mercoledì 1 aprile 2009

colori

Non riesco mai a mettermi nei miei panni, figurarsi in quelli di qualcun altro. Non vedo perchè dovrei preoccuparmi di come gli altri vedono il mondo, se non ho ancora ben capito io come devo vederlo. Forse però mettermi nei panni di qualcun altro mi potrebbe dare qualche spunto interessante. Per esempio, come vede il mondo un daltonico? Con i colori sbagliati, suppongo. Sì, ma sbagliati rispetto a cosa? Rispetto a come li vedo io, suppongo. E rispetto a come li vedono la maggior parte delle persone, suppongo. Che, suppongo, chiamano "verdi" le cose che io vedo verdi e "gialle" le cose che io vedo gialle. Perchè, suppongo, loro vedono il giallo proprio come lo vedo io e il verde proprio come lo vedo io. Sul limone, per esempio, loro vedono lo stesso colore che vedo io. Suppongo.
Solo che a furia di fare supposizioni uno potrebbe supporre di stare supponendo un po' troppe cose, suppongo. Che ne so io di cosa vedono gli altri quando io vedo il giallo? Usano la stessa parola, "giallo", è vero, ma non è detto che vedano il giallo. Magari vedono sempre il verde e lo chiamano giallo, e siccome lo fanno sempre e anch'io dico sempre giallo quando vedo giallo, potremmo non scoprire mai di stare usando la stessa parola per parlare di colori diversi. Il mio giallo è il tuo verde, ma siccome lo è sempre, noi non lo sapremo mai.
Quando c'era il bianco e nero era tutto più semplice, suppongo.

lunedì 30 marzo 2009

parentesi

Mi trovo chiuso tra due parentesi. Una che si apre, una che si chiude. Non riesco a uscire, anche se le parentesi sono soltanto tonde. Non so chi me la abbia messe, io non ricordo di avere mai aperto parentesi. Quindi non posso neppure averle chiuse. Mi ci sono ritrovato in mezzo, tutto qui. Quando ci si ritrova chiuso tra parentesi, bisogna studiare qualche strana operazione per uscirne. Non necessariamente matematica. E' che le parentesi succedono senza che uno se ne accorga, spesso anzi si capisce di essere stato in una parentesi solo quando se ne è già fuori. Sì, ma è proprio uscirci il problema. Mi studierò qualcosa, in un modo o nell'altro sarò fuori. Prima o poi. Sperando di non scoprire di fuori una parentesi quadra che mi rinchiude da più lontano

mercoledì 25 marzo 2009

noia

Di tutte le cose che avevo in mente di scrivere stasera, non credo di riuscire a metterne giù neppure una. Dev'essere per via di quella cosa che a un certo punto mi sale dentro e mi rende indifferente a tutto quello che penso. Io lo so che ci sono dei pensieri qui dentro, che si muovono e si incrociano e cambiano. Solo che non me ne importa niente. Non mi sembrano più così interessanti come prima, non mi sembrano più così divertenti. Mi annoio a scriverli, mi annoio anche a ripensarli, non parliamone a rileggerli. Spesso mi annoio anche mentre parlo, se provo ad ascoltare quello che dico. Per questo dopo un po' lascio sempre che la mia bocca e la mia testa vadano per conto loro,e mentre parlo di qualcosa mi metto a pensare ad altro. Almeno finchè anche l'altro non mi annoia. Dev'esserci qualcosa di non molto sano in tutto questo, forse anche di patologico. Anche i pensieri e le parole delle altre persone spesso mi annoiano, ma è più difficile pensare ad altro quando hai davanti qualcuno che vuole essere ascoltato. E se proprio non riesco ad ascoltarlo, la cosa migliore che può succedermi è che mi ritrovo a non pensare a nulla. Che è pur sempre qualcosa.

domenica 22 marzo 2009

viti

Domenica bestiale, anzi quasi normale. Particolarmente normale. Dei silenzi si aggirano qui intorno, ben nascosti sotto un rumore incomprensibile. Ma dopotutto non mi è chiaro come sarebbe un rumore comprensibile.
Oggi sembra primavera, il che rende ancor più particolarmente normale questa domenica di primavera. Ho fatto dei buchi per terra e ci ho piantato delle viti. Le piante, beninteso, così non c'è stato neppure bisogno di avvitarle. Vado a fare dello sport, come normalmente si fa di domenica. Sono queste cose eccezionali che rendono la domenica così diversa dagli altri giorni della settimana, e così particolarmente normale.
La mia gatta, invece, non sente la domenica. Dorme. Normalmente. La domenica è per lei normalmente normale, come un martedì qualunque. Deve avere una vita normalmente monotona la mia gatta. Una vita particolare, senza le domeniche normali che abbiamo tutti noi.

