giovedì 4 giugno 2009

ping pong

Comunque sia, vada come vada, arriva sempre il momento in cui uno dice: anche questa è andata. Vada come vada, ci è andata.
Per mandarcela, però, bisogna spingercela. Io l'ho spinta. E lei è andata. Come la pallina da tennis, che vada come vada io di là l'ho mandata, adesso se vuoi me la rimandi, se no te la tieni. Tanto io ce ne ho un'altra.
La pallina da tennis comunque mi piace perchè è una di quelle cose che di solito ti tornano indietro. Anche quando tu vuoi per forza mandarla di là, se hai a che fare con una pallina da tennis è perchè hai anche a che fare con uno che te la vuole mandare indietro.
Ci sono tante cose che sono come le palline da tennis. E quasi nessuna di quelle è rotonda. Poi ci sono anche tante altre cose che uno vorrebbe fossero come le palline da tennis, ma invece loro non ti tornare mai indietro.
Comunque sia, vada come vada, io stasera questa pallina l'ho ributtata di là. E forse quando mi tornerà indietro io non starò già più giocando.

domenica 31 maggio 2009

c'ero una volta

Non so bene da dove iniziare. Inizio da qui, e finisco là.
C'era una volta io, qui. C'era un'altra volta io, là. E la storia potrebbe finire qui. Cioè là, appunto.
Finendo la storia qui, cioè là, sembra quasi che la storia finisca esattamente là dove era iniziata. Là, cioè qui, appunto.
Una storia che finisce là dove era iniziata, cioè qui, potrebbe non essere nemmeno una storia. Al limite è un'inizio, a un altro limite è una fine.
In effetti, ci sono delle persone che vissero felici e contenti all'inizio della storia, e persona che c'erano una volta che la storia era già finita. Forse perchè la storia era andata all'incontrario, forse perchè la fine di una storia è comunque sempre l'inizio di un'altra. Un'altra magari più noiosa, stupida, triste, ma pur sempre una storia. Una volta, per esempio, la storia finì che aprii gli occhi al mattino e iniziai la mia nuova giornata. Fu proprio quella volta in cui la storia iniziò quando la notte finì e i miei occhi smisero di essere chiusi.
Quella volta mi ricordo che me ne andai a vivere felice e contento. Ma un giorno, sono sicuro, finirà che c'ero una volta

risparmio

"La verità è un bene prezioso. Usiamola con parsimonia"
(Mark Twain)

giovedì 28 maggio 2009

sbalordito

Sono sbalordito. Sconcertato. Sorpreso. Anzi no. Sono sconvolto. Scioccato. Traumatizzato. Anzi no. Sono stupito. Basito. Senza parole. Anzi no.
Uno sciocco scioccato e un balordo sbalordito guardano uno stupido stupito. Lo stupido chiede allo sciocco. "cos'hai da guardare?", e lo sciocco gli risponde "Sono scioccato dalla tua stupidità". Allora lo stupido dice allo sciocco "sei uno stupido sciocco. Senza offesa per gli stupidi, naturalmente", e lo sciocco gli ri-risponde "e tu sei un povero stupido, senza offesa per i poveri, naturalmente". Allora un povero che passava di lì si inalbera e urla a entrambi "cosa c'entro io? razza di stupidi". E lo sciocco, scioccato, gli risponde "povero scemo, senza offesa per gli scemi, non vedi che io non sono stupido?". Per fortuna non c'era nessuno scemo nei paraggi, altrimenti la discussione si sarebbe protratta in eterno. A tutto vantaggio del balordo che, chiamatelo scemo, se ne è stato in disparte a godersi la scena.
Tutto questo per dire che tra lo scemo e lo stupido il balordo gode.

lunedì 25 maggio 2009

senza titolo, senza niente

Diventa tutto un po' più semplice, a volte, così all'improvviso. Qualcosa se ne resta momentaneamente sullo sfondo, si nasconde e uno quasi si dimentica che esiste. Altre cose vengono in superficie, e per il tempo che durano riescono a riempire il panorama. Non ci si deve fidare, ma ci si fida lo stesso. Si sa che quello che è sullo sfondo non è sparito, che da un momento all'altro tornerà in primo piano. Ma si finge di non saperlo.Oppure, forse, si pensa che quello che si sa non sia importante, che la nostra vita possa essere controllata solo dalle sensazioni del momento, che la verità non ci riguardi.
Ma poi la verità torna e le nostre bugie crollano, persino quelle che raccontiamo a noi stessi. La verità torna e la si riconosce fin troppo bene, perchè di tutte le cose che esistono e di tutte le cose con cui ci inganniamo, la verità è l'unica cosa che non si riesce a capire. C'è, torna, ci schiaccia, ma non la capiamo. La viviamo, più spesso la subiamo. E' la parte essenziale di noi stessi, tanto essenziale che non abbiamo un punto da cui guardarla, studiarla, capirla. Forse "verità" è una parola che non dovrebbe neanche esistere. La verità è già qui, prima della sua parola, la verità è già colui che parla, non ciò di cui parla.
La verità è il nostro non conoscerla.

venerdì 22 maggio 2009

ragione

L'importante è non farsi prendere dal panico. L'importante è avere ben chiaro quello che si deve dire. L'importante è mantenere serenità e fiducia in se stessi. L'importante è dire una parola dopo l'altra, come quando si parla normalmente. L'importante è parlare normalmente. L'importante è essere chiari e sintetici. L'importante è sorridere.
L'importante non è partecipare. L'importante non è nemmeno vincere. L'importante non è aver ragione. Comunque sarebbe importante anche non avere torto.
Eccoci al punto importante. Io ho torto o ragione quando dico quello che devo dire? Secondo me ho ragione, ma non è detto che non possa sbagliarmi. Per esempio, mettiamo che, proprio mentre sto dicendo quello che devo dire, io mi accorga che dopotutto potrei anche aver torto. Che faccio, devo continuare a dirlo lo stesso?
Credo che dopotutto mi convenga aver ragione.

mercoledì 20 maggio 2009

bugia

Ci sono delle cose non vere, cose che si vedono e cose che si dicono. E delle persone non vere, che fanno vedere cose che non ci sono e parlano di cose che non esistono. Ma le persone non vere non sono gli altri. No, sono io. Io sono una persona non vera, perchè non faccio altro che mettere una maschera sopra il vuoto e dire cose irreali. Nascondo il nulla sotto le parole. Solo così riesco a ingannarmi, solo ingannandomi riesco a sopravvivere. Mi dico bugie a cui non riesco a credere fino in fondo, ma a cui non posso far altro che fingere di credere. E così mi inganno due volte, e poi tre, e poi quattro, finchè una bugia è tutto quello che mi rimane dentro.Finchè la verità stessa non diventa che una nuova bugia ancora da essere detta. Accetto il gioco degli inganni, e questa è l'unica verità che conosco. Non mi trovo più, divento una parte di qualcosa che vivo e che vedo là fuori. Divento il mio modo di vedermi, talvolta divento il modo in cui gli altri mi vedono. Sono quello che sono perchè ho deciso di esserlo, ma non mi ricordo più cosa c'era prima di decidere. Non mi ricordo più chi è quella persona che ha deciso, non mi ricordo più a chi appartiene quell'identità che adesso sono.

lunedì 18 maggio 2009

buoni

La domanda che mi sto ponendo più di frequente in questi giorni é: ma la democrazia è davvero l'opzione più giusta sempre e comunque, oppure in un paese di cretini il potere al popolo è una cosa da evitare? Il che si traduce spesso in un'ulteriore domanda: vale la pena iniziare a comportarsi da cretini per far sì che la gente ti voti, oppure è meglio rinunciare a prendere qualche voto ma evitare di passare da cretini? Il che si traduce in un'altra domanda ancora: ma iniziare a comportarsi da cretini per prendere i voti dei cretini significa anche passare per cretini, oppure, vista la situazione, nessuno se ne accorgerebbe?
Vada come vada, io spero che una volta tanto i buoni vincano.

giovedì 14 maggio 2009

orientamenti

La mia gatta è sostanzialmente di sinistra, l'ho capito ormai da tempo. Deve avere recepito i miei messaggi intrisi di insulti che lancio quotidianamente a quelli del telegiornale. La mia gatta capisce al volo da che parte stiano il giusto e lo sbagliato. Non che sia una gatta proletaria, anzi, tutt'altro. Lei appartiene a quella sinistra intellettualoide e un po' snob, che si lascia crescere la barba per una precisa scelta estetica, non per disprezzo dell'apparenza. Lei si fa vanto dei suoi baffi lunghi, e assume una posa composta e malinconica ogni volta che riflette immobile con lo sguardo fisso nel vuoto. E disprezza, oh sì, la mia gatta disprezza. Come tutti quelli della sinistra intellettualoide, lei disprezza chi non è abbastanza intelligente e profondo da capire le idee della sinistra. E' eloquente lo sguardo di commiserazione che dedica ogni volta ai miei vicini berlusconiani. Loro non capiscono, e lei si rassegna all'idea di non poterci fare nulla.
La mia gatta, comunque, venderebbe le proprie idee per una ciotola piena e una grattata di orecchie. Le scelte politiche della mia gatta sono in fin dei conti frutto di un mero calcolo di convenienza. Dopotutto, adesso che ci penso, la mia gatta è fondamentalmente un po' berlusconiana. Infatti sta cercando disperatamente di non farsi rinchiudere nel gattile circondariale. Ma se la caverà anche stavolta, ne sono sicuro. I gatti se la cavano sempre, in un modo o nell'altro. Forse in fondo in fondo la mia gatta è un po' democristiana.

mercoledì 13 maggio 2009

eccome

che poi non è che tutto quello che uno dice, uno lo pensa. Nè tutto quello che uno lo pensa, uno lo dice. A volte quello che uno dice lo pensano in due, per esempio. Oppure, sempre per esempio, a volte quello che uno pensa non lo dice nessuno. A ciascuno il suo, insomma, e a nessuno il mio. A me il tuo, però. questo sì. Ci mancherebbe altro. L'uno e l'altro. L'uno è quello che pensa, l'altro è quello che dice. O viceversa. Vicendevolmente. Reciprocamente. Scambievolmente. In ogni caso, qualcosamente. E anche la mente a volte mente. Dice il falso e tace il vero, o dice il vero quando il vero è falso. Veramente, dico sul serio. Seriamente, dico davvero. Davveramente. Che mente, oh sì, anche il vero mente. Eccome.

lunedì 11 maggio 2009

calamite

Stavo per scrivere una cosa seria e triste e vagamente ironica, ma ho deciso che non se ne fa più nulla. Anzi, l'avevo anche già scritta per metà, ma l'ho cancellata. Stasera non è la sera. Ho in programma di essere contento, sereno, quasi felice, non posso permettermi di rovinare tutto con le parole tristi che spingono sulla mia mano per venire fuori.
Bevo una birra, leggo cose qua e là, guardo dei filmati. Nient'altro, per stasera non voglio nient'altro. Neppure le cose che sono dentro di me, così dentro da volere uscire e dipingere di tristezza questo blog, di nuovo, come se non ne fosse già pieno. Devo lasciare questa pagina, queste parole, questa calamita di pensieri tristi. Stasera no, stasera voglio stare con le cose che non fanno pensare, con quello che è fuori di me e che non riconosco. Stasera ho voglia di dimenticarmi chi sono e cosa penso e cosa voglio, di dimenticarmi del fatto di non sapere chi sono cosa penso e cosa voglio.

venerdì 8 maggio 2009

miao

Come pretendete che io scriva qualcosa di intelligente con una gatta che mi sgattaiola tra le gambe miagolando la sua paura per un temporale finito oramai da mezz'ora? E lei mi guarda e si struscia e mi riguarda e miagola. Si aspetta che io faccia qualcosa, immagino. Ma cosa, dimmi, cosa vuoi che faccia? Ti ho già detto che il temporale è finito, ti ho già grattato le orecchie, ma ogni volta sembra che ti aspetti qualcos'altro, e via con la miagolata. Io non la capisco a volte, neppure ora che mi spia di nascosto, pensando che io non la veda mentre guardo lo schermo del computer. Ecco che riparte il miagolio, stavolta ancora più lungo. Hai fame? Hai sonno? Hai paura? Tu puoi avere le tue ragioni, ma non è colpa mia se io non sono un gatto e non riesco a capire cosa mi stai dicendo. Però, per favore, non smettere di essere la mia gatta solo perchè a volte io e te non ci capiamo.

giovedì 7 maggio 2009

discorso con me

Ancora qui quella roba che non se ne va. E' qui e non se ne va. Non se ne va da sola, non se ne va se la mandi via, non se ne va se provi a spingerla fuori. Anche quando non la vedi e credi sia sparita, devi sempre ricordare che sparire non è andare via. E' solo non essere più visto, che non è come non esserci. E le cose che spariscono possono ricomparire in ogni momento. Di nuovo qui, e non se ne vanno via. Devi ricordarlo questo, dimenticarsene può far male. Devo ricordarmelo. IO devo ricordarmelo. Questo è un discorso per me, uno dei tanti discorsi che si potrebbero fare una notte in cui non si ha nessuno a cui farli. Io devo ricordarmelo, io che sono come un tu qualunque, di quelli che incontri per strada e non sai se salutare o tirar dritto. Io come tu, o solo io, non importa, l'importante è ricordarsi che quella roba è sempre qui e non se ne andrà mai. Neppure se smettessi di correrle dietro.

