giovedì 29 ottobre 2009

chi può

Alcune cose hanno tre dimensioni, ma altre si fermano a due. Alcune cose sono profonde, così profonde da sprofondarci dentro. Altre cose si accontentano di essere lunghe e larghe, una superficie piatta dove il fondo è un concetto assente.
Chissà se siamo noi a scegliere se andare a fondo o rimanere in superficie, o se invece tutto dipende dalla natura delle cose su cui ci muoviamo. E cos'era questa? Una domanda? O la constatazione di un dubbio che si sa non avere soluzione?
Ma poi,è sufficiente riempire i solchi profondi per poter scivolar via sulla superficie delle cose? Oppure non c'è modo di rendere superficiale una cosa profonda? E con le cose profonde, si può solo sprofondare fino in fondo, o ci si può tuffare dentro con la stessa leggerezza e pienezza con cui si veleggia sulle rassicuranti superfici? Sì, insomma, si può andare in profondità senza andare a fondo? Immergersi senza annegare, lanciarsi senza cadere, cose così. Perchè se si può, allora siamo salvi. Anche se non avremo capito bene da che cosa ci saremo salvati, noi saremo salvi. Sì, ma si può? Questa sì, era una domanda, ne sono quasi sicuro. Dovrebbe esserci anche una risposta, se non sbaglio, qui da qualche parte, ma a dire la verità non ricordo più dove l'ho messa. Forse l'ho data in prestito. O forse me l'avevano prestata e io l'ho semplicemente restituita. Forse la risposta era "non lo so", o forse no. Chi lo sa. Ma visto che a questo punto una risposta serve, me ne posso inventare una io una adesso, di quelle risposte che non rispondono, è vero, ma dopotutto per una risposta il fatto di rispondere non è essenziale. Le risposte servono solo a riempire lo spazio bianco lasciato da una domanda, per non dare l'impressione che dopo quel punto interrogativo restino buchi troppo profondi. Allora la mia risposta è: mi salvi chi può, se si può.

martedì 27 ottobre 2009

prego

Sarà colpa mia se non ho niente da dire, niente da scrivere, niente da pensare? Dev'essere di sì. Mea culpa. O meglio, forse qualcosa da pensare ce l'ho anche, solo che non lo penso. E anche qualcosa da scrivere, solo che non lo scrivo, a meno che non venga fuori lo stesso mentre scrivo altre cose. Ma stasera ne dubito, ci starò attento. L'unica cosa che non ho è qualcosa da dire, perchè per dare fiato ai pensieri e alle parole ci vogliono dei motivi particolari che quasi mai ho. A meno che non si tratti di ordinare una pizza nei posti dove il cameriere non è disposto a leggermi il pensiero. In quei casi sì, potrei anche dare fiato al mio pensiero di una frutti di mare. Per una pizza questo e altro, ci mancherebbe.
Stasera sono andato a giocare a calcetto, poi a una riunione inutile in Comune, poi sul divano di casa mia a guardare la televisione accesa, che è uguale a una televisione spenta, solo con più luce. Nessuna di queste cose, a parte le fusa della mia gatta che mi si è appallottolata addosso sul divano, mi ha dato qualcosa da pensare, da scrivere o da dire. Soprattutto da dire.
C'è nessuno, là fuori, che possa darmi qualcosa da dire? Io poi forse non lo dico lo stesso,ma già avercelo sarebbe qualcosa. Per esempio, io vorrei dire "grazie". C'è nessuno che potrebbe farmi dire "grazie"?

sabato 24 ottobre 2009

metodi educativi

La mia gatta ha bisogno di certezze. Come tutte le altre persone, d'altra parte. Forse gliene servono meno, ma l'intensità del bisogno è la stessa. Ieri, per esempio, era fuori dalla finestra che miagolava per farsi aprire. Quando fa così, io o qualcun altro di casa le apre, possibilmente prima che lei perda la pazienza. Poi lei si ferma un attimo davanti alla finestra, pensa se ha ancora intenzione di entrare oppure no e alla fine, quando siamo tutti abbastanza infrddoliti, lei si decide ed entra. Ieri, però, i suoi schemi sono stati scombussolati da un evento assolutamente sensazionale. C'era qui un ragazzino a fare ripetizioni, e allora io ho fatto aprire a lui la finestra. La mia gatta lo ha guardato contrariata e, invece che fermarsi a riflettere, invece che entrare in casa,ha preso ed è scappata via. Penso sia stato un po' come se uno aprisse la porta di casa propria e trovasse un posto che non conosce o, peggio, gente che non conosce. Un po' come se casa propria smettesse di essere casa propria. Insomma, la mia gatta si aspetta di trovare tutto al proprio posto, si aspetta le stesse persone che facciano le stesse cose. Non concepisce che un evento, per quanto sensazionale come un bambino che apre la finestra, possa intervenire a modificare l'ordine del mondo. Ho dovuto aspettare che tornasse e che si rimettesse a miagolare per convincerla a rientrare in casa, ovviamente aprendole io la finestra.
Non sembrava più particolarmente seccata, ma suppongo che esiga che la cosa non si ripeta più. Forse la mia gatta si aspetta dalle persone una linearità e una normalità che difficilmente le persone, persino i padroni dei gatti, possono garantire. D'altra parte questo è un ragionamento che difficilmente lei sarebbe disposta ad accettare. Una gatta non ti consente di modificare o di deviare rispetto all'immagine che lei si è fatta di te. E in fondo per il padrone di una gatta tutto questo è molto educativo.

venerdì 23 ottobre 2009

Youngstown (sub ita)

scusate, è che la devo postare un'altra volta perchè è un capolavoro

giovedì 22 ottobre 2009

in un certo senso

Preferirei che le cose fossero più chiare, il che però presupporrebbe una dose collettiva di sincerità che, tutto sommato, non so se preferirei. Di certo non preferirei la mia completa sincerità, ma forse nemmeno quella degli altri. Solo un po', senza esagerare. Anche perchè troppe sono le cose su cui è persino difficile capire se si è sinceri oppure no. Capirlo presupporrebbe conoscere esattamente la verità, per esempio su quello che si pensa o si prova. Ma chi la conosce proprio tutta, questa verità?
Sto bene? Sto male? Quale risposta è quella sincera? Difficile vedere dove stia la sincerità qui. Difficile capire persino il significato delle domande. C'è chi ha detto che si tratta di domande senza senso. All'inizio non ci credevo, ma adesso mi son quasi convinto che sia proprio così. Senza senso, proprio come qualunque altra cosa che si prova a dire e a spiegare di quello che succede dentro di noi. Vera in un certo senso, falsa in un altro senso, quindi esattamente senza senso. In un certo senso ti voglio bene, in un altro no. In un certo senso sono ottimista, in un altro no. In un certo senso vorrei che tu fossi qui, in un altro no. Provateci voi a essere sinceri, in mezzo a tutto questo.

lunedì 19 ottobre 2009

giustomix

Non sarebbe male l'idea di dormire, in questo momento. Anche in altri, sì, ma in questo soprattutto. E' pomeriggio, fuori fa freddo, ho appena mangiato, c'è qui di fianco un letto con tanto di piumino. La mia gatta dorme, fra l'altro. Anzi, a dire il vero si è appena mangiata uno scoiattolo, però tra un attimo si rimette a dormire. Non è che mi dia il buon esempio neppure lei. Nè viceversa, d'altra parte. Anche se l'abitudine di mangiare scoiattoli vivi e pelosi non me l'ha ancora trasmessa. Comunque la mia gatta dorme troppo, e io forse troppo poco. Ci vorrebbe il giusto mix tra me e lei, ma senza baffi e coda.

Il sole con il freddo è un abbinamento odioso. La cosa curiosa è che non mi piacciono neppure presi da soli. Il sole da solo, poi, non ne parliamo. E il freddo da solo, mette i brividi. Ci vorrebbe il giusto mix di sole e nuvole, caldo e freddo. Troveremo mai il giusto mix?

Avrà ragione la destra, o avrà ragione la sinistra? Il giusto mix, così non si sbaglia.

Avrà ragione il giusto, o avrà ragione lo sbagliato? Il giusto mix, così si sbaglia il giusto. Nè un po' di più, nè un po' di meno.

Sono esattamente le due meno un quarto. Il giusto mix fra l'una e mezza e le due. E' il momento in cui uno deve prendere in considerazione l'idea di rimettersi al lavoro, e mandar via la pericolosa tentazione di dormire. Ma poi bisogna per forza scegliere? Non basterebbe un po' di giusto mix? Lavorare, dormire, dormire, lavorare..il giusto mix. Come quando a un bivio prendi la strada in mezzo.

venerdì 16 ottobre 2009

briciole

All'indomani di oggi, raccolgo i pensieri sbriciolati di un giorno come tanti, ne faccio un mucchio sul bordo della sera e soffio via... tabula rasa, pulita, pronta per un nuovo giro, per altre briciole di vita..niente che non si possa spazzare via appena la sera ritorna.

mercoledì 14 ottobre 2009

lo stesso

Siamo in dirittura d'arrivo. Dove? Non è molto chiaro, so solo che si arriva. O ci si ferma, che è lo stesso, ma un po' più brutto. Quindi non è lo stesso.
Sto per fermarmi, insomma. Ancora pochi metri, o pochi giorni, fa lo stesso.
E' stato un viaggio abbastanza lungo, ma anche molto breve. Fate voi, per me fa lo stesso. Tanto sta per finire, la durata non conta più niente. Comunque all'inizio mi sembrava più lungo.
Dopo che mi fermo magari riparto. Anzi, per forza riparto, che se anche uno non vuole ripartire, alla fine non ha alternative. I problemi del ripartire sono:
quando?
dove?
per dove?
quanto?
come?
con chi?
La domanda che più mi preoccupa è dove?, la seconda è come?. Il quando? viene di conseguenza al dove?. O forse viceversa. Fa lo stesso.
Tra qualche giorno mi metto a cercare delle risposte, ma magari prima cambio le domande. Cioè, cambio prospettive, aspettative, speranze, calzini e forse molto altro. Dipende da quali risposte trovo. Così viene più facile, uno sa sempre di avere le risposte pronte, se impara a chiedersi le cose giuste. E se uno impara a non chiedersi niente, allora difficilmente sbaglierà strada. E se anche la sbaglia, quella sarà comunque la strada giusta per qualche altra destinazione. Ecco, la destinazione, questo è il problema, altro che essere o non essere.
Fa lo stesso. La destinazione, fa lo stesso. Così nessuna strada sarà mai sbagliata, purché porti da qualche parte. Nessuna strada sarà mai sbagliata, purchè sia una strada.

lunedì 12 ottobre 2009

scolorire

Avrei voglia di preparare una valigia, solo per riassaporare delle cose che potrebbero da un momento all'altro smettere di esistere.
Smettere di esserci state. Anche se una volta c'erano, adesso potrebbero non esserci state mai.
Vorrei prendere dei maglioni dall'armadio per pensare al freddo che potrei avere in un posto che non è qui. Pesare libri e vestiti per non superare il limite di chili trasportabili in aereo, anche se l'aereo non c'è. E i limiti però sì.
Ma sto qui. Dove le cose sembra non ci siano mai state. Nonostante le foto e tutto il resto. Forse non ho nemmeno una valigia, forse non l'ho mai avuta. Forse non sono mai andato via, niente di quello che credevo di ricordare c'è mai stato.
Niente, o quasi. Forse c'è stato solo quello che ancora mi rimane dentro, e che non smette di bruciare.

AmericanLand (sub ita)

domenica 11 ottobre 2009

sabato 10 ottobre 2009

espunta la luna

Sproloquiando nemichevolmente del più e del meno, ma più del più che del meno, mi sono più o meno reso conto delle bellezza dello sproloquiare. Io non sproloquio molto perchè, modestamente, non sono molto vanitoso, e sproloquiare si sa che è prerogativa dei vanitosi.
La prerogrativa dello sproloquiare. Ci deve essere una r di troppo da qualche parte, bisognerebbe espungerla.
Espungere una r dalla prerogativa dello sproloquiare. Ok, espunta.
Espunta la luna dal monte, resta un monte senza luna, almeno finchè la luna non rispunta. Sì, sulla punta del monte, l'espunta luna rispunta. Prima solo un angolino, poco poco, un rispuntino. Poi di più, sempre più grande, uno spuntino vero e proprio. Lo spuntino della luna dal monte. Lo spuntino di mezza notte. Camomilla e biscottini.
Sempre sproloquiando nemichevomente, però.

giovedì 8 ottobre 2009

fotovoltaico

All'imbrunire, mi imbrunisco pure io. E di notte, con il buio, mi rabbuio e faccio pensieri scuri come il cielo dell'una di notte. Solo di giorno, con il sole, non mi illumino, nè d'immenso, nè di nient'altro. Dovrei montarmi un pannello fotovoltaico sopra la testa, anzi dentro. Per immagazzinare la luce che fugge. Anche se poi non saprei bene che farmene, della luce. Comunque il buio lo preferisco, perchè c'è meno luce. Tra il buio e la luce, la luce la metto al secondo posto, che comunque è sempre un piazzamento. La luce è seconda perchè c'è meno buio. Mi oscuro di immenso. Che non è come l'infinito, ma poco ci manca. L'infinito è senz'altro immenso, ma non tutta l'immensità è infinita. Quella dentro il buio però lo è. Infinita, intendo. Mi oscuro di infinito. Che ha tanto poco senso quanto "mi illumino di immenso", ma ha il vantaggio di avere meno luce.
Oscuro fa rima con sonno, che fa rima con dormire, che fa rima con andare a letto. Una rima baciata, come il bacio della buona notte che mi do.

lunedì 5 ottobre 2009

boboli

Rieccoci qui, la mia gatta e io. Come chi non sa bene che fare, e però la fa lo stesso. Firenze era Firenze, cioè Firenze. Con tutto quel che ne consegue, luna e Ponte Vecchio compresi. Firenze la sera è come passeggiare da soli in mezzo a tantissima gente, forse perchè Firenze è grande e c'è tanto spazio per tutti, o forse perchè Firenze è Firenze e uno non ha modo di accorgersi di quelli che gli stanno attorno. Lungo l'Arno, in pieno centro città, vicino a Ponte Vecchio, la sera senti i grilli che cantano. Non credo ci sia un'altra città dove questo succede, e se c'è, comunque non si chiama Firenze, quindi è inutile. Uno pensa di averle viste tutte, finchè non arriva a Firenze e si accorge che in realtà non aveva visto un bel niente.

