
Comunque grazie Italia, è bello vedere che non sei cambiata per niente.

Ogni tanto vorrei che su questo blog si potesse bestemmiare un po' in santa pace (ma ho idea che verrei subito censurato)...vorrà dire che il mio discorsetto personale con dio me lo faccio in privato...

(s)fortuna sfacciata

L'altra sera stavo guardando sulla tv inglese un programma che parlava del Titanic e del Britannic. Il Britannic è meno famoso del Titanic, non so perchè. Ad ogni modo, il Britannic era la nave "gemella" del Titanic, o, meglio, era la nave prodotta sul modello del Titanic, con quei miglioramenti tecnici che avrebbero dovuto impedirle di farle fare la fine del Titanic. Il Britannic era però usato come nave ospedaliera in tempo di guerra, quindi Leonardo Di Caprio non ci sarebbe potuto salire.
Siccome però era la nave gemella,il Britannic ha deciso di essere gemella fino in fondo, e, come il Titanic, è colata a picco, anche se in circostanze un po' diverse.
Ora, una superstite dell'affondamento del Britannic era una tale tizia, di cui non mi ricordo il nome, che nella sua vita prima di salire a bordo del Britannic, tra le altre cose, era stata anche a bordo del Titanic quando il Titanic è affondato.
Lo giuro, lo ha detto la TV inglese.
Io non so dire se si tratti di una persona eccezionalmente sfortunata o fortunata. Certo che un po' di sfiga devi avercela nel sangue per capitare a bordo di due navi così. E certo devi avere un culo di proporzioni inimmaginabile per sopravvivere tutte e due le volte.
La morale di questa storia è molto semplice, ed è la stessa che ho messo in pratica io oggi prima di salire sull'aereo che mi ha riportato a casa. Prima di mettervi in viaggio, qualunque mezzo voi prendiate, assicuratevi che questa persona non sia tra i passeggeri.

martedì 7 ottobre 2008

benvenuto!!

il blog ha un nuovo amico, per il momento anonimo, ma sono in attesa di aggiornamenti sul nome..

domenica 5 ottobre 2008

domenica pomeriggio e un cane

E piove. Anche di domenica pomeriggio, come se fosse un giorno qualunque. Sto cercando di migliorare il mio rapporto con Chester, ma io e lui abbiamo ancora qualche problema di convivenza. Io sono anche disposto a grattargli l'orecchia e il musetto quando lui me lo chiede, non ho pregiudizi sulla razza canina, ci mancherebbe. E' che le sue richieste di coccole arrivano sempre nei momenti inopportuni, per esempio quando sono a tavola, o quando sono tranquillo sul divano. Ora, non starò qui a discutere della ovvia superiorità dei gatti sui cani. Però l'ottusità di questo cane a volte va oltre quello che è lecito aspettarsi da uno della sua razza. Lui appoggia il suo muso sul mio ginocchio, e va bene. Allora io inizio a grattargli la testolina e le orecchie. A questo punto, se si trattasse di un animale un po' più intelligente, tipo un gatto, Chester sceglierebbe fra due opzioni. O stai qui fermo e ti lasci grattare, come fa per esempio la mia gatta quando mi salta sulle ginocchia e inizia a fare le fusa. Oppure, se proprio hai voglia di dimenarti, prendi e te ne vai. Non puoi avere tutte e due le cose. Invece Chester è talmente contento che qualcuno gli gratti la testa che inizia a saltellare di qua e di là, così che io non riesco più a grattarlo come lui vorrebbe. Risultato: Chester si incazza, mette il suo muso umido sotto la mia mano e quasi me la morsica per costringermi a rimetterla sulla tua testa. Ma come faccio se lui non se ne sta fermo un minuto?
Ma forse è solo che io sono abituato troppo bene con la mia gatta.

Ho appena fatto un giro al mercato, la domenica di solito è il giorno più bello per girare fra le bancarelle qui. Solo che oggi è proprio una giornata grigia, fredda e piovosa (come ieri e come probabilmente domani, d'altra parte). Provate a immaginare una tipica giornata inglese. Ecco, così. Quindi non c'era molta gentge in giro, e neppure molte bancarelle al mercato. Ho comunque comprato un po' di tè e di biscotti, tanto per dare un senso alla mia passeggiata.
Il weekend qui fila via tranquillo, niente di speciale, anche se venerdì sera sono riuscito a (quasi)ubriacarmi al pub con un po' di persone che ho ritrovato qui. La birra è aumentata non poco, bruttissima sorpresa. Ho idea che un po' tutto qui sia aumentato, tra l'altro, ma 3 sterline e 20 per una pinta sono un po' troppe anche per uno abituato ai prezzi italiani. Sei mesi fa la pinta non superava le 2.80. E' la crisi, dicono. Va bene, è la crisi. Ad ogni modo non mi è sembrato che gli inglesi abbiano iniziato a risparmiare sulla birra, anzi. Dopotutto sono sempre inglesi.
Adesso sono qui con Chester che è stravaccato sul tappeto a dormire, magari tra poco lo seguo anch'io nel mondo dei sogni. Speriamo solo che non voglia farsi grattare anche là...come mi manca la mia gatta..

giovedì 2 ottobre 2008

memoria

La mia preferita in assoluto, in questa nuova famiglia, è la mamma della padrona di casa. E' una vecchietta che sorride sempre e non parla mai. Non deve esserci molto con la testa. Non so se sia Alzheimer o solo un po' di sano rincoglionimento senile. So che mi sono dovuto presentare tre volte nella stessa sera quando sono arrivato, e che spesso mi saluta come se mi vedesse per la prima volta. Non ha memoria, o forse non si ricorda più dove l'ha messa, non so. Ma credo che sia per questo che ride sempre. Dev'essere stupendo non avere memoria, se hai attorno qualcuno disposto a sopportarlo e a sopperire alle tue lacune. E' la memoria che ci fa diventare tristi, sono i ricordi belli di quello che non c'è più e i ricordi brutti di quello che ci ha fatto star male. Non ci sarebbe tristezza senza il passato.Essere senza memoria ti fa stare nel presente e godere in ogni istante le sensazioni del presente. Come se ogni volta si vedesse tutto per la prima volta, si conoscesse una persona per la prima volta. Il passato che ti ha fatto star male se ne è andato, il passato che ti ha fatto star bene conta solo se è ancora presente, altrimenti sparisce anche lui.
Così per ogni cosa che succede attorno a te, per ogni cosa che ti dicono, per ogni persona che vedi non puoi far altro che meravigliarti come se stessi scoprendo un mondo nuovo. E' l'incapacità di ricordare, sono convinto, che rende questa vecchietta sempre così sorridente.
E allora penso a come sarebbe bello se potessi reincontrare ancora certe persone per la prima volta, e rivivere di nuovo i momento in cui si "scoprono" certe persone...

martedì 30 settembre 2008

primo giorno via. qui.

L'Inghilterra mi dà sempre il benvenuto allo stesso modo. Ogni volta che arrivo qui trovo pioggia e vento, vento e pioggia. E freddo.
L'Inghilterra fa così per farmi capire subito quello che mi aspetta. Tutto uguale identico all'anno scorso. Scendo dall'aereo e piove, arrivo a Cambridge e piove, piove e piove. E come l'anno scorso, la padrona di casa mi apre la porta e mi dice "hai portato la pioggia?", e immancabile scopro che fino al giorno prima c'era stato il sole. Hai portato la pioggia, mi dicono. Gli inglesi. La pioggia. A me. Io avrei portato la pioggia su questa isola fatta di pioggia?

La cosa strana è arrivare in un posto così lontano da casa e sentirsi più a casa che a casa. Oggi mi è successo così. E'stato come se non fossi mai andato via di qui, come se avessi ripreso un discorso che era rimasto in sospeso. Sapevo già quello che avrei trovato, ho rivisto delle persone che conoscevo, era tutto così semplice e familiare. Davvero sono stato via negli ultimi sei mesi?
E qui niente è cambiato. Perchè avrebbe dovuto? Qui sembra che niente sia cambiato da secoli, figurarsi in sei mesi. Oggi in un negozio ho visto un libro di foto d'epoca di Cambridge. Mi sono messo a sfogliarlo. Ed era tutto uguale ad adesso! Forse perchè Cambridge è una città d'epoca. Infatti qui il tempo non passa mai. Io non sono mai andato via da qui. Ero qui ieri, sono qui oggi. Forse gli ultimi sei mesi sono passati nel resto del mondo, ma qui a Cambridge no, qui niente è passato da secoli.

lunedì 29 settembre 2008

risposte

...è di più quello che è cambiato...

domenica 28 settembre 2008

un anno dopo

Un anno dopo parto ancora. Ma si potrebbe anche dire in altro modo. Si potrebbe dire: un anno dopo, e ancora al punto di partenza.
Con tutto quello che è successo, con tutto quello che è cambiato, mi guardo attorno e l'unica cosa rimasta uguale sono io che parto.
Mi sembra di rivivere tanti momenti e tante sensazioni, ma proprio perchè li sto rivivendo io mi accorgo anche di tutte le cose che adesso sono diverse, di quanto un mondo intero sia cambiato attorno e dentro di me. E' come se tutto si sovrapponesse, i momenti di adesso e quelli di un anno fa, ma il sovrapporsi lascia scoperte tante cose, pezzi che crescono e pezzi che mancano qua e là. Non so dire se sia di più quello che è rimasto uguale o quello che è cambiato. Non riesco ancora bene a capire che peso e che valore abbiano i cambiamenti.
L'anno scorso partivo pensando a come sarebbe stato quando sarei tornato. Adesso parto e non penso a niente, nè al ritorno nè a come starò là. Non penso neppure alla partenza, a dire la verità. Penso solo a oggi, e domani penserò solo a domani, e al momento di partire penserò alla partenza. E poi credo sarà così finchè un giorno penserò che quello è il giorno in cui torno.
Mi ricordo che l'anno scorso avevo scritto che partivo felice. Non so dire se fossi sincero, o se cercassi solo di convincermi. So che era stato abbastanza difficile scrivere la parola "felice" poche ore prima dell partenza. Quest'anno invece è più facile. Non parto felice, no. Parto e basta.

giovedì 25 settembre 2008

non esistono più

Non è normale questo freddo a settembre. Settembre non è mica inverno. L'inverno è inverno, ma settembre è settembre. Firmerò la petizione per reintrodurre le mezze stagioni. Questi tagli e queste riforme sono contrari agli interessi del Paese, non si può risparmiare anche sulle mezze stagioni.
In Inghilterra non farà così freddo, sono sicuro. Là le mezze stagioni le hanno mantenute.
Le mezze stagioni io le preferisco perchè sono più colorate, più profumate, hanno un'anima.
L'inverno è morto e l'estate è stupida.
Ma la primavera è viva, allegra. No, serena no, ma cosa importa? La primavera è viva.
L'autunno è saggio, tranquillo, rappacificante. Ti riporta alla realtà, e ti fa credere che la realtà possa persino essere bella.