sabato 21 marzo 2009

pigiama party

Adesso che ci penso, non sono mai andato a un pigiama party. Per due motivi principali. Primo, nessuno mi ha mai invitato. Secondo, anche se mi avessero invitato, non avrei avuto niente da mettermi. Il mio pigiama non è adatto a un pigiama party. E' un po' fuori moda, credo. Forse mio nonno ne aveva uno simile, e difatti non mi risulta che mio nonno sia mai andato a un pigiama party. Ma potrei sempre sbagliarmi.
Non ho idea di cosa faccia la gente a un pigiama party, a parte starsene in pigiama a commentare i pigiami degli altri. Io, per esempio, in questo momento sono in pigiama, e l'unica cosa che mi viene in mente di fare è andarmene a dormire. Niente party questa notte.

mercoledì 18 marzo 2009

vite

Due cose sono davvero importanti nella vita, ma non so quali siano. Fuori dalla vita, invece, non è importante proprio nulla, a meno che non ci sia qualcosa anche lì. Lì, fuori dalla vita, intendo. Comunque sia, non è affar nostro, che ci sia o non ci sia. E' affar nostro la vita, invece. Anzi, la nostra vita, la mia la tua e la sua, non "la vita" in generale. La vita in generale non esiste, esistono solo tante vite. E magari in ognuna le due cose importanti sono diverse. Magari in qualcuna sono mangiare e dormire, in qualcun'altra amare e cantare, in un'altra guardare la tv e gozzoviagliare. Per alcuni addirittura bofonchiare.
C'è un intervallo di tempo tra il non esser nati e l'esser morti. E il fatto di dover nascere e dover morire è l'unica cosa che rende due vite uguali. Per il resto, si tratta solo di riempire quel po' di tempo, in attesa che il mondo si dimentichi di nuovo di noi.

lunedì 16 marzo 2009

fine

quando finalmente è l'ora che si può dormire, come se l'oggi non fosse già più oggi e il domani solo un problema di domani.
Come adesso, dove niente importa se non dormire. Il buio che caccia via la luce, lontano. La luna che caccia via il sole, il silenzio un altro silenzio.
Dormo, perchè di più non si può fare

sabato 14 marzo 2009

solo cani e gatti

La mia gatta non apprezza l'uso dispregiativo che si fa dell'espressione "eravamo in quattro gatti". E io sono d'accordo con lei, è una frase discriminatoria. Cosa c'è di male nell'essere quattro gatti rispetto all'essere in quattro persone? cosa c'è di male nell'essere gatti invece che persone? La mia gatta non capisce, e neanch'io.
I cani dei miei vicini, invece, non capiscono perchè si usi dire "essere solo come un cane". I cani sono soli? E quando mai? C'è sempre un padrone dietro cui scodinzolare. Al limite sono i padroni a essere soli, anche se si illudono che i cani siano diversi dai gatti e facciano loro compagnia "sinceramente". Secondo me, comunque, "solo come un gatto" sarebbe più appropriato. I gatti sì che sono soli. E però, in effetti, a differenza delle persone che sono "sole come dei cani", i gatti sono felici di essere soli. Quindi se si dicesse "solo come un gatto" al posto di "solo come un cane" si perderebbe buona parte del significato di "essere solo come un cane".
Ma allora se i cani non sono soli e i gatti sono soli ma non "soli come dei cani", cosa si dovrebbe dire? Bisognerebbe trovare degli animali che sono davvero soli e che vorrebbero non esserlo. Solo come...solo come...solo come un uomo, ecco. Non mi viene in mente niente di più solo e più desolatamente solo di un uomo.
Perchè si scaricano su cani e gatti tutte le miserie che sono solo umane? Essere in quattro gatti, essere solo come un cane..mah, è già abbastanza difficile essere come un uomo.