Comunque, romanticherie a parte, da un punto di vista strettamente cultural-gastronomico i principali prodotti tipici fiorentini sono Dante Alighieri e la fiorentina, intesa sia come bistecca che come squadra di calcio, ma più come bistecca. Dante Alighieri, guarda le coincidenze, abitava nella "casa di Dante", e se non fosse stato per lui noi italiani potremmo anche chiuder bottega. Anche se c'è da dire che viene più facile scrivere una cosa "Divina", quando si nasce a Firenze.

La luna a Firenze segue una strada tutta sua, si mette prima sopra Palazzo Vecchio, poi passa sopra gli uffizi e va a depositarsi sull'arno sopra Ponte Vecchio, dove le lune diventano due, una sopra il ponte e una sul pelo dell'acqua, sotto il ponte capovolto e i palazzi capovolti dentro l'arno. Così a Firenze uno di sera non capisce più quale sia il sopra e il sotto, il dentro e il fuori, e si perde dentro alle cose. E quando uno si perde a Firenze, l'unica cosa che può sperare è di non ritrovarsi mai più.

E però alla fine, come in tutte le cose, arriva sempre il momento in cui uno torna a Milano e tutto si rompe, ogni cosa si rimette al proprio posto,precisa, allineata, uguale, brutta.

sabato 26 settembre 2009

"torno subito"

Valigia pronta, si parte. Stranissima sensazione, quasi come essere tornato a uno o due anni fa. Fine settembre, fine estate, e una valigia pronta. Esattamente negli stessi giorni. Ma stavolta torno subito, come i barbieri quando vanno a bere il caffè. Una sola settimana, non mesi. Firenze, non l'Inghilterra. Però lo stesso, che strano...strane sensazioni, strani ricordi. Tutto coincide, tranne il fatto che stavolta è una partenza finta. E allora perchè mi sembra non sia così? Non è che forse ho di nuovo voglia di partire davvero?
La mia gatta è sotto i miei piedi che miagola, mi illudo che mi stia chiedendo di non andar via, mi illudo di poterla tranquillizzare dicendole che non parto più come gli altri anni...ma suppongo che quando si accorgerà di avere il divano tutto per lei per una settimana non le importerà più molto di dove sono e di quando torno. Fosse per lei potrei andare in inghilterra e rimanerci...eh, la mia gatta, quanto le voglio bene..

venerdì 25 settembre 2009

p.s.

..soprattutto se si considera che in realtà la notte era quella fra il 24 e il 25...

sgominator

Ho appena letto che negli USA è stata sgominata una cellula che stava preparando un attentato terroristico. Sono rimasto profondamete colpito. Non credevo che una cosa così piccola potesse fare tanti danni. Se penso che ne abbiamo in tutto il corpo, mi chiedo come potrò stare tranquillo di qui in avanti.
Comunque non dev'essere un lavoro facile sgominare le cellule. Di sicuro si tratta di lavoratori atipici, con contratti a progetto. Che lavoro fai? - Impiegato di banca, e tu? - sgomino cellule - ah.
Non credo faccia per me, come mestiere, anche se potrebbe essere un hobby abbastanza ricreativo. Certo ci vorrà una qualifica, un minimo di professionalità. Non è che il primo beota che passa può andar lì e sgominare. Io, per esempio, non so neppure da che parte si cominci a sgominare. Forse, per un dilettante che volesse intraprendere la carriera dello sgominatore professionista, sarebbe auspicabile iniziare dal dizionario.
Notte tra il 23 e il 24 settembre, situazione sempre più preoccupante e ormai ufficialmente fuori controllo...

giovedì 24 settembre 2009

l'aforisma della buonanotte

Ci sono solo due cose al mondo migliori del dormire: risvegliarsi e... ok, c'è una sola cosa al mondo migliore del dormire.

pasqua

D'improvviso s'è fatta notte, come se non ci fosse più bisogno di mettere in mezzo una sera . Un confine coi bordi indefiniti, è vero, che non sai bene quando inizia e quando finisce, ma pur sempre uno spartiacque. Di là il giorno, di qui la notte. Ma ci vuole la sera! Il buio si mangia ogni giorno una fetta sempre più grande di luce, e la notte spinge prepotente contro la sera schiacciandola sul giorno, fino quasi a farla scomparire da tanto che è appiatita sul confine impercettibile fra il buio e la luce.
Cosa sto cercando di dire con tutto questo? Che non voglio che arrivi l'autunno? Che ho paura del buio? Può darsi, ma forse no. Forse non voglio dire niente. E' solo che c'è meno luce. Tutto qui. Un fatto, ma magari un fatto senza valore. Chissenefrega dell'autunno e poi dell'inverno e del buio e del freddo e dei maglioni di cotone e poi di lana e del giubbino e poi della giacca e i guanti e la sciarpa e il Natale. Ecco, sì, il natale soprattutto, chissenefrega del natale.
Forse dovrei preoccuparmi del fatto che l'unica conclusione che riesco a trarre nella nottata tra il 23 e il 24 settembre sia "chissenefrega del Natale". Non c'è davvero nient'altro con cui occupare la mente? Possibile? Vogliamo per esempio parlare della Pasqua? Quando cade la prossima Pasqua? In che modo questo pensiero, oggi, 24 settembre, influisce sulla mia vita? Dove sarò la prossima Pasqua? Niente, neppure la Pasqua mi dà più soddisfazioni. Gli altri anni a quest'ora ero sul punto di partire, avevo la testa metà qui, metà in Inghilterra, e l'ultima metà in un posto che non posso dire. E adesso? Cosa si fa qui d'autunno, che non mi ricordo più?

mercoledì 23 settembre 2009

buon compleanno Bruce

Oggi il vecchio zio Bruce ne fa 60, solo che non posso mica andar là a fargli gli auguri di persona. Anche perchè non so neanche dove sia, esattamente, "là". Però valgono lo stesso gli auguri, no? Anche senza presenza, anche senza regali..anche perchè di solito è Bruce a fare i regali a noi...
quindi, insomma, buon compleanno Bruce

domenica 20 settembre 2009

domenica

Mi ero imposto di dare un senso alle mie domeniche, ma forse abbandonerò il progetto. Le domeniche sono fatte per non aver senso, quindi tanto vale adeguarsi. Qualunque cosa uno faccia , è come se non l'avesse fatta, a meno che uno non nasca o non muoia di domenica. Solo che se questa è l'unica via, beh, allora mi tengo volentieri le mie domeniche senza senso. Io credo di essere nato un sabato sera, se mia mamma la racconta giusta. Quindi la prima cosa che ho fatto nella mia vita è stata passare una domenica senza senso.Dev'essere quello che ha instillato in me questa insofferenza domenicale.
Adesso però sono le otto di sera, forse c'è ancora tempo per dare senso alla domenica. Vado a vedere.

venerdì 18 settembre 2009

paese

A volte resto sorpreso delle vette che può raggiungere l'ignoranza della gente. Non intendo l'ignoranza nel senso del non conoscere, intendo l'ignoranza del non sapere come si affrontano i problemi, le divergenze di idee, o molto più semplicemente le domande. L'ignoranza di chi non conosce la differenza tra una domanda, che presuppone semplicemente una risposta, e un attacco o un'offesa, che presuppongono una reazione e uno scontro. L'ignoranza che quindi, ovviamente, non può che fare tutt'uno con l'arroganza, che è la risposta di chi non ha risposte. E il vero problema è quando la maggior parte delle persone accetta l'arroganza come se fosse la risposta, anzichè il modo di evitare la domanda. Sotto questo aspetto, è proprio vero che tutto il mondo è paese, e che anche il mio piccolo paese è uguale a questa italietta di furbi ignoranti

giovedì 17 settembre 2009

ogni volta

Si mandano i soldati in guerra, e poi ci si stupisce e si piange quando qualcuno di loro muore. Ogni volta la stessa storia. Ma "non ci fermeranno", ecco cosa ripetono da lassù quelli che hanno il potere di decidere se fare o non fare le guerre. Va bene, non ci fermeranno. Come volete. Ma sappiamo già da ora, così come lo sapevamo prima, che la guerra ha il suo prezzo e che prima o poi ci saranno altri morti, come oggi e come negli anni precedenti. La guerra ha il suo prezzo anche quando la si chiama in un altro modo. La guerra ha il suo prezzo anche quando al prezzo si dà il nome di "eroi" o "patrioti". Cazzate, solo cazzate. I soldati non sono eroi, neppure se muoiono. Chissà se stavolta qualcuno inizierà a rendersi conto di quanto sia pericoloso giocare con le parole, inventare nomi e formule per mascherare la realtà delle cose. Vorrei non ci fosse bisogno dei morti in guerra per capirlo. A quando i prossimi?

mercoledì 16 settembre 2009

recinti

Come si fa quando non ci sono più cose interessanti da dire? Nè pensieri, nè ricordi, nè fantasie? Come si fa? Si va a raccoglierle dove non le si è ancora cercate, ecco come si fa. Nella vita, o almeno in quella sua parte sterminata che sta fuori dal recinto del già vissuto e del già detto. Si allarga quel recinto, si conquista della nuova terra, che sia prateria o deserto o montagne o palude. Ci si va a piedi o in qualunque altro modo, l'importante è non tornare indietro finché non si capisce di essersi allargati abbastanza. Allora, solo allora, si può ricominciare a seminare di parole quello che si è conquistato. Le parole saranno le stesse, su questo non ci si può far nulla. Ma forse germoglieranno pensieri diversi e sensazioni nuove. Anche sulle paludi e sui deserti che la nuova terra sicuramente conterrà. Così come sulle paludi e sui deserti che già si conoscono, che già si vivono o si sono vissuti, sono cresciuti pensieri e sensazioni che ci hanno dato qualcosa, qualcosa come un senso, un perché, una sfida, magari del dolore o della sofferenza, ma pur sempre una parte essenziale del vivere. Ecco, allora ci saranno forse paludi e deserti, ma poco importa. L'importante è che siano sconosciuti, che abbiano qualcosa da darci e su cui si possa provare a far crescere qualcosa, Ci penseranno le parole, poi, ad addomesticare tutto..