Firmate con me la petizione al governo per reintrodurre le mezze stagioni

mercoledì 24 settembre 2008

cose così

che poi a ben guardare, oggi come oggi, cosa volete che sia partire? tra internet e telefoni e cose così uno è come se stesse sempre vicino a casa, ha sempre tutti a portata di clic. L'unico problema è se uno ha degli abbracci da dare o da ricevere, allora sì che due mesi diventano lunghissimi, e l'inghilterra diventa lontanissima. Provateci voi a sostituire certi abbracci con un clic o una chat o un sms o cose così. Non si può, non è la stessa cosa. Niente può essere la stessa cosa.
Ma allora uno come fa a partire? Se si pensa a certi abbracci, e a quanto mancheranno certi abbracci, uno capisce che non c'è niente per cui valga la pena partire.
Eppure si parte lo stesso, sissignore. E si sta via per un po', signorsì.
Vaccabestia, che roba partire. Chi ha inventato le partenze? chi ha inventato gli aeroplani? e l'inghilterra, chi ha inventato l'inghilterra? doveva per forza essere così lontana l'inghilterra? Lontana da certi abbracci, intendo, da tutto quello per cui varrebbe la pena restare..
eppure si parte, sissignore.
Vaccabestia, che roba partire..

lunedì 22 settembre 2008

roba

C'è un mucchio di vestiti impignati qui di fianco. E una valigia vuota un po' più in là. Come se dovessi partire a breve. E i vestiti sono proprio tanti, come se dovessi star via mesi. Roba da matti.
Ho idea che sto prendendo questa cosa della partenza troppo alla leggera. Dovrei essere preoccupato, emozionato, agitato. Insomma, qualcosa di diverso dal solito. Invece niente. Mi sento come se dovessi fare un salto fuori porta per un weekend. Sarà che vado in un posto che già conosco. O sarà che sto via meno mesi dell'altra volta. O sarà che dopo aver visto quanto passino velocemente sei mesi, l'idea di dover star via solo un paio di mesi mi pare una passeggiata. Però magari questi due mesi dureranno di più, non si può mai dire. Quanto il tempo passa veloce non dipende mica dai calendari.Se devi dare retta ai calendari il tempo passa sempre uguale, ma io lo so bene che non è vero.
Però sono contento all'idea che parto. Non lo sento molto, non lo vivo, ma se mi metto a pensarci sì, sono contento. L'aria inglese fa bene, lo sanno tutti. E' fredda, ma fa bene. Devo portare sciarpa e guanti, adesso che ci penso. E una berretta, per non farmi gelare il cervello. Niente ombrello, però. Suvvia, facciamo gli inglesi fino in fondo, l'acqua ce la si lascia piovere addosso, cosa sarà mai?
Comunque questa roba impignata qui di fianco è troppa. Non ci starà mai tutta quanta, nè mi servirà tutta quanta. Ma poi mi servirà per cosa? Cosa ci devo fare con tutta questa roba? E la valigia? Oddio, mi sembra quasi che devo partire. Figurarsi che ci sono pure due biglietti sopra il calorifero. Sopra il calorifero, ma vi rendete conto? Roba da matti

(ma si dice "ce la si lascia?" Se imparo un po' di inglese devo per forza cancellare un po' di italiano per fargli spazio?)

venerdì 19 settembre 2008

Una volta un uomo mi disse una cosa che non dimenticherò mai. Quell'uomo mi guardò negli occhi e mi disse: "imperciocchè".
Mai saputo cosa diavolo volesse da me quel tizio.

vacca bestia

vaccabestia, la birra, di nuovo.
Dev'essere stato l'ultimo litro che mi ha dato alla testa.
La prossima volta devo bere meno birra, non c'è dubbio.
Mettere a verbale: ricordarsi di bere meno birra.
Lo dirò al mio scrivano.
Comunque ho notato una cosa che dovrebbe far riflettere: la quanitità di liquido che espelli è sempre maggiore della quantità di liquido che ingurgiti.
La birra ti fa fare tanta pipì, non v'è dubbio. Puliti dentro e belli fuori.

mercoledì 17 settembre 2008

cose

Ci sarebbe un problema da risolvere, abbastanza urgente. Bisognerebbe sapere se noi vediamo il mondo perchè il mondo esiste o se il mondo esiste solo perchè noi lo vediamo. Secondo me la prima, ma qualche malato di mente ha pensato di proporre la seconda. Siccome le opinioni dei malati di mente vanno prese in seria considerazione, si sono iniziati a scrivere libri e libri sulla faccenda. Io purtroppo non sono malato di mente, quindi rimango convinto della mia idea. Ma non si sa mai.
Oddio, "non si sa mai"..dai, siamo seri, a volte si sa.. Per esempio, quella questione dell'albero che cade nella foresta dove non c'è nessuno ad ascoltare. L'albero fa rumore o no? Io, che purtroppo non sono malato di mente, dico di sì, ma questa idea potrebbre crearmi dei problemi nel caso mi venisse la malsana idea di dedicarmi alla carriera del filosofo. Dovrei iniziare anch'io a dire cose senza senso, così poi posso impiegare il resto del mio tempo a cercare di convincere gli altri che le cose che dico hanno senso. Mi sembra un buon passatempo, sissignore.
Allora mi correggo, il mondo non esiste, l'albero che cade non fa rumore se nella foresta non c'è nessuno. Ecco, mi sembra un buon inizio.
Sì, è bello sapere di essere utili all'umanità.

martedì 16 settembre 2008

lunedì 15 settembre 2008

specchi

Ci sono delle questioni sugli specchi che non mi sono per niente chiare.
Prima di tutto, come fa uno specchio a riflettere? Cosa c'è dietro al vetro?
Secondo di tutto, perchè lo specchio inverte la destra con la sinistra, ma non l'alto con il basso?
Poi, il modo in cui io mi vedo allo specchio è uguale al modo in cui gli altri vedono me? Mi imbarazza pensare che gli altri vedano proprio quella faccia lì, anzi non so come riescano a fissare la mia faccia senza scoppiare a ridere.
Altra cosa, quanto ci si può fidare di uno specchio? Per esempio, non so se capiti solo a me, ma io non riesco ancora a fidarmi degli specchi agli incroci. Se io vedo allo specchio che non arrivano macchine, non riesco a convincermi che davvero non arrivino macchine. Io sto guardando uno specchio, mica la strada vera. Come si fa a buttarsi in un incrocio senza guardare la strada vera? Per non parlare poi degli specchi con la retina davanti.
Poi non capisco perchè tutti gli ascensori abbiano lo specchio. Uno sale e la prima cosa che vede è la sua faccia. Magari è perchè così l'ascensore sembra più grande e uno non soffre di claustrofobia. O magari è per non farti sentire solo quando non ci sono altre persone che salgono con te.
Può essere una buona idea, non lo so. Io però quando mi guardo allo specchio mi sento ancora più solo, perchè mi accorgo che anche alle mie spalle non c'è mai nessuno.

sabato 13 settembre 2008

adesso

E adesso?
Adesso cosa succede?
Adesso che riparto. Adesso che che siamo a settembre, di nuovo. Adesso che è successo tutto quanto.
Adesso che alle otto di sera ricomincia a fare buio.
Cosa succede adesso?
Forse niente, cosa volete che succeda? Io riparto, chiedendomi cosa succederà quando tornerò. E poi sarà Natale, e mi chiederò cosa succederà l'anno nuovo.
Ma adesso, cosa succede "adesso"? Cosa ci si deve aspettare adesso? A cosa bisogna prepararsi, adesso?
Forse è tutto un po' come prima, forse è tutto diverso. Io sono come prima, e le cose attorno sono diverse, diverse le persone, e il modo di riempire i giorni e le sere. Succedono tante cose e io continuo a chiedermi cosa succederà adesso, come se non me ne stessi già accorgendo...

giovedì 11 settembre 2008

ipotesi

Supponiamo che fra un po' io parta. Diciamo, così per ipotesi, il 30 settembre.
Mettiamo il caso che io stia via, per esempio, due o tre mesi. Così tanto per dire un numero.
Immaginiamo che mentre sono via io mi accorga che via è meglio di qui. Per esempio, buttiamo lì che io mi innamori della birra inglese e delle patate bollite al punto da non voler più tornare indietro.
Supponiamo che io non torni più indietro.
Suppongo che potebbe anche darsi.
Potrebbe anche darsi.
Darsi.
Si dà.
Si dà il caso che non torno.
No, forse per intanto meglio supporre ancora un po'.

mercoledì 10 settembre 2008

caso

Sapevi che vincere o essere vinti
sono facce di un Caso indifferente,
che non c'è altra virtù che essere coraggiosi
e che il marmo, infine, sarà l'oblio

(Jorge Luis Borges, A Carlo XII)

lunedì 8 settembre 2008

moderatamente

Volevo dire solo una cosa prima di andare a dormire. Ma adesso non voglio più.
Quelli del Nobel non mi hanno ancora contattato. Peggio per loro.
Però mi hanno contattato quelli che volevano sapere se ero soddisfatto della mia bolletta del telefono. Moderatamente soddisfatto, ho risposto. Soprattutto perchè non la devo pagare io.
Comunque io non telefono praticamente mai. Soprattutto perchè non ho niente da dire. Poi perchè il telefono mi imbarazza. Non vedo l'altro in faccia, capite? Mi immagino sempre che quell'altro stia alzando gli occhi al cielo davanti alla cornetta e sbuffando mentre io parlo. Poi non si capisce mai quando l'altro sta per dire qualcosa. Così ci sono le pause di silenzio e poi all'improvviso si comincia a parlare contemporanemente. No scusa dimmi tu. No dimmi tu. Dicevodicevo. No scusa prima, no tu. Pausa di silenzio. Eccetera.
Moderatamente soddisfatto, comunque.

sabato 6 settembre 2008

la storia triste del camaleonte blu - parte III e ultima

Riassunto puntate precedenti. Il camaleonte si trova nel mondo senza colori, e va in crisi di identità. Per modo di dire, ovviamente, perchè il camaleonte l'identità non ce l'ha, ma la ruba di volta in volta al mondo, a seconda del colore in cui si trova. Il camaleonte non sa che colore mettersi, ha paura di assumere l'iniziativa e prendersi la responsabilità del proprio travestimento. Sennonchè, d'un tratto il camaleonte si accorge che non tutto è senza colore. Il cielo, infatti, è rimasto blu. Il camaleonte può così lasciare che ci pensi la natura, coi suoi meccanismi, a colorarlo di blu. Il camaleonte si sente sollevato, perchè quel cielo blu lo ha liberato dall'angoscia di dover scegliere, dall'angoscia di essere libero. Il camaleonte è stato liberato dalla sua libertà.
(leggi la seconda parte- leggi la prima parte)

