Danno una laurea honoris causa a Mike Bongiorno.
Mi sembra giusto.
Visto che oggi le lauree non contano più nulla, è giusto darle alle persone da nulla.
Quello che fai non importa più. I contenuti non valgono niente.
Conta solo il modo in cui lo fai. Solo l'apparenza vale. Se arrivi a essere il numero uno in qualcosa, tutto il resto passa in secondo o anche in terzo piano. Ci sono quelli che diventano i numeri uno del nulla, ma sono pur sempre considerati "i migliori". Mike Bongiorno, appunto. Sessant'anni spesi a rincoglionire (pardon) gli italiani con quiz e qualunquismo, a tessere l'elogio dell'ottusità e della superficialità. Però tutto quanto fatto nel migliore dei modi, quindi ti meriti una laurea. Sì, mi sembra giusto. Quello che hai davvero fatto, quello che hai davvero detto, cosa importa? Solo la tua ottusità vale, perchè nessuno è stato ottuso come te. Sì, sei davvero il migliore.
Proprio come Valentino Rossi. Un idiota. Però il migliore. Sei in grado di dire una stronzata (pardon II) ogni volta che ti mettono davanti a un microfono. Nessuno comunica come te. Sei uno scienziato della comunicazione, perchè dici stronzate, sì, però come le comunichi te non le comunica nessun altro. Beccati pure tu la tua laurea, che mamma è contenta. Anzi, adesso che ti hanno scoperto a evadere tanti di quei milioni di tasse che si potrebbe far funzionare la disastrata sanità pubblica solo con quelli, dovrebbero proporti anche una laurea in economia aziendale.
Nell'attesa della laurea honoris causa in relazioni pubbliche a costantino, credo sia meglio togliere quel pezzo di carta che ho appeso al muro un po' di tempo fa... forse dovrei iniziare a vergognarmene..
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giovedì 6 settembre 2007
sabato 1 settembre 2007
amen
domani ho un battesimo. Non il mio. Io sono già stato battezzato. E' il battesimo del mio cuginetto. Poi si va a mangiare! Per guadagnarsi il pranzo però bisogno subire la messa. Io non vado più a messa da anni perchè non ho mai capito nè quello che mi dicevano, nè quello che io dovevo dire durante la messa. Per esempio non so cosa vuol dire Kyrie Eleison, e non so perchè lo devo dire. Quando qualcuno dice una cosa che non sa cosa vuol dire è come se non l'avesse detta, quindi tanto vale non dirla. Anzi, sarebbe doveroso non dirla. Però domani la messa mi tocca lo stesso.
La messa mi annoia. E mi fa infastidisce che bisogna continuare ad alzarsi e a sedersi. E mi infastidisce che devo dare la mano a quello di fianco a me anche se non lo conosco. E mi infastidisce che quegli avvoltoi passino a chiedere l'offerta. E mi infastidisce che il prete beva il vino veramente. E mi infastidisce la campanella dei chierichetti. E mi infastidisce quella preghiera che dice "Credo in questo e in quest'altro", perchè è senza senso. E mi infastidisce che il prete parli come se fosse un prete. Poi al battesimo mi infastidisce che bisogna far soffrire il bimbo bagnandogli la testa.
La cosa che mi piace di più della messa è quando il prete dice "andate in pace".
Andate in pace anche voi, che io me ne vado a dormire. Kyrie eleison a tutti.
La messa mi annoia. E mi fa infastidisce che bisogna continuare ad alzarsi e a sedersi. E mi infastidisce che devo dare la mano a quello di fianco a me anche se non lo conosco. E mi infastidisce che quegli avvoltoi passino a chiedere l'offerta. E mi infastidisce che il prete beva il vino veramente. E mi infastidisce la campanella dei chierichetti. E mi infastidisce quella preghiera che dice "Credo in questo e in quest'altro", perchè è senza senso. E mi infastidisce che il prete parli come se fosse un prete. Poi al battesimo mi infastidisce che bisogna far soffrire il bimbo bagnandogli la testa.
La cosa che mi piace di più della messa è quando il prete dice "andate in pace".
Andate in pace anche voi, che io me ne vado a dormire. Kyrie eleison a tutti.
giovedì 2 agosto 2007
prima ora - lezione di storia
In quell’epoca la Beozia si trovò a scontrarsi con la Mongolia per il controllo della Cicisbea.
Dal canto loro, i Cicisbei, per difendersi dagli attacchi degli uni e degli altri, strinsero un’alleanza con gli Unni e con gli Altri.