Luttazzi vs berlusconi

..quella parola là la sottoscrivo...quella che inizia con v..

restyling e conti

Ho cambiato un po' i colori del blog, ho tolto quella vecchia tappezzeria. Mi sono dato all'azzurro. Non so perchè. La foto della mia gatta sta meglio con l'azzurro, su questo non c'è dubbio. Il resto conta poco.
A pensarci bene, la mia vita è piena di cose che contano poco. E a pensarci ancora meglio, non basta ammucchiare un'infinità di cose che contano poco per tirar fuori qualcosa che conta tanto. Non è mica come ammucchiare milioni di insignificanti monetine da un euro. Piuttosto, è come mettere insieme milioni di pezzi di puzzles diversi. Un'ammucchiata senza senso e senza valore.
Questo piovoso anticipo d'autunno dovrebbe mettermi tristezza, depressione, noia, tutte quelle cose normali che riempiono una vita normale. Invece mi sento più sereno del solito, forse perchè il mio stato d'animo si sente più in sintonia con il grigio che c'è di fuori. Lo so, è una contraddizione. O forse è solo un rassicurante compiacersi della propria malinconia. Compiacersi, sì. Cioè riversare nel puro compiacimento i pensieri e le emozioni di solito assorbiti dalla sola malinconia. In fondo mi importa poco quale sia la spiegazione, e mi importa poco se la spiegazione non c'è. In fondo. Anzi, neppure troppo in fondo,a dire il vero. Direi piuttosto che tutto questo è estremamente superficiale, splendidamente superficiale. Tutto questo grigio compiacimento di malinconia e pioggia e autunno mi fa stare meglio, ecco la cosa che conta. Che conta più di tutte le piccole cose insignificanti messe insieme.

lunedì 14 settembre 2009

sposs

Sono leggermante spossato. Con due s, mi raccomando. Anzi tre. Sono spossato dal weekend e dal cibo e anche dal lunedì. Mi servirebbe subito un altro weekend, però di quelli dove ci si riposa. Che ovviamente non esistono, perchè poi uno al weekend cerca sempre di fare delle cose per non annoiarsi, e allora il riposo non arriva mai. Forse perchè non è meritato. Voglio dire, se io me lo meritassi, mi riposerei, perchè se me lo meritassi vorrebbe dire che ho lavorato talmente tanto che non avrei voglia e forze nel weekend di fare nient'altro se non riposarmi.
Ma poi, uno deve per forza stancarsi prima di riposarsi? Non ci si può semplicemente riposare a prescindere? O, almeno, uno potrebbe prima riposarsi e dopo, con calma, quando ha tempo, spossarsi. Con due s, mi raccomando. Anzi tre.
Comunque, a parte il riposo, il metodo migliore per combattere la spossatezza è il divorzzio, o almeno la separazzione. Pessima battuta, d'accordo, avete ragione, pessima battuta. Proprio oggi che ricomincia la squola, certe cose non andrebbero scritte neppure per scherzo. Che poi ci ritroviamo con in bambini che già a 5 o 6 anni non sanno scrivere in italiano, e quelli 2 o 3 anni che non sanno neanche dire una frase di senso compiuto. E si pretende di insegnare loro le lingue straniere, figuariamoci. E poi invece vai in Inghilterra o in Germania e trovi bambini di 7 o 8 anni che sanno già parlare l'inglese o il tedesco alla perfezione. Dove finiremo di questo passo, dove?
Sono spossato, dio come sono spossato...

venerdì 11 settembre 2009

11/9

In questi otto anni siamo diventati così assuefatti all'immagine delle torri in fiamme che oggi abbiamo sostituito quell'immagine alle sensazioni e ai pensieri che hanno accompagnato quel momento. Le torri che bruciano e poi crollano sono diventate così normali, così tipiche dell'immaginario di questi anni, che hanno finito con il perdere la loro comunicatività e significatività. Io per esempio non riesco più a rendermi conto della gravità e dell'entità di quanto accaduto, se guardo quelle immagini. Hanno perso il loro risvolto di cronaca per diventare "simbolo" di un'epoca o di certi valori, ma così hanno perso tutta la loro immediatezza.
La cosa migliore che si potrebbe provare a fare in questo anniversario è ripulire quelle immagini da tutte le parole e gli usi che ne sono stati fatti, recuperare il loro significato originario, guardare le torri cadere senza musiche, senza commenti, senza replay. Non è forse sufficiente quello che raccontano da sole?

mercoledì 9 settembre 2009

pagine e vento

Un libro aperto dove c'è vento, e un lettore distratto che ogni tanto legge e ogni tanto si guarda attorno. E mentre si guarda attorno il vento gira le pagine, le fa scorrere all'indietro. E allora il lettore torna a leggere, ma su una pagina diversa da quella cui era arrivato, e per un po' va avanti senza accorgersi di aver fatto un balzo all'indietro. E così viene trasportato verso cose già lette, già conosciute, già vissute. Un po' per colpa del vento e un po' della sua distrazione che non gli fa capire subito di essere sulla pagina sbagliata, una pagina che aveva già voltato e su cui non c'è motivo di tornare. Ma poi continuando a leggere il lettore magari un motivo lo trova. Si accorge dell'errore, ma non importa, continua a leggere la pagina che il vento ha scelto per lui. Forse perchè scopre che quella pagina gli piace più dell'ultima a cui si era fermato, prima che il vento si alzasse a scompigliare tutto. E poi quando è di nuovo ora di voltare quella pagina vecchia, il lettore distratto, chissà perchè, alza di nuovo la testa e lascia perdere il libro. E allora il vento torna, fa scorrere altre pagine, e dopo un po' il lettore torna sul suo libro ma di nuovo le pagine sono andate indietro, in un punto imprecisato ma che pian piano diventa chiaro, un punto che forse, ma sì, vale la pena rileggere. E via così, forse all'infinito, senza mai sapere se il vento e la tua distrazione ti permetteranno di voltare una pagina una volta per tutte, e non tornarci sopra più.

domenica 6 settembre 2009

insincero

Vorrei capire quale potrebbe essere il costo della sincerità, e quale il guadagno. E se in fin dei conti il valore della sincerità sia una questione di costi e guadagni. Se siano le conseguenze a giustificare la sincerità, o se la sincerità basti a se stessa.
E si può essere "troppo" sinceri? Ha senso quest'espressione? Di certo si può esserlo troppo poco, ma questo "troppo" che senso ha? troppo per cosa? per pensare di non pagarne prima o poi le conseguenze? o "troppo poco" per pensare di potersi sentire lo stesso a posto con la coscienza?
Non so come funzioni in generale, ma mi basterebbe sapere cosa dovrei fare io. Devo essere sincero fino in fondo? Forse non prima di essere pronto a pagarne il prezzo, perchè il conto mi verrà presentato, non c'è dubbio. E sarà un prezzo più salato di quanto non lo sia stato quello che ho dovuto pagare finora per non essere stato davvero sincero. Ma forse quello che dovevo perdere l'ho già perso, il prezzo l'ho già pagato, e se riuscissi a essere sincero almeno con me stesso vedrei bene che è così.
Forse.
Questo "forse" è troppo grande per prendere una decisione adesso, è qui il vero problema.

giovedì 3 settembre 2009

autunno

E così l'autunno è arrivato, a quanto pare. Senza un minimo di preavviso, in anticipo di settimane, come se uno potesse presentarsi a casa tua o piazzarsi nel tuo giardino e tu te lo devi tenere. E' stato ieri verso le tre del pomeriggio, in un attimo di distrazione dell'estate. Un minuto prima era estate, e un minuto dopo l'autunno si era già preso tutto. All'inizio è stata una pioggia di sole foglie gialle che il vento ha scrollato via dagli alberi, poi la pioggià è diventata d'acqua e di cielo grigio, con appena qualche lampo e qualche tuono estivo, ma fondamentalmente una pioggia autunnale.
Io non ero pronto, non erano questi i patti. C'è un calendario, esigo che lo si rispetti. Magari domani l'estate torna, non si può mai dire. Anzi, è probabile che l'estate faccia in tempo a tornare, almeno per salutare prima del letargo. Però ormai quelle foglie sono cadute, ecco il punto, non posso far finta di non averle viste. Persino la mia gatta è indecisa se iniziare già adesso la sua stagione del divano. Sospetto che quelle foglie le abbia viste anche lei. Che facciamo, ci mettiamo il cuore in pace?

mercoledì 2 settembre 2009

domenica 30 agosto 2009

arriva

Che domenica normale, la domenica senza te. E via dicendo.
Parlando.
Sbuffando.
Leggendo. Leggero.
Ma non troppo. Senza brio.
Ho paura di quello che sta per succedere. Non ora, ma tra qualche mese. Ho paura perché non so, e dentro il "non so" ci sta di tutto, comprese le cose che nemmeno si riesce a immaginare. Per quello si ha paura, perchè quello che non si riesce a immaginare può essere persino più brutto della più brutta cosa che si riesce a immaginare. Anche più bello, è vero, ma quello non conta. C'è di tutto, e quello che conta è che proprio tutto il tutto c'è.
Se solo i mesi non andassero così in fretta, e mi lasciassero il tempo di pensare, di organizzarmi, di prepararmi.
E invece non sono pronto, e neppure lo sarò. Le vie del signore sono infinite, ma preferirei fossero di meno e ben visibili.
O forse le vie del signore sono finite, e allora uno da che parte deve andare?
Mi serve una bussola. Adesso, qui. Non mi importa che segni il nord o il sud, basta che punti da qualche parte. Vorrei una bussola per avere qualcosa da perdere.

sabato 29 agosto 2009

vo'

E' ora che vada, adesso. E' già tardi per troppe cose, ma per tante altre no. E anzi, sono molte di più quelle per cui no. Però è davvero ora che vada. Non serve nemmeno che mi scelga un posto dove andare, a quello posso pensare dopo. Però, adesso, considerato quello che c'è stato e quello che forse ci sarà, e considerato quello che non c'è stato e quel che non ci sarà, e che il tempo non smette un solo secondo di seguire fedelmente la corsa veloce degli orologi, ho pensato che è davvero ora che io vada. Come diceva De Andrè, comunque è ora che io vada, possibilmente non sulla cattiva strada, ma a quello ci pensiamo dopo.
Allora, come dicevo, io vado. Perchè è ora, capite?

mercoledì 26 agosto 2009

impressioni di quasi settembre

Fa leggermente più fresco, se Dio vuole. Dio, vuoi? Ok, vuole.

Ho scoperto che alla mia gatta non piace il tonno, il che non credo sia molto normale, per una gatta. Ma d'altra parte la mia non è una gatta normale, a parte il fatto che fa miao. Anzi, mao.

Gradirei un po' più di vita da queste parti, senza dovere andare a cercarmela altrove. Ma non ci può essere vita se non c'è qualcosa da andare a cercare. E non ci può essere vita quando si è trovato tutto quello che si cerca. Quindi non c'è altro da fare che andarsela a cercare, la vita. Insomma, gradirei un po' più di vita da queste parti, senza dovere andare a cercarmela altrove, quindi devo andare a cercarmela altrove. E poi ancora altrove, e di nuovo altrove, e via dicendo, finché non ci sono più posti dove andare a cercare. Poi mi fermo e vedo cosa ho raccattato su. Sicuramente ci sarà qualche vecchio scarpone, come succede ai pescatori dei cartoni animati.

Non mi è mai piaciuto pescare, anche perché non ho mai pescato. O forse era il contrario...sì, giusto, era il contrario.

Comunque non avrei niente in contrario se non fosse stato il contrario. E non avrei niente in contrario neppure ad andare a bere una birra, adesso. Una birra buona, però. Quindi rossa. Mi garberebbe assai, sai? Sicché andrei, sai? Suvvia, vo'. Con questo bell'accento toscano me ne vo', maremma...

lunedì 24 agosto 2009

dovere

A un certo punto mi sono trovato a inseguire un filo di pensieri e di ricordi, e di pensieri sui ricordi, la cui conclusione è stata che in fin dei conti, nonostante quello che ci si racconta, la cosa cui una persona finisce con l'essere più legata e che dà un senso a tutto quanto è solo il senso del dovere che pian piano si viene a costruire verso qualcuno e verso qualcosa. Non importa più, a un certo punto, chi sia quel qualcuno e cosa sia quel qualcosa. Magari importa all'inizio, e siccome importa, uno inizia a prendersi degli impegni al riguardo. Perchè è bella l'idea di essersi preso un impegno e godersi i vantaggi dell'essere responsabile verso persone e cose di cui importa. Ma poi, quando quello che importa diventa semplicemente quello che è dato per scontato, allora tutto quello che rimane è il senso del dovere che ci si è formati. E che ci ricorda quando quelle cose avevano un significato, ci fa credere che abbiano ancora lo stesso significato, solo perchè è lo stesso senso del dovere che c'era allora e che c'è adesso.

Ho messo giù tutto troppo in fretta, forse quello che ho scritto è tutto sbagliato, forse è troppo deprimente e troppo squallido per essere vero. Forse non era neppure esattamente il pensiero che mi era venuto. Non lo so, credo si farebbe meglio a non farsi certi pensieri. Ma adesso che è scritto non si può più cancellare, e allora magari un giorno scopro anche che si tratta di un pensiero vero.

pazienza

Sto esaurendo la pazienza e le bottiglie di birra in frigorifero. Andrò a comprarne un po', più tardi. Se capita prendo anche della birra.

La mia gatta non prende bisce da almeno tre giorni, ma non sembra perdere la pazienza. Nel frattempo si dedica alle lucertole, che dal punto di vista di una gatta sono ragionevolmente assimilabili alle bisce.

La mia gatta ha della pazienza che io non ho. Forse la mia gatta ha proprio la pazienza che io non ho più. Forse la mia gatta si è rubata la mia pazienza. E così, anche se la gatta resta mia, la pazienza no, diventa solo sua.

La morsa del caldo accenna a diminuire, ma ogni tanto ritorna e anche questo, un pochino, a modo suo, mi fa perdere la pazienza. Alla mia gatta invece no perchè lei ha il suo posto fresco e terroso sotto il cespuglio.