Parte terza. Non lo so perchè il cielo era rimasto blu. Se lo stava iniziando a chiedere anche il camaleonte, pur senza essere troppo tormentato dalla questione. Per lui era sufficiente aver preso di nuovo un colore, uno qualsiasi. Tutto il resto contava poco. Eppure, noi che non siamo camaleonti una spiegazione la dobbiamo pure trovare. Allora, se proprio lo volete sapere, io penso che il mondo davanti al camaleonte non fosse mai stato davvero senza colori. Io penso che tutto quanto fosse rimasto del proprio colore allo stesso modo in cui il cielo era rimasto blu. La sola cosa diversa era il modo in cui il camaleonte voleva vedere il suo mondo, il modo in cui il camaleonte proiettava i propri desideri sul mondo. Solo il blu del cielo era rimasto davanti agli occhi del camaleonte perchè solo il blu del cielo realmente gli importava. Il camaleonte vedeva il mondo solo attraverso i suoi desideri, anche se la sua abitudine di doversi adeguare ai colori del mondo lo portava a credere che anche quel blu, l'unico colore rimasto, fosse un'imposizione della natura, su cui lui non aveva potere.
Sì, io credo che il camaleonte volesse davvero essere libero di scegliere, anche se la sua natura camaleontica gli impediva di capire quanto lui in realtà desiderasse questa sua libertà. Il camaleonte allora, senza accorgersene, era riuscito a diventare libero nel solo modo che gli era concesso. Perchè adesso la natura gli stava imponendo quello che in realtà lui aveva già scelto, quello che in realtà lui desiderava. Era stato lui a scegliere, senza saperlo, che l'unica cosa colorata del mondo là fuori dovesse essere il cielo blu. Così, il camaleonte era riuscito a imporre alla propria natura il modo in cui lui voleva essere comandato da lei, raggiungendo quello spazio al di là di tutte le sue varie identità e i suoi vari colori, in cui lui e la sua natura coincidevano. E anch'io credo che trovare la sintonia con la propria natura, e non combatterla, armonizzare i nostri desideri più profondi con i nostri limiti, essere padroni della nostra identità senza avere la pretesa impossibile di annientarla. io credo che tutto questo significhi davvero essere liberi. Nell'unico senso che ci è concesso.

Così finisce la storia triste del camaleonte blu. Sono contento di scoprire che, alla fine di tutto, il camaleonte non sia poi così triste. Se quelli del Nobel mi cercano per il premio, possono contattarmi alla mia solita e-mail.

venerdì 5 settembre 2008

sensazioni

Ho una strana sensazione. Come se stesse per succedere qualcosa. Qualcosa di sensazionale. Infatti ho la sensazione. Qualcosa di strano. Infatti la sensazione è strana.
Per intanto non succede niente, ma fra poco chissà.
Dovrei iniziare a studiare, ma sono appena tornato dal dentista e sono le undici e mezza. Quando uno è appena tornato dal dentista e sono le undici e mezza non conviene che inizi a studiare, perchè deve subito fermarsi per mangiare. Allora facciamo che per stamattina non combino niente e riprendo oggi. Così nel frattempo posso aspettare che succeda la cosa sensazionale.
Adesso però la sensazione è già meno strana. Mi prude un dito, lo gratto, e la sensazione se n'è andata. Lo sapevo, era un falso allarme. Vuoi vedere che anche oggi non succede niente di sensazionale? Ho la sensazione che sarà così.

giovedì 4 settembre 2008

supposizioni

Allora, decidiamoci una volta per tutte. E' o non è Francesca?
Non è Francesca. Va bene, non è Francesca.

Comunque è andata a finire che l'ombrello da pioggia in spiaggia ad agosto sotto il sole io l'ho comprato.

Le ferrovie si scusano per il disagio arrecato. Il treno è in ritardo, ci scusiamo per il disagio. Il treno è soppresso, ci scusiamo per il disagio. Basta, non ne posso più. Non devono dire "ci scusiamo". Devono dire "chiediamo scusa". Devono chiedere. Poi siamo noi che decidiamo se scusarli o no. Non possono scusarsi da soli. E' come dirsi grazieprego. Io, per esempio, non li scuso. Quando non li scuso non faccio il biglietto, come gli italiani.

Domani piove, dicono. Quindi non piove. Il governo resta ladro comunque.

Ho accettato il regalo. Con un'accetta. Un bel taglio verticale. Proprio non mi piaceva.
A proposito di medicine, tra l'altro, non ho mai capito l'origine del nome "supposta". Quello che non mi è chiaro è cosa si debba supporre.

L'orologio fa l'una e mezza. Ci sono buone probabilità che sia l'una e mezza. Occorre che si dorma, e presto.
Così anche i pesci son contenti.

lunedì 1 settembre 2008

segreti


Quella striscia di luce che parte dal sole, attraversa tutto il mare e arriva fino ai tuoi piedi. Il sole che per pochi istanti se ne sta proprio di fronte a te, e tu non hai neppure bisogno di guardare verso l'alto. Essere all'altezza del sole, assorbire la sua luce senza esserne accecati. E quella breve, ma intensa sensazione di sentirsi padroni del mondo, di possedere il segreto del sole e del cielo prima che il sole si alzi a illuminare il resto del mondo e il cielo diventi del solito azzurro che riempie i pomeriggi. Di vedere il sole per come lui è, prima che si copra di luce abbagliante.
L'alba ti dà la sensazione di vivere in un tempo diverso, di essere un passo avanti rispetto a tutti gli altri. Di sentire se stessi prima di sentirsi parte del mondo. Di potere dire "io" e, per pochi minuti, capire il significato di questa parola. Io.

domenica 31 agosto 2008

un po' di mare

alba


acquacielo




io (come si può notare dall'espressione)


(per quelli che non ci credono che le conchiglie le ho raccolte davvero sulla spiaggia, e non lo ho comprate!)

lunedì 25 agosto 2008

aggiornamenti in tempo reale

avevo detto che non avrei aggiornato il blog mentre sono al mare. Però lo aggiorno lo stesso. I casi sono due. O sono scemo o sono bugiardo. Secondo me sono scemo. Bugiardo e scemo insieme no, perchè altrimenti non potrei dire di essere scemo. E neanche bugiardo, a dire la verità.
Allora, resoconto brevissimo. Telegrafico, come dicono in televisione. Peccato non esistano più i telegrafi, si parlerebbe molto meno.

giorno 1: piccola congestione. Vomito. Film Gomorra al cinema. Disastro.
giorno 2: niente. dormito. studiato. spiaggia. letto libro. Cena. Passeggiata. Birra.letto.
giorno 3: niente. alzato alle 6. Sole che sorge sul mare, passeggiata con foto. Freddo. poi colazione. Studiato, mangiato, studiato. Spiaggia. Sole. Computer blog, poi cena.

Numero piadine romagnole mangiate: 0
seguono aggiornamenti. Forse

giorno 4: niente. alzato alle 6. Sole che sorge sul mare, passeggiata. Foto conchiglie. Colazione. Studiato mangiato. Passeggiata in pineta, lunga. Blog.
Se non fosse che il sole che sorge sul mare è diverso ogni mattina, non mi accorgerei della differenza fra un giorno e l'altro. Ma basta una nuvoletta in più, una leggera striatura nel cielo, e il colore dell'alba sul mare diventa ogni giorno uno spettacolo nuovo. Ieri era un'alba rosa, tranquilla, delicata. Stamattina un'alba rosso fuoco, potente, invadente. Spettacolare. Aspetto i colori di domani, l'unico segno di un altro giorno che è passato, di un altro giorno che comincia. Roba da mare.

giorno 5: come sopra. Alba tranquilla, pochi colori,solo un rosa tranquillo che sfumava nell'azzurro. Nuvole blu scuro. Foto alle nuvole blu scuro. Considerazione del giorno: quale meccanismo psicologico muove un marocchino a girare in una giornata di sole cocente d'agosto per le spiagge a vendere ombrelli da pioggia? Seconda considerazione del giorno: sono intollerante verso i clienti d'albergo che impegnano l'ascensore per scendere dal primo piano al piano terra, quando tu devi salire al terzo piano.
Numero piadine romagnole mangiate: 0.
Umore: tra il cupo e il rassegnato. Ma rassegnato va già bene.

giorno 6: variazione sul tema. Visita a un paio di musei a ravenna. Belli. Oddio, meglio di una spiaggia affollata. La vita e l'otium nelle case degli antichi romani. Statue, oggetti, decorazioni dei giardini. Impressione: questi romani se la godevano, e non poco. Visita a museo su pavimentazioni a mosaico bizantine, appena scoperte. Impressione di mia mamma: oltre a essere più belli dei nostri, i pavimenti bizantini erano meglio perchè non si doveva nemmeno passarli con lo spazzolone

giorno 7: ultimo giorno. Caldo infernale. Vado a farmi un bagno se no muoio. Solo fin dove tocco. Domani ultima alba, ultime foto, ultime conchiglie. Poi partenza. Chiamo la mia gatta e le dico di aspettarmi. Sarà arrabbiata, lo so già. Mi terrà il muso. Ma la mia gatta ha un bel muso, posso sopportare.

venerdì 22 agosto 2008

ciao

adesso me ne vado al mare. Odio andare al mare, ma ci vado. Spero che la settimana passi in fretta.Finchè sono via il blog non lo aggiorno, perchè quando sono al mare non succede niente di interessante. Il mare è solo tempo che passa. Sapore di sale sapore di mare. Tonno rio mare. Stessa spiaggia stesso mare. Mare mare. Odiare a mare. Pagine a mare.
Spero solo che la mia gatta se la cavi in questa settimana.

no grazie

che poi a ben guardare la cosa importante è che uno trovi la propria dimensione. Non è necessario essere felici. Siamo onesti, della felicità si può fare a meno, se uno impara il modo.
Ci sono dei pensieri che mi rendono triste, davvero tanto. E allora io non voglio la felicità, se il prezzo della felicità è amplificare il male che fanno le cose tristi, quando io torno a pensarci. Se ci si abitua al pensiero delle cose tristi e si resta fedeli alla propria malinconia, alla lunga tutto quanto fa meno male, e si riesce a fare davvero i conti con quello che non si può dimenticare, con quello cui non si può non pensare.
No?
Non so, mi sembra un modo per sopportare se stessi e per accettare l'idea di non poter avere quello che renderebbe davvero felici. Io non voglio dimenticarmi delle cose che mi mancano, io non voglio non pensarci. Io voglio abituarmi all'idea, trovare la mia dimensione al di dentro, non al di fuori di quello spazio buio che comunque io non smetterei mai di avere davanti. E allora perchè fingere che il buio non ci sia? A cosa serve cercare la felicità, se la felicità non è mai una conquista definitiva, e il momento di crollare prima o poi arriva per tutti?
Le persone che riescono a essere felici, quelle che riescono a dimenticare, a non pensare, a lasciarsi alle spalle, come diavolo fanno? Come si può lasciarsi alle spalle una parte di se stessi?
La tristezza non è poi così brutta, sapete, se vista dal di dentro. Io credo che la tristezza sia il modo più sincero e autentico di essere se stessi. Come tutte le cose, anche la tristezza, se vista dal di fuori, ha un aspetto orribile che non corrisponde alla realtà della tristezza vissuta.
Io resto qui, mi troverò bene. Io non voglio la felicità, io non sono più disposto a pagarne il prezzo, io ho già dato la mia parte.
Io sono un sasso lanciato in un pozzo che sprofonda verso un buio senza fine, e adesso io voglio soltanto abituarmi all'aria che mi soffia attorno e che accompagna la mia caduta

giovedì 21 agosto 2008

vuoti a perdere II

Un sasso lanciato in un pozzo che cade nel vuoto, aspettando di scoprire dove sia il fondo. Ma nell'attesa il sasso continua a scendere, in picchiata, e il vuoto è così profondo che quasi non si vede più la luce di sopra, e il pozzo è una voragine che si chiude su se stessa.
Almeno ci fosse dell'acqua là sotto, per attutire la caduta.
Chi ha lanciato il sasso nel pozzo?
Alla lunga, questo infinito cadere nel vuoto è quasi come star fermi. Cadere, ma fermi. Lasciarsi portar giù dal proprio peso. Abbandonarsi. Chiudere gli occhi e sentire l'aria che ti soffia attorno e ti dice che la caduta non è ancora finita.