sabato 2 maggio 2009

perché

Mi piacerebbe sapere perché. Così, in generale. Perché una cosa succeda e un'altra no, perché una cosa cambi e un'altra resti uguale, perché alcune persone si ritrovino in certi posti a fare certe cose e altre persone in altri posti e con altre cose.
Il perché io non lo scoprirò mai. Forse perchè il "perché" non esiste neppure. E io il perché non lo capirò mai. "Perché" può volere dire tante cose, e io non so neppure cosa mi stia chiedendo quando mi chiedo "perché?".
"Perché" vuole dire a quale scopo, ma anche per quale causa. "Perché" può volere dire chi ne è responsabile, ma anche cosa aveva in mente di fare quello che è responsabile.
Dovremmo smetterla di porci domande senza senso. Anzi, io dovrei smettere di farmi domande senza senso. Almeno finché non trovo la risposta, io smetterò di chiedermi perché.

giovedì 30 aprile 2009

sacramenti

"Il fatto che un'opinione sia largamente diffusa non esclude che sia totalmente assurda; anzi, data la stupidità della maggior parte degli uomini, è più facile che una credenza largamente diffusa sia sciocca che non sensata. Gli abitanti delle isole Pelew credono che la perforazione del naso sia necessaria per conquistare la beatitudine eterna. Gli europei credono che la stessa meta sia più facilmente raggiungibile col bagnare la testa e pronunciare contemporaneamente certe parole. La fede degli isolani Pelew è superstizione, quella degli europei una delle verità della nostra santa religione"
(Bertrand Russell)

mercoledì 29 aprile 2009

osservanza

Il cartello diceva chiaramente di osservare il più assoluto silenzio. Allora io mi sono messo di fronte al più assoluto silenzio e ho iniziato a osservarlo. Non era proprio il motivo per cui ero andato in biblioteca, a dire il vero. Io volevo solo prendere dei libri. E invece niente, la regola è che se entri in biblioteca devi osservare il silenzio. Ma mi chiedo a cosa serva una biblioteca se poi le regole non ti permettono neanche di guardare tra i libri. E poi non capisco tutto questo rigore. Non bastava il silenzio, no, loro vogliono che osservi quello "più assoluto". Beh, io il silenzio più assoluto non l'ho trovato, quindi, regole o non regole, io non l'ho osservato.
Questa cosa ha già smesso da un pezzo di essere divertente, vero?

lunedì 27 aprile 2009

ricorrente

I miei incubi ricorrenti sono di una banalità preoccupante. Anzi, sono talmente banali e prevedibili che parlare di "incubi" mi pare fuori luogo. Voglio dire, dopo la terza notte che precipito nel vuoto e mi trovo schiantato sul mio materasso, ci arrivo da solo a capire che la quarta notte è abbastanza improbabile che mi sfracelli al suolo. Però l'esempio non è reale. Precipitare nel vuoto è il tipico sogno ricorrente che nessuno realmente fa. Questo lo so perchè ogni tanto mi è capitato di andare a curiosare nei sogni altrui, e non ho mai trovato nessuno che stesse precipitando nel vuoto. Nemmeno io. Anche perchè quando sogno evito di salire su aeroplani o grattacieli o precipizi, perchè sapendo già come andrà poi a finire nei sogni lo capisco anch'io che non è molto prudente.
Per questa notte mi accontenterò di trovarmi a dover correre senza riuscire a darmi forza nelle gambe e fluttuando in aria come gli uomini sulla Luna.
O forse è proprio che sogno di essere sulla Luna, ma non me ne rendo conto? Vado subito a controllare. Notte

giovedì 23 aprile 2009

la mia gatta e il tempo che fa.

Notavo oggi quanto sia sottile e delicato l'equilibrio che sorregge la primavera. Con due nuvole un fil di vento si ripiomba nell'inverno, con un raggio di sole a mezzogiorno si afferra l'estate. E notavo anche quanto questa cosa riesca a dare spunti di conversazione alle persone. Difficile di questi tempi riuscire a parlare con qualcuno senza finire a parlare del caldo che è arrivato e del freddo che è tornato. A volte mi chiedo da dove arrivi tutto questo desiderio che abbiamo sempre di parlare del tempo che fa. Dal non aver niente da dire, probabilmente. Anzi, dal non aver niente da dire e dall'aver tanta voglia di parlare. C'è quasi la sensazione che le persone siano interessate a sapere quello che noi pensiamo del tempo, e così noi iniziamo a parlarne come se stessimo rispondendo a una domanda mai posta.
Dev'essere un segno della superiore intelligenza umana il fatto di parlare, comunicare, trovare spunti di conversazione a prescindere dalle reali necessità. Gli animali comunicano solo per necessità e per impulso. Ma è' il fare e dire cose senza il bisogno di farle e di dirle, solo per il gusto di farle e di dirle, che ci distingue dalle altre bestie.
Tutto bene. Solo, non sono proprio convinto che questo ci renda più intelligenti. La mia gatta non mi parla mai del tempo, per esempio. Anzi, direi quasi che non gliene frega niente, a parte quando c'è il temporale ed è costretta a nascondersi nell'armadio per paura dei tuoni. Eppure, la mia gatta è una bestiola intelligente. Lo si capisce dal modo che ha di grattarsi e di lavarsi il muso, per quanto io non abbia mai approvato il concetto che lei ha di "igiene personale". Ma la mia gatta è intelligente, su questo non ci piove. Oramai siamo quasi in estate, non ci piove proprio per niente.

lunedì 20 aprile 2009

verbi

Certe cose potrebbero essere diverse, forse addirittura migliori. Ma cesserebbero di essere quello che sono. Diventerebbero altre cose. Forse addirittura migliori, ma altre. E allora no, niente potrebbe essere diverso. Io non potrei essere un'altra persona, non potrei vivere un'altra vita. Perchè non sarei più io e non sarebbe più la mia vita. Non c'è niente oltre alle scelte che si fanno, non ci sono altre scelte, non ci sono altri modi di essere. Si è quello che si diventa, il resto è fantasia. Fantasie di quel che sarebbe potuto o avrebbe dovuto o sarebbe. Verbi troppo traballanti, realtà di fumo e aria. In una parola, niente. La strada è una, gli altri sono riflessi o, peggio, miraggi. La strada è una, anche se non è segnata o predeterminata e non c'è nessun destino a guidarci. La strada è una perchè si costruisce insieme ai nostri passi, mette terra nuova là dove noi mettiamo il piede, e appena noi mettiamo il piede. Terra nuova dove non c'era nulla e in mezzo al nulla che continua a rimanere nulla. Anche dove noi, guardando ai bordi della nostra strada, crediamo di vedere le inesistenti strade parallele dei tanti "sarebbe potuto" e "avrebbe dovuto" e "sarebbe" che non possono, non devono e non sono.

sabato 18 aprile 2009

febbre del sabato sera

Stavo provando a fare un gioco, ma poi non mi divertiva più e ho smesso. Era un esperimento mentale, che è come un esperimento empirico, solo che invece di essere empirico è mentale. Stavo immaginando un ghiacciolo alla fragola, che è come un ghiacciolo alla menta solo che è alla fragola. L'esperimento mentale consisteva nell'immaginare di mettere un ghiacciolo alla fragola nel forno a microonde, senza che il ghiacciolo si sciogliesse. A un certo punto mi sono reso conto di non essermi mai imbattuto in vita mia in un ghiacciolo alla fragola, il che ha insinuato in me il dubbio che il ghiacciolo alla fragola potrebbe anche non esistere. Fortunatamente, mi sono subito ricordato che l'esperimento era solo mentale, quindi me ne sono infischiato dell'esistenza e ho proseguito. Caso vuole che prima ancora di capire quale ne fosse lo scopo, l'esperimento di punto in bianco ha smesso di essere divertente, e così mi sono trovato costretto a lasciarlo in sospeso. Stessa inesorabile sorte di tutte le cose insignificanti che ho pensato in vita mia. Il risultato è che adesso c'è ancora un ghiacciolo alla fragola nella mia mente che gira senza scopo sul piattino di un microonde mentale. Il che, comunque, non è la stessa sorte di tutte le cose insignificanti che ho fin qui pensato. Non tutte adesso stanno girando su un microonde, se è a questo che stavate pensando.E io so che lo stavate pensando, anche se non vi vedo e non vi sento e probabilmente non ci siete neppure.
Non male, per essere sabato sera. Davvero non male, al limite solo un po' malissimo.

mercoledì 15 aprile 2009

imprevisione

A volte le cose rallentano per via di imprevisti non previsti. A me, poi, raramente capitano degli imprevisti che avevo previsto. Certo è che quando si è di fronte a imprevisti imprevisti orami è troppo tardi per cercare di prevederli. Gli imprevisti sono sempre imprevedibili, una volta che sono successi. Anche perchè prevedere una cosa già successa significa confondere il passato con il futuro. Il che può anche capitare, a volte, così, imprevedibilmente. Uno pensa a una cosa e non si ricorda più se sia una cosa già successa o che deve ancora succedere. Cioè, se se la ricorda è sicuramente perchè è già successa, se non se la ricorda è perchè deve ancora succedere. O forse perchè è successa e lui, semplicemente, non se la ricorda. Per esempio, quella volta che Monica Bellucci mi ha chiesto di sposarla, è già successa o deve ancora succedere? Io non è che me la ricordi, quindi può essere che succederà in futuro. O forse è già passata e io me ne sono dimenticato. Tra l'altro, non mi ricordo neppure cosa le ho risposto. Ma le ho risposto poi? Forse è perchè devo ancora darle risposta. Succederà, insomma. Va bene, va bene, forse è il caso di fermare questo delirio di parole e provare a fare un po' di ordine. Mi sembra di stare diventando scemo con questi ragionamenti astrusi. Dunque, seriamente, ragionando con calma, io a Monica Bellucci cosa rispondo adesso?

lunedì 13 aprile 2009

tra l'altro

Tra l'altro, non mi è molto chiara questa abitudine di far festa il giorno dopo la festa. Si fa festa a pasqua e poi anche a pasquetta, a natale e poi anche a santo stefano. Che, tra l'altro, per coerenza dovrebbe chiamarsi natalino. Probabilmente il motivo è che si tratta di feste cattoliche, cioè vaticane, cioè romane, cioè fondamentalmente italiane, e si sa che in Italia ogni giorno vien buono per non lavorare.
Tra l'altro, il giorno della pasquetta succede che gli abitanti di città vadano a fare il pic-nic fuori porta e gli abitanti di fuori porta vadano a visitare le città. Così si è sicuri che uno, anche volendo, non possa fare i viaggi intelligenti. Da qualunqe parte vai, la pasquetta ti garantisce la coda. La cosa più intelligente che uno possa fare è non fare il viaggio, forse. Chi abita fuori porta si fa il pic-nic fuori porta, e possibilmente fuori dalla propria porta, non quella di un altro. Chi abita in città si visita la città, possibilmente la sua, non un'altra. Così anch'io, che tra l'altro abito fuori porta, finalmente posso prendere la macchina e andarmi a visitare le città nel giorno di pasquetta, senza il pericolo di farmi la coda.
Tra l'altro, il ragionamento mi sembra non faccia una piega

sabato 11 aprile 2009

pasqua

Secondo una ricerca condotta da un'equipe di studiosi dell'Università di Stoccolma, gli ultimi dati scientifici dimostrerebbero abbastanza chiaramente che Dio per lo più si fa i fatti propri. Non è ancora chiaro esattamente di quali fatti si tratti e come sia possibile farseli così silenziosamente. Tra le ipotesi più accreditate, c'è quella per cui Dio esisterebbe poco, anche se alcuni insinuano la possibilità che la sua esistenza sia pressochè nulla. In altri termini, l'incidenza dell'esistenza di Dio avrebbe un valore trascurabile che si approssima allo zero. Secondo il celebre matematico svedese Lapis Lazzulus, la struttura dei rapporti interni dell'insieme mondo sarebbe una costante non vincolata alla presenza dell'universale Dio. Lasciando cadere un corpo nel vuoto,infatti, è stato possibile osservare che la sua accelarazione non varia in relazione all'esistenza o non esistenza di Dio. Ecco perchè la poca esistenza di Dio ha portato alcuni a sostenere la sua totale inesistenza.
La nuova scoperta sembra confermare l'ipotesi scientifica della stupidità della Pasqua, che finora era stata avanzata senza il supporto di alcun riscontro empirico. Il Vaticano, in una nota ufficiale, ha fatto sapere che si stanno organizzando per il giorno di Pasqua una serie di miracoli che, secondo voci non confermate, dovrebbero essere in grado di confutare la scoperta dell'equipe svedese. Gli esiti dell'esperimento miracolistico saranno pubblicati nell'inserto scientifico del presente blog. Seguono aggiornamenti

martedì 7 aprile 2009

poca roba

Davvero è poca roba quello che siamo. Poca roba, e roba da poco. Ognuno di noi è nulla più che se stesso, e non è quasi mai un granchè. Si è forti solo rispetto a un metro che ci costruiamo da soli, con la fantasia. Siamo forti solo rispetto a un metro sbagliato. Si viene soffiati via con un niente, trenta secondi di terremoto o anche solo il tempo che passa. E noi sempre avanti con il nostro metro sbagliato.
Da dentro una stanza d'ospedale una vecchia malata ripete all'infinito che no, non è giusto, dopo anni di fatica, vedere la vita passare in corridoio e non riuscire a starle dietro. E che non è giusto che anche loro, quelli che passano in corridoio, si sentano così forti e sicuri, così convinti che ci sia qualcosa di solido, definitivo, necessario che li separi dai letti delle stanze. E' solo un metro sbagliato, anche quello. Siamo sempre sulla soglia della nostra stanza d'ospedale, sempre ai piedi del nostro letto. Sempre alla vigilia di un terremoto. Prevedibilissimo, anzi certo, solo dimenticato dietro alla nostra fantasia impegnata a convincerci di essere forti, intoccabili. Poca roba, ecco cosa siamo davvero, poca roba e roba da poco.