Adesso ho da fare, quindi faccio. E pazienza.

venerdì 21 agosto 2009

bsss

Oggi la mia gatta, per non sapere che fare, si è presa una biscia (vipera?) che gironzolava per i fatti suoi in giardino e ne ha fatto un solo boccone. Va beh, forse due.
Sono molto contento per lei, mi fa piacere che si trovi qualche diversivo al dormire. E poi si sa che le bisce tengono la mente e i riflessi allenati, soprattutto a noi umani, è vero, ma un poco anche ai gatti. Solo, questo hobby che hanno preso di strisciare liberamente attorno alla mia casa mi sta creando qualche problema al sistema nervoso. Io non è che vorrei mandarle via in modo sgarbato, ma il fatto di dover perlustrare il terreno prima di appoggiarci il piede sta iniziando a snervarmi. Se continuano così, tra qualche giorno mi vedrò costretto a mettere un cartello di divieto di accesso alle bisce. Mi spiace essere così sgarbato, e anche la mia gatta forse non sarebbe d'accordo. Ma insomma, quest'invadenza oltre una certa soglia non è più accettabile. Se poi l'invadenza diventa invasione, finisce che una volta o l'altra mi viene davvero l'infarto. Va bene una visita ogni tanto, ma se iniziano a stazionare regolarmente in giardino per me se ne possono anche strisciare a fanculo..

martedì 18 agosto 2009

percezione

così a occhio e croce questo dovrebbe essere l'agosto più caldo degli ultimi mesi, forse addirittura anni. Non è tanto la temperatura in sè, che se ne sta là fuori e non dà fastidio a nessuno. E' la temperatura percepita, capite? E allora, se capite, spiegatela anche a me, che continuo a essere convinto che la temperatura percepita sia una cosa che non significa niente. Però serve per spararla un po' più grossa ai telegiornali, e qui più le si spara grosse, più le cose diventano vere.
Comunque sia, se quelli del telegiornale sanno meglio di me quanto caldo io percepisco, allora dovrebbero sapere bene anche quello che io penso di loro, senza bisogno che io glielo dica.
Peraltro, gli esperti prevedono che il prossimo sarà l'autunno più autunnoso degli ultimi 500 anni, anche se l'autunno percepito sarà piuttosto invernale.
Mi sa che percepisco una mezza idea di andarmene a dormire. Se quelli del tg mi danno conferma, io saluterei e buonanotte a tutti.

domenica 16 agosto 2009

riprese

Adesso che la mia gatta sta meglio, e ha vinto la sua diffidenza verso il veterinario, la mia estate può riprendere da dove si era fermata. Il ferragosto è passato via senza far danni, e anche un po' senza senso, proprio come si addice al ferragosto. Da qui a settembre dovrebbe essere tutta in discesa, per fortuna e purtroppo, perchè in discesa si va più facile ma anche più veloce.
Comunque perlomeno quest'anno sarà meno traumatico riprendere, anche considerando che non c'è niente da riprendere, quando non ci si è mai fermati. Insomma, riparto già allenato, o forse già stanco, in ogni caso senza traumi da rientro. Non ho neppure l'abbronzatura da mantenere, un pensiero in meno.
Adesso che è domenica, però, ne approfitto anch'io per fare un po' di niente, tanto per rendere poi un pochino più traumatico il lunedì. Nel mio piccolo.

venerdì 14 agosto 2009

bisce

Se becco l'animale che ha ferito la mia gatta in quel modo, lo faccio nero. A meno che non sia un animale grosso e feroce, ovviamente. Nel qual caso potrei anche perdonarlo, sempre che il veterinario oggi guarisca la mia gatta. E a meno che non sia una biscia, naturalmente. Nel qual caso me la do a gambe. Come ieri, per esempio, che ero fuori nel giardino a fare le mie cose, volto la testa un attimo e chi mi vedo? Una biscia che se ne sta lì immobile per i fatti suoi. Allora mi faccio venire un infarto, poi chiamo la mia gatta ma la mia gatta non arriva. Allora penso "ecco, sempre lì a giocare con le lucertole, e una volta che c'è bisogno di lei per una cosa seria, lei non c'è. VAtti a fidare dei gatti". Ma io mica lo sapevo che la mia gatta si era fattoa male..Mi è ricomparsa la sera con una zampina tutta maciullata..e tutta impaurita..Altrimenti sarebbe sicuramente venuta a difendermi dalla biscia. Anche se magari è stata proprio quella biscia a morsicarla.
Insomma, fatto sta che la mia gatta non se la sta passando tanto bene adesso. Quindi non me la passo tanto bene neanch'io. Come quando si è in pensiero, solo un po' di più.

mercoledì 12 agosto 2009

ritorno

Sono andato e sono tornato. Come essere stati fermi, insomma, solo con qualcosa nel mezzo. Qualcosa come una vacanza, solo più breve, come un weekend, solo più lungo.
Mi sono venuti in mente dei pensieri bellissimi a un certo punto, una sera che ero sul balcone da solo ad ascoltare Vecchioni. Solo che non me li sono scritti, quindi me li sono dimenticati. Ma magari tra un po' mi ritornano in mente. E magari quando mi ritornano in mente mi accorgo che non erano poi così belli, una volta che li si pensi senza una buona dose di birra e di whisky in corpo.
Le cose da sobri sono più brutte, cioè più vere, ma se si impara ad apprezzare la bellezza che c'è nel vero, allora le cose da sobri diventano più belle. Io per non sbagliare sto un po' qua e un po' là, anche se non si può mai stare in un posto da cui vederle tutte e due insieme e confrontarle. Le cose da sobri sembrano più brutte quando si è ubriachi e più belle quando si è sobri, e lo stesso vale per le cose quando le si guarda da ubriachi.
Quindi sì, forse quelle cose che ho pensato non erano poi così belle, nella vita vera. Sono contento di averle dimenticate. Dovrei provare a fare lo stesso con tante altre cose, una volta che passa l'ubriachezza che le ha accompagnate.

venerdì 7 agosto 2009

oppure

Oppure, altra variante della stessa storia di qui sotto:
"che mi venga un colpo se non sta per venirmi un infarto", avrebbe detto il vecchio Dexter secondo il vecchio Frank. La vecchia lince McLogan chiamò allora Baldwin. "Abbiamo risolto il caso, Baldwin, chiama la centrale. Il vecchio Dexter è morto d'infarto". "Infarto, signore?", rispose Baldwin, sempre più sospettoso dopo che McLogan aveva iniziato a manifestare i primi segni di demenza senile, ventidue anni prima. "Sì, Baldwin, infarto. Il vecchio Dexter si è suicidato procurandosi un infarto in modo logico. O forse,è stato semplicemente troppo stupido".
In effetti, una nuova autopsia avrebbe poi confermato che al vecchio Dexter non stava per venire un infarto appena prima che l'infarto gli venisse.
Baldwin decise che ne aveva abbastanza di questa storia e della demenza senile della lince McLogan, e pregò l'autore di questo blog di smetterla lì e lasciarlo in pace.
Il tribunale del Massachussets diede poi ragione a Baldwin.

giovedì 6 agosto 2009

piccole storie con morale incorporata

Il caso irrisolto di Dexter, l'uomo avvelenato con il vino, aveva letteralmente tolto il sonno al commisario McLogan, che in 30 anni di una carriera più onorevole che onorata non aveva mai, e dico mai, consentito a un solo delinquente di farla franca. Ma stavolta era diverso. Per quante strade avesse battuto il commissario, ognuna si era rivelata un vicolo cieco. L'assassino non si trovava,e ormai anche il commissario stava lasciandosi sedurre dalla comoda idea di un suicidio apparentemente immotivato, ma pur sempre sufficiente per archiviare il caso. Finché un giorno, proprio sotto Natale, le indagini subirono una sterzata decisiva grazie alla dichiarazione spontanea resa da un testimone, che si trovava con la vittima nell'istante stesso in cui questa morì. Il testimone in questione era il vecchio Frank, secondo il quale le ultime parole pronunciate Dexter erano state, per la precisione, "che mi venga un colpo se questo non è un vino coi fiocchi!". Un lampo attraversò subito la mente di McLogan, che alzò la cornetta e chiamò il suo collega Baldwin. "Baldwin, che vino era quello ingerito da Dexter prima di morire?". "Tavernello, signore", rispose subito Baldwin. "Abbiamo risolto il caso, Baldwin, chiama la centrale. Il vecchio Dexter è morto d'infarto".
Un altro caso chiuso con successo da McLogan, la vecchia lince.

Oppure, variante della medesima storia:
"che mi venga un colpo se questo non è il vecchio Frank", avrebbe detto Dexter secondo la testimonianza rilasciata dallo stesso, nonchè vecchio Frank. McLogan guardò allora Frank con occhio sospettosamente indagatore. "Frank...Frank..", prese a ripetere ad alta voce, ma quasi parlando tra sè, McLogan la lince. "Avevo uno zio, giù nell'Ohio, che si chiamava Frank, lo sai?", "e sai cosa ti dico, amico?", disse la lince rivolgendosi stavolta senza indugi al sedicente testimone, "Mio zio non assomigliava per niente a te..no, amico, tu non hai la faccia da Frank". Puntandogli la pistola alla tempia, il commissario intimò "coraggio, vecchio Frank, o forse dovrei chiamarti "Frank"?..fammi vedere un documento". L'uomo, tremando ma non potendo evitare di obbedire all'ordine, estrasse lentamente il portafogli dalla tasca dei pantaloni, lo aprì, sfilò la patente di guida e, già prefigurandosi le ombre sul proprio futuro, la mostrò a McLogan la lince. "Tom Cricket III..proprio come sospettavo". Quasi dimenticandosi dell'uomo che aveva di fronte, con un sorriso beffardo sulle labbra McLogan alzò il ricevitore, fece il numero e chiamò il suo collega Baldwin. "Abbiamo risolto il caso, Baldwin, chiama la centrale. Il vecchio Dexter è morto d'infarto". "Che diavolo vuoi, McLogan? Perchè non la chiami tu la centrale?". "Già, la chiamerò io", rispose beffardo McLogan la lince. "Vai al diav.." fece in tempo a dire Baldwin, prima che McLogan riattaccasse la cornetta imbarazzato, ma pur sempre in modo beffardo.

Epilogo: sfortunatamente per McLogan, a seguito del processo Tom Cricket III fu scagionato da ogni accusa, dopo che la corte d'appello del Massachussets stabilì, con una sentenza che ha fatto epoca nella giurisprudenza, che non è una colpa imputabile al soggetto interessato il fatto di chiamarsi Tom anzichè Frank.

Vacca boia, che storie, punto esclamativo

lunedì 3 agosto 2009

avanti e indietro

C'è modo e modo di fare le cose, in un modo o nell'altro le cose si fanno. Oggi, per esempio, io le ho fatte a modo, come dio comanda. Uno si alza, fa quello che deve fare, e un po'anche quello che non deve, e poi quando è ora smette. Tutto a modo, insomma. A modo mio, va bene, ma è pur sempre un modo. Non ne conosco di diversi, d'altra parte. E anche se li conoscessi farei lo stesso a modo mio. Anzi, no, a dire il vero faccio spesso a modo degli altri. Così posso discolparmi quando le cose vanno storte. Ciò non toglie che, qualunque sia il modo, uno si alza, fa quello che deve fare, e un po' anche quello che non deve, e poi quando è ora smette. E cosa succede quando uno smette? Per esempio succede come adesso, che uno ha del tempo da impiegare e di solito lo impiega nel modo sbagliato, stando davanti a un computer a farsi divorare da internet quando vorrebbe continuare a leggere quel libro, aspettando che diventi troppo tardi e si abbia troppo sonno per leggere. Di solito comunque non si può evitare di usare male il tempo, è più o meno una regola. Forse perchè il tempo non è fatto per essere usato, forse perchè il tempo non è fatto per nessuno motivo in genere, forse perchè il tempo non è fatto, forse perchè il tempo non c'è. Che è una cosa che non vuol dire niente ma di solito fa un bell'effetto dirla. Il tempo non c'è, il tempo non c'è , il tempo non c'è. Però, anche se non c'è, ci si viaggia bene lo stesso, avanti e indietro nel tempo, dentro e fuori dall'universo, sul confine fra lo spazio il tempo. Bello, tremendamente bello, quanto adoro la stupidità

venerdì 31 luglio 2009

ottimista

Se riesci a rimanere educato davanti a due testimoni di geova che ti suonano alla porta per chiederti se sei ottimista o pessimista riguardo alla fine del mondo del 2012, vuol dire che hai raggiunto l'equilibrio che serve ad affrontare le sfide più impervie della vita. Io ce l'ho fatta, ho mantenuto una calma olimpica. Adesso credo di essere pronto anche ad affrontare la fine del mondo. Quindi sì, cari testimoni di geova, sul 2012 sono ottimista! Dopo di voi, nulla mi è impossibile.
Anche se non mi è chiaro se essere ottimisti significhi credere che la fine del mondo non ci sarà, oppure credere che ci sarà ma tutto sommato non sarà questo gran casino che si immagina. Certo è che se il mondo finisce dovrei iniziare a cercarmi casa da un'altra parte, e chissà a quanto me li mettono gli affitti. E poi la mia gatta che fa, finisce con il mondo o viene con me? Speriamo che per allora abbia tenuto da parte qualcuna delle sue vite, che non si sa mai. Dopotutto, se ci sono uccellini e lucertole anche dopo che il mondo finisce a lei va bene lo stesso, non è che chieda più di tanto.
Sì, siamo ottimisti la mia gatta e io.

mercoledì 29 luglio 2009

polvere

Vuoi vedere che piano piano anche questa estate sta passando? Così, rapida e insignificante, senza dire niente a nessuno. Senza dare niente. Un giorno dopo l'altro, come se stesse preparando l'inizio di qualcosa che invece tra poco finisce. C'è come un senso di incompiuto, un'attesa che si spegne prima di essere esaudita. Ci sono i grilli qui fuori nel buio, anche adesso che entra un po' di notte dalla finestra socchiusa. E ci sono gli uccellini al'alba, e il cielo limpido delle mattine e il caldo del pomeriggio. Dunque è questa roba qui l'estate, l'insieme di tutte queste cose. Cosa mi aspettavo? Qualcosa di più dei grilli che cantano e del sole di picchia? Non basta? Certo che basta, perchè ho già imparato a non aspettarmi niente dalle estati, solo aspettare che passino e che si torni a respirare. Anche se l'aria che si respirerà poi sarà forse poco pura, piena di polvere e pesante. Ma almeno non sarà estate, e allora vada come vada sarà comunque qualcosa.

lunedì 27 luglio 2009

...