domenica 17 agosto 2008

mercoledì 13 agosto 2008

gente

la gente che ti dice "come va?" anche se non le interessa come stai.
la gente che ti dice "mi dispiace" anche quando non le dispiace.
la gente che ti dice "scusa" anche mentre sta facendo quello per cui si scusa.
la gente che ti dice "buongiorno" anche se non le importa che giornata avrai.
la gente che ti dice "bene" quando sta male.
la gente che ti dice "sì" quando pensa di no (e viceversa).
la gente che ti dice "non lo so" quando lo sa.

La gente non dovrebbe dire tutte le cose che dice. Altrimenti uno finisce con il non crederci più. Si dovrebbe dire qualcosa solo quando si ha qualcosa da dire. Per esempio quando si vuole sapere come sta una persona, quando si è davvero dispiaciuti, quando ci si vuole davvero scusare, quando si vorrebbe che una persona avesse una buona giornata, quando si sta davvero bene, quando si pensa che le cose stanno in un certo modo, quando si sa qualcosa che sarebbe meglio far sapere agli altri.
Altrimenti le parole sono solo suoni senza senso.

martedì 12 agosto 2008

strapazzo

E' che si dovrebbe sempre avere il controllo su quello che si prova. Ci sono due persone dentro a ogni persona. Una persona controlla l'altra, mentre l'altra pensa solo a lasciarsi strapazzare di qua e di là dalla vita. E poi c'è un'altra persona ancora, che si mette al di sopra delle altre due e sceglie quando essere la persona che controlla e quando essere la persona che si lascia strapazzare dalla vita. E c'è anche la quarta persona, che è la persona che viene messa a giocare la parte della persona che controlla o la parte della persona strapazzata.
Si può andare avanti fino a inventarsi un esercito di persone dentro a ciascuna persona. Ma non sarà mai abbastanza, quando la vita ti strapazza così tanto che tutte le persone si mettono a giocare la parte della persona strapazzata e non c'è nessuno, assolutamente nessuno, che abbia il controllo. Non conta quello che sai o quello che vuoi o quello che speri. Sei solo una persona in balia della vita.

domenica 10 agosto 2008

prove inconfutabili dell'inesistenza di dio

1)Ho appena sentito al telegiornale che un uomo è morto giocando a bocce, colpito alla testa da una boccia. A Lourdes.

2)Oltre alle stronzate recuperate dai fondi di magazzino tipo cuccioli in miniatura, coltelli, soldatini romani, macchinine, adesso fra le uscite in edicola ci sono anche i santini da collezione e i rosari da collezione. Con la prima uscita il rosario di padre pio viene solo 4 euro e 99. E' evidente che Dio un rosario lo vorrebbe piazzato almeno al doppio.

3)Un po' di tempo fa il papa ha detto che il limbo non esiste più. Ci sono solo i buoni e i cattivi. Lui si mette tra i buoni, ovviamente. Quelli che prima stavano al limbo sono stati sfrattati, evidentemente. Comunque se ne deve concludere (o almeno il papa spera che se ne concluda) che l'inferno e il paradiso esistono realmente,mentre il limbo era solo un'invenzione. E' evidente che Dio non farebbe mai papa uno così.

4)Un'altra prova dell'inesistenza di Dio la conosco bene io, ma non la racconto. Riguarda la storia della mia vita.

5)Su in cielo c'è solo il cielo. Anche a guardar bene, non si vede altro che cielo. Dove non si vede, c'è lo spazio, i pianeti, le stelle, il sole. Magari c'è vita su Marte e magari c'è acqua sulla Luna. Avvistamenti di Dio non si sono finora registrati.

6) Le madonne stanno sempre a piangere. Non si è mai sentito di una Madonna che rideva. Cosa piangono a fare? Se Dio ci fosse, quanto meno avrebbe procurato loro gli scottex.

7)La Chiesa è ricca. Quindi la Chiesa non crede in quello che predica. Non credere in quello che si predica significa dire le bugie. La Chiesa insegna che Dio esiste. Quindi che Dio esiste è una bugia. Quindi Dio non esiste

8)Noi siamo fatti a immagine e somiglianza di Dio. Quindi Dio assomiglia a noi. Se assomiglia a noi, è stronzo proprio come noi. E cattivo proprio come noi. Ho cambiato idea, forse Dio esiste

venerdì 8 agosto 2008

momenti

Dovrei cambiar vita, lo so. Ma dove ne trovo un'altra?
E' come se ogni giorno ne perdessi un pezzetino, e a poco a poco la parte vuota diventa più grande di quella piena. Oggi come oggi non è che questa vita abbia un gran valore, e forse non è una buona idea cambiarla quando è così svalutata. Di sicuro non troverei nessuno disposto a prendersela.
Non lo so come si faccia a cambiar vita, anche se ci ho provato tante volte. O forse ho davvero cambiato vita tante volte, e non me ne sono mai accorto. Sta di fatto che sono sempre al punto di partenza. Sono qui, ci sono io e c'è la mia vita.
Magari il problema è un altro. C'è qualcosa che mi ha stufato più di questa vita. Sono io.

mercoledì 6 agosto 2008

cielo grigio

finalmente una giornata di cielo grigio. Mi fa sentire meglio, è più in sintonia con il mio umore, quindi anch'io sono più in sintonia con il mondo.
Oggi non voglio vedere il sole, non voglio vedere il mondo. Voglio solo il cielo grigio fuori dalla finestra. Voglio stare con le mie cose, i miei impegni, i miei pensieri. Voglio arrivare a sera con la testa immersa solo in quello che devo fare. Voglio sentire i muri della mia stanza, toccarli, disegnare con il pensiero il limite del mio mondo. Voglio che il cielo grigio metta un freno a tutti i pensieri che potrebbero venirmi guardando fuori dalla finestra. Voglio che il cielo grigio mi faccia percepire il limite di tutte le cose, senza quelle stupide illusioni con cui il cielo azzurro mi ubriaca.

lunedì 4 agosto 2008

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vorrei arrendermi, ma non so da che cosa. vorrei trovare una via d'uscita, ma da dove?
è come stringere forte un coltello, pensando di stare tenendo in pugno il manico, e a un certo punto accorgersi che in realtà si stava tenendo la lama, e il palmo è tutto coperto di tagli.
stanotte vorrei solo dormire, senza sogni, perchè ci sarebbe spazio solo per degli incubi,o forse perchè i sogni renderebbero un incubo svegliarsi.
domani andrà meglio, questo è sicuro. due giornate così non possono capitare una dopo l'altra.
domani andrà meglio

domenica 3 agosto 2008

agosto

Agosto. Le ferie d'agosto, il sole d'agosto, il ferragosto.
Le prime due settimane d'agosto.
La seconda e la terza settimana d'agosto.
Le ultime due d'agosto.
Tre settimane ad agosto.
Dove vai ad agosto? Cosa fai ad agosto? Ce ne andiamo via ad agosto? Lasciamo passare agosto.
Non mi puoi chiamare il 4 di agosto. Mi tocca lavorare pure ad agosto. Chiudiamo ad agosto, tanto tutte le ditte chiudono ad agosto. Anche volendo non si può lavorare ad agosto.
L'esodo di agosto. Il controesodo di agosto. Le spiagge prese d'assalto ad agosto.
Un weekend ad agosto. Un weekend lungo ad agosto. La benzina sale ad agosto. La temperatura percepita ad agosto. Il boom dei gelati ad agosto. Il bagno nelle fontane ad agosto. L'allarme siccità ad agosto.
Io dico che ce la faremo anche quest'anno. A noi due, agosto.

giovedì 31 luglio 2008

nemico sole

Ho capito perchè odio così tanto l'estate. Quando vedo questo cielo così azzurro, e i prati verdi, l'ombra degli alberi sui viali alberati in riva al lago, il sole così luminoso, e capisco quanto sia bello tutto questo, e quanta serenità potrebbe trasmttermi, allora ho la chiara percezione di tutto quello che non sono capace di godermi, di tutto quello che mi sto perdendo. Invidio tutti quelli che sanno accettare e godersi i regali dell'estate.

A volte credo proprio di non essere normale. Tutte le persone credono di non essere normali, è vero, ma io credo di non essere normale in modo non normale. Altrimenti non mi verrebbero neppure in mente robe come queste. Forse dovrei cercare di normalizzarmi. O forse dovrei iniziare a preoccuparmi.

Ma perchè non si può semplicemente guardare il cielo e passeggiare all'ombra degli alberi ed essere felici per tutto questo?

Comunque odio stare al sole e odio il caldo. Il sole mi indebolisce e mi fa deprimere, quando sono al sole mi si annebbia il cervello e, non so perchè, mi viene anche un po' di ansia.
Come sarebbe bello se fosse solo per questo che odio l'estate.

Lo vedete che non è normale il mio modo di non essere normale?

mercoledì 30 luglio 2008

panorama

non è tanto bello, visto da qui.
vuoto
vuoto vuoto vuoto vuoto vuoto vuoto
ci sono dei momenti che in realtà non passano mai.
I momenti belli sì, passano.
I momenti brutti no. Con il tempo poi si accumulano, si sovrappongono. Quelli più vecchi a un certo punto iniziano a sembrare meno brutti, e si prova a farsi ingannare dall'apparenza. Ma l'apparenza non inganna mai quando dovrebbe.
I momenti brutti non sono momenti, sono solo brutti, anche se si prova spalmarci sopra dei sorrisi. Non si riesce a coprire tutto

lunedì 28 luglio 2008

la storia triste del camaleonte blu- seconda parte

Riassunto della puntata precedente. Presentazione caratteristiche fisiche e psicologiche del camaleonte. Introduzione del camaleonte protagonista della storia. Il camaleonte si trova davanti a un mondo senza colori e va in crisi (ma non di identità, perchè l'identità non ce l'ha, come si è cercato di spiegare). Tentativi inutili di spiegare come è il mondo senza colori. Il narratore non capisce bene neppure lui. Il camaleonte non sa che colore mettersi, quindi chi essere. Il narratore deve andare a mangiare e poi non ha più voglia di continuare.