mercoledì 11 marzo 2009

metà strada

Preferisco le cose che non succedono, perchè sono molte di più. E perchè non sono pericolose, solo a volte un po' tristi. Anzi, forse quasi sempre tristi. Perchè anche quando sono allegre, diventano tristi per il fatto di non succedere. E quando sono tristi, restano tristi anche se non succedono. Soprattutto perchè di solito al posto delle cose tristi che non succedono, ci sono lo stesso cose tristi che succedono.
L'allegria si trova sempre a metà strada fra quello che succede e quello che non succede. Ma cosa c'è a metà strada? Come si chiamano le cose a metà strada? Ho idea che non ci sia niente, e dove non c'è niente, ecco, quello è il posto dell'allegria. Nè il pensiero a quello che succede, nè il rimpianto per quello che non succede. Niente di niente. Se si riesce a fermarsi per un po' lì in mezzo, poi si capisce l'allegria che cos'è.

domenica 8 marzo 2009

fatto

Pertanto, credo sia troppo presto per dire che è meglio quel che c'è stato di quel che ci sarà. Il fatto di accontentarsi del fatto di aver fatto quel che si è fatto non è roba per me. Non ancora. Preferisco ancora le cose che non ho ancora fatto, e le cose che non farò ma che mi capitaranno lo stesso, e il fatto di non sapere quel che sarà fatto di quel che ancora non è fatto.
Stiamo a vedere insomma, che tanto se poi la cosa non mi piacerà, ci sarà sempre tempo per dire: "quel che ho fatto l'ho fatto". Il passato non è ancora passato tutto quanto, c'è ancora tempo per cavarci fuori qualcosa di buono, per avere poi un buon passato da vedere quando si guarderà indietro. Poi. Bisogna ancora lavorare un bel po' prima di farsi un passato all'altezza del modo in cui tutti oggi rimpiangono e parlano del proprio passato. Bisogna dare un po' di contenuto alla forma vuota di questi discorsi vuoti su un passato che, se fosse per noi, inizierebbe troppo presto, quando ancora il futuro è troppo grande per starci tutto dentro all'idea del passato.

giovedì 5 marzo 2009

aksdjhfhqbna

stasera penso cose. cose vuote, cose minuscole. come queste lettere. cose basse. poco importanti, come queste parole. vorrei sapere suonare il pianoforte, per poter decidere ogni tanto di non suonare. cosa vuol dire? non so. non sto pensando seriamente, anche se vorrei star pensando seriamente, per poter decidere, adesso, di non pensare più. le persone passano davanti, si fermano un istante, poi vanno e qualcuno, ma solo qualcuno, dopo torna. ecco, sì, questo mi pareva un buon pensiero. e se non buono, comunque vero. le cose vere non sono le cose buone, è vero, però sono vere. e non so più se queste cose abbiano un senso o no, se voglio che lo abbiano o no, se siano serie o ridicole.
sono serie e ridicole, come tutto quanto.

mercoledì 4 marzo 2009

aggiornamenti

Aggiornamento di mercoledì 4 marzo. Ho scoperto che boffonchiare si scrive in realtà con una sola f, così: bofonchiare. Il che, naturalmente, lo rende meno pieno e soffice, e quindi praticamente inutilizzabile per i miei scopi.La notizia mi ha rattristato non poco, ma comunque non abbastanza da indurmi a smettere di bofonchiare.Solo, d'ora in poi lo farò con un po' meno gusto e tenendomi dentro una f ormai inutile ad ammorbidire alcunchè o chicchessia.
Certo, mi sarebbe di gran giovamento sapere cosa dovrei fare per poter dire di stare bofonchiando. Un significato, ecco, mi servirebbe un significato. Ed eccolo qui:
v.intr. e tr. (io bofónchio)
CO v.intr. (avere) borbottare, brontolare sbuffando: b. tra sé e sé | v.tr., dire borbottando: cosa stai bofonchiando?
Varianti: bifonchiare

Sì, direi che mi viene bene. Credo di non aver fatto altro in vita mia

lunedì 2 marzo 2009

boffonchiare

Non avevo mai fatto caso fino a ora a quanto sia bella la parola "boffonchiare".
Bella piena e soffice. Morbida. Boffonchiare.
Boffonchiamo tutti insieme