Alcune cose restano, anche mentre passano, loro restano. Anche mentre il tempo le cancella, loro restano. E quando non ci sono più, soprattutto allora loro restano.

sabato 25 luglio 2009

enigmistica

Anche ammettendo e presupponendo. Per amore di argomento o per l'amordiddio. Ipotizzando per assurdo che l'assurdo sia ipotizzabile. Ammesso ma non concesso, anzi no, ammesso e poi anche concesso. Ebbene cosa se ne deduce? Niente, come volevasi dimostrare. C.v.d.
Ma cosa vuol dire? Che si voleva dimostrare che non se ne deduce niente, o si deduce che non si voleva dimostrare niente? Che differenza fa? Nessuna, o forse una. Di certo non centomila. Se facesse centomila differenze, hai voglia a trovarle tutte. Trova le differenze, unisci i puntini, annerisci gli spazi. Fai l'anagramma, risolvi il rebus, chi è il personaggio della foto?
Le soluzioni nel prossimo numero. E' sabato pomeriggio, dovrei avere altro da fare, credo.

mercoledì 22 luglio 2009

Torino 21/7/2009

Cosa deve dire uno il giorno dopo una roba come quella di ieri? Che ogni volta che vado a sentire Springsteen penso sempre (quasi ho paura) che sia impossibile ritrovarlo all'altezza della volta precedente, e ogni volta invece sono costretto ad ammettere che l'impossibile succede? Che quel rock lì, quella musica lì, quella roba lì insomma, non potrà più esistere dopo che Springsteen sarà passato? Che magari ci sarà qualcosa di diverso, magari lo chiameranno ancora rock, ma quella roba lì no, non la si ritroverà più da nessuna parte? Che se volete vincere una scommessa da un milione di dollari e vedere anche uno come me saltare e cantare per tre ore, l'unico posto dove dovete andare è a un concerto di Bruce? Non so se ci sarà una prossima volta con Bruce dentro a uno stadio, dopo una roba come ieri, proprio come ogni volta, non riesco a pensare che ce ne potrà essere un'altra uguale. Ma quando uno ripete per anni e anni e anni qualcosa di irripetibile, tutto può succedere.
Ecco, questo rimane in testa dopo un concerto di bruce: che tutto può succedere, e che prima o poi succederà

martedì 21 luglio 2009

e così via

Questa poesia si compone di due versi soltanto:
muuuuuuuuu
beheheheheh

I versi erano quelli della mucca e della pecora, che pur non essendo versi poetici, sono comunque versi.
La seconda poesia gioca invece sulla rima baciata:
smack
crack

dove il primo verso è quello più propriamente baciato, mentre il secondo verso non c'entra assolutamente nulla con il primo. Ma dopotutto non ho mai detto che sarebbe stata una poesia con un senso. Solo baciata.
La terza e ultima poesia è un omaggio al mese di maggio, infatti fa così:
omaggio
a maggio

La quarta e ultima poesia parla della menzogna che abita il cuore dell'uomo:
ti ho detto una bugia
la terza non era l'ultima poesia

La quinta e ultima poesia è ispirata al concetto filosofico dell'eterno ritorno dell'uguale, e si pone in continuità con la serie iniziata nella terza poesia:
anche la quarta era una bugia
e così via.

La sesta e ultima poesia non esiste, ma a parte questo ha altre qualità che la rendono senz'altro apprezzabile, come potete notare:

lunedì 20 luglio 2009

nomi

L'ultima volta che sono stato felice c'eri tu, ed era per colpa tua. E l'ultima volta che ho pianto,anche quella è stata colpa tua, ma tu non c'eri. E l'ultima volta che ho pianto dalla felicità, la ricordo bene, tu c'eri e tua era la colpa. Mi chiedo se sia ancora possibile per me provare un'emozione che non sia accompagnata dal tuo pensiero. Se potrò mai smettere di darti la colpa della mia felicità o della mia tristezza. Temo che ti appartengano entrambe. Temo che tu me le voglia ridare, e io non riesco a rivolerle indietro. Sei ciò davanti a cui le cose passano quando mi passano davanti e cambiano e non tornano. Sei quello che rimane delle cose passate ma anche, soprattutto, delle cose future. Sei un istante che resta nello scorrere degli istanti. Vorrei solo sapere il tuo nome, dietro al nome che porti.Vorrei solo trovare la parola che serve a chiamarti e a farti rimanere qui. Vorrei scoprire il tuo nome, e poi rivelarlo anche a te,perchè il tuo nome possa essere il nostro segreto. Io che so come tu ti chiami, ma non come chiamarti

martedì 14 luglio 2009

cechi

Quasi quasi, per tanto così, io me ne vado a Praga. A vedere Praga. Che a dir la verità non so proprio di preciso preciso dove sia, come quando chiudi gli occhi e sai trovare lo stesso il posto sulla cartina. Però tanto mi ci porta l'aereo, io non devo fare nulla. A Praga una volta c'è stata la Primavera di Praga, ma poi anche quella volta era arrivata l'estate, come adesso. Praga d'estate deve essere parecchio diversa da Praga d'inverno, anche se questo è un problema che io non dovrei pormi, visto che tanto d'inverno non ci vado. Praga è nel bel mezzo delle Repubblica Ceca, e se avessi avuto vent'anni di meno avrei passato ore e ore a tirar fuori battute sui cechi ciechi come delle talpe o sulla capitale cieca. Ma arrivato a quest'età non ne vale la pena, perchè nessuno le capirebbe e riderei solo io.
Neanche i cechi le capirebbero, perchè non vedrebbero il lato comico della faccenda. Scusate, vado a spanciarmi

domenica 12 luglio 2009

bussole

Bisognerebbe ritrovare la bussola. Anche se poi non è che servirebbe a molto, se non si sa da che parte andare. Uno può anche cercare di non perdere mai la bussola, ma se non ha un buon motivo per usarla non è che gli faccia molta differenza. Ogni volta che io perdo la bussola provo prima di tutto a cercare un buon motivo per mettermi a cercarla, e quasi mai lo trovo. Però la bussola la ritrovo sempre lo stesso. Proprio come adesso, che sono qui con la mia bussola e non so cosa farmene, anche se so che il nord è di là e il sud è di qua e l'est e l'ovest saranno anche loro da qualche parte. Io sono proprio qui in mezzo a loro e non so quale scegliere, e allora cosa me ne faccio di questa bussola che ho perso ieri sera e ho appena ritrovato? Qualcuno è interessato? Vendesi bussola usata, senza uno scopo, ma pur sempre usata.

giovedì 9 luglio 2009

conscio

E' incredibile quante cose si possano dire, a mischiare bene le parole. Già solo con una parola uno può dire tre o quattro cose. Per esempio "bisturi". Uno dice "bisturi" e può voler dire "passami il bisturi", oppure "questo è un bisturi", oppure "mi chiamo Bisturi di cognome". Impressionante. Se si pensa che di solito si usa anche più di una parola per volta, può risultare difficile capire fra le miriadi di possibilità cosa uno stia intendendo dire.
Quando la sera mi vengono in mente pensieri così, è perchè ci deve essere qualcosa cui vorrei pensare ma a cui il mio subconscio mi impedisce di pensare, e così si inventa ragionamenti idioti credendo di riuscire a distrarmi. E io mi distraggo in effetti, è vero, ma è solo perchè non mi va di discutere e gliela do vinta, non perchè non mi renda conto che lui mi sta distraendo. Lui nel senso del subconscio. CHe peraltro non esiste, ma io per non farlo rimanere male gli faccio credere che io creda che lui esiste. Non avete idea di quanto sia suscettibile un subconscio. Così, anche se non esiste, uno non dovrebbe mai dirglielo in faccia. Perchè anche se non lo dà a vedere, inconsciamente il subconscio ci rimane male.
Ho idea che anche stanotte non mi lascerà in pace, non voglio immaginare i sogni che ha preparato per me oggi. Vado subito a viverli.

martedì 7 luglio 2009

temporali

Non ho più l'età per sopportare questi temporali notturni. Non capisco perchè non possa piovere senza fare tutto questo casino di tuoni e lampi e corrente che va e che viene. Per poi svegliarsi la mattina con il cielo azzurro,come se non fosse successo niente. La notte è fatta per dormire,non per tuonare, il cielo lo dovrebbe sapere. Siamo parecchio arrabbiati, la mia gatta e io. O, meglio, la mia gatta lo sarà appena si riprenderà dalla tremarella che i temporali le lasciano sempre addosso. Non so neppure dove sia andata a ripararsi dal rumore stanotte, mentre era là fuori tutta sola, senza neppure un tavolino o un armadio sotto cui nascondersi. So solo che stamattina l'ha passata all'ombra del suo solito cespuglio, allergica al sole almeno quanto lo è ai temporali. Non le va bene un accidenti di niente. A volte mi chiedo cosa diavolo voglia dal cielo la mia gatta

sabato 4 luglio 2009

uguali

Non ricordo quando le cose abbiano iniziato ad andare storte. Forse mai. Forse sono nate già storte, o forse sono sempre andate dritte. Da un'altra parte, certo, ma pur sempre dritte. Ma dritte rispetto a cosa? Da un'altra parte rispetto a dove? E quali cose? Credevo di sapere di cosa stessi parlando, e invece no. Forse è solo la sensazione che ci sia qualcosa di storto, ma cosa di preciso non lo so nemmeno io. Sarà una sensazione sbagliata, sarà una sensazione di qualcosa che in realtà non si può sentire. Comunque non lo scoprirò mai, me ne resto qui con le mie sensazioni senza sapere cosa ci sia al di là. Come fanno tutti, d'altra parte. Non so da dove mi salti fuori ogni tanto questa idea di essere diverso dagli altri. Forse è solo che sono uguale in tante cose, tranne che in quelle in cui vorrei esserlo. Forse le cose vanno storte per tutti, anche se da fuori sembrano dritte. Forse siamo tutti uguali nel nostro cercare di assomigliarci gli uni agli altri, senza riuscire a ridurre le diversità. Sì, siamo proprio tutti uguali

giovedì 2 luglio 2009

rimando

MI chiedo se debba stappare o meno questa birra. Mi rispondo di no, per evitare che il sonno mi colga a metà obbligandomi a sprecare mezza bottiglia.La tengo da conto per un'occasione migliore, tanto mi capiterà sicuramente presto di ritrovarmi davanti al computer a quest'ora di notte, magari con meno sonno e con più spazio nella testa e nello stomaco per una birra. Mi capiterà perchè avrò cose da pensare più forti del sonno, o perchè non avrò niente a cui pensare ma neppure niente per cui essere stanco. Adesso vorrei solo trovare il modo di smettere di usare e pensare parole. Chiudere con una di quelle frasi che servono per chiudere tutto e dire buonanotte al mondo e a qualcuno che tanto non mi sente. Chiudere dicendoti che se anche tu non mi senti io ho un pensiero per te prima di andare a dormire, e che ho più bisogno io di dedicartelo che tu di sapere che ognuna di queste parole è stata solo per te.

lunedì 29 giugno 2009

estate

Di nuovo la pioggia, in questa sera d'estate. Di nuovo la pioggia a zittire i grilli, a picchiettare sul tetto, a scrosciare sull'erba. Di nuovo la pioggia a bagnare questo caldo e dissetare l'aria. Tuoni che coprono il rumore delle gocce, gocce che tornano a sussurrare appena il tuono tace.
La pioggia porta il buio un po' più presto, ma non importa, la sera resta nascosta dietro ai lampi. La pioggia si mangia le stelle e la luna con la sua bocca di nuvole, ma non c'è da aver paura, loro restano lì per un'altra notte, quando i grilli riprenderanno la loro solita vecchia canzone.
L'estate ha delle cose speciali che mi impediscono di odiarla fino in fondo. Sono le cose che compaiono quando il cielo si scurisce per il buio di una notte stellata o per le nuvole di pioggia e tuoni.
L'estate dovrebbe essere una sola lunga notte in attesa del sole d'autunno

sabato 27 giugno 2009

passi

Il futuro incombe minaccioso, sempre più vicino. Il presente arretra, si difende, ma alla lunga non resisterà. Arriverà il giorno che si scontreranno, e il futuro si mangerà il presente. Sarò inghiottito anch'io dal futuro, sarò qualcosa di diverso da quel che sono. Sarà il futuro senza più presente di chi perde il contatto con l'oggi e vive solo in funzione di un domani che è sempre un passo più in là. Ogni momento avrà senso solo per il successivo, ogni giorno sarà un modo di attendere, preparare, gestire il giorno, il mese, l'anno dopo. Come se ci fosse un punto di arrivo per cui valga la pena di spendere il proprio presente, di dimenticarsi che gli attimi contano anche di per se stessi, anche se non "servono" per qualcosa che verrà.
Il futuro incombe, devo stringere di più questo presente prima che me lo portino via. Ma quanto può durare il presente?

venerdì 26 giugno 2009

significati

Sono due giorni che l'estate sembra autunno, direi che così non va. Ieri notte c'erano dei lampi che sembrava giorno, delle strade che sembravano laghi. Minuti che sembravano ore, poi ore che sembravano secondi. Così non va, così non va. Tutto è ciò che è, ma niente è ciò che dovrebbe. O forse il contrario. Vediamo, niente è ciò che è e tutto è ciò che dovrebbe. Sì, meglio direi, anche se non vuol dire niente. Poco importa, tanto niente vuol dire niente. O tutto vuol dire tutto, che è lo stesso. Tanto non vuol dire niente.