Seconda parte.
Il camaleonte, sapendo che c'è qualcuno là fuori che si è appassionato alla sua storia, decide che forse vale la pena darsi una mossa e pensare a fare qualcosa. Se non sarà il mondo a suggerirgli il colore, allora il camaleonte prenderà il coraggio a due mani e deciderà da solo. I camaleonti non hanno mani, è vero, ma il coraggio lo si può prendere anche con delle zampe, se sono zampe abbastanza grandi per tenere ben fermo tutto il coraggio che serve.
Passando in rassegna tutti i colori che ha visto nella sua vita, il camaleonte non riesce a trovare un buon motivo per preferirne qualcuno agli altri. Finora il solo motivo per cambiare colore è stato lo sforzo di mimetizzarsi e nascondorsi, ma adesso non c'è davvero modo di passare inosservato. In un mondo senza colore, anche il colore più sobrio e anonimo che c'è diventa un pugno in un occhio.
Il camaleonte alza gli occhi al cielo, quasi a cercare un suggerimento, un'ispirazione dall'alto, ma il cielo tace anche per i camaleonti. Tace sì, ma non è del tutto inutile, per essere un cielo. Il camaleonte infatti nota una cosa cui fino a quel momento, stranamente, non aveva fatto caso. Il mondo senza colori non è proprio senza colori. Il cielo,lassù, è blu! Finalmente un colore, in mezzo a tutto il vuoto attorno che ormai stava diventando anche un vuoto dentro al camaleonte. Perchè il cielo di un mondo senza colori rimane blu? Il camaleonte non aveva molta voglia di arrovelarsi il suo già piccolo cervello su queste domande, ma la cosa lo incuriosiva non poco.
Naturalmente, il camaleonte si sentì sollevato da molte responsabilità alla vista di quel cielo blu. Adesso non si trattava più di decidere da solo il colore, ma si poteva tranquillamente lasciarsi sfumare verso il blu da quel cielo che sembrava chiamarlo. Il camaleonte chiude gli occhi e aspetta che la natura faccia il suo corso e lo dipinga di blu. Aveva sempre funzionato così, sarebbe stato così anche stavolta.
E infatti dopo pochi minuti il camaleonte diventò completamente blu. Diventò il blu, come nella sua vita era stato tanti colori diversi. Il blu di fuori ma anche il blu di dentro, perchè un camaleonte non può essere nient'altro che il colore che diventa.
Il camaleonte alzò allora gli occhi verso il cielo, e gli scappò un sorriso. Anche se io non credo che il camaleonte avesse davvero capito quello che era successo, nè prchè in quel momento gli venisse da sorridere.
Se non fosse che proprio in questo momento finisce la seconda parte, scriverei tutto quanto, ma temo che si debba aspettare la terza puntata, perchè ho una birra nel frigo che mi sta chiamando e dice che ha freddo e che ha bisogno di scaldarsi un po' nel mio stomaco

n.b. votate anche voi il sondaggio qui a fianco sulla storia triste del camaleonte blu. Io l'ho già fatto. Potrete così partecipare all'estrazione di un dente a vostra scelta. Aut. min. ric.

domenica 27 luglio 2008

bruce springsteen, independence day

Questa canzone riesce sempre a commuovermi, credo sia uno delle più belle mai scritte...

Papà, vai a letto ora, si sta facendo tardi,
nulla di cio' che potremmo dire cambierebbe le cose adesso,
partiro' in mattinata dal Saint Mary's Gate,
non cambieremmo idea neppure se in qualche modo potessimo,
perche' il buio di questa casa si è preso il meglio di noi,
e in questa città c'è un'oscurità che si è presa anche noi,
ma adesso non possono farmi più niente,
e adesso tu non puoi farmi più niente,
non lascerò che facciano a me ciò che li ho visti fare a te.

Allora dimmi addio, questo e' il giorno dell'indipendenza,
e' il giorno dell'indipendenza ovunque
dimmi addio, e' il giorno dell'indipendenza,

Io non so cosa ci sia sempre stato fra noi,
sceglievamo con cura le parole da dire e tracciavamo degli steccati,
non c'era proprio modo che questa casa potesse contenerci entrambi,
penso che semplicemente noi fossimo fatti troppo allo stesso modo.

Dimmi addio, e' il giorno dell'indipendenza,
e' il giorno dell'Indipendenza, tutti i ragazzi devono correre via,
allora dimmi addio, e' il giorno dell'indipendenza,
tutti gli uomini devono prendere la propria strada,
quando arriva il loro giorno dell'indipendenza.

Ora le stanze sono tutte vuote giù' da Frankie,
e l'autostrada e' deserta fino a Breaker's Point,
c'è tanta gente che sta lasciando la città, lasciando i loro amici, le loro case;
di notte percorrono tutti soli quella strada buia e polverosa.

Papa' vai a letto, si sta facendo tardi adesso,
nulla di cio' che potremmo dire cambierebbe le cose adesso,
perche' adesso ci sono persone diverse che vengono qui,
e vedono le cose in modo diverso,
e presto tutto cio' che abbiamo conosciuto verra' spazzato via.

Allora dimmi arrivederci, e' il giorno dell'indipendenza,

Papa', adesso capisco le cose che volevi, ma che non riuscivi a dirmi,
ma non vuoi almeno dirmi "addio"? E' il giorno dell'indipendenza,
giuro che non ho mai avuto intenzione di portarti via quelle cose

giovedì 24 luglio 2008

lunadigiorno

Mi piacciono queste giornate d'estate, anche se io non sono fatto per il sole.
Il cielo blu, neppure una nuvola per tutto il giorno, ma senza quel caldo che ti uccide. Seduto all'ombra, il silenzio più totale, la mia gatta che dorme sotto i cespugli. Quasi come star bene. Stamattina nel cielo, proprio di fronte al sole, c'era persino la luna. La luna di giorno sembra una nuvola bianca dai contorni sfumati, un cerchio di vapore lì lì per scomparire. Non ha gli occhioni tristi della notte, e la sua presenza è molto più discreta. La luna di giorno sa bene che quello non è il suo posto, e allora fa di tutto per passare inosservata, persino provando a camuffarsi da nuvoletta.
Ma stamattina era proprio difficile per lei nascondersi nel bel mezzo del cielo blu. "Che vuoi?", le dico appena la vedo. Lei non mi risponde. "Ti trovo pallida", continuo, ma di nuovo senza risposta. La mia gatta sbadiglia, le sto disturbando il sonno. Mi rimetto a studiare, provo a non pensare alla luna di giorno. Così scivola via la mia giornata, finchè il blu si spegne, e la luna torna a fare la luna.
Quasi come star bene.

mercoledì 23 luglio 2008

ci siamo


Il coniglietto dei compleanni è in agguato

martedì 22 luglio 2008

nonne

Secondo me Cappuccetto Rosso non era una bambina molto intelligente. Lo si capisce da tante piccole cose. Racconta i fatti suoi al primo lupo che incontra, non capisce che quella che ha di fronte non è sua nonna, fa domande sceme sulla grandezza delle orecchie e del naso di sua nonna che non è sua nonna.
Inoltre, la famiglia Rosso ha avuto un bel coraggio a chiamare una figlia Cappuccetto. Neanche loro devono essere molto intelligenti.
Credo che di tutta la storia l'unica che si salva si la nonna, che almeno ha la scusante di essere vecchia e quindi un po' rintronata.
La storia di Cappuccetto Rosso deve essere però molto educativa, se è vero che non esiste bambino che non la conosca. Non so bene quale sia l'insegnamento che si vuole trasmettere, certo molto dipende dai punti di vista. Per i bambini normali, credo che l'insegnamento sia di non dare troppa confidenza ai lupi cattivi che non si conoscono. Per i cuccioli di lupo, l'insegnamento è di non mangiare una nipotina senza prima aver digerito la nonna. Per i cacciatori, l'insegnamento è che non si sa mai quale sorpresa si può trovare nella pancia degli animali che si uccidono. Ma soprattutto, credo che l'insegnamento sia quello di non fare troppe domande sulle dimensioni del naso della propria nonna.
Direi che la mia storia triste del camaleonte blu è molto più istruttiva e interessante. Se mai un giorno riuscirò a raccontarla, ovviamente. Si accettano suggerimenti sul prosieguo. Nel frattempo io ci dormo sopra. Al mio cuscino, intendo.
Notte