domenica 5 aprile 2009

passi

Il passo da qui all'estate è davvero breve, più di quanto sembri. Come lo è stato dall'inverno alla primavera e come lo sarà dall'estate all'inverno. Come lo è ogni passo dal vecchio al nuovo. La cosa mi spaventa, il nuovo è per me soltanto incertezza. Vorrei riavvolgere il nastro e far risuonare sempre ancora la stessa canzone, sempre ancora gli ultimi anni. Vorrei non ritrovarmi così spesso ad avere questi pensieri da vecchio, in un periodo in cui dovrei impegnarmi invece a costruire qualcosa per il futuro. Ma che roba è il futuro? Non so neppure che colore, che voce abbia. Non so da che parte guardare per vederlo. Davanti è troppo buio, si distinguono a malapena i contorni. E non si riesce neppure a immaginare cosa ci sia dentro al contorno, o se sia qualcosa in cui valga la pena buttarcisi.
L'inverno è passato, l'estate arriva, ma da che parte si va per questa strada?

giovedì 2 aprile 2009

tardi

Ancora un po' che il tempo passa, finisce che viene tardi. Come quella volta in cui il tempo passò e poi si fece tardi, troppo tardi.
Ma poi che differenza fa la velocità del tempo che passa?
Tardi è un concetto che non ha niente a che vedere con il tempo. Può non essere tardi dopo vent'anni ma esserlo dopo un minuto. Dipende dai casi. Tardi ha a che vedere con quello che ci si aspetta da noi stessi o dagli altri, o che gli altri si aspettano da noi. A volte si guarda l'orologio per sapere se sia tardi, ma si dovrebbe invece guardare chi o cosa si aspetta, chi o cosa ancora non arriva, o se non sia troppo presto per pensare che ormai sia troppo tardi.
Alcuni ritardi sono un'attesa tanto dolce che si vorrebbe quasi che il ritardo fosse qualcosa di più simile al mai che al dopo. Altri ritardi sono una sequenza interminabile di strette allo stomaco cui si vorrebbe porre fine in qualunque modo.
In ogni caso, tardi non è quasi mai solo una questione di tempo.

mercoledì 1 aprile 2009

colori

Non riesco mai a mettermi nei miei panni, figurarsi in quelli di qualcun altro. Non vedo perchè dovrei preoccuparmi di come gli altri vedono il mondo, se non ho ancora ben capito io come devo vederlo. Forse però mettermi nei panni di qualcun altro mi potrebbe dare qualche spunto interessante. Per esempio, come vede il mondo un daltonico? Con i colori sbagliati, suppongo. Sì, ma sbagliati rispetto a cosa? Rispetto a come li vedo io, suppongo. E rispetto a come li vedono la maggior parte delle persone, suppongo. Che, suppongo, chiamano "verdi" le cose che io vedo verdi e "gialle" le cose che io vedo gialle. Perchè, suppongo, loro vedono il giallo proprio come lo vedo io e il verde proprio come lo vedo io. Sul limone, per esempio, loro vedono lo stesso colore che vedo io. Suppongo.
Solo che a furia di fare supposizioni uno potrebbe supporre di stare supponendo un po' troppe cose, suppongo. Che ne so io di cosa vedono gli altri quando io vedo il giallo? Usano la stessa parola, "giallo", è vero, ma non è detto che vedano il giallo. Magari vedono sempre il verde e lo chiamano giallo, e siccome lo fanno sempre e anch'io dico sempre giallo quando vedo giallo, potremmo non scoprire mai di stare usando la stessa parola per parlare di colori diversi. Il mio giallo è il tuo verde, ma siccome lo è sempre, noi non lo sapremo mai.
Quando c'era il bianco e nero era tutto più semplice, suppongo.

lunedì 30 marzo 2009

parentesi

Mi trovo chiuso tra due parentesi. Una che si apre, una che si chiude. Non riesco a uscire, anche se le parentesi sono soltanto tonde. Non so chi me la abbia messe, io non ricordo di avere mai aperto parentesi. Quindi non posso neppure averle chiuse. Mi ci sono ritrovato in mezzo, tutto qui. Quando ci si ritrova chiuso tra parentesi, bisogna studiare qualche strana operazione per uscirne. Non necessariamente matematica. E' che le parentesi succedono senza che uno se ne accorga, spesso anzi si capisce di essere stato in una parentesi solo quando se ne è già fuori. Sì, ma è proprio uscirci il problema. Mi studierò qualcosa, in un modo o nell'altro sarò fuori. Prima o poi. Sperando di non scoprire di fuori una parentesi quadra che mi rinchiude da più lontano

mercoledì 25 marzo 2009

noia

Di tutte le cose che avevo in mente di scrivere stasera, non credo di riuscire a metterne giù neppure una. Dev'essere per via di quella cosa che a un certo punto mi sale dentro e mi rende indifferente a tutto quello che penso. Io lo so che ci sono dei pensieri qui dentro, che si muovono e si incrociano e cambiano. Solo che non me ne importa niente. Non mi sembrano più così interessanti come prima, non mi sembrano più così divertenti. Mi annoio a scriverli, mi annoio anche a ripensarli, non parliamone a rileggerli. Spesso mi annoio anche mentre parlo, se provo ad ascoltare quello che dico. Per questo dopo un po' lascio sempre che la mia bocca e la mia testa vadano per conto loro,e mentre parlo di qualcosa mi metto a pensare ad altro. Almeno finchè anche l'altro non mi annoia. Dev'esserci qualcosa di non molto sano in tutto questo, forse anche di patologico. Anche i pensieri e le parole delle altre persone spesso mi annoiano, ma è più difficile pensare ad altro quando hai davanti qualcuno che vuole essere ascoltato. E se proprio non riesco ad ascoltarlo, la cosa migliore che può succedermi è che mi ritrovo a non pensare a nulla. Che è pur sempre qualcosa.

domenica 22 marzo 2009

viti

Domenica bestiale, anzi quasi normale. Particolarmente normale. Dei silenzi si aggirano qui intorno, ben nascosti sotto un rumore incomprensibile. Ma dopotutto non mi è chiaro come sarebbe un rumore comprensibile.
Oggi sembra primavera, il che rende ancor più particolarmente normale questa domenica di primavera. Ho fatto dei buchi per terra e ci ho piantato delle viti. Le piante, beninteso, così non c'è stato neppure bisogno di avvitarle. Vado a fare dello sport, come normalmente si fa di domenica. Sono queste cose eccezionali che rendono la domenica così diversa dagli altri giorni della settimana, e così particolarmente normale.
La mia gatta, invece, non sente la domenica. Dorme. Normalmente. La domenica è per lei normalmente normale, come un martedì qualunque. Deve avere una vita normalmente monotona la mia gatta. Una vita particolare, senza le domeniche normali che abbiamo tutti noi.

sabato 21 marzo 2009

pigiama party

Adesso che ci penso, non sono mai andato a un pigiama party. Per due motivi principali. Primo, nessuno mi ha mai invitato. Secondo, anche se mi avessero invitato, non avrei avuto niente da mettermi. Il mio pigiama non è adatto a un pigiama party. E' un po' fuori moda, credo. Forse mio nonno ne aveva uno simile, e difatti non mi risulta che mio nonno sia mai andato a un pigiama party. Ma potrei sempre sbagliarmi.
Non ho idea di cosa faccia la gente a un pigiama party, a parte starsene in pigiama a commentare i pigiami degli altri. Io, per esempio, in questo momento sono in pigiama, e l'unica cosa che mi viene in mente di fare è andarmene a dormire. Niente party questa notte.

mercoledì 18 marzo 2009

vite

Due cose sono davvero importanti nella vita, ma non so quali siano. Fuori dalla vita, invece, non è importante proprio nulla, a meno che non ci sia qualcosa anche lì. Lì, fuori dalla vita, intendo. Comunque sia, non è affar nostro, che ci sia o non ci sia. E' affar nostro la vita, invece. Anzi, la nostra vita, la mia la tua e la sua, non "la vita" in generale. La vita in generale non esiste, esistono solo tante vite. E magari in ognuna le due cose importanti sono diverse. Magari in qualcuna sono mangiare e dormire, in qualcun'altra amare e cantare, in un'altra guardare la tv e gozzoviagliare. Per alcuni addirittura bofonchiare.
C'è un intervallo di tempo tra il non esser nati e l'esser morti. E il fatto di dover nascere e dover morire è l'unica cosa che rende due vite uguali. Per il resto, si tratta solo di riempire quel po' di tempo, in attesa che il mondo si dimentichi di nuovo di noi.

lunedì 16 marzo 2009

fine

quando finalmente è l'ora che si può dormire, come se l'oggi non fosse già più oggi e il domani solo un problema di domani.
Come adesso, dove niente importa se non dormire. Il buio che caccia via la luce, lontano. La luna che caccia via il sole, il silenzio un altro silenzio.
Dormo, perchè di più non si può fare

sabato 14 marzo 2009

solo cani e gatti

La mia gatta non apprezza l'uso dispregiativo che si fa dell'espressione "eravamo in quattro gatti". E io sono d'accordo con lei, è una frase discriminatoria. Cosa c'è di male nell'essere quattro gatti rispetto all'essere in quattro persone? cosa c'è di male nell'essere gatti invece che persone? La mia gatta non capisce, e neanch'io.
I cani dei miei vicini, invece, non capiscono perchè si usi dire "essere solo come un cane". I cani sono soli? E quando mai? C'è sempre un padrone dietro cui scodinzolare. Al limite sono i padroni a essere soli, anche se si illudono che i cani siano diversi dai gatti e facciano loro compagnia "sinceramente". Secondo me, comunque, "solo come un gatto" sarebbe più appropriato. I gatti sì che sono soli. E però, in effetti, a differenza delle persone che sono "sole come dei cani", i gatti sono felici di essere soli. Quindi se si dicesse "solo come un gatto" al posto di "solo come un cane" si perderebbe buona parte del significato di "essere solo come un cane".
Ma allora se i cani non sono soli e i gatti sono soli ma non "soli come dei cani", cosa si dovrebbe dire? Bisognerebbe trovare degli animali che sono davvero soli e che vorrebbero non esserlo. Solo come...solo come...solo come un uomo, ecco. Non mi viene in mente niente di più solo e più desolatamente solo di un uomo.
Perchè si scaricano su cani e gatti tutte le miserie che sono solo umane? Essere in quattro gatti, essere solo come un cane..mah, è già abbastanza difficile essere come un uomo.

mercoledì 11 marzo 2009

metà strada

Preferisco le cose che non succedono, perchè sono molte di più. E perchè non sono pericolose, solo a volte un po' tristi. Anzi, forse quasi sempre tristi. Perchè anche quando sono allegre, diventano tristi per il fatto di non succedere. E quando sono tristi, restano tristi anche se non succedono. Soprattutto perchè di solito al posto delle cose tristi che non succedono, ci sono lo stesso cose tristi che succedono.
L'allegria si trova sempre a metà strada fra quello che succede e quello che non succede. Ma cosa c'è a metà strada? Come si chiamano le cose a metà strada? Ho idea che non ci sia niente, e dove non c'è niente, ecco, quello è il posto dell'allegria. Nè il pensiero a quello che succede, nè il rimpianto per quello che non succede. Niente di niente. Se si riesce a fermarsi per un po' lì in mezzo, poi si capisce l'allegria che cos'è.

domenica 8 marzo 2009

fatto

Pertanto, credo sia troppo presto per dire che è meglio quel che c'è stato di quel che ci sarà. Il fatto di accontentarsi del fatto di aver fatto quel che si è fatto non è roba per me. Non ancora. Preferisco ancora le cose che non ho ancora fatto, e le cose che non farò ma che mi capitaranno lo stesso, e il fatto di non sapere quel che sarà fatto di quel che ancora non è fatto.
Stiamo a vedere insomma, che tanto se poi la cosa non mi piacerà, ci sarà sempre tempo per dire: "quel che ho fatto l'ho fatto". Il passato non è ancora passato tutto quanto, c'è ancora tempo per cavarci fuori qualcosa di buono, per avere poi un buon passato da vedere quando si guarderà indietro. Poi. Bisogna ancora lavorare un bel po' prima di farsi un passato all'altezza del modo in cui tutti oggi rimpiangono e parlano del proprio passato. Bisogna dare un po' di contenuto alla forma vuota di questi discorsi vuoti su un passato che, se fosse per noi, inizierebbe troppo presto, quando ancora il futuro è troppo grande per starci tutto dentro all'idea del passato.