Mi ha creato dei problemi ieri sera il cartello dell'autostrada che diceva di "occupare la corsia più libera a destra". Come "più libera?". Forse volevano dire "la corsia libera più a destra", che ha più senso ed è anche più sicuro. Però se lo volevano dire potevano anche dirlo.
A volte sarebbe proprio meglio che le cose non significassero niente, come tutto.

mercoledì 24 giugno 2009

solchi

Forse le cose che non si possono dire si possono scrivere, così sono più vere, nonostante il silenzio o forse grazie al silenzio.Forse dirle non si può, perchè le situazioni non sono mai quelle giuste per dirle. Ma scriverle si può sempre, e leggerle e rileggerle pure. E se sono scritte sono più vere perchè valgono ogni volta che uno vuole leggerle e rileggerle. E la mano che scrive lo sa, questo è ciò che conta, lei lo sa, e proprio per questo lo scrive anche quando non può dirlo.
C'è solo una cosa più bella delle cose che tornano. E'quando le cose non sono mai andate via. E' quando le cose hanno la consistenza delle parole scritte, che restano impresse sul foglio anche quando non lo si rilegge. Che restano anche quando tutti i suoni fatti d'aria evaporano. Loro restano, io lo so. Stasera c'erano, io le ho viste, io le ho lette.

lunedì 22 giugno 2009

cavalli selvaggi

Lui la raggiunse nell'erba insanguinata, s'inginocchiò appoggiandosi al fucile e le mise una mano sul collo. La bestia lo guardò senza paura, con gli occhi caldi e umidi, e morì. Lui si sedette e la guardò a lungo. Pensò al capitano chiedendosi se era vivo, pensò a Blevins, pensò ad Alejandra e ricordò la prima volta che l'aveva vista passare di sera sulla strada della ciénaga col cavallo bagnato appena uscito dal lago. E ricordò gli uccelli, il bestiame al pascolo e i cavalli selvaggi sulla mesa. Il cielo era scuro e tirava un vento freddo. Nella luce morente del giorno, un'ombra viola e fredda aveva trasformato gli occhi della cerbiatta in una delle tante cose fra le quali l'animale giaceva. Erba e sangue. Sangue e pietre. Pietre macchiate dalle prime gocce di pioggia. Ricordò Alejandra e la prima volta che aveva visto le sue spalle curve per la tristezza, una tristezza che aveva creduto di capire ma di cui non aveva capito nulla, e si sentì solo come non gli era più capitato da quand'era bambino, totalmente estraneo al mondo che pure continuava ad amare. Pensò che la bellezza del mondo nascondeva un segreto, che il cuore del mondo batteva a un prezzo terribile, che la sofferenza e la bellezza del mondo crescevano di pari passo, ma in direzioni opposte, e che forse quelle forbice vertiginosa esigeva il sangue di molta gente per la grazia di un semplice fiore.
(Cormack McCarthy, Cavalli selvaggi)

sabato 20 giugno 2009

30-2

Se c'è una cosa che non sopporto, è compiere gli anni. Per giunta proprio il giorno del mio compleanno. Non mi ricordo nemmeno più quando sia stata la prima volta che li ho compiuti. Comunque sia, mi stavo chiedendo se uno festeggi il compleanno anche il giorno stesso in cui nasce. Voglio dire, si possono compiere 0 anni? Secondo me sì, anche se ormai per me questo ha smesso di essere un problema già da un pezzo. Insomma, se uno festeggia il giorno in cui è nato negli anni successivi, vuoi che non lo festeggi nell'anno stesso in cui nasce? L'unico inconveniente è che non si ha avuto tempo per preparare la festa e non si conosce ancora nessuno cui offire da bere. Comunque sia, dicevo, ormai gli 0 anni per me non sono più un problema. Oggi ne faccio 28, anche se dentro me ne sento ancora 27 e mezzo. 28 è già all'ombra dei 30, ma comunque c'è ancora tempo prima di diventare un 30 frustrato.
28 è un numero pari, ci si può arrivare facendo 7x4 o anche 56:2. Io però ci sono arrivato per un'altra strada, un po' più lunga ma più sicura. Ho fatto 1+1+1+1+1 ecc. fino a 28, perchè tanto non avevo fretta e comunque le divisioni non mi sono mai piaciute. Penso di procedere con lo stesso metodo anche per gli anni a venire, così son sicuro di non sbagliare strada. Dopotutto, compiere gli anni almeno una volta all'anno è il mezzo più affidabile per poter vivere a lungo.

giovedì 18 giugno 2009

zzzzzzzzzzzzzzzzzzzz

Cara zanzara che mi ronzi attorno all'orecchio per ore di notte, non vedi che tutto ciò è controproducente per entrambi? Credo che tu e io potremmo arrivare a un accordo. Io voglio dormire, tu vuoi una goccia del mio sangue. Mi sembra che ognuno dei due possa fare qualcosa per l'altro. Allora io ti propongo questo: invece di ronzarmi attorno all'orecchio (ma proprio lì poi???) perchè non mi pungi subito, ti riempi la pancia e poi te ne vai così che io possa tenermi la mia piccola puntura e dormire in pace? Che bisogno c'è di tirarla tanto per le lunghe, se tutto quello che vuoi è pungermi? Allora facciamo così, io ti lascio il mio braccio bene in vista, così quando tu arrivi mi pungi subito lì, e io ti prometto che non ti schiaccio. Dopodichè, prendi il mio sangue e il tuo ronzio e, se non ti spiace, ti levi dalle scatole e mi lasci dormire.
Un cordiale saluto

mercoledì 17 giugno 2009

addomesticare

Sono giù di morale, il che mi rende triste, quindi mi fa scendere il morale ancora di più. Se uno ha un motivo per essere giù di morale, immediatamente i motivi diventano due: quello di prima più il fatto stesso di essere giù di morale. E allora i motivi diventano tre, poi quattro, poi infiniti. Il discorso è un po' scemo e un po' no.
Comunque è vero. Ecco perchè basta abbattersi un istante per iniziare a sprofondare sempre più in giù, come in un percorso obbligato. E quando capita di risalire, non si capisce bene come ci si sia riusciti, e allora si dice che è stato il tempo. Il tempo che cura tutto. Come se il tempo fosse una cosa diversa e slegata dal nostro viverlo, dal nostro costruirlo. Come se il tempo non fossimo noi stessi che lo facciamo passare.
E allora il tempo non serve a niente, ci vuole qualcos'altro. Ci vuole qualcosa che impedisca di trasformare la nostra tristezza in un motivo di altra tristezza. Fare la pace con la nostra tristezza, addomesticarla. Saperla aspettare, accogliere, abbandonare. Essere la propria tristezza.

lunedì 15 giugno 2009

buono e cattivo

In questi ultimi giorni mi sono ritrovato spesso a chiedermi se la democrazia in fin dei conti significhi cercare di avere idee che ricalchino il più possibile quello che la maggioranza delle persone pensa oppure cercare di proporre buone idee per poi convincere la maggioranza delle persone a farle proprie. La risposta che mi sono dato è che la democrazia di fatto oggi è la prima cosa, anche se dovrebbe essere la seconda. Insomma, anche qui le cose non sono quello che dovrebbero. Se la maggioranza delle persone ha in testa idee cattive, allora questa democrazia deteriorata è una cosa pericolosa, tanto varrebbe trovare qualche altro sistema.
Il vero problema, credo, sta nel fatto che non c'è qualche ragione di fondo con cui si può convincere la gente che certe idee sono buone. La cosa può sembrare un po' sempliciotta, ma a un certo punto bisogna rassegnarsi al fatto che certe idee sono buone perchè sono buone, senza spiegazioni ulteriori. Non è che una cosa diventi buona o cattiva a seconda che la pensi una maggioranza o una minoranza. Una cosa è buona perchè è buona, è vera perchè è vera, è sbagliata perchè è sbagliata.
Qualcuno saprebbe dirmi se c'è un modo ragionevole di scavare un po' più a fondo?

sabato 13 giugno 2009

quasi estate

Non è possibile che in un sabato di ormai estate, con il cielo blu e il sole giallo il caldo caldo uno se ne stia in una mansarda a scrivere su un blog. Uno dovrebbe avere di meglio da fare e, se non ce l'ha, dovrebbe accontentarsi di non far nulla, che è pur sempre meglio che niente.
Andrei al lago, se solo avessi voglia. Ma al lago sembra di stare al mare. Nel senso della folla di gente. Andrei a fare un giro in bicicletta, se solo avessi voglia. Ma in bicicletta si cuoce dal caldo, e io mi preferisco crudo. Andrei a sdraiarmi con un libro sotto un albero, se solo avessi un libro e un albero. Ma il libro ce l'ho, l'albero pure. Quindi mi tocca andare, visto che ho voglia.
Comunque, mai una volta che mi venisse voglia di fare qualcosa di nuovo...

mercoledì 10 giugno 2009

bolle

Faccio delle bolle di sapone per vedere se il tempo passa più in fretta. Faccio delle bolle di sapone per vedere se i pensieri passano via. Sapete cosa vi dico? A volte le bolle di sapone non funzionano come dovrebbero. Non fanno il loro mestiere. Scivolano via sul tempo come il sapone sulle cose bagnate, e tutto resta uguale, come se non ci fossero mai state le bolle di sapone.

Ho perso le elezioni. Cioè noi abbiamo perso le elezioni. Tanto a poco, ma tanto o poco non importa, importa che abbiamo perso.

Comunque non è vero, tanto o poco importa eccome. Abbiamo perso di tanto.

Porca vacca.

La gente non ha capito bene come doveva votare, succede a tutti di sbagliare. Non li ho ancora perdonati però. Dopotutto, non si sono ancora resi conto dello sbaglio che hanno fatto. Ma sono pronto ad accettare le loro scuse, non appena arriveranno.

Pensavo che avrei sopportato meglio il fatto di perdere. Non è mica una novità, per me. Se dovessi contare tutte le volte che in vita mia ho perso, perderei un sacco di tempo e non vincerei nulla. Quindi meglio che non conto. Il punto è... vedete...in buona sostanza..no, non lo so quale sia il punto. Ah sì, eccolo. Ho perso, ecco il punto. Ho perso un'altra volta. La gente non ha avuto abbastanza fiducia in me, si vede. Come li capisco. Anche a me succede sempre. Sì, mi sa che quello che ha sbagliato a votare sono io. Sapevo che non avrei dovuto darmi la preferenza. Se avessi votato gli altri adesso avrei vinto anch'io. Avrei vinto perdendo. Proprio roba da me.

Comunque io adesso continuo con le mie bolle di sapone. Chi mi vuole disturbare la faccia pure, io non ascolto

sabato 6 giugno 2009

venerdì 5 giugno 2009

cibo

Ho notato che la maggior parte dei gatti, a differenza della mia gatta, non parlano soltanto di cibo. Proprio stamattina mi è capitato di dover grattare la testa a una gatta che ho incontrato per caso, e questa si è messa a miagolarmi qualcosa che a dire il vero non ho ben capito, ma che di sicuro non aveva a che fare con il cibo. Anche perchè lei sapeva che io non avevo niente da mangiare. Semplicemente, sembrava contenta che qualcuno le stesse grattando la testa, e ha ritenuto opportunto miagolarmi due parole.
La mia gatta non lo farebbe mai. Lei inizia a rispettare le persone solo nel momento in cui può aspettarsi da loro qualcosa da mangiare. Da questo punto di vista io non mi posso lamentare, perchè qualche bocconcino per lei lo recupero sempre. Ma ogni tanto mi piacerebbe che fosse un po' più disinteressata. Insomma, non è che io sia una macchinetta che distribuisce croccantini. Ho idea che la mia gatta non mi consideri neppure una persona. Io comunque spero solo di non ritrovarmi mai a corto di croccantini.

giovedì 4 giugno 2009

ping pong

Comunque sia, vada come vada, arriva sempre il momento in cui uno dice: anche questa è andata. Vada come vada, ci è andata.
Per mandarcela, però, bisogna spingercela. Io l'ho spinta. E lei è andata. Come la pallina da tennis, che vada come vada io di là l'ho mandata, adesso se vuoi me la rimandi, se no te la tieni. Tanto io ce ne ho un'altra.
La pallina da tennis comunque mi piace perchè è una di quelle cose che di solito ti tornano indietro. Anche quando tu vuoi per forza mandarla di là, se hai a che fare con una pallina da tennis è perchè hai anche a che fare con uno che te la vuole mandare indietro.
Ci sono tante cose che sono come le palline da tennis. E quasi nessuna di quelle è rotonda. Poi ci sono anche tante altre cose che uno vorrebbe fossero come le palline da tennis, ma invece loro non ti tornare mai indietro.
Comunque sia, vada come vada, io stasera questa pallina l'ho ributtata di là. E forse quando mi tornerà indietro io non starò già più giocando.