domenica 20 luglio 2008

la storia triste del camaleonte blu-parte prima

Il camaleonte è di certo l'animale più camaleontico che ci sia. Pare addirittura che il nome "camaleonte" derivi dal suo essere così camaleontico, anche se gli esperti stanno ancora dibattendo la questione. Per paura di essere se stesso, il camaleonte cambia colore per assomigliare il più possibile a ciò che lo circonda. E' come se ogni volta "lui" sparisse, lo scopo della sua vita è passare inosservato. Il camaleonte non è mai "qualcuno", è sempre un pezzo del mondo circostante. Per esempio, tanto per dirne una, è difficile (impossibile?) dire quale sia il vero, originale colore di un camaleonte. Ci vuole qualcosa attorno per dare un senso alla vita del camaleonte.
Un giorno un camaleonte si ritrovò in un luogo senza colori. Era tutto normalissimo per il resto, c'erano degli alberi, un prato, un fiumiciattolo, solo che niente era colorato. E' facile capire che in un posto del genere il camaleonte, se mai avesse una identità sua, come minimo andrebbe in crisi di identità. Sfortunatamente, il camaleonte è talmente privo di identità che non gli è concesso neppure il lusso di avere una crisi, una piccola scossa, qualcosa che gli dia la percezione di se stesso come individuo.
Il camaleonte rimase qualche istante a fissare il panorama, cercando di darsi una spiegazione per ciò che gli stava davanti. In effetti, non solo non aveva una spiegazione, ma nemmeno sapeva come avrebbe potuto raccontare una cosa del genere. Un posto senza colori è difficile da immaginare, figurarsi da descrivere. Uno potrebbe provare a pensare all'acqua, per esempio. L'acqua è incolore, lo sanno tutti. Eppure qui non si trattava della stessa cosa. Per l'acqua esiste una parola, "trasparente", e c'è una spiegazione per la mancanza di colore. Purtroppo per il camaleonte, però, questo posto non era per niente trasparente. "Trasparente" sarebbe già stato un buon punto di riferimento, perchè il camaleonte avrebbe semplicemente dovuto provare a diventare trasparente (che poi ci sarebbe riuscito è un'altra storia). Ma qui gli alberi non erano trasparenti, non ci si poteva guardare attraverso. E così per l'erba e addirittura per l'acqua del fiumiciattolo. Se non vi siete mai trovati davanti a un posto senza colori, allora non potete capire. Figuratevi che non capisco neppure io che lo sto scrivendo. Bisogna immaginare un albero, con il tronco, i rami e le foglie e tutto quanto. Naturalmente lo si immagina con una certa forma e un certo colore. Marrone e verde, diciamo. Adesso bisogna pensare allo stesso albero, però senza colore. E' come se si dovesse togliere uno strato. Ecco, vedete, non ne siamo capaci. Non si può. Al limite ce lo immaginiamo tutto bianco, come negli album da colorare prima che vengano colorati. Ma anche il bianco è già un colore, quindi bisogna escluderlo. Impossibile.
Sì, impossibile, eppure il camaleonte c'era davanti. Provando a chiudere gli occhi, il camaleonte non riusciva a tenere nella mente il quadro di ciò che aveva appena visto. Dietro le sue palpebre chiuse (vabbè, non so se i camaleonti abbiano palpebre), la scena gli compariva immediatamente tutta colorata, o al più tutta bianca. Ma appena gli occhi tornavano a spalancarsi e a scrutare attorno, eccolo di nuovo lì, l'inconcepibile mondo senza colori. Cosa fare? O meglio, per un camaleonte, cosa essere? Di quale colore travestirsi? Cosa rimaneva del camaleonte, una volta toltigli i colori? Il camaleonte si rese ben presto conto che la situazione per lui era impossibile non solo da concepire, ma soprattutto da "vivere". Quello era un limite che il camaleonte non si era mai trovato a dover considerare. E' come se una parte di sè fosse scomparsa insieme ai colori del mondo. O peggio, è come se il camaleonte stesso fosse scomparso insieme ai colori del mondo. Eppure qualcosa lì, nel posto del camaleonte, doveva pur esserci. Il camaleonte doveva pur decidersi a prendere un qualche colore, la sua stessa esistenza glielo imponeva. Per quanto privo di identità, il camaleonte non poteva dire di non esistere affatto. Sì, ma quale colore, e perchè? Per la prima volta in vita sua, un camaleonte si trovò faccia a faccia al problema di dovere decidere da solo cosa, o chi, essere, senza che fosse il mondo attorno a gettargli addosso un'identità.
E con questo si chiude la prima parte della storia. Avrete notato che, per essere una storia, finora non si è raccontato praticamente niente. C' è solo un camaleonte che se ne sta fermo davanti a un mondo senza colori. Purtroppo però è mezzogiorno ed è domenica, e il narratore deve andare a mangiare. Oltretutto, il narratore non ha molta voglia di mettersi a continuare la storia di domenica pomeriggio, quindi ha pensato bene di chiudere qui la prima parte e di rimandare a tempi futuri il racconto della seconda parte. Il narratore non sa neppure quante parti ha questa storia, perchè non sa quanta voglia avrà di continuare a scriverla in futuro, e quindi può darsi che ci saranno delle parti con una riga soltanto. A dirla tutta, il narratore non sa neppure come e quando la storia finirà. Per esempio, non ha ancora pensato a un buon motivo per cui il camaleonte blu sia triste, nè per cui il camaleonte sia blu. Ma gli piaceva così tanto il titolo che sicuramente un buon motivo lo troverà, nel prosieguo del racconto.
Quindi non rimane che aspettare la seconda parte, pur non avendo la minima idea di quando sarà scritta. Anche il narratore aspetta con impazienza

giovedì 17 luglio 2008

salti

Eccoci qui, ancora. Ero qui ieri sera, sono qui adesso. Mi sono mai mosso? Dove sono stato? Cosa è successo? C'è una voragine fra me e il resto del mondo. Non tanto larga, ma profonda. Salterei, se solo non fosse così profonda. Solo per andare a vedere cosa c'è dall'altra parte. Ma è pericoloso. Il salto è breve, ma il rischio è alto. Comunque nessuno verrà da questa parte. Il mondo se ne infischia, il mondo va avanti anche se io non ci salto dentro. Non so da quanto sia lì quella voragine. Se mi giro dall'altra parte non la vedo, e si può andare avanti come se non ci fosse. Ma questo non cambia le cose, il mondo se ne sta sempre di là, anche se io non guardo. Non bisogna prendersi in giro, per quanto sia difficile dirsi la verità. Non me ne sto da questa parte perchè io lo voglio, o perchè qui mi piace. Mi ci sono ritrovato. Il mondo di là e io di qua. Posso provare ad accettarlo, non illudermi di averlo scelto.
Da questa parte si prova a riempirsi la vita come si può. Si può anche provare a parlare con qualcuno di là, se si urla abbastanza forte. A volte qualcuno risponde, ma non è una cosa semplice. Di solito le persone stanno dentro la propria vita, dentro le proprie cose. Non ci sono grandi motivi per cui qualcuno dalla parte di là debba sporgersi sull'orlo di un burrone a urlare verso di me. Neanch'io lo farei, se fossi di là. Non penserei nè alle voragini nè a cosa ci sia dall'altra parte. Vivrei, semplicemente vivrei. E mi troverei qualcosa per distrarmi da quel fastidioso pensiero di stare vivendo. Certo non mi fermerei a guardare uno che se ne sta di là e non sa come distrarsi. Certo non penserei a cosa mai possa esserci sul fondo di questa voragine che pare non avere fondo.

mercoledì 16 luglio 2008

amore e no

Amare è semplice, fin troppo semplice. Tutti ne siamo capaci, non ho mai conosciuto nessuno che non abbia amato, non ho mai conosciuto nessuno che sia riuscito a imporsi di non amare. Amare non è solo qualcosa cui siamo spinti, è anche qualcosa che non riusciamo a non volere. Ed è la cosa che ci riesce meglio, perchè amare significa cercare di riempire la parte vuota di noi, e quindi riempirsi. Tendere a completarsi. Per poi sentirsi forti. Dare del bene non per il bene in sè, ma perchè il bene che io do è il filo che tiene l'altra persona legata a me. Il bene è uno strumento, un mezzo, non un fine. Voglio che sia io a dare del bene all'altra persona, perchè solo il mio bene può tenerla qui. Il bene in sè non è abbastanza, il bene che ricevi deve essere il mio. E' per questo che due felicità si fondono e diventano una felicità sola. Sono felice per la tua felicità perchè sono io a dartela. La tua felicità mi rende felice perchè la tua felicità dipende da me, la tua felicità è ciò che ti tiene qui con me. La felicità che tu prendi dagli altri non serve a riempire il mio spazio vuoto.
Ecco, potrei sbagliarmi, ma credo che sia questa roba qui l'amore.
Ora, la grande domanda è: ci si può riempire semplicemente dando del bene, senza che questo bene sia anche un mezzo per ricevere qualcos'altro? Il bene può davvero essere solo il fine, e non il mezzo? Può bastare il bene dato? Se qualcuno sa la risposta...anzi, no, se qualcuno è sicuro della risposta, ma sicuro davvero, non importa come e perchè, per favore, me lo dica.

martedì 15 luglio 2008

consigli per il prossimo 8per1000

chiesa valdese su tema bioetico
(i soldi dell'8per1000 che le persone scelgono di non destinare a nessun ente religioso finiscono comunque alla chiesa cattolica, grazie a un trucco nella legge italiana. Tanto vale darli a chi cerca invece di fare del bene per la società)

lunedì 14 luglio 2008

base

Stasera volevo scrivere solo due righe. La prima è questa.
La seconda è questa.
Poi però ho pensato che si poteva scrivere anche qualcos'altro. Tanto ormai le righe sono già diventate tre. Anzi quattro.
Il problema è che non ho niente da dire. Come si fa a scrivere qualcos'altro se non si ha niente da dire? L'unico sistema è lasciar perdere il contenuto, che tanto non c'è comunque, e puntare tutto sulla forma.
Ora, la forma più semplice è senz'altro il triangolo, ma non escludo in futuro di provare con forme più sofisticate come il rombo e il parallelepipedo. Tra l'altro il nome parallelepipedo mi ha sempre fatto ridere. Pipedo pipedo. Sì, è simpatico il parallepipedo. Credo che si dovrebbe dargli un po' più di considerazione anche dopo la quinta elementare. Ci vorrebbero più cose a forma di parallelepipedo nel mondo, non solo la gomma per cancellare. Tanto l'area è come quella dei rettangoli, base per altezza. Poi se si vuole si può anche dividere per due, ma vi viene un'area sbagliata. Il parallelepipedo va misurato tutto intero, pipedo compreso.
Ma per ora, siccome siamo al primo esperimento, diciamo che se si vuole scrivere qualcos'altro ma non si ha niente da dire, conviene dirlo a triangolo. Base per altezza diviso due, teorema di Pitagora, isoscele equilatero scaleno, il triangolo no, eccetera.
Allora.
Iniziamo.
Con calma.
Poche parole.
Giusto due, tre.
Poi sempre di più.
Senza niente da dire.
Niente di serio,almeno.
E tener d'occhio i margini.
Non si può mai andare a capo.
Altrimenti il triangolo si spezza.
Però temo che fra poco devo finire.
Il margine si avvicina inesorabilmente.
La pagina è stretta, il gioco termina subito.
Ma c'è il tempo per la buonanotte, dalla base.
Buonanotte a chi è sempre vicino,comunque sia.
Buonanotte a quelli che sono la base della mia vita.

sabato 12 luglio 2008

notte

Notte. Il tempo rallenta. Lo spazio si allarga.
I pensieri si fanno più chiari, li si può persino capire. L'oscurità copre quello che non si vuole vedere, prima che la luce del giorno torni a illuminarlo. Tutti abbiamo qualcosa che vorremmo semplicemente dimenticare. La notte arriva per aiutarci.
La notte è una scatola in cui nascondere, in cui nascondersi. La notte è il posto di chi ha bisogno, e di chi ancora non ha capito di cosa ha bisogno.
La luna e le stelle bastano. La luna nel suo pallore, le stelle nel loro minuscolo brillare. Brillano come se lottassero per non diventare luce accecante, come se volessero continuare nel loro piccolo, innocente risplendere. Solo risplendere, senza la pretesa di gettare luce sulle cose, senza l'arroganza di abbagliare.Le stelle sono fari sparsi nel mare del cielo, che ci insegnano a non avere paura del buio che le circonda, che ci insengnano che ci si può perdere nell'oscurità senza perdersi. Le stelle sono luce sbriciolata che non vuole raccogliersi in una luce sola, e così ci invitano a spargere i nostri pensieri nel buio confortante di questa coperta di cielo. Ci aiutano a dimenticarci per qualche ora di noi stessi, ad alleggerirci di tutto quello che siamo o che dobbiamo essere.
Forse le stelle sono pensieri che non sanno più a chi appartengono.
La luna lascia fare, non c'è niente che la possa smuovere. Ma ci guarda per dirci che lei, almeno lei, ci vuole bene. Che lei sarà sempre lì, da qualunque posto ci affacceremo a guardarla. La luna ci aspetta, e mentre aspetta lascia che ci perdiamo sicuri nella notte.