somiglianze

Pensavo ieri notte che la mia gatta e io non ci assomigliamo proprio per niente.
Tanto per cominciare, lei ha quei baffi lunghi lunghi che gli escono fuori dal muso, cosa che io, per fortuna, non ho. Anche se è vero che spesso non mi faccio la barba per qualche giorno e un po' di baffi crescono pure a me.
Seconda cosa, la mia gatta miagola, mentre io, al limite, quando devo dire qualcosa parlo. Anche se è vero che io non è che parli molto spesso, e neppure la mia gatta miagola molto spesso, tranne quando ha bisogno di aiuto per i suoi bisogni fondamentali tipo mangiare, uscire a far pipì o farsi grattare dietro le orecchie.
Comunque, la mia gatta passa le sue giornate a dormire e le notti a gironzolare, mentre di solito io faccio esattamente il contrario. Anche se è vero che ogni tanto pure io sto in giro di notte e mi capita anche di buttarmi sul divano dopo pranzo.
No, la mia gatta e io non ci assomigliamo per niente, anche se in fondo un po' ci assomigliamo. La differenza più grande, secondo me, è che mentre io vorrei essere come un gatto, la mia gatta non ci pensa nemmeno a voler essere come me. E anche per questo io vorrei essere come lei, per essere soddisfatto del fatto di essere quel che sono e infischiarmene degli altri e non voler assomigliare a nessuno. Assomigliare a qualcuno...roba da cani e da padroni, quella..

sabato 28 febbraio 2009

tutto qui

Non capisco proprio chi dice che non si può aver tutto dalla vita. Io, per esempio, ho provato a cercare altrove, ma vi assicuro che è impossibile. Se si vuole tutto, è dentro alla vita che bisogna guardare. Perchè anche se per puro caso uno riuscisse a metter la testa fuori, forse troverebbe tutto, è vero, ma difficilmente se ne accorgerebbe. Io sconsiglio chiunque di mettere la testa fuori dalla vita, dove diventa difficile persino respirare, camminare, vivere o cose così. E, dopotutto, sarebbe uno sforzo vano, perchè sono sicuro che tutto quello che si può volere è già qua dentro, dove si respira, si cammina e si vive senza problemi. Il vero problema, semmai, è che il posto qui è troppo grande per riuscire a cercare proprio dappertutto, in ogni angolo, sotto ogni tappeto, in cima a ogni montagna, in fondo a ogni mare, dietro ogni stella, e via dicendo. E quello che uno cerca, quando uno cerca tutto, è sempre ben nascosto, anche se lo si trova ovunque. Perchè per ogni posto in cui lo si cerca e magari lo si trova, ci sono contemporaneamente un'infinità di posti in cui non lo si sta cercando, è c'è da scommetterci che quello che uno cerca, anche quando lo trova, rimane sempre comunque anche altrove.

mercoledì 25 febbraio 2009

conti

Dunque si torna al nucleare, a quanto pare. Appunto, a quanto pare. Perchè per fortuna poi la realtà è un'altra cosa. La miglior motivazione per il ritorno al nucleare è stata "ma tanto ce l'hanno già in Francia. Se succede un incidente lì è come se succedesse qui". Bella. Ottima ragione, direi.
Comunque, per fortuna, la realtà è un'altra cosa. Al nucleare non si torna. Non conviene a nessuno, a parte quei due o tre gruppi che hanno intenzione di investirci. Se le centrali saranno pronte per il 2020, l'energia nuclera sarà già preistoria. Ed è vero che noi siamo l'Italia, e quindi andiamo sempre nella direzione opposta agli altri (preferibilmente all'indietro quando gli altri vanno avanti), ma c'è motivo di sperare che nel 2020 tra eolico e solare e altre fonti alternative ci si sarà lasciati il nucleare alle spalle.
Quello che non capisco è perchè nel considerare i rischi, seppur limitati, del nucleare si consideri solo la probabilità che si verifichi un incidente, e non quanto le conseguenze dell'incidente potrebbero influire nell'accettabilità di un rischio. Voglio dire, l'assunzione di un rischio è "razionale" non solo riguardo a un calcolo di probabilità e ai benefici che se ne traggono, ma anche (anzi, soprattutto)riguardo a cosa si sta rischiando.
La probabilità di rimanerci secco alla roulette russa è bassa, ma io non rischierei mai. La probabilità di smenarci 5 euro comprando un biglietto della lotteria è altissima, ma io me li gioco lo stesso.
E il nucleare? Certo, la probabilità che non succeda niente è molto, molto alta (forse più che nella lotteria). Ma cosa si sta rischiando? Secondo me, non conviene giocare, poi però fate come volete eh.

lunedì 23 febbraio 2009

mezze stagioni

Oggi, 23 febbraio, alle 4 del pomeriggio, in camera mia, ho ucciso la prima zanzara del 2009.
Mi sembrava importante registrarlo.
23 febbraio.
Ci sarebbe da rifletterci sopra.
Lo farò con le coccinelle che da un paio di mesi mi hanno invaso la casa.