Ne seguì una situazione estremamente, ma estremamente complicata: i Beoti e i Mongoli, gli uni contro gli altri ed entrambi contro i Cicisbei, con gli Unni e con gli Altri.
Dopo essersi a lungo consultati, i due capi dei Beoti e dei Mongoli decisero di stringere un’alleanza per semplificare le cose e potere condurre una guerra unica contro la triade Cicisbei-Unni- Altri, vinta la quale si sarebbero poi giocati la Cicisbea in una guerra di spareggio.
Lo scontro decisivo fra le due coalizioni avvenne nella celebre battaglia di Garbagnate Milanese (115 a.C.), importante centro commerciale della Brianza noto per aver dato il nome alla città che di lì a poco avrebbe preso il nome di "Milano" : beoti, mongoli, cicisbei, unni, altri, e chi più ne ha più ne metta si affrontarono valorosamente a colpi di cucchiaiate sulla testa, finchè dallo scontro emersero vincitori gli Unni e i Beoti, i quali, gli uni e gli altri, impiegarono molti anni a capire come avessero potuto vincere entrambi una guerra in cui erano inizialmente gli uni contro gli altri. Gli Altri, credendosi alleati degli Unni, rimasero sorpresi da una guerra che aveva finito col metterli gli uni contro gli altri, e pensarono che forse, durante lo svolgimento, qualcuno potesse avere fatto un po’ di confusione fra gli Unni, gli Altri, gli uni e gli altri.
Il risultato fu che gli uni (gli Altri), tornarono a casa con le pive nel sacco e rimasero per i successivi due secoli in silenzio stampa, mentre gli altri (gli Unni) si sostituirono ai Mongoli nella guerra di spareggio contro gli ex-nemici nuovi alleati prossimi neo-nemici Beoti per il controllo della Cicisbea.
Come andò a finire lo spareggio?
Beh, questa è storia recente: i Beoti sconfissero gli Unni e, invadendo la Cicisbea, diedero il là alla loro progressiva espansione dapprima nei territori limitrofi (Eubea, Mesopotamia, Castelseprio, Viggiù, Normandia) poi poco a poco in tutto il mondo, in cui ancora oggi i beoti e i loro discendenti regnano incontrastati.
Sconfiggere i beoti è la sfida che ci attende al varco del nuovo millennio, e già sembra profilarsi all’orizzonte il popolo che sarà in grado di spezzare questa plurimillenaria egemonia. Ma forse anticipiamo troppo, cari amici.
Volete sapere chi saranno i prossimi sfidanti dei beoti per il controllo del mondo? Allora non perdete la prossima puntata di “La storia raccontata da uno che non la sa”. A presto.
Dal canto loro, i Cicisbei, per difendersi dagli attacchi degli uni e degli altri, strinsero un’alleanza con gli Unni e con gli Altri.
Ne seguì una situazione estremamente, ma estremamente complicata: i Beoti e i Mongoli, gli uni contro gli altri ed entrambi contro i Cicisbei, con gli Unni e con gli Altri.
Dopo essersi a lungo consultati, i due capi dei Beoti e dei Mongoli decisero di stringere un’alleanza per semplificare le cose e potere condurre una guerra unica contro la triade Cicisbei-Unni- Altri, vinta la quale si sarebbero poi giocati la Cicisbea in una guerra di spareggio.
Lo scontro decisivo fra le due coalizioni avvenne nella celebre battaglia di Garbagnate Milanese (115 a.C.), importante centro commerciale della Brianza noto per aver dato il nome alla città che di lì a poco avrebbe preso il nome di "Milano" : beoti, mongoli, cicisbei, unni, altri, e chi più ne ha più ne metta si affrontarono valorosamente a colpi di cucchiaiate sulla testa, finchè dallo scontro emersero vincitori gli Unni e i Beoti, i quali, gli uni e gli altri, impiegarono molti anni a capire come avessero potuto vincere entrambi una guerra in cui erano inizialmente gli uni contro gli altri. Gli Altri, credendosi alleati degli Unni, rimasero sorpresi da una guerra che aveva finito col metterli gli uni contro gli altri, e pensarono che forse, durante lo svolgimento, qualcuno potesse avere fatto un po’ di confusione fra gli Unni, gli Altri, gli uni e gli altri.
Il risultato fu che gli uni (gli Altri), tornarono a casa con le pive nel sacco e rimasero per i successivi due secoli in silenzio stampa, mentre gli altri (gli Unni) si sostituirono ai Mongoli nella guerra di spareggio contro gli ex-nemici nuovi alleati prossimi neo-nemici Beoti per il controllo della Cicisbea.