domenica 31 maggio 2009

c'ero una volta

Non so bene da dove iniziare. Inizio da qui, e finisco là.
C'era una volta io, qui. C'era un'altra volta io, là. E la storia potrebbe finire qui. Cioè là, appunto.
Finendo la storia qui, cioè là, sembra quasi che la storia finisca esattamente là dove era iniziata. Là, cioè qui, appunto.
Una storia che finisce là dove era iniziata, cioè qui, potrebbe non essere nemmeno una storia. Al limite è un'inizio, a un altro limite è una fine.
In effetti, ci sono delle persone che vissero felici e contenti all'inizio della storia, e persona che c'erano una volta che la storia era già finita. Forse perchè la storia era andata all'incontrario, forse perchè la fine di una storia è comunque sempre l'inizio di un'altra. Un'altra magari più noiosa, stupida, triste, ma pur sempre una storia. Una volta, per esempio, la storia finì che aprii gli occhi al mattino e iniziai la mia nuova giornata. Fu proprio quella volta in cui la storia iniziò quando la notte finì e i miei occhi smisero di essere chiusi.
Quella volta mi ricordo che me ne andai a vivere felice e contento. Ma un giorno, sono sicuro, finirà che c'ero una volta

risparmio

"La verità è un bene prezioso. Usiamola con parsimonia"
(Mark Twain)

giovedì 28 maggio 2009

sbalordito

Sono sbalordito. Sconcertato. Sorpreso. Anzi no. Sono sconvolto. Scioccato. Traumatizzato. Anzi no. Sono stupito. Basito. Senza parole. Anzi no.
Uno sciocco scioccato e un balordo sbalordito guardano uno stupido stupito. Lo stupido chiede allo sciocco. "cos'hai da guardare?", e lo sciocco gli risponde "Sono scioccato dalla tua stupidità". Allora lo stupido dice allo sciocco "sei uno stupido sciocco. Senza offesa per gli stupidi, naturalmente", e lo sciocco gli ri-risponde "e tu sei un povero stupido, senza offesa per i poveri, naturalmente". Allora un povero che passava di lì si inalbera e urla a entrambi "cosa c'entro io? razza di stupidi". E lo sciocco, scioccato, gli risponde "povero scemo, senza offesa per gli scemi, non vedi che io non sono stupido?". Per fortuna non c'era nessuno scemo nei paraggi, altrimenti la discussione si sarebbe protratta in eterno. A tutto vantaggio del balordo che, chiamatelo scemo, se ne è stato in disparte a godersi la scena.
Tutto questo per dire che tra lo scemo e lo stupido il balordo gode.

lunedì 25 maggio 2009

senza titolo, senza niente

Diventa tutto un po' più semplice, a volte, così all'improvviso. Qualcosa se ne resta momentaneamente sullo sfondo, si nasconde e uno quasi si dimentica che esiste. Altre cose vengono in superficie, e per il tempo che durano riescono a riempire il panorama. Non ci si deve fidare, ma ci si fida lo stesso. Si sa che quello che è sullo sfondo non è sparito, che da un momento all'altro tornerà in primo piano. Ma si finge di non saperlo.Oppure, forse, si pensa che quello che si sa non sia importante, che la nostra vita possa essere controllata solo dalle sensazioni del momento, che la verità non ci riguardi.
Ma poi la verità torna e le nostre bugie crollano, persino quelle che raccontiamo a noi stessi. La verità torna e la si riconosce fin troppo bene, perchè di tutte le cose che esistono e di tutte le cose con cui ci inganniamo, la verità è l'unica cosa che non si riesce a capire. C'è, torna, ci schiaccia, ma non la capiamo. La viviamo, più spesso la subiamo. E' la parte essenziale di noi stessi, tanto essenziale che non abbiamo un punto da cui guardarla, studiarla, capirla. Forse "verità" è una parola che non dovrebbe neanche esistere. La verità è già qui, prima della sua parola, la verità è già colui che parla, non ciò di cui parla.
La verità è il nostro non conoscerla.

venerdì 22 maggio 2009

ragione

L'importante è non farsi prendere dal panico. L'importante è avere ben chiaro quello che si deve dire. L'importante è mantenere serenità e fiducia in se stessi. L'importante è dire una parola dopo l'altra, come quando si parla normalmente. L'importante è parlare normalmente. L'importante è essere chiari e sintetici. L'importante è sorridere.
L'importante non è partecipare. L'importante non è nemmeno vincere. L'importante non è aver ragione. Comunque sarebbe importante anche non avere torto.
Eccoci al punto importante. Io ho torto o ragione quando dico quello che devo dire? Secondo me ho ragione, ma non è detto che non possa sbagliarmi. Per esempio, mettiamo che, proprio mentre sto dicendo quello che devo dire, io mi accorga che dopotutto potrei anche aver torto. Che faccio, devo continuare a dirlo lo stesso?
Credo che dopotutto mi convenga aver ragione.

mercoledì 20 maggio 2009

bugia

Ci sono delle cose non vere, cose che si vedono e cose che si dicono. E delle persone non vere, che fanno vedere cose che non ci sono e parlano di cose che non esistono. Ma le persone non vere non sono gli altri. No, sono io. Io sono una persona non vera, perchè non faccio altro che mettere una maschera sopra il vuoto e dire cose irreali. Nascondo il nulla sotto le parole. Solo così riesco a ingannarmi, solo ingannandomi riesco a sopravvivere. Mi dico bugie a cui non riesco a credere fino in fondo, ma a cui non posso far altro che fingere di credere. E così mi inganno due volte, e poi tre, e poi quattro, finchè una bugia è tutto quello che mi rimane dentro.Finchè la verità stessa non diventa che una nuova bugia ancora da essere detta. Accetto il gioco degli inganni, e questa è l'unica verità che conosco. Non mi trovo più, divento una parte di qualcosa che vivo e che vedo là fuori. Divento il mio modo di vedermi, talvolta divento il modo in cui gli altri mi vedono. Sono quello che sono perchè ho deciso di esserlo, ma non mi ricordo più cosa c'era prima di decidere. Non mi ricordo più chi è quella persona che ha deciso, non mi ricordo più a chi appartiene quell'identità che adesso sono.

lunedì 18 maggio 2009

buoni

La domanda che mi sto ponendo più di frequente in questi giorni é: ma la democrazia è davvero l'opzione più giusta sempre e comunque, oppure in un paese di cretini il potere al popolo è una cosa da evitare? Il che si traduce spesso in un'ulteriore domanda: vale la pena iniziare a comportarsi da cretini per far sì che la gente ti voti, oppure è meglio rinunciare a prendere qualche voto ma evitare di passare da cretini? Il che si traduce in un'altra domanda ancora: ma iniziare a comportarsi da cretini per prendere i voti dei cretini significa anche passare per cretini, oppure, vista la situazione, nessuno se ne accorgerebbe?
Vada come vada, io spero che una volta tanto i buoni vincano.

giovedì 14 maggio 2009

orientamenti

La mia gatta è sostanzialmente di sinistra, l'ho capito ormai da tempo. Deve avere recepito i miei messaggi intrisi di insulti che lancio quotidianamente a quelli del telegiornale. La mia gatta capisce al volo da che parte stiano il giusto e lo sbagliato. Non che sia una gatta proletaria, anzi, tutt'altro. Lei appartiene a quella sinistra intellettualoide e un po' snob, che si lascia crescere la barba per una precisa scelta estetica, non per disprezzo dell'apparenza. Lei si fa vanto dei suoi baffi lunghi, e assume una posa composta e malinconica ogni volta che riflette immobile con lo sguardo fisso nel vuoto. E disprezza, oh sì, la mia gatta disprezza. Come tutti quelli della sinistra intellettualoide, lei disprezza chi non è abbastanza intelligente e profondo da capire le idee della sinistra. E' eloquente lo sguardo di commiserazione che dedica ogni volta ai miei vicini berlusconiani. Loro non capiscono, e lei si rassegna all'idea di non poterci fare nulla.
La mia gatta, comunque, venderebbe le proprie idee per una ciotola piena e una grattata di orecchie. Le scelte politiche della mia gatta sono in fin dei conti frutto di un mero calcolo di convenienza. Dopotutto, adesso che ci penso, la mia gatta è fondamentalmente un po' berlusconiana. Infatti sta cercando disperatamente di non farsi rinchiudere nel gattile circondariale. Ma se la caverà anche stavolta, ne sono sicuro. I gatti se la cavano sempre, in un modo o nell'altro. Forse in fondo in fondo la mia gatta è un po' democristiana.

mercoledì 13 maggio 2009

eccome

che poi non è che tutto quello che uno dice, uno lo pensa. Nè tutto quello che uno lo pensa, uno lo dice. A volte quello che uno dice lo pensano in due, per esempio. Oppure, sempre per esempio, a volte quello che uno pensa non lo dice nessuno. A ciascuno il suo, insomma, e a nessuno il mio. A me il tuo, però. questo sì. Ci mancherebbe altro. L'uno e l'altro. L'uno è quello che pensa, l'altro è quello che dice. O viceversa. Vicendevolmente. Reciprocamente. Scambievolmente. In ogni caso, qualcosamente. E anche la mente a volte mente. Dice il falso e tace il vero, o dice il vero quando il vero è falso. Veramente, dico sul serio. Seriamente, dico davvero. Davveramente. Che mente, oh sì, anche il vero mente. Eccome.

lunedì 11 maggio 2009

calamite

Stavo per scrivere una cosa seria e triste e vagamente ironica, ma ho deciso che non se ne fa più nulla. Anzi, l'avevo anche già scritta per metà, ma l'ho cancellata. Stasera non è la sera. Ho in programma di essere contento, sereno, quasi felice, non posso permettermi di rovinare tutto con le parole tristi che spingono sulla mia mano per venire fuori.
Bevo una birra, leggo cose qua e là, guardo dei filmati. Nient'altro, per stasera non voglio nient'altro. Neppure le cose che sono dentro di me, così dentro da volere uscire e dipingere di tristezza questo blog, di nuovo, come se non ne fosse già pieno. Devo lasciare questa pagina, queste parole, questa calamita di pensieri tristi. Stasera no, stasera voglio stare con le cose che non fanno pensare, con quello che è fuori di me e che non riconosco. Stasera ho voglia di dimenticarmi chi sono e cosa penso e cosa voglio, di dimenticarmi del fatto di non sapere chi sono cosa penso e cosa voglio.

venerdì 8 maggio 2009

miao

Come pretendete che io scriva qualcosa di intelligente con una gatta che mi sgattaiola tra le gambe miagolando la sua paura per un temporale finito oramai da mezz'ora? E lei mi guarda e si struscia e mi riguarda e miagola. Si aspetta che io faccia qualcosa, immagino. Ma cosa, dimmi, cosa vuoi che faccia? Ti ho già detto che il temporale è finito, ti ho già grattato le orecchie, ma ogni volta sembra che ti aspetti qualcos'altro, e via con la miagolata. Io non la capisco a volte, neppure ora che mi spia di nascosto, pensando che io non la veda mentre guardo lo schermo del computer. Ecco che riparte il miagolio, stavolta ancora più lungo. Hai fame? Hai sonno? Hai paura? Tu puoi avere le tue ragioni, ma non è colpa mia se io non sono un gatto e non riesco a capire cosa mi stai dicendo. Però, per favore, non smettere di essere la mia gatta solo perchè a volte io e te non ci capiamo.

giovedì 7 maggio 2009

discorso con me

Ancora qui quella roba che non se ne va. E' qui e non se ne va. Non se ne va da sola, non se ne va se la mandi via, non se ne va se provi a spingerla fuori. Anche quando non la vedi e credi sia sparita, devi sempre ricordare che sparire non è andare via. E' solo non essere più visto, che non è come non esserci. E le cose che spariscono possono ricomparire in ogni momento. Di nuovo qui, e non se ne vanno via. Devi ricordarlo questo, dimenticarsene può far male. Devo ricordarmelo. IO devo ricordarmelo. Questo è un discorso per me, uno dei tanti discorsi che si potrebbero fare una notte in cui non si ha nessuno a cui farli. Io devo ricordarmelo, io che sono come un tu qualunque, di quelli che incontri per strada e non sai se salutare o tirar dritto. Io come tu, o solo io, non importa, l'importante è ricordarsi che quella roba è sempre qui e non se ne andrà mai. Neppure se smettessi di correrle dietro.

sabato 2 maggio 2009

perché

Mi piacerebbe sapere perché. Così, in generale. Perché una cosa succeda e un'altra no, perché una cosa cambi e un'altra resti uguale, perché alcune persone si ritrovino in certi posti a fare certe cose e altre persone in altri posti e con altre cose.
Il perché io non lo scoprirò mai. Forse perchè il "perché" non esiste neppure. E io il perché non lo capirò mai. "Perché" può volere dire tante cose, e io non so neppure cosa mi stia chiedendo quando mi chiedo "perché?".
"Perché" vuole dire a quale scopo, ma anche per quale causa. "Perché" può volere dire chi ne è responsabile, ma anche cosa aveva in mente di fare quello che è responsabile.
Dovremmo smetterla di porci domande senza senso. Anzi, io dovrei smettere di farmi domande senza senso. Almeno finché non trovo la risposta, io smetterò di chiedermi perché.