giovedì 5 marzo 2009

aksdjhfhqbna

stasera penso cose. cose vuote, cose minuscole. come queste lettere. cose basse. poco importanti, come queste parole. vorrei sapere suonare il pianoforte, per poter decidere ogni tanto di non suonare. cosa vuol dire? non so. non sto pensando seriamente, anche se vorrei star pensando seriamente, per poter decidere, adesso, di non pensare più. le persone passano davanti, si fermano un istante, poi vanno e qualcuno, ma solo qualcuno, dopo torna. ecco, sì, questo mi pareva un buon pensiero. e se non buono, comunque vero. le cose vere non sono le cose buone, è vero, però sono vere. e non so più se queste cose abbiano un senso o no, se voglio che lo abbiano o no, se siano serie o ridicole.
sono serie e ridicole, come tutto quanto.

mercoledì 4 marzo 2009

aggiornamenti

Aggiornamento di mercoledì 4 marzo. Ho scoperto che boffonchiare si scrive in realtà con una sola f, così: bofonchiare. Il che, naturalmente, lo rende meno pieno e soffice, e quindi praticamente inutilizzabile per i miei scopi.La notizia mi ha rattristato non poco, ma comunque non abbastanza da indurmi a smettere di bofonchiare.Solo, d'ora in poi lo farò con un po' meno gusto e tenendomi dentro una f ormai inutile ad ammorbidire alcunchè o chicchessia.
Certo, mi sarebbe di gran giovamento sapere cosa dovrei fare per poter dire di stare bofonchiando. Un significato, ecco, mi servirebbe un significato. Ed eccolo qui:
v.intr. e tr. (io bofónchio)
CO v.intr. (avere) borbottare, brontolare sbuffando: b. tra sé e sé | v.tr., dire borbottando: cosa stai bofonchiando?
Varianti: bifonchiare

Sì, direi che mi viene bene. Credo di non aver fatto altro in vita mia

lunedì 2 marzo 2009

boffonchiare

Non avevo mai fatto caso fino a ora a quanto sia bella la parola "boffonchiare".
Bella piena e soffice. Morbida. Boffonchiare.
Boffonchiamo tutti insieme

somiglianze

Pensavo ieri notte che la mia gatta e io non ci assomigliamo proprio per niente.
Tanto per cominciare, lei ha quei baffi lunghi lunghi che gli escono fuori dal muso, cosa che io, per fortuna, non ho. Anche se è vero che spesso non mi faccio la barba per qualche giorno e un po' di baffi crescono pure a me.
Seconda cosa, la mia gatta miagola, mentre io, al limite, quando devo dire qualcosa parlo. Anche se è vero che io non è che parli molto spesso, e neppure la mia gatta miagola molto spesso, tranne quando ha bisogno di aiuto per i suoi bisogni fondamentali tipo mangiare, uscire a far pipì o farsi grattare dietro le orecchie.
Comunque, la mia gatta passa le sue giornate a dormire e le notti a gironzolare, mentre di solito io faccio esattamente il contrario. Anche se è vero che ogni tanto pure io sto in giro di notte e mi capita anche di buttarmi sul divano dopo pranzo.
No, la mia gatta e io non ci assomigliamo per niente, anche se in fondo un po' ci assomigliamo. La differenza più grande, secondo me, è che mentre io vorrei essere come un gatto, la mia gatta non ci pensa nemmeno a voler essere come me. E anche per questo io vorrei essere come lei, per essere soddisfatto del fatto di essere quel che sono e infischiarmene degli altri e non voler assomigliare a nessuno. Assomigliare a qualcuno...roba da cani e da padroni, quella..

sabato 28 febbraio 2009

tutto qui

Non capisco proprio chi dice che non si può aver tutto dalla vita. Io, per esempio, ho provato a cercare altrove, ma vi assicuro che è impossibile. Se si vuole tutto, è dentro alla vita che bisogna guardare. Perchè anche se per puro caso uno riuscisse a metter la testa fuori, forse troverebbe tutto, è vero, ma difficilmente se ne accorgerebbe. Io sconsiglio chiunque di mettere la testa fuori dalla vita, dove diventa difficile persino respirare, camminare, vivere o cose così. E, dopotutto, sarebbe uno sforzo vano, perchè sono sicuro che tutto quello che si può volere è già qua dentro, dove si respira, si cammina e si vive senza problemi. Il vero problema, semmai, è che il posto qui è troppo grande per riuscire a cercare proprio dappertutto, in ogni angolo, sotto ogni tappeto, in cima a ogni montagna, in fondo a ogni mare, dietro ogni stella, e via dicendo. E quello che uno cerca, quando uno cerca tutto, è sempre ben nascosto, anche se lo si trova ovunque. Perchè per ogni posto in cui lo si cerca e magari lo si trova, ci sono contemporaneamente un'infinità di posti in cui non lo si sta cercando, è c'è da scommetterci che quello che uno cerca, anche quando lo trova, rimane sempre comunque anche altrove.

mercoledì 25 febbraio 2009

conti

Dunque si torna al nucleare, a quanto pare. Appunto, a quanto pare. Perchè per fortuna poi la realtà è un'altra cosa. La miglior motivazione per il ritorno al nucleare è stata "ma tanto ce l'hanno già in Francia. Se succede un incidente lì è come se succedesse qui". Bella. Ottima ragione, direi.
Comunque, per fortuna, la realtà è un'altra cosa. Al nucleare non si torna. Non conviene a nessuno, a parte quei due o tre gruppi che hanno intenzione di investirci. Se le centrali saranno pronte per il 2020, l'energia nuclera sarà già preistoria. Ed è vero che noi siamo l'Italia, e quindi andiamo sempre nella direzione opposta agli altri (preferibilmente all'indietro quando gli altri vanno avanti), ma c'è motivo di sperare che nel 2020 tra eolico e solare e altre fonti alternative ci si sarà lasciati il nucleare alle spalle.
Quello che non capisco è perchè nel considerare i rischi, seppur limitati, del nucleare si consideri solo la probabilità che si verifichi un incidente, e non quanto le conseguenze dell'incidente potrebbero influire nell'accettabilità di un rischio. Voglio dire, l'assunzione di un rischio è "razionale" non solo riguardo a un calcolo di probabilità e ai benefici che se ne traggono, ma anche (anzi, soprattutto)riguardo a cosa si sta rischiando.
La probabilità di rimanerci secco alla roulette russa è bassa, ma io non rischierei mai. La probabilità di smenarci 5 euro comprando un biglietto della lotteria è altissima, ma io me li gioco lo stesso.
E il nucleare? Certo, la probabilità che non succeda niente è molto, molto alta (forse più che nella lotteria). Ma cosa si sta rischiando? Secondo me, non conviene giocare, poi però fate come volete eh.

lunedì 23 febbraio 2009

mezze stagioni

Oggi, 23 febbraio, alle 4 del pomeriggio, in camera mia, ho ucciso la prima zanzara del 2009.
Mi sembrava importante registrarlo.
23 febbraio.
Ci sarebbe da rifletterci sopra.
Lo farò con le coccinelle che da un paio di mesi mi hanno invaso la casa.

domenica 22 febbraio 2009

ascolto

Se solo il mondo sapesse ascoltare. Tacere. Ascoltare.
Se solo le persone sapessero ascoltare. Mettersi da parte, lasciar via se stessi,dare spazio a quello che c'è da sentire.
Se solo si potesse ascoltare in silenzio.
Il mondo non è muto, parla dappertutto, da sempre. Ma c'è sempre una voce troppo forte che non lascia sentire. Una voce troppo impegnata a dire "io", troppo attenta ad ascoltarsi per poter sentire quel discorso che non ha nè un "io" nè un "tu", ma che è solo il discorso di qualcosa che chiede di essere ascoltato. Niente di più. Forse però troppo, di questi tempi.
Se solo si potesse ascoltare, tacere. Sgonfiare la parola "io" finchè non rimane solo il suono del mondo.

sabato 21 febbraio 2009

ego

Torno a casa dopo quattro giorni e la mia gatta che fa? Mi vede, sbadiglia, si avvicina alla finestra e miagola che vuole uscire a prendere aria. Così, completamente indifferente. Che io ci sia o non ci sia non le cambia la vita. C'era da aspettarselo. A volte penso che tutta la fatica che serve per conquistarsi un minimo di affetto da parte di un gatto sia una fatica vana. Non c'è mai un risultato, soltanto a volte la debole illusione che ci sia qualcosa di più profondo dietro il suo strofinarsi e rannicchiarsi e farsi grattare la pancia. Ma no, è solo egoismo. Puro egoismo felino. La mia gatta mi usa, questa è la verità. E mi usa perchè non c'è nessun altro disposto a tenerla in braccio sul divano mentre lei fa le fusa e dorme e si gongola nelle carezze. L'affetto non c'entra nulla. Le basta quello che riceve, non le serve darlo. Ma non ha assolutamente bisogno neppure di quello che riceve. E' contenta di prenderselo e di utilizzarlo per il suo sollazzo, ma se non c'è va bene lo stesso. Si dorme uguale, si mangia uguale, si gironzola di notte uguale.
Dio, quanto adoro i gatti...

lunedì 16 febbraio 2009

a/r

Me ne vado. Appena prima di tornare, me ne vado. Cioè, più che altro mi mandano via. Ma solo da qui a là, andata e ritorno. Perchè mi fanno anche tornare, dopo avermi mandato via. Quattro giorni, prima vado poi torno, chè fare il contrario sarebbe difficile, oltre che insensato. Più che difficile, direi anzi impossibile. Insensato e impossibile. Per questo ho deciso di non farlo, e di affidarmi ancora una volta al metodo tradizionale. Appunto, quello che prima si va e poi si torna. Sarà banale, ma è ancora il sistema più efficace e diffuso.
Vado a parlare a della gente, e a sentire della gente che mi parla. Ascolterò di certo cose più interessanti di quelle di cui parlerò. Ascolterò gente che parla meglio di come io parlerò. Magari io ascolterò meglio loro di come loro ascolteranno me. Beh, una cosa la posso dire di certo: chissenefrega. Chissenefrega di come mi ascoltano e di come parlano e di quanto meglio parlino. Questo però evito di dirlo, se mi ricordo. E se mi scappa di dirlo lo stesso, beh, chissenefrega. Anche questo però è meglio se evito di dirlo. E se mi scappa lo stesso, beh, chissenefrega di nuovo. Ho comunque già messo nella valigia i sacchetti per infilarci dentro la testa, così là al buio posso dire chissenefrega quante volte voglio senza essere visto.

sabato 14 febbraio 2009

non sa/non risponde

Se becco quello che ha inventato S.Valentino...anzi, se becco S.Valentino in persona...!
Il significato della festa degli innamorati non mi è per niente chiaro. Si intende la festa delle persone che sono innamorate, o delle persone che sono innamorate le une delle altre?
Perchè se è solo la festa "degli innamorati", allora è la festa di tutti, o quasi tutti. Chi non è innamorato? Come si fa a non esserlo? A cosa pensa tutto il giorno uno che non è innamorato? Intendo a cosa pensa di importante, a cosa pensa fra le cose che vale la pena pensare...non lo so, non vedo come sia possibile.
Non serve stare insieme a qualcuno per poter dire di essere innamorati, proprio come non sempre si sta insieme a qualcuno perchè se ne è innamorati. E allora secondo me S.Valentino è la festa degli accoppiati ma anche degli scoppiati, dei soli e degli accompagnati,meglio se soli o se bene accompagnati. Ma dei male accompagnati no, san Valentino non è la loro festa. Male accompagnati sono i non innamorati che si accompagnano gli uni agli altri, per motivi diversi dall'amore, evidentemente. Perchè dopotutto essere innamorati è solo uno dei possibili motivi dell'accompagnarsi gli uni agli altri in quel modo in cui si accompagnano uno e una, insomma due, insomma quelli che si dicono "sì" e "sempre" e "mai" e "noi". Ho provato a pensare a un elenco, e non avete idea quanto sia lungo. Soldi, stabilità, sicurezza, amore, convenienza, paura del futuro, non sa/non risponde. E credo che l'ultimo sia il motivo più diffuso. O forse no, chi lo sa. Non lo so, non rispondo. Non voglio rispondere. Ma difficilmente si otterrebbero risposte sincere, se si chiedesse a qualcuno il perchè- Sì, il perchè di quella cosa lì insomma. Il perchè ci sia bisogno di stare insieme alle altre persone. E il perchè esserne innamorati non sia sufficiente. E sufficiente a cosa poi?

mercoledì 11 febbraio 2009

semplice semplice

Il commento del paparatzi alla morte di Eluana Englaro è stato: "la vita non è un bene disponibile". Si può appena tollerare uno che dice una cosa così, ma che ci sia gente disposta a dargli ragione è molto, molto preoccpuante. Perchè la vita non dovrebbe essere un bene disponibile? Perchè me l'ha data Dio? Bene, allora chi crede in Dio, anzi, in quel Dio, considererà la propria vita come non disponibile, e si comporterà di conseguenza. Chi non crede in Dio, o in quel Dio, farà altre scelte, e disporrà della propria vita come meglio crede. Sono troppo ottuso io, o questa è una cosa semplice, chiara e banalmente vera? Il discorso morale finisce qui, non c'è nient'altro da aggiungere. Da qui in poi inizia il discorso politico e legislativo. Ora, bisogna decidersi una volta per tutte, e per questo il caso Englaro è così importante e simbolico. O viviamo in uno stato religioso, cattolico, in una teocrazia, e allora va bene, la vita non è disponibile per legge e per decreto divino, quindi non è disponibile per nessuno. Oppure viviamo in uno stato laico, uno stato di diritto, dove ognuno è libero di scegliersi i propri valori e la propria religione, di dare un proprio senso alla propria vita, con l'unico limite di non calpestare la liberà e i diritti altrui.
Il nostro governo ha scelto la prima strada, ed è una strada sbagliata. Ha obbedito alla Chiesa, anche se non lo ammetteranno mai (infatti è quasi ridicolo lo sforzo con cui i cattolici provano a inventarsi argomenti laici e razionali per dare un'apparenza di serietà alle loro posizioni).
Adesso, a me questo discorso sembra fin troppo elementare e scontato. Persino un bambino di cinque anni lo capirebbe. Non capisco su che basi si dia retta a chi dice il contrario. Anzi, quello che non capisco è: ma per gli italiani che votano questa gente è tanto difficile rendersi conto della mentalità medievale e arrogante che sta dietro a certe leggi?