domenica 22 febbraio 2009

ascolto

Se solo il mondo sapesse ascoltare. Tacere. Ascoltare.
Se solo le persone sapessero ascoltare. Mettersi da parte, lasciar via se stessi,dare spazio a quello che c'è da sentire.
Se solo si potesse ascoltare in silenzio.
Il mondo non è muto, parla dappertutto, da sempre. Ma c'è sempre una voce troppo forte che non lascia sentire. Una voce troppo impegnata a dire "io", troppo attenta ad ascoltarsi per poter sentire quel discorso che non ha nè un "io" nè un "tu", ma che è solo il discorso di qualcosa che chiede di essere ascoltato. Niente di più. Forse però troppo, di questi tempi.
Se solo si potesse ascoltare, tacere. Sgonfiare la parola "io" finchè non rimane solo il suono del mondo.

sabato 21 febbraio 2009

ego

Torno a casa dopo quattro giorni e la mia gatta che fa? Mi vede, sbadiglia, si avvicina alla finestra e miagola che vuole uscire a prendere aria. Così, completamente indifferente. Che io ci sia o non ci sia non le cambia la vita. C'era da aspettarselo. A volte penso che tutta la fatica che serve per conquistarsi un minimo di affetto da parte di un gatto sia una fatica vana. Non c'è mai un risultato, soltanto a volte la debole illusione che ci sia qualcosa di più profondo dietro il suo strofinarsi e rannicchiarsi e farsi grattare la pancia. Ma no, è solo egoismo. Puro egoismo felino. La mia gatta mi usa, questa è la verità. E mi usa perchè non c'è nessun altro disposto a tenerla in braccio sul divano mentre lei fa le fusa e dorme e si gongola nelle carezze. L'affetto non c'entra nulla. Le basta quello che riceve, non le serve darlo. Ma non ha assolutamente bisogno neppure di quello che riceve. E' contenta di prenderselo e di utilizzarlo per il suo sollazzo, ma se non c'è va bene lo stesso. Si dorme uguale, si mangia uguale, si gironzola di notte uguale.
Dio, quanto adoro i gatti...

lunedì 16 febbraio 2009

a/r

Me ne vado. Appena prima di tornare, me ne vado. Cioè, più che altro mi mandano via. Ma solo da qui a là, andata e ritorno. Perchè mi fanno anche tornare, dopo avermi mandato via. Quattro giorni, prima vado poi torno, chè fare il contrario sarebbe difficile, oltre che insensato. Più che difficile, direi anzi impossibile. Insensato e impossibile. Per questo ho deciso di non farlo, e di affidarmi ancora una volta al metodo tradizionale. Appunto, quello che prima si va e poi si torna. Sarà banale, ma è ancora il sistema più efficace e diffuso.
Vado a parlare a della gente, e a sentire della gente che mi parla. Ascolterò di certo cose più interessanti di quelle di cui parlerò. Ascolterò gente che parla meglio di come io parlerò. Magari io ascolterò meglio loro di come loro ascolteranno me. Beh, una cosa la posso dire di certo: chissenefrega. Chissenefrega di come mi ascoltano e di come parlano e di quanto meglio parlino. Questo però evito di dirlo, se mi ricordo. E se mi scappa di dirlo lo stesso, beh, chissenefrega. Anche questo però è meglio se evito di dirlo. E se mi scappa lo stesso, beh, chissenefrega di nuovo. Ho comunque già messo nella valigia i sacchetti per infilarci dentro la testa, così là al buio posso dire chissenefrega quante volte voglio senza essere visto.