Come andò a finire lo spareggio?
Beh, questa è storia recente: i Beoti sconfissero gli Unni e, invadendo la Cicisbea, diedero il là alla loro progressiva espansione dapprima nei territori limitrofi (Eubea, Mesopotamia, Castelseprio, Viggiù, Normandia) poi poco a poco in tutto il mondo, in cui ancora oggi i beoti e i loro discendenti regnano incontrastati.
Sconfiggere i beoti è la sfida che ci attende al varco del nuovo millennio, e già sembra profilarsi all’orizzonte il popolo che sarà in grado di spezzare questa plurimillenaria egemonia. Ma forse anticipiamo troppo, cari amici.
Volete sapere chi saranno i prossimi sfidanti dei beoti per il controllo del mondo? Allora non perdete la prossima puntata di “La storia raccontata da uno che non la sa”. A presto.
venerdì 22 giugno 2007
abitudine
ESTRAGONE - To'! (Solleva il resto della carota dalla parte grossa e se lo rigira davanti agli occhi) Che strano, più si va avanti meno mi piace.
VLADIMIRO - Per me è il contrario.
ESTRAGONE - Cioè?
VLADIMIRO - Io mi abituo al gusto man mano che vado avanti.
ESTRAGONE (dopo aver riflettuto a lungo) - E sarebbe questo il contrario?
(Samuel Beckett, Aspettando Godot)
Non so se è il contrario. A prima vista sembrerebbe di no. Però dipende. Dipende da cosa vuol dire provare piacere, o essere felici (che sono la stessa cosa). Se sia solo questione di "abituarsi" a convivere con ciò che c'è, anche quando non piace, anche quando è così così, o se sia qualcosa di più.
Io non ne ho la minima idea.
Forse si riuscirebbe a essere più felici se questa parola, "felicità", non esistesse neanche, così che non ci si dovrebbe nemmeno porre il problema di essere felici, e si vivrebbe senza sentire sempre sullo sfondo quella sensazione che manchi qualcosa, qualcosa come essere "davvero felici".
VLADIMIRO - Per me è il contrario.
ESTRAGONE - Cioè?
VLADIMIRO - Io mi abituo al gusto man mano che vado avanti.
ESTRAGONE (dopo aver riflettuto a lungo) - E sarebbe questo il contrario?
(Samuel Beckett, Aspettando Godot)
Non so se è il contrario. A prima vista sembrerebbe di no. Però dipende. Dipende da cosa vuol dire provare piacere, o essere felici (che sono la stessa cosa). Se sia solo questione di "abituarsi" a convivere con ciò che c'è, anche quando non piace, anche quando è così così, o se sia qualcosa di più.
Io non ne ho la minima idea.
Forse si riuscirebbe a essere più felici se questa parola, "felicità", non esistesse neanche, così che non ci si dovrebbe nemmeno porre il problema di essere felici, e si vivrebbe senza sentire sempre sullo sfondo quella sensazione che manchi qualcosa, qualcosa come essere "davvero felici".
lunedì 18 giugno 2007
gatti e cappellai
"- Mi diresti, per favore, che strada devo prendere?
- Dipende in gran parte da dove vuoi arrivare.
- Non mi importa molto- disse Alice.
- Allora non importa che strada prendi- disse il Gatto."
Ora, mi pare ovvio che qui il Gatto si sbaglia, anche se è un gatto (la mia gatta ad esempio non si sbaglia quasi mai, a parte quella volta che ha scambiato uno scoiattolo per un topo). Io per esempio oggi volevo andare a fare una passeggiata. Non è che c'era un posto dove dovevo arrivare. Volevo semplicemente andare da qualche parte, una qualsiasi. Allora se dovevo dar retta al Gatto sarebbe stato per me indifferente passare attraverso i rovi e il fango oppure su una tranquilla stradina all'ombra degli alberi. Il Gatto ragiona come se una strada fosse solo una cosa che ti porta da qualche parte, il che è evidentemente falso. Io da piccolo la strada la usavo per giocare a pallone, per fare i giri in bicicletta, per saltare a piedi uniti nelle pozzanghere, per andare dall'altra parte, ecc...Oggi sulla strada ci faccio le passeggiate e i giri in bicicletta un po' più lunghi. Insomma, non sempre mi importa che la strada sia o non sia quella "giusta". Come tutte le cose , una strada non è solo giusta o sbagliata, è anche bella o brutta, buona o cattiva, utile o inutile, ombreggiata o luminosa, dolce o amara, e tutto quello che può venirvi in mente. O quasi.