lunedì 9 febbraio 2009

furto

Le parole non hanno più il loro significato. Ce lo hanno rubato. E allora le parole non esistono più. Tolto qualunque senso, restano solo dei suoni vuoti, dei rumori. Senza significato non rimane più niente. Non rimane neppure la cosa più importante di tutte, la possibilità di distinguere il torto dalla ragione, il giusto dallo sbagliato; perchè non si sa più di cosa si stia parlando quando si dice che una cosa è giusta e l'altra e sbagliata. Cosa sia una cosa e cosa sia l'altra. Rubarci le parole è la mossa più furba e pericolosa che possa fare chi sa di non poter avere ragione.
Basta guardare quello che hanno fatto alla libertà, maltrattata dall'ignoranza, dalla religione, da tutto quello che va contro e offende l'intelligenza delle persone. La libertà non esiste più, perchè la parola "libertà" ci è stata appena rubata. Se chi si oppone alla libertà di scegliere sulla propria vita e propria morte inizia impunemente ad autoproclamarsi portatore di libertà e, peggio ancora, trova gente che gli presta ascolto, allora sparisce la possibilità di capire da quale parte stia la libertà, da quale parte stia il giusto e da quale lo sbagliato. Sparisce la libertà stessa, perchè non c'è più la possibilità di intendersi l'un l'altro quando si usa questa parola.
C'è chi dice di voler difendere la libertà contro l'ingerenza dello Stato, e lo fa attraverso una legge dello Stato che vieta a tutti noi di scegliere liberamente se venire intubati e nutriti artificialmente. Se la libertà diventa questa cosa qui, allora la libertà non esiste più. Peggio, la libertà diventa la stessa cosa dell'imposizioni, un valore buono si confonde con un valore cattivo. Quello che era sbagliato cessa di esserlo, perchè il giusto e lo sbagliato spariscono insieme ai significati che queste parole avevano.
Norberto Bobbio diceva che il libro più prezioso di cui si dispone in tempi di crisi culturale è un buon dizionario. Forse è ora di ricominciare a sfogliarlo, per provare a insegnare a chi vende fumo e religione il significato delle parole che una volta si potevano liberamente usare.

sabato 7 febbraio 2009

rassegnato

Sono sempre più schifato da questo Paese. Non riesco neppure più a essere arrabbiato, solo rassegnato, Rassegnato all'arroganza e soprattutto all'ignoranza di chi ci governa, di chi crede di poter decidere anche sulla vita e sulla morte di persone che non conosce, forse per il suo delirio di onnipotenza di sostituirsi al padreterno. Si è sempre occupato di televisioni e del modo di restare fuori di galera, adesso fa discorsi sull'eutanasia e sulla bioetica senza mai aver saputo cosa fosse. Un omuncolo come quello non sarebbe al governo in nessun altro Paese. Si è sempre riso sopra la sua superficialità e le sue barzellette, adesso la sua superficialità la iniziamo a pagare molto cara. Oggi è una donna in un letto d'ospedale, ma tra un po' potrebbe toccare a ognuno di noi. Non capisco davvero. Non capisco cosa ci sia nella testa di chi lo vota, non capisco a quante cose si possa ancora passare sopra prima di rendersi conto con chi si sta avendo a che fare. Non sono più arrabbiato, solo rassegnato a vivere in un paese come questo, dove chi ci governa pretende di prendere il posto del papà di una donna che non conosce, disprezza il suo dolore, mette la propria persona davanti a tutto, persino alla vita e alla morte di tutti noi. Perchè questa cosa riguarda tutti noi, che stiamo mettendo la nostra vita e la nostra morte nelle mani di un fanatico.
Rassegnato, sono davvero rassegnato.

giovedì 5 febbraio 2009

capienza

Stavo facendo un rapido conto delle cose che non ho capito. In generale, intendo. Dalla matematica alla vita di tutti i giorni ai misteri dell'universo al funzionamento dei computer. Suppongo che fare il conto delle cose che non si capiscono sia molto più semplice che fare il conto delle cose che non si conoscono. Le cose che non capisco so che ci sono e quante sono, solo che non le capisco. Le cose che non conosco non so quante siano, altrimenti le conoscerei. A dire la verità, non credo che l'espressione "cose che non conosco" abbia senso. Cos'è una cosa che non conosco? Direi che ho trovato un'altra cosa che non capisco. O forse che non conosco. Insomma, non conosco o non capisco le cose che non conosco?
Ma poi mi chiedevo: per ogni cosa che esiste, esiste anche qualcuno che la conosce? Evidentemente no. Ci sono cose che esistono e nessuno ne sa niente. E ovviamente ci sono anche cose che esistono e che nessuno capisce. Poi però ci sono anche le cose che non esistono e qualcuno conosce. O, meglio , crede di conoscere. Per esempio dio, che è la cosa meno comprensibile e più conosciuta da tutti, pur non esistendo. Ma se uno conosce, o dice di conoscere, una cosa che non esiste, come fa a consocerla? Forse la conosce solo perchè crede di averla capita. In altri termini, io ho capito il concetto di dio, quindi lo conosco. Cioè, la mia conoscenza di dio mi deriva dalla comprensione del concetto, non dalla sua esistenza.
E' molto più semplice, credo, per quelli come me, che non avendo nè capito nè conosciuto dio, non devono neppure perdere tempo a chiedersi se esista. Al limite si farà vivo lui, il mio numero è sull'elenco

martedì 3 febbraio 2009

medioevo italia

Dunque è apparsa una madonna, in Piemonte. La madonna di Medjugorie. E' andata in trasferta. In realtà non è che sia proprio apparsa, come il titolo che ho letto sembrava lasciare intendere. E' solo una veggente che è andata in trasferta in Piemonte, e a quanto pare la madonna appare solo a lei. Pare che appare, insomma, anche se non pare che appaia a tutti, a quanto pare. I pellegrini si sono radunati tutti in chiesa, e all'apparire della veggente a quanto pare è apparsa puntuale anche la madonna. Nostra signora dell'abracadabra.Pareva quasi che non c'era, ma a quanto pare c'era. O così pare.
Quasi nello stesso istante, vicino a Lecco, un gruppo di invasati cattolici si è radunato fuori da un ospedale e ha cercato di impedire a un'ambulanza di trasferire Eluana Englaro in una clinica, dove se dio vuole finalmente verrà lasciata morire in santa pace. Eluana Englaro, se qualcuno ancora non lo sapesse, è un corpo morto cui da diciassette anni vengono fatte ingerire con la forza delle specie di alimenti per far sì che la sua respirazione continui, come quella dei vegetali. La cosa peggiore che possa capitare a una persona, insomma. Sembrava impossibile, e invece eccolo qui, un destino peggiore della morte stessa, perchè è come essere morti, solo senza quel rispetto e quel silenzio che ai morti è concesso.
Poche ore dopo, un bel po' di politici di destra e sinistra e sopra e sotto hanno chiesto che il governo facesse qualcosa per salvaguardare la sacralità della vita umana che, come dimostrano i recenti esperimenti scientifici, non appartiene a noi uomini, ma solo a Dio, ed è Dio che deve decidere. Anzi, non proprio Dio in persona, a dir la verità, perchè non tutti sentono la Sua voce. Lui parla in privato solo ai veggenti, al papa, ai vescovi, quasi come la madonna. Poi gli illuminati ci riferiscono e noi dobbiamo obbedire, perchè recenti esperimenti scientifici hanno dimostrato che Dio esiste e i vescovi lo vedono.
Quindi non è che uno abbia voce in capitolo quando deve decidere per sè. Bisogna prima consultarsi con i veggenti. Sentire cosa riferiscono ai veggenti da lassù, poi eseguire. Fare le leggi, minacciare gli ospedali, far soffrire le persone. Insomma, qualunque cosa, basta che si lasci decidere a Dio. E' scientificamente provato che credere in Dio ci farà andare tutti in Paradiso, anche quelli che non ci vogliono andare.
Il medioevo continua...

lunedì 2 febbraio 2009

meteo

Le previsioni del tempo prevedono il tempo, ma di solito hanno la vista un po' appannata. A volte sono abbagliati dal troppo sole, e non vedono che il tempo sarà bello. A volte hanno problemi a scrutare il tempo attraverso la pioggia, e non riescono a vedere che pioverà. Ma c'è una circostanza in cui le previsioni non sbagliano mai. Quando le previsioni sono brutte. Se senti le previsioni che dicono che ci sarà il sole, allora non c'è modo di sapere che tempo farà (almeno per le previsioni italiane). Stesso discorso quando le previsioni prevedono pioggia o deboli precipitazioni. Ma quando dicono che nevica non c'è proprio storia, la neve arriva puntuale. Azzeccano pure i centimetri che cadranno e l'ora in cui smetterà. Dev'essere più semplice prevedere la neve, suppongo. Allora gradirei che adesso quelli delle previsioni prevedessero che questa è stata l'ultima nevicata di questo inverno schifoso, che segue direttamente un autunno schifoso e un'estate schifosa e probabilmente precederà una primavera altrettanto schifosa come schifose saranno tutte le stagioni a venire.
Parlo del tempo, ovviamente. O no?

sabato 31 gennaio 2009

profeti

"di giorno il sole esiliato gira intorno alla terra come una madre in lutto con una lanterna in mano"
...
"- La gente si preparava sempre al domani. A me sembrava assurdo. Il domani non si stava certo preparando per loro. Non sapeva neppure che esistessero
- Già
- Anche se uno sapesse cosa fare, non saprebbe cosa fare comunque. Non saprebbe se lo vuole fare o no. Cosa farebbe lei se fosse l'ulitmo rimasto? Cosa farebbe se la colpa fosse sua?
- Lei vorrebbe morire?
- No. Ma forse vorrei essere già morto. Quando uno è vivo la morte ce l'ha sempre di fronte.
[...]
- Ma se uno fosse l'ultimo uomo sulla faccia della terra, come farebbe a saperlo?, disse
- Beh, suppongo che non lo saprebbe. Lo sarebbe e basta.
- Non lo saprebbe nessuno.
- Non cambierebbe nulla. Quando si muore è come se morissero anche tutti gli altri.
- Immagino che Dio lo saprebbe, dico bene?
- Non c'è nessuno Dio.
- Ah, no?
- Non c'è nessun Dio e noi siamo i suoi profeti"

(Cormack McCarthy, La strada)

giovedì 29 gennaio 2009

nichilismo

L'indifferenza che la mia gatta ostenta davanti alle notizie del tg mi lascia basito. Stasera se ne è rimasta impassibile ad ascoltare i dati sulla disoccupazione, come se la cosa non la riguardasse. Poi mi ha guardato, ha strizzato un po' gli occhi in segno di disprezzo e si è stravaccata sul divano.
A volte penso che la mia gatta sia profondamente nichilista. Il suo distacco dalla vita è pressochè totale. Non riesce a trovare un senso in niente, se non nel dormire e nel correr dietro a qualche volatile. Non ha progetti per il futuro, se non quelli che riguardano la scelta della poltrona o del divano. Porta in giro la sua coda come un corpo estraneo, lascia ciuffi di pelo ovunque senza alcun rimorso. Si lava il muso con una zampa per rimarcare la sua totale indipendenza da tutto e da tutti.
E io ho idea che piano piano, senza accorgermene, stia prendendo le abitudini della mia gatta. D'altra parte lo dicono tutti che si finisce sempre con l'assomigliare ai propri padroni. E questo vale per i cani così come per gli uomini

mercoledì 28 gennaio 2009

!

anzi no, mi è venuta in mente una cosa interessante. c'è il nuovo album di bruce. Stavolta ci ha preso. Oh sì, ci ha preso eccome. D'altra parte non si poteva pensare che ne sbagliasse due di fila. Voglio dire, Bruce ha scritto una cosa così:

perchè le cose che per noi sono più preziose scivolano via nel tempo
finchè alla musica diventiamo sordi, alla bellezza di dio ciechi?
perchè le cose che ci uniscono lentamente ci fanno separare
finchè sprofondiamo nella nostra stessa oscurità, stranieri ai nostri stessi cuori?