sabato 14 febbraio 2009

non sa/non risponde

Se becco quello che ha inventato S.Valentino...anzi, se becco S.Valentino in persona...!
Il significato della festa degli innamorati non mi è per niente chiaro. Si intende la festa delle persone che sono innamorate, o delle persone che sono innamorate le une delle altre?
Perchè se è solo la festa "degli innamorati", allora è la festa di tutti, o quasi tutti. Chi non è innamorato? Come si fa a non esserlo? A cosa pensa tutto il giorno uno che non è innamorato? Intendo a cosa pensa di importante, a cosa pensa fra le cose che vale la pena pensare...non lo so, non vedo come sia possibile.
Non serve stare insieme a qualcuno per poter dire di essere innamorati, proprio come non sempre si sta insieme a qualcuno perchè se ne è innamorati. E allora secondo me S.Valentino è la festa degli accoppiati ma anche degli scoppiati, dei soli e degli accompagnati,meglio se soli o se bene accompagnati. Ma dei male accompagnati no, san Valentino non è la loro festa. Male accompagnati sono i non innamorati che si accompagnano gli uni agli altri, per motivi diversi dall'amore, evidentemente. Perchè dopotutto essere innamorati è solo uno dei possibili motivi dell'accompagnarsi gli uni agli altri in quel modo in cui si accompagnano uno e una, insomma due, insomma quelli che si dicono "sì" e "sempre" e "mai" e "noi". Ho provato a pensare a un elenco, e non avete idea quanto sia lungo. Soldi, stabilità, sicurezza, amore, convenienza, paura del futuro, non sa/non risponde. E credo che l'ultimo sia il motivo più diffuso. O forse no, chi lo sa. Non lo so, non rispondo. Non voglio rispondere. Ma difficilmente si otterrebbero risposte sincere, se si chiedesse a qualcuno il perchè- Sì, il perchè di quella cosa lì insomma. Il perchè ci sia bisogno di stare insieme alle altre persone. E il perchè esserne innamorati non sia sufficiente. E sufficiente a cosa poi?

mercoledì 11 febbraio 2009

semplice semplice

Il commento del paparatzi alla morte di Eluana Englaro è stato: "la vita non è un bene disponibile". Si può appena tollerare uno che dice una cosa così, ma che ci sia gente disposta a dargli ragione è molto, molto preoccpuante. Perchè la vita non dovrebbe essere un bene disponibile? Perchè me l'ha data Dio? Bene, allora chi crede in Dio, anzi, in quel Dio, considererà la propria vita come non disponibile, e si comporterà di conseguenza. Chi non crede in Dio, o in quel Dio, farà altre scelte, e disporrà della propria vita come meglio crede. Sono troppo ottuso io, o questa è una cosa semplice, chiara e banalmente vera? Il discorso morale finisce qui, non c'è nient'altro da aggiungere. Da qui in poi inizia il discorso politico e legislativo. Ora, bisogna decidersi una volta per tutte, e per questo il caso Englaro è così importante e simbolico. O viviamo in uno stato religioso, cattolico, in una teocrazia, e allora va bene, la vita non è disponibile per legge e per decreto divino, quindi non è disponibile per nessuno. Oppure viviamo in uno stato laico, uno stato di diritto, dove ognuno è libero di scegliersi i propri valori e la propria religione, di dare un proprio senso alla propria vita, con l'unico limite di non calpestare la liberà e i diritti altrui.
Il nostro governo ha scelto la prima strada, ed è una strada sbagliata. Ha obbedito alla Chiesa, anche se non lo ammetteranno mai (infatti è quasi ridicolo lo sforzo con cui i cattolici provano a inventarsi argomenti laici e razionali per dare un'apparenza di serietà alle loro posizioni).
Adesso, a me questo discorso sembra fin troppo elementare e scontato. Persino un bambino di cinque anni lo capirebbe. Non capisco su che basi si dia retta a chi dice il contrario. Anzi, quello che non capisco è: ma per gli italiani che votano questa gente è tanto difficile rendersi conto della mentalità medievale e arrogante che sta dietro a certe leggi?

lunedì 9 febbraio 2009

furto

Le parole non hanno più il loro significato. Ce lo hanno rubato. E allora le parole non esistono più. Tolto qualunque senso, restano solo dei suoni vuoti, dei rumori. Senza significato non rimane più niente. Non rimane neppure la cosa più importante di tutte, la possibilità di distinguere il torto dalla ragione, il giusto dallo sbagliato; perchè non si sa più di cosa si stia parlando quando si dice che una cosa è giusta e l'altra e sbagliata. Cosa sia una cosa e cosa sia l'altra. Rubarci le parole è la mossa più furba e pericolosa che possa fare chi sa di non poter avere ragione.
Basta guardare quello che hanno fatto alla libertà, maltrattata dall'ignoranza, dalla religione, da tutto quello che va contro e offende l'intelligenza delle persone. La libertà non esiste più, perchè la parola "libertà" ci è stata appena rubata. Se chi si oppone alla libertà di scegliere sulla propria vita e propria morte inizia impunemente ad autoproclamarsi portatore di libertà e, peggio ancora, trova gente che gli presta ascolto, allora sparisce la possibilità di capire da quale parte stia la libertà, da quale parte stia il giusto e da quale lo sbagliato. Sparisce la libertà stessa, perchè non c'è più la possibilità di intendersi l'un l'altro quando si usa questa parola.
C'è chi dice di voler difendere la libertà contro l'ingerenza dello Stato, e lo fa attraverso una legge dello Stato che vieta a tutti noi di scegliere liberamente se venire intubati e nutriti artificialmente. Se la libertà diventa questa cosa qui, allora la libertà non esiste più. Peggio, la libertà diventa la stessa cosa dell'imposizioni, un valore buono si confonde con un valore cattivo. Quello che era sbagliato cessa di esserlo, perchè il giusto e lo sbagliato spariscono insieme ai significati che queste parole avevano.
Norberto Bobbio diceva che il libro più prezioso di cui si dispone in tempi di crisi culturale è un buon dizionario. Forse è ora di ricominciare a sfogliarlo, per provare a insegnare a chi vende fumo e religione il significato delle parole che una volta si potevano liberamente usare.