Questo Gatto è come molte persone di mia conoscenza: non ha una mente molto elastica, per questo riesce ad apparire intelligente- . In realtà è più ritardato di un computer. D'altra parte tutti gli abitanti del Paese delle Meraviglie sono un po' così.
Per esempio, quando Alice bussa alla porta della Duchessa, il Valletto che è seduto lì vicino la guarda e le dice: "Potrebbe esserci qualche senso nel tuo bussare se ci fosse una porta fra di noi"; oppure quando il Cappellaio si lamenta con la Lepre dicendole che nonostante la sua trovata di aggiustare l'orologio spalmandoci dentro del burro, l'orologio continua a non camminare, la Lepre gli risponde: "Eppure era il burro migliore!".
Nel Paese delle meraviglie, insomma, le persone non riescono a vedere più in là di quello che le cose appaiono loro al primo momento. Poi, una volta che si sono fatti la loro idea, non sono più capaci di spostarsi di un millimetro dai loro schemi. Il mondo va da una parte, la loro testa dall'altra. Una strada è una cosa che serve per andare in un posto, e nient'altro; una persona che vedo bussare è una persona che sta cercando me, e nessun altro; gli orologi si aggiustano con il burro, e se il metodo non funziona la colpa è del burro. Ora, per tutti questi motivi a me questo Paese delle Meraviglie sembra proprio di conoscerlo, senza il bisogno di addormentarmi e di sognarlo come Alice. E a dirla tutta non mi sembra nemmeno così meraviglioso.
- Dipende in gran parte da dove vuoi arrivare.
- Non mi importa molto- disse Alice.
- Allora non importa che strada prendi- disse il Gatto."
Ora, mi pare ovvio che qui il Gatto si sbaglia, anche se è un gatto (la mia gatta ad esempio non si sbaglia quasi mai, a parte quella volta che ha scambiato uno scoiattolo per un topo). Io per esempio oggi volevo andare a fare una passeggiata. Non è che c'era un posto dove dovevo arrivare. Volevo semplicemente andare da qualche parte, una qualsiasi. Allora se dovevo dar retta al Gatto sarebbe stato per me indifferente passare attraverso i rovi e il fango oppure su una tranquilla stradina all'ombra degli alberi. Il Gatto ragiona come se una strada fosse solo una cosa che ti porta da qualche parte, il che è evidentemente falso. Io da piccolo la strada la usavo per giocare a pallone, per fare i giri in bicicletta, per saltare a piedi uniti nelle pozzanghere, per andare dall'altra parte, ecc...Oggi sulla strada ci faccio le passeggiate e i giri in bicicletta un po' più lunghi. Insomma, non sempre mi importa che la strada sia o non sia quella "giusta". Come tutte le cose , una strada non è solo giusta o sbagliata, è anche bella o brutta, buona o cattiva, utile o inutile, ombreggiata o luminosa, dolce o amara, e tutto quello che può venirvi in mente. O quasi.
Questo Gatto è come molte persone di mia conoscenza: non ha una mente molto elastica, per questo riesce ad apparire intelligente- . In realtà è più ritardato di un computer. D'altra parte tutti gli abitanti del Paese delle Meraviglie sono un po' così.
Per esempio, quando Alice bussa alla porta della Duchessa, il Valletto che è seduto lì vicino la guarda e le dice: "Potrebbe esserci qualche senso nel tuo bussare se ci fosse una porta fra di noi"; oppure quando il Cappellaio si lamenta con la Lepre dicendole che nonostante la sua trovata di aggiustare l'orologio spalmandoci dentro del burro, l'orologio continua a non camminare, la Lepre gli risponde: "Eppure era il burro migliore!".
Nel Paese delle meraviglie, insomma, le persone non riescono a vedere più in là di quello che le cose appaiono loro al primo momento. Poi, una volta che si sono fatti la loro idea, non sono più capaci di spostarsi di un millimetro dai loro schemi. Il mondo va da una parte, la loro testa dall'altra. Una strada è una cosa che serve per andare in un posto, e nient'altro; una persona che vedo bussare è una persona che sta cercando me, e nessun altro; gli orologi si aggiustano con il burro, e se il metodo non funziona la colpa è del burro. Ora, per tutti questi motivi a me questo Paese delle Meraviglie sembra proprio di conoscerlo, senza il bisogno di addormentarmi e di sognarlo come Alice. E a dirla tutta non mi sembra nemmeno così meraviglioso.
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