Eccolo, è di nuovo lui

(s)comunicato

siccome che non ciò hinternet a casa, non posso aggiornare il blog per qualche giorno ancora. E' inutile che i miei fan mi mandino lettere di protesta, non serve a gnente. Per un po' si accontentino dei banali blog che ci sono nel web. D'altra parte non avevo niente di interessante da dire in questi giorni, perchè non è un periodo molto interessante e forse neppure una vita molto interessante. La mia gatta sta bene comunque, il resto conta poco.

lunedì 19 gennaio 2009

balla

Benigni dice che bisogna voler bene alla vita, perchè è l'unica cosa che Dio ci ha dato. Perchè non è che ci ha dato la vita più qualcos'altro, di modo che se non piace una cosa si può prendere quell'altra. No. C'è la vita e basta. E allora bisogna volerle bene. Infatti, dice Benigni, state certi che morire è l'ultima cosa che lui farà.
Ora, che si debba volere bene alla vita può anche darsi. Che è l'unica cosa che abbiamo è senz'altro vero. Che ce l'ha data Dio è molto, molto probabilmente falso. Bisognerebbe smetterla di tirare in ballo Dio ogni volta che si dice qualcosa, e di usare il vocaboloario dei miracoli ogni volta che si racconta qualcosa. L'altro giorno ho visto un programma in televisioni dove si parlava dei vari maghi e cartomanti che vendono previsioni e amuleti in televisione. Dalla parte di quelli "razionali" che contestavano queste cose c'era un prete. Un prete, santo dio, un prete! Il papa ha appena proposto di fare santo un certo tizio perchè, dice il papaRatzi, è stato accertato che il tizio ha fatto un miracolo quando era in vita. Quindi io adesso vorrei capire: maghi e cartomanti no, ma uno che mi viene a parlare di guarigioni miracolose sì. Io dico, ci vuole un po' rigore. Su che basi dovrei credere ai miracoli dei santi e non alle profezie degli astrologi, visto che entrambe sono cose paranormali e senza un fondamento nella realtà e nella ragione? I preti non devono stare dalla parte di quelli razionali, ma dalla parte di quelli che le sparano grosse. No, perchè il giochetto di fare stare il prete dalla parte di là è molto subdolo e fa parte della mentalità italo-vaticana che ci sta facendo tornare al medioevo. Siccome noi siamo il Paese dove ancora oggi in molti credono che ogni anno il sangue di San Gennaro diventi per miracolo liquido e in cui si mette il cadavere di Padre Pio in mostra per i pellegrini, è ora che qualcuno faccia qualcosa per tirarci fuori da questa ottusità dilagante.
Solo questo vorrei, che un po' tutti la si smettesse di tirare in ballo Dio per ogni cosa. Altrimenti non ce la caviamo più, stiamo qui ad aspettare che Dio venga giù a risolvere i problemi invece di iniziare a risolverli noi e, altra cosa tipicamente cattolica, pensiamo che siamo autorizzati a fare qualunque cosa perchè tanto poi si va a Messa e quindi Dio ci perdona tutto.
Dio non balla,anche se forse è! una balla. Non c'è niente da fare, quindi per favore non tiriamolo in ballo più.

sabato 17 gennaio 2009

successo

Mi ricordo ancora molto bene di quella volta che non successe nulla. Io me ne stavo lì per i fatti miei, intento a fare non mi ricordo più cosa. All'improvviso, come un fulmine a ciel sereno, eccolo lì. Proprio alle mie spalle. Feci appena in tempo a voltarmi e mi resi subito conto che non stava succedendo nulla. E, quel che è peggio, continuò a non succedere nulla per parecchi, interminabili minuti. Tutti quelli che c'erano se ne accorsero, ne sono sicuro, ma era come se la cosa non li riguardasse, completamente indifferenti, come se stessero normalmente succedendo cose. Io, però, ne rimasi parecchio colpito, e iniziai a farmi prendere dal panico. Perchè non è un buon segno quando non succede nulla, sapete. Si resta spaesati, si aspetta che qualcosa succeda, forse si ha paura che qualcosa succeda. Sta di fatto che non auguro a nessuno di trovarsi in un posto dove non succede nulla.
Appena realizzato quello che stava succedendo, cioè nulla, ho subito chiamato i vigili del fuoco. Al centralino mi hanno chiesto cosa fosse successo. Assolutamente nulla, ho risposto. Hanno mandato subito una squadra di soccorso, e sono arrivate anche due pattuglie della polizia. Dov'è il posto?, mi chiedono appena mi vedono. Laggiù in fondo, indico, proprio in mezzo a quelle due cose che stanno succedendo. Appena individuato il punto preciso, poliziotti e vigili del fuoco si sono precipitati, e in men che non si dica hanno provveduto a far succedere qualcosa. Non ci è voluto molto, per fortuna, ma che spavento...se non fosse stato per l'efficenza delle forze dell'ordine avrebbe potuto continuare a non succedere nulla per anni.
Comunque, anche fino a qualche secondo fa avevo l'impressione che non stesse succedendo nulla, ma stavolta non mi sono fatto prendere dal panico, e ho pensato subito a fare succedere qualcosa.Sapete cosa succede adesso? Me ne vado a dormire, ecco cosa succede

mercoledì 14 gennaio 2009

inciampi

Come quando sembra che il tempo passi, e che qualcosa debba succedere a un certo punto. Sì, ma quando? E a chi? A me, proprio a me?Con tutta la gente che c'è, proprio qui, proprio a me...improbabile, molto improbabile. E però sembra proprio che il tempo passi, e nessuno se ne preoccupa, nessuno fa nulla. E pensare che basterebbe così poco, un fatto qualunque, magari anche solo un sorriso o una mezza parola. Qualcosa che succeda, insomma. Quando qualcosa succede il tempo inciampa, traballa, rallenta, forse addirrittura si ferma. E' il solo modo per cancellare quella vaga impressione del tempo che sembra che passi. Ma un inciampo del tempo non è roba da tutti i giorni, e anzi più a lungo lo si è fatto passare, più straordinario dev'essere l'avvenimento che fa inciampare il tempo. Adesso che siamo a sedici minuti dopo la mezzanotte di questo quindici gennaio duemilanove, cosa mai potrebbe succedere? E domani mattina, quando le ore inizieranno a mangiarsi anche la nuova giornata, cosa ci si potrebbe inventare per fermare quell'indigestione senza fine? Perchè il tempo ha sempre così tanta fame di cose, e non lascia niente dietro di sè, niente per noi che siamo sempre lì a controllarlo e ci preoccupiamo sempre per lui? Il tempo non ha rispetto, questa è la verità. E' egoista, è ingordo, pensa solo a sè. Il solo posto dove ci si possa mettere in salvo da lui è su questo cuscino che anche stasera mi aspetta, dove con gli occhi chiusi si può fingere di tenere in pugno il tempo per l'eternità di una breve notte.

martedì 13 gennaio 2009

schemi

I bambini che disegnano il cielo fanno una striscia blu in cima al foglio. E i primi disegni dei bambini sono una striscia verde in basso come prato, una striscia blu in alto come cielo e una casetta con solo la facciata davanti. Eppure, se solo guardassero più attentamente il mondo vero, i bambini si accorgerebbero che il cielo è dappertutto, non solo in alto, e che c'è un punto dove il cielo e il prato si toccano, e che le cose non hanno solo un lato davanti, ma vanno in profondità. Profondità, ecco, è questo che manca ai bambini. Vedono il mondo a due dimensioni, il sopra e il sotto, il davanti e il dietro. Finchè, a un certo punto, i bambini crescono e iniziano a colorare tutto il foglio d'azzurro, giù giù fino a toccare il prato, e a fare le case in diagonale, per far vedere cosa c'è dietro la facciata. E' a questo punto, secondo me, che le cose iniziano a complicarsi. E' quando capisci che i tuoi semplici schemi non bastano più a catturare quello che vedi, che le cose hanno qualche dimensione e che tu devi adattare il tuo modo di vedere, se vuoi provare a capire la realtà . Finchè pensi che il cielo sia lassù, il prato quaggiù e la casa tutta lì davanti, sei padrone del mondo. Certo, è soltanto il "tuo" mondo, ma cosa importa? Almeno lì sai di averlo tutto in pugno, sai che tutto va come dici tu perchè nessuno ti chiede di guardare un po' più attentamente fin dove arriva il cielo. Ma quando poi scopri che il tuo mondo non funziona più, che quello che vivi e che vedi non risponde più ai tuoi schemi, allora è il momento che uno inizia a diventare grande.
Ad ogni modo, se io dovessi disegnare il prato con il cielo e la casetta adesso, non credo che colorerei tutto d'azzurro, giù giù fino in fondo. No. Certo, non farei neppure il cielo dei bimbi, quella sottile striscia blu lassù in alto. Il punto è che neppure i nuovi schemi dei grandi, quelli della profondità che è fatta così e cosà, del cielo che in realtà arriva fin qui e il prato che in realtà arriva fin là, neppure questi schemi funzionano più. Forse avrei bisogno di trovare degli schemi nuovi, qualcosa che faccia vedere la profondità, sì, ma non troppo, e colori tutto quanto il cielo, sì, ma non proprio fino in fondo. In effetti, mi sono accorto che non è neppure vero che il cielo arrivi fino a quaggiù. Non riesco bene a capire dove sia esattamente il posto dell'azzurro. Se guardo in su, non saprei proprio dire dov'è il punto in cui l'azzurro del cielo inizia, e cosa ci sia prima. Forse che i bambini non hanno poi torto? Qualcuno ha mai visto l'azzuro arrivare fin quaggiù sui prati? Qualcuno vede il cielo guardando dritto di fronte a sè? Beh, io proprio no. Allora forse dovrei inventarmi qualche schema nuovo per provare a capire le cose. Ma nel frattempo, senza uno schema, come faccio a orientarmi?

domenica 11 gennaio 2009

c'era una volta

C'era una svolta, verso destra, dove c'era una volta a crociera, proprio sopra la zona della candele. Un volta c'era la cera sotto la volta, ma una volta tolte le candele, la cera non c'era più. La cera era nera, anche se una volta c'era anche della cera non nera sotto la volta dopo la svolta. Una volta, dove c'era la svolta verso destra, c'era una svolta anche verso sinistra, dove c'era una volta un cero nero nero. Io c'ero quella volta che il cero nero, strano ma vero, diventò bianco. La cera del cero nero era vera, ma il nero no, non era vero, era solo sporco. C'ero già stato una volta sotto la volta vicino alla cera nera, ma non avevo mai visto il cero nero prima di quella volta quando presi la svolta a sinistra. Ma dato c'ero, una volta lì, pulii il cero nero più di una volta, finchè non tornò bianco.
Dopo quella volta che il cero nero dopo la svolta a sinistra tornò bianco, vissero tutti felici e contenti, con tanti contanti e qualche stento, riuscendo a stento a contenere il disconteno per i tanti cantanti tanto scontenti per gli stenti.

giovedì 8 gennaio 2009

tutti

Non c'è niente di più triste che vedere piovere sopra la neve. Un po' di grigio gettato sopra il bianco, un po' di inquietudine sopra la serenità. Fra qualche giorno si dovrebbe tornare a vedere un po' di colore, per intanto tutto resta coperto e si fa fatica a capire la vera faccia delle cose. Che potrebbe anche essere diversa da come uno se la ricordava, prima che questa neve coprisse tutto e ci condannasse a questa pausa dal mondo.
Le persone felici fanno certe cose, io ne faccio altre. Le persone felici dimenticano tutto, io ricordo troppo. Anche quello che c'era prima della neve. Se potessi dimenticarmi di com'era il paesaggio,sarebbe bella l'attesa di scoprire cosa c'è là sotto, man mano che la neve si scioglie. Ma ho ben presente ogni minimo particolare, e so che questa neve può aver cambiato tutto.
Un giorno vorrei anch'io provarea dimenticarmi di tutto. E anche di tutti. Come fanno le persone felici.

martedì 6 gennaio 2009

tè freddo e acqua calda

Nel libro sulla storia del tè ho letto come è stato scoperto il tè freddo. Anzi, come è stato "inventato" il tè freddo.
Qualche millennio avanti cristo i cinesi hanno scoperto che mettendo le foglie di tè nell'acqua bollente si otteneva un infuso mica male (o "mik ama le", come si dice in cinese). Per migliaia di anni si è bevuto tè caldo, finchè nel 1904 un commerciante inglese si è accorto che in estate il tè caldo non è che vendesse molto. Allora, l'inglese ha avuto un'intuizione a dir poco geniale. Dice il libro che "non riuscendo a vendere tè caldo a causa del clima torrido, provò a versare una tazza di tè bollente in un bicchiere con dei cubetti di giaccio: in men che non si dica il tè freddo diventò popolare in tutti gli Stati Uniti".
Ci deve essere qualche insegnamento dietro a questa storia. Voglio dire, lui "provò" a mettere il tè nel ghiaccio, e saltò fuori il tè freddo. E per questa cosa il tale Richard Blechynden viene ricordato nei libri a cento anni di distanza. Mi chiedo, cosa mai si aspettava che succedesse il vecchio Richard quando "provò" a mettere il tè dentro al ghiaccio? Come è possibile che ci siano voluti migliaia di anni a scoprire, anzi, a inventare il tè freddo? Volete farmi credere che in migliaia di anni a nessuno era mai capitato di lasciare raffreddare una tazza di tè prima di berla? No, perchè se è così semplice ho anch'io da parte un paio di scoperte, anzi, di invenzioni rivoluzionarie che mi diano ricchezza e celebrità. Ora, non provate a fregarmi l'idea, ma io avrei pensato di inventare il tè tiepido. Potrei provare a far scaldare leggermente il tè freddo, o a raffreddare poco poco il tè caldo, e vedere cosa succede. Avrei pensato anche all'acqua calda, che dovrebbe potersi ottenere facendo passare l'acqua vicino a una fonte di calore, ma mi dicono che qualcuno ci sia già arrivato. E' incredibile cosa non riesca a fare la scienza oggi..Raffreddare il tè, chi avrebbe pensato che saremmo giunti così lontano?