sabato 7 febbraio 2009

rassegnato

Sono sempre più schifato da questo Paese. Non riesco neppure più a essere arrabbiato, solo rassegnato, Rassegnato all'arroganza e soprattutto all'ignoranza di chi ci governa, di chi crede di poter decidere anche sulla vita e sulla morte di persone che non conosce, forse per il suo delirio di onnipotenza di sostituirsi al padreterno. Si è sempre occupato di televisioni e del modo di restare fuori di galera, adesso fa discorsi sull'eutanasia e sulla bioetica senza mai aver saputo cosa fosse. Un omuncolo come quello non sarebbe al governo in nessun altro Paese. Si è sempre riso sopra la sua superficialità e le sue barzellette, adesso la sua superficialità la iniziamo a pagare molto cara. Oggi è una donna in un letto d'ospedale, ma tra un po' potrebbe toccare a ognuno di noi. Non capisco davvero. Non capisco cosa ci sia nella testa di chi lo vota, non capisco a quante cose si possa ancora passare sopra prima di rendersi conto con chi si sta avendo a che fare. Non sono più arrabbiato, solo rassegnato a vivere in un paese come questo, dove chi ci governa pretende di prendere il posto del papà di una donna che non conosce, disprezza il suo dolore, mette la propria persona davanti a tutto, persino alla vita e alla morte di tutti noi. Perchè questa cosa riguarda tutti noi, che stiamo mettendo la nostra vita e la nostra morte nelle mani di un fanatico.
Rassegnato, sono davvero rassegnato.

giovedì 5 febbraio 2009

capienza

Stavo facendo un rapido conto delle cose che non ho capito. In generale, intendo. Dalla matematica alla vita di tutti i giorni ai misteri dell'universo al funzionamento dei computer. Suppongo che fare il conto delle cose che non si capiscono sia molto più semplice che fare il conto delle cose che non si conoscono. Le cose che non capisco so che ci sono e quante sono, solo che non le capisco. Le cose che non conosco non so quante siano, altrimenti le conoscerei. A dire la verità, non credo che l'espressione "cose che non conosco" abbia senso. Cos'è una cosa che non conosco? Direi che ho trovato un'altra cosa che non capisco. O forse che non conosco. Insomma, non conosco o non capisco le cose che non conosco?
Ma poi mi chiedevo: per ogni cosa che esiste, esiste anche qualcuno che la conosce? Evidentemente no. Ci sono cose che esistono e nessuno ne sa niente. E ovviamente ci sono anche cose che esistono e che nessuno capisce. Poi però ci sono anche le cose che non esistono e qualcuno conosce. O, meglio , crede di conoscere. Per esempio dio, che è la cosa meno comprensibile e più conosciuta da tutti, pur non esistendo. Ma se uno conosce, o dice di conoscere, una cosa che non esiste, come fa a consocerla? Forse la conosce solo perchè crede di averla capita. In altri termini, io ho capito il concetto di dio, quindi lo conosco. Cioè, la mia conoscenza di dio mi deriva dalla comprensione del concetto, non dalla sua esistenza.
E' molto più semplice, credo, per quelli come me, che non avendo nè capito nè conosciuto dio, non devono neppure perdere tempo a chiedersi se esista. Al limite si farà vivo lui, il mio numero è sull'elenco