giovedì 30 aprile 2009

sacramenti

"Il fatto che un'opinione sia largamente diffusa non esclude che sia totalmente assurda; anzi, data la stupidità della maggior parte degli uomini, è più facile che una credenza largamente diffusa sia sciocca che non sensata. Gli abitanti delle isole Pelew credono che la perforazione del naso sia necessaria per conquistare la beatitudine eterna. Gli europei credono che la stessa meta sia più facilmente raggiungibile col bagnare la testa e pronunciare contemporaneamente certe parole. La fede degli isolani Pelew è superstizione, quella degli europei una delle verità della nostra santa religione"
(Bertrand Russell)

mercoledì 29 aprile 2009

osservanza

Il cartello diceva chiaramente di osservare il più assoluto silenzio. Allora io mi sono messo di fronte al più assoluto silenzio e ho iniziato a osservarlo. Non era proprio il motivo per cui ero andato in biblioteca, a dire il vero. Io volevo solo prendere dei libri. E invece niente, la regola è che se entri in biblioteca devi osservare il silenzio. Ma mi chiedo a cosa serva una biblioteca se poi le regole non ti permettono neanche di guardare tra i libri. E poi non capisco tutto questo rigore. Non bastava il silenzio, no, loro vogliono che osservi quello "più assoluto". Beh, io il silenzio più assoluto non l'ho trovato, quindi, regole o non regole, io non l'ho osservato.
Questa cosa ha già smesso da un pezzo di essere divertente, vero?

lunedì 27 aprile 2009

ricorrente

I miei incubi ricorrenti sono di una banalità preoccupante. Anzi, sono talmente banali e prevedibili che parlare di "incubi" mi pare fuori luogo. Voglio dire, dopo la terza notte che precipito nel vuoto e mi trovo schiantato sul mio materasso, ci arrivo da solo a capire che la quarta notte è abbastanza improbabile che mi sfracelli al suolo. Però l'esempio non è reale. Precipitare nel vuoto è il tipico sogno ricorrente che nessuno realmente fa. Questo lo so perchè ogni tanto mi è capitato di andare a curiosare nei sogni altrui, e non ho mai trovato nessuno che stesse precipitando nel vuoto. Nemmeno io. Anche perchè quando sogno evito di salire su aeroplani o grattacieli o precipizi, perchè sapendo già come andrà poi a finire nei sogni lo capisco anch'io che non è molto prudente.
Per questa notte mi accontenterò di trovarmi a dover correre senza riuscire a darmi forza nelle gambe e fluttuando in aria come gli uomini sulla Luna.
O forse è proprio che sogno di essere sulla Luna, ma non me ne rendo conto? Vado subito a controllare. Notte

giovedì 23 aprile 2009

la mia gatta e il tempo che fa.

Notavo oggi quanto sia sottile e delicato l'equilibrio che sorregge la primavera. Con due nuvole un fil di vento si ripiomba nell'inverno, con un raggio di sole a mezzogiorno si afferra l'estate. E notavo anche quanto questa cosa riesca a dare spunti di conversazione alle persone. Difficile di questi tempi riuscire a parlare con qualcuno senza finire a parlare del caldo che è arrivato e del freddo che è tornato. A volte mi chiedo da dove arrivi tutto questo desiderio che abbiamo sempre di parlare del tempo che fa. Dal non aver niente da dire, probabilmente. Anzi, dal non aver niente da dire e dall'aver tanta voglia di parlare. C'è quasi la sensazione che le persone siano interessate a sapere quello che noi pensiamo del tempo, e così noi iniziamo a parlarne come se stessimo rispondendo a una domanda mai posta.
Dev'essere un segno della superiore intelligenza umana il fatto di parlare, comunicare, trovare spunti di conversazione a prescindere dalle reali necessità. Gli animali comunicano solo per necessità e per impulso. Ma è' il fare e dire cose senza il bisogno di farle e di dirle, solo per il gusto di farle e di dirle, che ci distingue dalle altre bestie.
Tutto bene. Solo, non sono proprio convinto che questo ci renda più intelligenti. La mia gatta non mi parla mai del tempo, per esempio. Anzi, direi quasi che non gliene frega niente, a parte quando c'è il temporale ed è costretta a nascondersi nell'armadio per paura dei tuoni. Eppure, la mia gatta è una bestiola intelligente. Lo si capisce dal modo che ha di grattarsi e di lavarsi il muso, per quanto io non abbia mai approvato il concetto che lei ha di "igiene personale". Ma la mia gatta è intelligente, su questo non ci piove. Oramai siamo quasi in estate, non ci piove proprio per niente.

lunedì 20 aprile 2009

verbi

Certe cose potrebbero essere diverse, forse addirittura migliori. Ma cesserebbero di essere quello che sono. Diventerebbero altre cose. Forse addirittura migliori, ma altre. E allora no, niente potrebbe essere diverso. Io non potrei essere un'altra persona, non potrei vivere un'altra vita. Perchè non sarei più io e non sarebbe più la mia vita. Non c'è niente oltre alle scelte che si fanno, non ci sono altre scelte, non ci sono altri modi di essere. Si è quello che si diventa, il resto è fantasia. Fantasie di quel che sarebbe potuto o avrebbe dovuto o sarebbe. Verbi troppo traballanti, realtà di fumo e aria. In una parola, niente. La strada è una, gli altri sono riflessi o, peggio, miraggi. La strada è una, anche se non è segnata o predeterminata e non c'è nessun destino a guidarci. La strada è una perchè si costruisce insieme ai nostri passi, mette terra nuova là dove noi mettiamo il piede, e appena noi mettiamo il piede. Terra nuova dove non c'era nulla e in mezzo al nulla che continua a rimanere nulla. Anche dove noi, guardando ai bordi della nostra strada, crediamo di vedere le inesistenti strade parallele dei tanti "sarebbe potuto" e "avrebbe dovuto" e "sarebbe" che non possono, non devono e non sono.

sabato 18 aprile 2009

febbre del sabato sera

Stavo provando a fare un gioco, ma poi non mi divertiva più e ho smesso. Era un esperimento mentale, che è come un esperimento empirico, solo che invece di essere empirico è mentale. Stavo immaginando un ghiacciolo alla fragola, che è come un ghiacciolo alla menta solo che è alla fragola. L'esperimento mentale consisteva nell'immaginare di mettere un ghiacciolo alla fragola nel forno a microonde, senza che il ghiacciolo si sciogliesse. A un certo punto mi sono reso conto di non essermi mai imbattuto in vita mia in un ghiacciolo alla fragola, il che ha insinuato in me il dubbio che il ghiacciolo alla fragola potrebbe anche non esistere. Fortunatamente, mi sono subito ricordato che l'esperimento era solo mentale, quindi me ne sono infischiato dell'esistenza e ho proseguito. Caso vuole che prima ancora di capire quale ne fosse lo scopo, l'esperimento di punto in bianco ha smesso di essere divertente, e così mi sono trovato costretto a lasciarlo in sospeso. Stessa inesorabile sorte di tutte le cose insignificanti che ho pensato in vita mia. Il risultato è che adesso c'è ancora un ghiacciolo alla fragola nella mia mente che gira senza scopo sul piattino di un microonde mentale. Il che, comunque, non è la stessa sorte di tutte le cose insignificanti che ho fin qui pensato. Non tutte adesso stanno girando su un microonde, se è a questo che stavate pensando.E io so che lo stavate pensando, anche se non vi vedo e non vi sento e probabilmente non ci siete neppure.
Non male, per essere sabato sera. Davvero non male, al limite solo un po' malissimo.

mercoledì 15 aprile 2009

imprevisione

A volte le cose rallentano per via di imprevisti non previsti. A me, poi, raramente capitano degli imprevisti che avevo previsto. Certo è che quando si è di fronte a imprevisti imprevisti orami è troppo tardi per cercare di prevederli. Gli imprevisti sono sempre imprevedibili, una volta che sono successi. Anche perchè prevedere una cosa già successa significa confondere il passato con il futuro. Il che può anche capitare, a volte, così, imprevedibilmente. Uno pensa a una cosa e non si ricorda più se sia una cosa già successa o che deve ancora succedere. Cioè, se se la ricorda è sicuramente perchè è già successa, se non se la ricorda è perchè deve ancora succedere. O forse perchè è successa e lui, semplicemente, non se la ricorda. Per esempio, quella volta che Monica Bellucci mi ha chiesto di sposarla, è già successa o deve ancora succedere? Io non è che me la ricordi, quindi può essere che succederà in futuro. O forse è già passata e io me ne sono dimenticato. Tra l'altro, non mi ricordo neppure cosa le ho risposto. Ma le ho risposto poi? Forse è perchè devo ancora darle risposta. Succederà, insomma. Va bene, va bene, forse è il caso di fermare questo delirio di parole e provare a fare un po' di ordine. Mi sembra di stare diventando scemo con questi ragionamenti astrusi. Dunque, seriamente, ragionando con calma, io a Monica Bellucci cosa rispondo adesso?

lunedì 13 aprile 2009

tra l'altro

Tra l'altro, non mi è molto chiara questa abitudine di far festa il giorno dopo la festa. Si fa festa a pasqua e poi anche a pasquetta, a natale e poi anche a santo stefano. Che, tra l'altro, per coerenza dovrebbe chiamarsi natalino. Probabilmente il motivo è che si tratta di feste cattoliche, cioè vaticane, cioè romane, cioè fondamentalmente italiane, e si sa che in Italia ogni giorno vien buono per non lavorare.
Tra l'altro, il giorno della pasquetta succede che gli abitanti di città vadano a fare il pic-nic fuori porta e gli abitanti di fuori porta vadano a visitare le città. Così si è sicuri che uno, anche volendo, non possa fare i viaggi intelligenti. Da qualunqe parte vai, la pasquetta ti garantisce la coda. La cosa più intelligente che uno possa fare è non fare il viaggio, forse. Chi abita fuori porta si fa il pic-nic fuori porta, e possibilmente fuori dalla propria porta, non quella di un altro. Chi abita in città si visita la città, possibilmente la sua, non un'altra. Così anch'io, che tra l'altro abito fuori porta, finalmente posso prendere la macchina e andarmi a visitare le città nel giorno di pasquetta, senza il pericolo di farmi la coda.
Tra l'altro, il ragionamento mi sembra non faccia una piega

sabato 11 aprile 2009

pasqua

Secondo una ricerca condotta da un'equipe di studiosi dell'Università di Stoccolma, gli ultimi dati scientifici dimostrerebbero abbastanza chiaramente che Dio per lo più si fa i fatti propri. Non è ancora chiaro esattamente di quali fatti si tratti e come sia possibile farseli così silenziosamente. Tra le ipotesi più accreditate, c'è quella per cui Dio esisterebbe poco, anche se alcuni insinuano la possibilità che la sua esistenza sia pressochè nulla. In altri termini, l'incidenza dell'esistenza di Dio avrebbe un valore trascurabile che si approssima allo zero. Secondo il celebre matematico svedese Lapis Lazzulus, la struttura dei rapporti interni dell'insieme mondo sarebbe una costante non vincolata alla presenza dell'universale Dio. Lasciando cadere un corpo nel vuoto,infatti, è stato possibile osservare che la sua accelarazione non varia in relazione all'esistenza o non esistenza di Dio. Ecco perchè la poca esistenza di Dio ha portato alcuni a sostenere la sua totale inesistenza.
La nuova scoperta sembra confermare l'ipotesi scientifica della stupidità della Pasqua, che finora era stata avanzata senza il supporto di alcun riscontro empirico. Il Vaticano, in una nota ufficiale, ha fatto sapere che si stanno organizzando per il giorno di Pasqua una serie di miracoli che, secondo voci non confermate, dovrebbero essere in grado di confutare la scoperta dell'equipe svedese. Gli esiti dell'esperimento miracolistico saranno pubblicati nell'inserto scientifico del presente blog. Seguono aggiornamenti

martedì 7 aprile 2009

poca roba

Davvero è poca roba quello che siamo. Poca roba, e roba da poco. Ognuno di noi è nulla più che se stesso, e non è quasi mai un granchè. Si è forti solo rispetto a un metro che ci costruiamo da soli, con la fantasia. Siamo forti solo rispetto a un metro sbagliato. Si viene soffiati via con un niente, trenta secondi di terremoto o anche solo il tempo che passa. E noi sempre avanti con il nostro metro sbagliato.
Da dentro una stanza d'ospedale una vecchia malata ripete all'infinito che no, non è giusto, dopo anni di fatica, vedere la vita passare in corridoio e non riuscire a starle dietro. E che non è giusto che anche loro, quelli che passano in corridoio, si sentano così forti e sicuri, così convinti che ci sia qualcosa di solido, definitivo, necessario che li separi dai letti delle stanze. E' solo un metro sbagliato, anche quello. Siamo sempre sulla soglia della nostra stanza d'ospedale, sempre ai piedi del nostro letto. Sempre alla vigilia di un terremoto. Prevedibilissimo, anzi certo, solo dimenticato dietro alla nostra fantasia impegnata a convincerci di essere forti, intoccabili. Poca roba, ecco cosa siamo davvero, poca roba e roba da poco.