domenica 4 gennaio 2009

buche

Pensavo. Il modo in cui le cose vanno. Ondeggiando di qua e di là, di sù e di giù. E il modo in cui le cose si fermano in certe buche o lungo certe salite. E il modo in cui le cose poi, senza capire bene come, ripartono. E poi il modo in cui le cose a un certo punto accelerano e tu devi provare a star loro dietro, anche se sei un po' a corto di fiato e preferiresti andare del tuo passo. Ma come si fa ad andare del proprio passo e allo stesso tempo a star dietro alle cose che vanno? Quindi pensavo, il modo in cui le cose vanno. Senza nessun senso, assolutamente impossibili da prevedere. Insomma, non proprio imposssibili forse, qualche congettura la si può fare. Solo che uno non può farci troppo conto, non è che uno sa come le cose vadano. Uno lo immagina, lo presume, potrebbe forse scommetterci, ma saperlo proprio non si può. Quindi, dopotutto, il modo in cui le cose vanno è piuttosto curioso. Da morire dal ridere. O da morire di pianto. O da morire e basta. Se uno non riesce a morire dal ridere può essere che muoia e basta, a guardare il modo in cui le cose vanno.
Anzi, a guardare il modo in cui le persone le fanno andare. Da morirci dal ridere

giovedì 1 gennaio 2009

normale

Questo 2009 mi sembra già così uguale al 2008. Mi alzo senza aver visto la prima mattina dell'anno, mi metto sul divano con la mia tazza di tè. La mia gatta mi si sdraia sulla pancia e pretende le sue prime coccole del 2009. La accontento, perchè non ho scelta. Lei piano piano chiude gli occhi, li riapre indispettita solo quando smetto di accarezzarla per prendere il tè. La neve di ieri notte è già quasi tutta sciolta, ma non per via del sole. Il primo cielo dell'anno è grigio come lo è stato spesso nel 2008. Almeno per come ho potuto vederlo io dall'Inghilterra. C'è una normalità che un po' mi spaventa dietro questo primo giorno dell'anno. Sembra un giorno qualunque, è un giorno qualunque, solo con la debole illusione che ci sia da festeggire qualcosa. Si mangia un po' di più, si beve un po' di più, ma niente basta a evitare che a un certo punto, quando lo stomaco è pieno e scende quel po' di sonnolenza che riempie tutti i giorni di festa, a un certo punto ci si chieda "e adesso?". Quando ci si fa questa domanda è segno che la festa sta per finire, almeno per quelli per cui era iniziata. La normalità incombe, tutto rientra nei binari consueti. Andrò a fare due passi in mezzo a quel poco di neve rimasta, per vedere se almeno là fuori l'anno nuovo è iniziato

martedì 30 dicembre 2008

lui

E' un peccato che Dio non esista. Un peccato mortale. Verrà processato e mandato all'inferno, per il fatto di non esistere. Condannato per falsa testimonianza. E per aver pronunciato invano il nome di se stesso. E per aver ucciso. Ma soprattutto per il semplice fatto di non esistere. Avrebbe anche potuto dircelo prima, sarebbe stato più onesto da parte sua. E avrebbe risparmiato un po' di vite e un po' di sofferenza.
Comunque, adesso che ho capito che Dio non esiste, resta il problema di capire cosa devo fare. Vado avanti come se Lui ci fosse? Ma perchè? Non ho vissuto come se Lui ci fosse quando avevo il dubbio, non vedo perchè dovrei farlo ora che so che Lui non c'è. Allora potrei continuare a fare come se Lui non ci fosse, così siamo pari. Io e Dio intendo, noi due siamo pari. Io continuo a fare come se Lui non ci fosse, Lui continua a fare come se io non ci fossi. E già che ci siamo, per essere davvero pari, iniziamo a chiamare Lui "lui", con la minuscola, come io sono "io". Se uso la minuscola io che ci sono, non vedo perchè non dovrebbe usarla lui che non c'è.
Se poi per caso salta fuori che mi sono sbagliato e invece Dio c'è, allora, per dirla con Woody Allen, spero proprio che quando mi troverò al suo cospetto Lui abbia una buona scusa. Per tutto quanto.

domenica 28 dicembre 2008

2009

Ciao 2008, grazie lo stesso. Non sei stato un granchè, ma hai fatto del tuo meglio. E anch'io ho fatto del mio meglio. Forse più con gli altri che con me stesso, ma forse non abbastanza in ogni caso. Non c'è da aspettarsi che qualcosa finisca o che qualcosa di nuovo cominci, solo perchè si cambia un calendario alla parete. C'è da aspettarsi, però, che continuerò a fare del mio meglio. Magari stavolta un po' più con me stesso. Se solo riuscissi a sentirmi un po' meglio nel nuovo anno sarei già contento. Meglio, sì. Non so cosa voglia dire in pratica, non so neppure se sia uguale a star bene. Ma so che star meglio è qualcosa di molto diverso da adesso. Magari riempire quello spazio dove adesso c'è ancora soltanto l'idea di aver perso qualcosa.

Il 2009 è l'ultimo anno di una decade che mi sembrava dovesse essere lunghissima, e invece è già quasi finita. Il 2009 è per me ancora il futuro lontano che si vede appena, e appena lo si può immaginare, dall'anno 2000. L'inizio del millennio, quello che sembrava ieri, sembrava adesso, e invece conti alla mano è rimasto così indietro. Lontano che quasi non ci si crede.

Dovrei provare a controllare di più questo tempo che passa, a farlo mio, a portarlo avanti insieme a me invece che lasciarlo passare così veloce.

venerdì 26 dicembre 2008

pace


Scivolo via su questa neve inaspettata. Leggero come chi si gode la pace della festa vera, che arriva il giorno dopo il Giorno Di Festa, quando il tempo libero è davvero libero. Con il Natale alle spalle inizio a sentire la vera atmosfera del Natale, a godermi la mia casa, i miei posti, questi boschi e questi prati imbiancati. Con il Natale alle spalle è alle spalle anche il Dovere del Natale, il Dovere dei Pranzi, il Dovere della Gioia e della Speranza. E senza volerlo, senza cercare niente, un pochino di gioia e di speranza arrivano da sole, inaspettate come la neve di santo stefano. Inaspettate come il sapore prelibato degli avanzi del pranzo di Natale che oggi sono più buoni di ieri. Soffice mattina d'inverno, soffice respiro all'aria aperta. Qualcosa dorme sotto la neve dei prati, sopra la neve degli alberi qualcosa vive, e mi basta guardare, solo guardare. Niente è più bello del guardare la neve brillare al sole, niente è più confortante del lasciare scivolare lo sguardo su queste distese di bianco dove i pensieri scorrono via lisci, senza nessun colore a disturbarli. Non è forse questo bianco la vera Pace? Non sentite come è silenzioso questo bianco? Persino il cielo tace.

martedì 23 dicembre 2008

auguli

E tutto un via vai, gente che corre a destra e a sinistra, un andirivieni di regali e regalini. Menomale che suppergiù siamo più o meno arrivati a Natale. Soldi spesi tanti. Regali intelligenti zero. Regali inutili tutti. Regali sinceri quattro. Comunque provateci voi a trovare un regalo di Natale che non sia fatto in Cina. Quasi impossibile, al limite si trova qualcosa dal Taiwan. Io però dovrei avercela fatta, è stato sufficiente stare alla larga dai regali tecnologici e dai soprammobili.Adesso che ci penso, mi sono dimenticato di comprarmi il regalo per me. Fa niente, non mi offendo. Davvero non preoccuparmi. Non ero tenuto a farmelo, non mi aspettavo niente. Figurami che neppure io mi sono comprato niente. Amico come prima.
Comunque vorrei ringraziare quello che a un certo punto ha pensato bene che i pacchetti regalo si potevano sostituire con i sacchettini regalo, così metti nella borsetta e non devi star lì a incartare. Lo dico solo perchè io non sono capace di incartare i regali, ovviamente. Di solito mi finisce lo scotch sul regalo anzichè sulla carta. Invece con il sacchetto metti dentro e al limite dai un punto con la pinzatrice. E poi quello che lo riceve può usare lo stesso sacchetto per un altro regalo, tanto chi se ne accorge? Per esempio quest'anno qualcuno mi ha regalato una scatola di cioccolatini. Dentro a un sacchetto di Natale con dei cani vestiti da Babbo Natale. Allora ho preso il sacchetto e ci ho messo dentro un mio regalo. Non ci crederete ma il sacchetto di Natale, che costerà due euro a dir tanto, era made in China. Avanti di questo passo il prossimo pranzo di Natale lo faremo con arancini di riso e involtini primavera conditi con cacca di piccione. E poi bisognelà iniziale falsi gli auguli in cinese e a eliminale la elle dal vocabolalio, Cioè, non la elle, intendo la elle. Non quella di livolno, quella di lamallo.
Però perlomeno "Buon Natale" rimarrà uguale. Quindi niente auguli, soltanto Buon Natale a tutti.

lunedì 22 dicembre 2008

santo stefano

Quest'anno preferirei davvero che Natale non arrivasse. Il Natale dovrebbe avere un valore simbolico per tutti quelli che hanno delle speranze per il futuro. Le sorprese da aprire, le giornate che iniziano ad allungarsi, Gesù che nasce, e via dicendo. Ma siccome il futuro è per definizione sempre un po' peggiore del presente, sarebbe di gran lunga meglio dimenticarsi del Natale e tirar dritto. C'è il rischio che qualcuno, preso dal clima Natalizio e da quel po' di spiritualità messa in saldo, possa per un istante pensare che il futuro sarà migliore, e non voglio immaginare quanto sarà brutto per lui risvegliarsi il 26 mattina. Del Natale allora direi che vale la pena godersi tutto quello che ragionevolmente ci si può aspettare di godere, e quindi rifugiarsi nel tanto denigrato aspetto materiale dei regali e dei pranzi. Una felicità più facile e più breve, ma senza troppe pretese e quindi più autentica. Tutto quello che non è panettone e regali è inutile e falso, parole senza significato. E io incomincerei anche a diffidare delle persone che ti fanno i regali. Sicuramente i sentimenti di chi ti fa i regali durano meno di quanto duri la sorpresa, tanto vale aggrapparsi a quel pacchetto che perlomeno è solido, concreto e non costa nulla.

giovedì 18 dicembre 2008

presenze

Ho idea che non sia molto salutare passare giornate intere chiuso nella mia stanza, con davanti solo il panorama di un muro e una scrivania. Senza vedere nessuno, senza parlare con nessuno. A imbottirmi di tè e tisane. Con una sbirciata su internet durante le pause come unico contatto con il mondo esterno. E la mia gatta che invece di farmi compagnia pensa a schiacciare il suo pisolino di dodici ore. No. credo che da un punto di vista psicologico tutto questo non sia molto sano. Voglio dire, uno rischia di impazzire, di perdere il lume della ragione. Tra un po' cosa mi succederà? Inizierò a sentire i muri e i mobili parlare. A vedere presenze che non ci sono. Come Tom Hanks in Castaway, quando inizia a parlare con il pallone Wilson.
Non sono ancora arrivato a quel punto, ovviamente, anche perchè secondo me finchè uno è in grado di domandarsi se stia impazzendo vuol dire che non sta ancora realmente impazzendo. E poi, dopotutto, anch'io ho chi mi tiene compagnia. Ieri, per esempio, ho alzato lo sguardo dalla scrivania e mi sono girato di scatto, e ho scoperto l'armadio che mi stava osservando da dietro. Appena ha visto che mi sono accorto di lui è tornato a essere un normale armadio, ma non creda che io a certe cose non faccia caso. E poi, la mia lampada, non vi dico quanto mi irrita il modo in cui allunga il collo e si sporge per vedere quello che sto scrivendo. Cosa vuole da me? Cos'ha da guardare? Certe cose mi fanno davvero innervosire. Anche questo nervoso non è molto salutare, sapete? Non mi aiuta di certo a sopportare questa solitudine. Se va avanti così tra un po' inizierò a impazzire davvero.

lunedì 15 dicembre 2008

pallone d'oro

Da oggi siamo ufficialmente entrati nel periodo dei bilanci di fine anno. Uno si deve chiedere "che anno è stato?" e poi darsi una risposta, come da Marzullo.
In effetti, è improbabile che le ultime due settimane possano cambiare qualcosa, tanto vale iniziare adesso a fare quattro conti. E' come per il pallone d'oro, che a novembre hanno già deciso chi lo vince, senza aspettare quello che succede a dicembre.
Dunque, bilanci di fine anno, parte prima.
La prossima volta che mi capita un 2008 come questo io non gioco più. Lo dico subito così dopo non ci sono discussioni. Ecco, come bilancio potrei fermarmi qui, ma preferisco dilungarmi un po' di più sui dettagli e analizzare i singoli aspetti che hanno reso questo 2008 tristemente indimenticabile. Fortunatamente, non sempre faccio quello che preferisco, quindi con il bilancio mi fermo qui.
Capitolo secondo, aspettative per il 2009. Andare in palestra. Fare un giro nel corridoio della palestra e poi scappare via al pù presto. Diventare famoso, in qualunque modo, tranne quelli che comportano la galera o la morte. Diventare un gatto. Coi baffi, la coda e tutto il resto. Ritornare al 2007, o comunque fare ritornare tutto esattamente come era nel 2007. Tutto. Ogni piccolo minuto di ogni giorno. Non voglio andare avanti, non voglio guardare avanti, non voglio pensare al futuro. Voglio tornare indietro, io voglio vivere nel passato. Nel mio passato. Non capisco che bisogno ci fosse di cambiare tutto quanto. E infatti io non ho cambiato niente, sono le cose che sono cambiate da sole davanti a me senza che io potessi farci niente.
Ma magari un giorno o l'altro il 2007 torna, magari travestito da qualcos'altro. Ma non importa che vestito si mette, appena lo vedrò mi accorgerò subito che è lui. Il 2007 aveva un profumo che non va più via.