giovedì 10 luglio 2008

arroganza

Si sono dette molte parole inutili ieri e oggi, dopo che il tribunale di Milano ha autorizzato a sospendere il nutrimento e lasciar morire una ragazza che da 16 anni era praticamente un vegetale. Ovviamente le parole inutili sono tutte arrivate dal Vaticano e dai vari bioeticisti cattolici, e ovviamente non c'è stato articolo di giornale o servizio televisivo che non abbia affiancato la notizia dell'autorizzazione del tribunale al commento del vescovo o del cattolico di turno. Pazienza. Prima o poi il Medioevo finirà anche per noi italiani, anche se non possiamo illuderci che noi vivremo abbastanza a lungo per vedere questo momento.
Siccome ogni volta che si tratta uno di questi temi delicati (non solo le questioni di fine vita) arriva un vescovo a dire la sua, mi viene da pensare che a loro deve averglielo detto Dio in persona che l'eutanasia è sbagliata, che la sospensione del nutrimento è sbagliata, che l'aborto è sbagliato, che i matrimoni omosessuali sono sbagliati, che le coppie di fatto sono sbagliate, e via dicendo. Non mi risulta infatti che sulla Bibbia si parli di queste cose (a meno di non dare interpretazioni piuttosto fantasiose).
A me Dio non ha mai detto niente al riguardo, nè probabilmente ha detto niente a tutti quelli che compiono un certo tipo di scelte non tanto convenzionali.
Allora i casi sono due. O Dio parla solo a certe persone e non ad altre, e allora quelli che pensano e scelgono con la propria testa non fanno niente di sbagliato, perchè semplicemente non sono stati "illuminati". Oppure questi signori che dicono di saperla lunga parlano in realtà a vanvera. Comunque sia, la cosa non fa molta differenza sul piano pratico. Rimango innocente qualunque sia la mia scelta.
Se questi saccenti sono davvero così sicuri delle loro verità da non poter fare a meno di tacere davanti a una situazione così disperata, personale e difficilmente immaginabile come quella di un padre che arriva a implorare di lasciare morire la propria figlia, allora mi auguro che presto capiti anche a loro di trovarsi nelle stesse condizioni, e di soffrire, di disperarsi, in modo da poter dimostrare tutta la loro bravura nel rispettare quello che predicano. Ben venga, sarebbero fatti loro.
Che però si permettano, con la solita arroganza che li contraddistingue, di intromettersi in questo modo in situazioni tanto delicate, senza porsi il problema di quanto le loro parole possano ferire i diretti interessati e aggravare la loro disperazione, è qualcosa che davvero non mi va giù. Non lo sopporto. Non sopporto che qualcuno pretenda di saperla più lunga di un papà riguardo al bene di sua figlia.
Tra tutte le parole vuote e pompose sprecate in questi giorni, credo che la cosa più intelligente sia stata detta proprio dal padre di Eluana, oggi: "Quello che dice il Vaticano vale per il Vaticano, quello che diceva mia figlia vale per mia figlia". Sono le parole più intelligenti perchè sono quelle più semplici, modeste e soprattutto dette dall'interno della situazione difficile che si sta vivendo.
Tutto il resto sono parole buone per riempire i salotti.

postilla: i vescovi dicono che la scelta è inaccettabile perchè in realtà si tratta di "vera e propria eutanasia". E allora? L'eutanasia è persino legale in alcuni stati, in Europa e in America. Di nuovo si getta fumo negli occhi alla gente. Si fa credere che basti usare la parola eutanasia per dimostrare che una certa scelta è sbagliata. Io sono favorevole all'eutanasia. Ci mancherebbe altro. Non solo al suicidio assistito o al lasciar morire. Sono favorevole all'eutanasia attiva, quella in cui un medico va da un malato sofferente che non sopporta più la propria condizione e gli inietta una sostanza che lo uccide. Se il medico non se la sente si trovi qualcun altro disposto a farlo, ma non vedo perchè un malato non possa avere il diritto di scegliere di non soffrire più.
Comunque nel caso di Eluana Englaro è tecnicamente sbagliato, e quindi disonesto, parlare di eutanasia. Si tratta semplicemente di lasciar morire una persona che, se non fosse per l'intervento di mezzi artificiali, sarebbe naturalmente morta già da tanto tempo. Al limite si può dire che si tratta di "eutanasia passiva", perchè comunque ci vuole qualcuno che stacchi i tubi. Beh, io non me la sento di considerarlo un assassino.

rifiuti solidi

Prima di iniziare una nuova giornata è bene assicurarsi che quella precedente sia finita. E' come con il dentifricio, non bisogna iniziare un tubetto nuovo se ancora non si è finito quello vecchio. Poi il tubetto vecchio quando è vuoto lo si butta nel sacco dell'immondizia, i giorni vecchi invece si smaltiscono da soli e per lo più è materiale riciclabile. Un 9 luglio ben trattato, per dire, può tranquillamente essere riutilizzato per un 25 agosto o un 13 novembre. Il contenuto è più o meno lo stesso, i giorni restano giorni anche se sono fatti di materiale riciclato. La bistecca di oggi aveva grosso modo lo stesso sapore di quella dell'altro ieri, e la musica dei grilli di stasera è la stessa che risuona da mesi. Anch'io sono più o meno uguale, solo leggermente più allegro o più triste e coi capelli più o meno lunghi. Ma se mi vedete oggi e poi mi vedete di nuovo domani, vi sembrerò sempre lo stesso. Anche fra 20 anni, credo. Non so bene dove sarò, ma è probabile che sarò sempre io. Mi sarò riciclato, giorno dopo giorno, ma ci troverete dentro sempre la stessa roba. Niente di quello che sono adesso andrà sprecato, e in più continuerò a essere biodegradabile al 100%. Almeno finchè non sarò biodegradato. Poi riciclarmi sarà un po' più difficile.
Ho come l'impressione di essere finito un po' sul macabro. Ma insomma, volevo solo dire che niente di quello che siamo può essere buttato via. Tutto diventa quello che saremo, comprese quelle parti di noi che vorremmo semplicemente gettare nella spazzatura. Da qualche parte, magari nascoste o trasformate, le ritroveremo sempre qui. Parte di noi.

martedì 8 luglio 2008

stronzio

Secondo me ci sono delle parole che non si dovrebbero dire. Parole "disumane", non adatte a noi mortali. Non le capiamo bene, o forse le usiamo per dire cose impossibili.Oggi mi sono messo a pensare alle parole che secondo me andrebbero eliminate dal vocabolario. Ogni persona con il senso della misura dovrebbe evitarle.
Tanto per cominciare, le prime due parole da eliminare sono "sempre" e "mai". Sono parole che si riferiscono a una certa estensione del tempo che non ci appartiene e a un certo tipo di previsioni che non siamo in grado di fare. Niente di quello che viviamo o pensiamo o proviamo dura per sempre. Al limite, se si è fortunati, dura giusto il tempo di una vita, ma di solito non succede comunque. E il "mai" non è mai un "mai" nel senso del "mai". Di solito "mai" sta per "non penso sia possibile", ma le cose poi succedono indipendentemente dal fatto che noi le pensiamo possibili.
Poi un'altra parola che eliminerei è "Dio". E' evidente che è una parola superflua. Anzi, credo si vivrebbe meglio senza. Quando si dice "Dio" ognuno ha in testa una roba tutta sua. Per fortuna non passiamo molto tempo a parlare fra noi di Dio, altrimenti scopriremmo che non ci intendiamo per niente l'uno con l'altro. Il problema non è tanto se Dio esista o non esista. La cosa non ci fa nessuna differenza, perchè secondo me non è che le persone propriamente "credano" che Dio esista, al limite ci sperano. In effetti non ho mai ben capito la domanda "credi in Dio?". Non ci si ragiona mai sopra abbastanza. Se uno mi chiede se credo in Dio, deve dare per scontata una certa nozione di Dio. Bisogna che sia io che lui sappiamo di cosa stiamo parlando quando diciamo "Dio". Ma se già lo sappiamo la domanda è superflua. Se so cosa vuol dire la parola "Dio", allora so anche se Dio esiste oppure no. Ma il problema è che non sappiamo cosa voglia dire la parola "Dio", anch se c'è chi fa finta di saperla lunga (non so chi abbia dato loro l'illuminazione). La risposta che mi viene più naturale dare alla domanda "credi in Dio?" non è nè sì nè no. E' "ci spero". Ma con le speranze non si fa niente di concreto. Quindi anche "Dio" andrebbe tolta.
Poi toglierei anche la parola "zuzzurellone", tanto è l'ultima dell'elenco e mi piacerebbe sapere se qualcuno negli ultimi 50 anni l'abbia mai usata. A parte, ovviamente, quelli che l'hanno usata per dire che è l'ultima parola del vocabolario. Ma questi possono accontentarsi della penultima, non cambia molto.
Toglierei anche la parola "merda", perchè è volgare e i bambini alle elementari, quando imparano a usare il vocabolario in classe, vanno subito a cercare quella e scoppiano a ridere come dei deficienti e la maestra li manda fuori dalla porta. Questo episodio della mia infanzia mi è proprio rimasto impresso. Comunque ho riso di più quando ho scoperto che esisteva lo stronzio. Sfido chiunque a dire che non si è fatto delle grasse risate davanti a uno "stronzio".
Poi eliminerei anche le parole "buongiorno", "bensvegliato"- "buonappetito" (che già non esistono, ma li metto per sicurezza) e buonasera", in modo che rimanga solo "buonanotte" e possa finalmente andarmene a dormire.

Anche stasera non ho potuto raccontare la storia triste del camaleonte blu. E'davvero un peccato. Ci tengo a raccontarla, credo sia commovente. Arriverà anche il suo momento, basta solo avere pazienza. Ne vale la pena.
Per esempio, tanto per cominciare una storia che comunque adesso non ho tempo di cominciare, sarebbe interessante chiedersi con cosa stia cercando di mimetizzarsi un camaleonte blu. A me viene in mente una sola risposta possibile, ma la cosa è piuttosto strana, no? Questo camaleonte non potrebbe accontentarsi di mimetizzarsi con il verde degli alberi? Sì, prima o poi questa storia la devo proprio raccontare...
Nel frattempo, in preparazione alla storia triste del camaleonte blu, ecco il minimo indispensabile da conoscere:
camaleonti (famiglia Chamaeleonidae) sono rettili squamati appartenenti al sottordine delle lucertole. Sono contraddistinti da numerosi elementi peculiari: la capacità di mutare colore, la lunga lingua retrattile e appiccicosa con cui catturano gli insetti, e i grandi occhi che possono ruotare l'uno indipendentemente dall'altro. Il nome camaleonte viene dal greco e significa "leone di terra" (da chamai e leon).(da wikipedia)

un camaleonte blu



a parte la storia del colore, non è inquietante questa cosa degli occhi che possono ruotare l'uno indipendentemente dall'altro? Mi volete far credere che il camaleonte può guardare in due direzioni contemporaneamente? Io ne uscirei pazzo...

lunedì 7 luglio 2008

villeggiatura

Un lunedì mattina grigio e piovoso come questo stenderebbe il morale anche al più ottimista degli uomini. Io non conosco il più ottimista degli uomini, ma sicuramente da qualche parte esiste.
Comunque a me non fa nè caldo nè freddo. E' così bello risvegliarsi nel lettino di casa propria, mettersi a studiare sulla propria scrivania, potere uscire a prendere una boccata d'aria ogni tanto. E' così bello non avere le infermiere nel corridoio che starnazzano alle 5,30 di mattina, non essere buttati giù dal letto alle 6,30 per la visita, non avere uno sconosciuto nel letto di fianco che urla dal dolore per i calcoli biliali (o qualcosa del genere). Anche se in fondo in fondo non mi dispiaceva poi così tanto stare in ospedale. Una piccola villeggiatura dopotutto.Coccolato e accudito senza che stessi davvero "male", pranzo e cena serviti puntualmente, addirittura il tè nel pomeriggio, la vista stupenda dalla finestra sulla rocca, le passeggiate nel corridoio...va bene, basta scemenze, non mi manca proprio per niente!