sabato 13 dicembre 2008

letterina

Caro Babbo Natale,
come te la passi? che aria tira lassù? ti scrivo per le mie solite richieste di Natale, spero non sia troppo tardi. Non provare a tirarmi fuori la storia se sono stato buono o no, che tanto i regali li hai sempre portati a tutti senza distinzioni. Ti ricordi quel tizio che una ventina d'anni fa era venuto a casa mia e solo per farmi un dispetto mi aveva bucato il pallone? Ecco, quello era stato abbastanza cattivo, no? Voglio dire, se non è cattivo uno che arriva a casa tua e ti buca il pallone, dimmi tu chi è cattivo. Io avrei giurato che a quel tizio a Natale non avresti portato niente, e almeno questa idea mi consolava del fatto di non poter più giocare a pallone. Ma vado a casa sua a Natale e cosa scopro? Pieno di regali fino al collo, forse addirittura più di me. E' stato da quel giorno, sai, che ho capito che la giustizia non è di questo mondo. Quindi se sono stato bravo o no non ti deve interessare, pensa a fare il tuo mestiere e inizia a impacchettarmi i seguenti regali.
Voglio una corda per fare bunjee-jumping. Io non faccio bunjee-jumping, figurati che non so nemmeno se bunjee-jumping si scriva "bunjee-jumping". Per questo non mi sognerei mai di comprare una corda per fare bunjee-jumping. Ma quindi non avrò mai una corda per fare bunjee-jumping in tutta la mia vita, a meno che qualcuno non me la regali. Quindi voglio che tu mi porti una corda per bunjee-jumping.
Poi voglio un pezzo d'Australia. Possibilmente la parte coi canguri. Lo so che pesa, e che forse dal camino non ci passa. Ma al limite fai un viaggio in più, cosa vuoi che ti cambi? L'Australia la voglio così ci posso andare in vacanza quando mi pare senza aspettare sei ore all'aeroporto.
Poi già che ci sei portami una cassa di birra, preferibilmente scura. Preferibilmente inglese. Non mi venire a dire che non porti alcolici, che con la pancia che ti ritrovi a chi vuoi darla a bere? Poi vedi, ti faccio anche le battute divertenti, qualche birra me la devi.
Poi direi basta. Cioè, non ho bisogno di nient'altro. Una casa ce l'ho, una gatta pure, ho tutto lo stretto indispensabile. Quindi per gli altri regali fai un po' tu, a me va sempre bene. Basta che non ti presenti a mani vuote.
Ciao Babbo Natale, stammi bene e vedi di non dimenticarti il bunjee jumping
con affetto
alberto

venerdì 12 dicembre 2008

spazio

Ho una serie di problemi. I miei problemi sono talmente tanti che non inizio neppure a fare un elenco, perchè rischierei di non fermarmi più. Per brevità, dico solo il primo e l'ultimo dei miei problemi. Il primo dei miei problemi in questo momento è il sonno che mi sta salendo dalle caviglie alle ginocchia e nel giro di pochi minuti mi sommergerà fino al collo, così che sarò tutto addormentato a parte la testa. L'ultimo dei miei problemi è la mia gatta che ingrassa a vista d'occhio e se va avanti così non trova più marito.
Qualcuno dice che dormirci sopra aiuta a risolvere i problemi. Ma secondo me non è vero, altrimenti la mia gatta non avrebbe mai problemi, visto che tutto quello che lei fa, oltre a essere una gatta, è dormire.
A me succede proprio il contrario. Se ho un problema e ci dormo sopra, quando mi sveglio il problema è diventato ancora più grosso. Per questo cerco sempre di non dormire troppo. Per esempio, quando mi scappa la pipì e mi addormento senza farla, appena mi sveglio mi scappa ancora di più. E lo stesso mi succede con la tristezza o il mal di gola. Il risveglio è sempre il momento più brutto, per uno che ha dei problemi.
Le soluzioni possibili sono due. O si risolvono i problemi prima di addormentarsi, o si evita di andare a dormire. Io di solito non faccio nè l'uno nè l'altro. Infatti ho comprato una mensola apposta per tenere tutti i miei problemi quando diventano troppo grossi per restare tutti nella mia testa o nel mio stomaco, Ma un giorno di questi vado in discarica e ci butto dentro la mensola con tutto quello che c'è sopra. Faccio un po' di spazio per i nuovi problemi che verranno. Se qualcuno non sa dove mettere i propri problemi, mi chiami pure che io ho un sacco di spazio

martedì 9 dicembre 2008

blu

Vorrei dire qualcosa di non molto impegnativo. Così, tanto per finire in modo sereno la giornata. Una frase stupida, magari senza senso, per alleggerire un po' i pensieri e dormire più rilassato. Mi piace il gelato blu e il ghiacciolo blu, per esempio. Ecco, sì, abbastanza superficiale, così meravigliosamente superficiale. Il gelato blu e il ghiacciolo blu, buoni buoni. Anche se non credo che siano allo stesso gusto. Il ghiacciolo blu è all'anice, il gelato blu non si capisce bene. Non credo sia davvero fatto con i puffi, altrimenti a quest'ora non ce ne sarebbero già più in giro. Di puffi, intendo. Insomma, non so perchè il gelato blu sia blu,ma visto che non si capisce neppure di che gusto sia, un colore vale l'altro. Per dire, potevano anche farlo viola, che nessuno avrebbe avuto da obiettare. Sono invece un po' più perplesso sul ghiacciolo. Perchè il ghicciolo all'anice è blu? La cosa non è tanto normale, visto che l'anice è marrone. Certo, non mi aspetto che nei ghiaccioli sia davvero la frutta a dare il colore, anche perchè altrimenti non si spiegherebbe perchè alcuni ghiaccioli al limone siano bianchi e altri gialli. Però si potrebbe almeno dare il colore in modo sensato, e l'anice blu mi sembra davvero senza senso.
Il discorso si sta facendo troppo complicato e impegnativo, forse farei bene a darci un taglio prima che il mio proposito di rimanere sul superficiale vada a farsi benedire. D'altra parte i ghiaccioli sono un ambito di riflessione troppo impegnativo, avrei dovuto saperlo fin da subito. Avrei fatto meglio a concentrarmi sui mottarelli o sui cornetti, anche se a dire la verità i cornetti hanno subito una certa evoluzione che ha reso il panorama piuttosto eterogeneo, dall'amarena al cappuccino. Comunque sono arrivato alla conclusione che le barzellette sul biscotto del gelato al biscotto (che, per la cronaca, esiste da molto prima del commerciale "cucciolone")siano volutamente poco divertenti, così che uno è più invogliato a mangiarsi il gelato.
Ho inventato anch'io una barzelletta da mettere sul gelato al biscotto, appena trovo un biscotto ce la scrivo sopra e la invio a quelli del gelato al biscotto. La barzelletta fa così: ci sono un italiano, un inglese e un tedesco che si stufano di recitare come attori nelle barzellette dell'asilo e vanno in vacanza ai caraibi. L'inglese fa all'italiano: perchè non dici la tua solita battuta scema? E l'italiano: perchè sono in vancanza. E il tedesco allora dice: ma vuoi dire che quando sei fuori dalle barzellette sei una persona seria? E l'italiano risponde: no, ma non è detto che io debba per forza fare ridere. E allora l'inglese ricomincia: quanto pensate che debba andare avanti questa barzelletta? E l'italiano: non lo so, ho idea che quello che la sta scrivendo non riesca a pensare a una conclusione che faccia ridere. E il tedesco chiede: ma chi è che la sta scrivendo? E l'inglese: dev'essere quello là che parlava dei ghiaccioli, mi fa un po' pena. E l'italiano: ma perchè non se ne va a dormire e non ci lascia in pace?
Va bene, va bene, me ne vado a dormire, lo capisco da solo quando non sono gradito nelle barzellette

domenica 7 dicembre 2008

pigiama

Mi chiedo a cosa serva stare via due mesi se poi quando uno torna trova tutto uguale a prima. Solo i calendari sono avanzati di qualche pagina, e la mia gatta è ingrassata in modo malsano. Ma tutto il resto è rimasto fermo dov'era. La mia casa, le persone attorno, il colore di questo soffitto, il buio della mia stanza. E poi lei, la mia vita che mi aspettava sdraiata sul mio letto, proprio dove l'avevo lasciata quella mattina in cui ci eravamo salutati, io con le valigia in mano, lei con il suo sguardo minaccioso. Forse si è addolcita un po' in questi mesi, un po' di tempo lontana da me potrebbe averle fatto bene. Ma è ancora troppo presto per saperlo. Non lo so se devo essere contento, mi prendo ancora qualche giorno per decidere. Essere contenti è una scelta difficile, bisogna valutare bene. Per intanto cerco di guardarmi attorno e di vedere se si può stare un po' meglio. Ma non ho ancora ripreso confidenza con la mia vita, tendo ancora a lasciarla lì sul letto quando mi alzo la mattina, insieme al pigiama e qualche brutto sogno della notte prima. Ho fatto quasi solo brutti sogni da quando sono tornato, ma non so come interpretare questa cosa. Forse è il modo in cui la mia vita prova a farmi pagare il fatto di averla dimenticata per tutto questo tempo, o il fatto di non volerla ancora portare con me dentro alle mie giornate.
Ma allora mi viene da chiedermi: si può convivere con una vita estranea a se stessi?

mercoledì 3 dicembre 2008

torno subito

Ultimo giorno inglese. Puntuale e' arrivata anche stavolta l'ora di partire. Mi aspetta l'ultima giornata, l'ultimo pranzo, l'ultima cena, l'ultima bevuta al pub. Mi mancheranno un bel po' di cose, lo so gia'. Altre non mi mancheranno per niente. Alcune mi mancheranno, si', ma me ne accorgero' solo fra qualche giorno. Magari sono quelle piccole cosa cui adesso non faccio nemmeno caso.
Tra le cose che non mi mancheranno c'e' quella roba che gli inglesi, con molta audacia, chiamano "food" e i programmi televisivi inglesi.
Mi manchera' la birra inglese, e le serate al pub a bere birra inglese. Come faro' senza? come riempiro' le mie serate? ha ancora senso una vita vissuta senza la birra inglese al proprio fianco?
Chester. No, Chester non mi manchera'. Diciamo la verita', lui e io non abbiamo mai trovato un'intesa. Tra di noi non poteva funzionare, avremmo dovuto capirlo entrambi fin da subito. Lui ha la sua vita qua, fatta di passeggiate serali, di pisciatine in giardino, di coccole e croccantini. E io, io ho la mia gatta che mi aspetta a casa Anche se lui non ha mai sospettato niente, avrei dovuto essere chiaro fin da subito su questo punto. Chester non e' mai riuscito a prendere davvero il posto della mia gatta; d'altra parte era impensabile che un comunissimo e volgarissimo cane potesse rimpiazziarla. E d'altra parte lei non me lo avrebbe mai perdonato. Forse avrebbe tollerato una storia con un altro gatto, ma un cane no, sarebbe stata un'offesa troppo grande per lei.
Adesso e' ora che io torni alla mia vita e lui alla sua. E' una storia iniziata e finita male. Capita. Non ne faro' parola con la mia mia gatta, e tra di noi continuera' come se niente fosse successo

lunedì 1 dicembre 2008

torno

Dunque parrebbe che si debba iniziare un'altra settimana. Va bene, ci sto, iniziamola. Questa settimana e' strana perche' la inizio qui e la finisco da un'altra parte. Il che succede tutte le settimane, visto che di solito la domenica sera non sono mai nello stesso posto del lunedi' mattina. Pero' questa settimana la inizio qui e la finisco la'. Qui e' qui, in Inghilterra. La' e la', in Italia. Cioe', a casa piu' che in Italia.
Devo preparare la valigia, ma aspetto l'ultimo momento cosi' se cambio idea non faccio il lavoro per niente. No, comunque non cambio idea, e' solo che mi serve una scusa per non iniziare. Fare la valigia e' la cosa piu' pesante del mondo, dopo l'Australia. (Non fate domande, e' cosi' e basta).
Siccome sa che parto, l'Inghilterra ha deciso di fare uscire il sole. Magari e' per convincermi a restare (ma avrebbe fatto meglio a offrirmi una birra). O magari e' perche' e' contenta che me ne vado. La cosa non mi darebbe tanto fastidio, purche' in Italia ci sia qualcuno contento che io torno. Dicono che in Italia stia addirittura nevicando. Forse perche' anche lei non e' contenta che torno.
Comunque ho deciso, non mi importa chi piange e chi ride. Se proprio devo fare un dispetto a qualcuno lo faccio all'Italia, e me ne torno a casa.