Volevo scrivere la storia triste del camaleonte blu. Ma adesso non faccio più in tempo, la scrivo la prossima volta. Ci tenevo perchè mi sembra importante capire perchè un camaleonte diventi blu.
Prossimamente su questi schermi

domenica 6 luglio 2008

sincerità

Più mi guardo attorno e più mi convinco che l'egoismo è il sentimento più forte nelle persone. Siamo egoisti, siamo fatti di egoismo.
C'è un egoismo evidente che si riconosce subito, un volere tutto prima di tutto per se stessi, senza preoccuparsi di come gli altri vedono la cosa. Ma la maggior parte delle persone è egoista in un modo più subdolo e nascosto, forse in un modo peggiore. E' l'egoismo di chi si preoccupa per gli altri non per il bene che ha da dare, ma per il proprio bisogno di sentirsi a posto con la propria coscienza. Fare il proprio compitino verso gli altri, obbedire a quel senso del dovere cui siamo stati educati. Preoccuparsi non degli altri, ma di essere a posto con se stessi nel modo di porsi verso gli altri. Come gli altri stanno davvero, poi, è un altro discorso, certo non è un problema mio.
Ho fatto una telefonata, ho portato i biscottini, magari ti ho fatto persino una visita. Ti ho chiesto come stai, mi sono addirittura fermato per aspettare che mi rispondessi. Allora mi sento bene, mi sento a posto. Di più non posso, mi sembra già abbastanza eroico tutto questo, con tutto quello cui già devo pensare. Ecco i biscottini, sono stato buono a portarteli, hai visto? Qualcuno dovrebbe dirmi grazie, mi sembra il minimo.

Stamattina ho proprio tanta, tanta voglia di mandare a fanculo tante, tante persone. Anche questo è un modo di sentirmi a posto con la mia coscienza. Non sarà proprio conforme al mio senso del dovere, ma senza dubbio sarà la cosa più spontanea e sincera che si sarà sentita in tutti questi giorni. Perlomeno non vendo buonismo ed egoismo camuffati da bene e sincerità.
Andate a fanculo, davvero.

lunedì 30 giugno 2008

scelte

Le persone non dovrebbero mai soffrire. Non è giusto che si soffra, perchè si soffre sempre anche se non lo si merita.
Davvero, sembra che non ci sia scampo. E' una delle poche cose che ho imparato fin qui, forse la cosa di cui sono più sicuro.
Si soffre per il male che si riceve e che si fa, ma si soffre anche per il bene che, se lasciato libero, si mescola con quell'egoismo di cui tutti siamo fatti, fino a non far più distinguere se il bene è quello che si dà agli altri o quello che ci aspettiamo ci torni indietro.
Si soffre quando non ci si aspetta niente e ci si illude che ci si possa accontentare del presente, ci si illude che tutto questo basti. Ma si soffre anche per le troppe aspettative, per i troppi sogni che si hanno.
Si soffre quando si ha paura di quello che potrebbe succedere, e forse si soffre ancora di più quando si è troppo sicuri di se stessi e di quello che si può ottenere.
Si soffre anche per lo sforzo di non far soffrire gli altri, o più semplicemente per lo sforzo di essere come gli altri ci vorrebbero.
Non è giusto, è tutto quello che mi viene da dire...

ancora un pizzico di bruce, per digerire



"Brilliant disguise"

Tonight our bed is cold
I'm lost in the darkness of our love
God have mercy on the man
Who doubts what he's sure of


bellissima..

Stanotte il nostro letto è freddo
Mi sono perso nell'oscurità del nostro amore
Dio abbia pietà dell'uomo
Che dubita di ciò di cui è sicuro

domenica 29 giugno 2008

"...che essi esistono di per sè..."

"Allora, d'accordo? Si metta in testa una volta per tutte che penso spesso a lei e con affetto. Almeno riguardo a questo, smetterà di tormentarsi. I tormenti sono tipici dell'adolescenza, ma io non voglio essere occasione o pretesto di tormento per nessuno. I sentimenti affettuosi esistono per aiutare a vivere, non per far soffrire. Se ha veramente affetto nei miei riguardi, è necessario che il ricordo che ha di me sia per lei un incoraggiamento, uno stimolo ed un conforto. Se non le è possibile deve soltanto dimenticarmi. E' segno di grande debolezza d'animo non saper trovare nei sentimenti altro che dolore. Un animo è forte in proporzione alla sua capacità di gioire. E' vero, lei è ancora una bambina, ma questo non la dispensa dal dovere di essere forte. Sappia che se pensa a me solo per tormentarsi, il suo sentimento è puramente egoistico e non ha alcun valore. Quando si amano gli altri di per sè, si è sempre felici di sapere che essi esistono. Potrebbe godersi la vita meglio se fosse capace di dimentacare se stessa"

"La ricerca della sensazione implica un egoismo che, per quanto mi concerne, mi fa orrore. Essa non impedisce di amare, ma induce a considerare gli esseri amati come semplici occasioni di godimento o di sofferenza e a dimenticare che essi esistono di per sè. Si vive in mezzo a fantasmi. Si sogna invece di vivere"

Simon Weil, Piccola cara... Lettere alle allieve

venerdì 27 giugno 2008

modi verbali: il condizionale

Mi sono sempre posto un certo tipo di domande. Sì, insomma, "quel" tipo di domande, quelle che tutti prima o poi nella vita ci poniamo, almeno una volta. Ho brancolato nel buio per anni, ma ora, finalmente, ho trovato la risposta. Ora so tutto quello che mi serviva sapere per vivere felicemente.
Su Marte si possono piantare gli asparagi.
Dico davvero, l'ho appena letto sul giornale. Sì, gli asparagi. Non è stupendo? Non vi fa sentire meglio ? Se penso a tutte le notti che ho passato in bianco, soffrendo come un cane, a pormi domande sugli asparagi.
Come avrei voluto essere io al posto dello scopritore:

"E' il tipo di suolo che potrebbe essere trovato nel vostro giardino, ricco cioè di sostanze alcaline - ha aggiunto lo scienziato - E' un suolo dove potrebbero crescere degli asparagi. Sono dati molto eccitanti per noi".

Anche per noi, caro scienziato, sono dati molto eccitanti. Sento un brulicare di farfalle nello stomaco, le gambe mi tremano. Forse devo andare in bagno.
E pensare che questo è solo l'inizio di tante altre scoperte che potrebbero attenderci in futuro. Avanti di questo passo, potremmo arrivare a scoprire, per esempio, che su Saturno potrebbero esistere degli extraterrestri, che la Luna potrebbe essere fatta di formaggio, che sulla Terra potrebbero svilupparsi forme di vita intelligente, che la via Lattea potrebbe essere spostata di 10 cm più in là. Magari su Giove potrebbero crescere delle fragole.
Potrei gettarmi dal balcone dalla felicità. Sarei contento, comunque, di scoprire anche che proprio lì vicino al terreno marziano degli asparagi si potrebbe metter su una bella risaia, dove potrebbe crescere del buon riso e si potrebbe così cucinare un bel risotto agli asparagi. Gli scienziati potrebbero arrivare a scoprirlo, chissà. Sarebbe bello. Anzi, mi piacerebbe che fossi io a scoprirlo. Sarebbe una soddisfazione.
Forse allora potrei fare anch'io lo scienziato, sarebbe interessante. Avrei già in mente quello che potrei scoprire. Le mie prime scoperte sarebbero queste: la Terra potrebbe girare per il verso opposto una volta ogni tanto; la gravità potrebbe non esistere, e tutti quelli che nascono dall'equatore in giù potrebbero così precipitare nel vuoto; l'universo potrebbe essere diverso, o anche triverso, o quante volte volete; Bruce Springsteen potrebbe cantare "Quel mazzolin di fiori"; Dio potrebbe non avere la barba; dal cielo potrebbero piovere ciambelle, come in quella puntata dei Simpson; i cani potrebbero parlare, e gli uomini abbaiare, e i gatti potrebbero miagolare; io potrei non esistere; io potrei esistere solo ogni tanto, quando ne ho voglia.
Insomm, credo che sarei proprio portato per la scienza. In fondo gli scienziati della Nasa ci hanno messo anni a scoprire che su Marte potrebbero crescere gli asparagi, e guardate io quante cose ho scoperto in 5 minuti.

giovedì 26 giugno 2008

commento a caldo

...il più grande di tutti Bruce. E ogni volta sempre più grande. Stavolta più di tutte.
Non so dove vada a prendere quella roba che trasmette sul palco. Non so come faccia a diventare sempre più intenso e dirompente man mano che invecchia. Non so come faccia a tirarti fuori quella grinta e quella voglia di vivere che quasi mi ero dimenticato di avere.
Intenso questo concerto, davvero intenso. Non mi vengono altre parole, anche se so che queste non bastano. A un certo punto ho pensato che lo stadio non ce l'avrebbe fatta a reggere quella voce e quella forza.
Durante "Because the night" la voce del pubblico è riuscita quasi a sovrastare quella di Bruce, tanta era la forza che la canzone trasmetteva.
Momenti da pelle d'oca.
E poi il regalo personale di Bruce a me, "Racing in the Street".
E poi "Born to Run" fatta ancora allo stesso modo, come se niente fosse cambiato negli ultimi 30 anni.
E poi l'immancabile "Badlands", altrimenti non sarebbe stato un concerto di Bruce.
E poi "Candy's Room", piccola perla semi-dimenticata e rispolverata per l'occasione.
E poi "She's the one", struggente e vissuta come se l'avesse cantata stasera per la prima volta.
Ti perdono, Bruce, per non avermi fatto The River. Ce la teniamo per un'altra volta. Mi piace pensare che fra un po' ripasserai di qua. Io aspetto.
Articolo corriere: http://www.corriere.it/spettacoli/08_giugno_26/springsteen_concerto_san_siro_514b4020-4340-11dd-bb33-00144f02aabc.shtml

articolo La Stampa

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