martedì 3 febbraio 2009

medioevo italia

Dunque è apparsa una madonna, in Piemonte. La madonna di Medjugorie. E' andata in trasferta. In realtà non è che sia proprio apparsa, come il titolo che ho letto sembrava lasciare intendere. E' solo una veggente che è andata in trasferta in Piemonte, e a quanto pare la madonna appare solo a lei. Pare che appare, insomma, anche se non pare che appaia a tutti, a quanto pare. I pellegrini si sono radunati tutti in chiesa, e all'apparire della veggente a quanto pare è apparsa puntuale anche la madonna. Nostra signora dell'abracadabra.Pareva quasi che non c'era, ma a quanto pare c'era. O così pare.
Quasi nello stesso istante, vicino a Lecco, un gruppo di invasati cattolici si è radunato fuori da un ospedale e ha cercato di impedire a un'ambulanza di trasferire Eluana Englaro in una clinica, dove se dio vuole finalmente verrà lasciata morire in santa pace. Eluana Englaro, se qualcuno ancora non lo sapesse, è un corpo morto cui da diciassette anni vengono fatte ingerire con la forza delle specie di alimenti per far sì che la sua respirazione continui, come quella dei vegetali. La cosa peggiore che possa capitare a una persona, insomma. Sembrava impossibile, e invece eccolo qui, un destino peggiore della morte stessa, perchè è come essere morti, solo senza quel rispetto e quel silenzio che ai morti è concesso.
Poche ore dopo, un bel po' di politici di destra e sinistra e sopra e sotto hanno chiesto che il governo facesse qualcosa per salvaguardare la sacralità della vita umana che, come dimostrano i recenti esperimenti scientifici, non appartiene a noi uomini, ma solo a Dio, ed è Dio che deve decidere. Anzi, non proprio Dio in persona, a dir la verità, perchè non tutti sentono la Sua voce. Lui parla in privato solo ai veggenti, al papa, ai vescovi, quasi come la madonna. Poi gli illuminati ci riferiscono e noi dobbiamo obbedire, perchè recenti esperimenti scientifici hanno dimostrato che Dio esiste e i vescovi lo vedono.
Quindi non è che uno abbia voce in capitolo quando deve decidere per sè. Bisogna prima consultarsi con i veggenti. Sentire cosa riferiscono ai veggenti da lassù, poi eseguire. Fare le leggi, minacciare gli ospedali, far soffrire le persone. Insomma, qualunque cosa, basta che si lasci decidere a Dio. E' scientificamente provato che credere in Dio ci farà andare tutti in Paradiso, anche quelli che non ci vogliono andare.
Il medioevo continua...

lunedì 2 febbraio 2009

meteo

Le previsioni del tempo prevedono il tempo, ma di solito hanno la vista un po' appannata. A volte sono abbagliati dal troppo sole, e non vedono che il tempo sarà bello. A volte hanno problemi a scrutare il tempo attraverso la pioggia, e non riescono a vedere che pioverà. Ma c'è una circostanza in cui le previsioni non sbagliano mai. Quando le previsioni sono brutte. Se senti le previsioni che dicono che ci sarà il sole, allora non c'è modo di sapere che tempo farà (almeno per le previsioni italiane). Stesso discorso quando le previsioni prevedono pioggia o deboli precipitazioni. Ma quando dicono che nevica non c'è proprio storia, la neve arriva puntuale. Azzeccano pure i centimetri che cadranno e l'ora in cui smetterà. Dev'essere più semplice prevedere la neve, suppongo. Allora gradirei che adesso quelli delle previsioni prevedessero che questa è stata l'ultima nevicata di questo inverno schifoso, che segue direttamente un autunno schifoso e un'estate schifosa e probabilmente precederà una primavera altrettanto schifosa come schifose saranno tutte le stagioni a venire.
Parlo del tempo, ovviamente. O no?

sabato 31 gennaio 2009

profeti

"di giorno il sole esiliato gira intorno alla terra come una madre in lutto con una lanterna in mano"
...
"- La gente si preparava sempre al domani. A me sembrava assurdo. Il domani non si stava certo preparando per loro. Non sapeva neppure che esistessero
- Già
- Anche se uno sapesse cosa fare, non saprebbe cosa fare comunque. Non saprebbe se lo vuole fare o no. Cosa farebbe lei se fosse l'ulitmo rimasto? Cosa farebbe se la colpa fosse sua?
- Lei vorrebbe morire?
- No. Ma forse vorrei essere già morto. Quando uno è vivo la morte ce l'ha sempre di fronte.
[...]
- Ma se uno fosse l'ultimo uomo sulla faccia della terra, come farebbe a saperlo?, disse
- Beh, suppongo che non lo saprebbe. Lo sarebbe e basta.
- Non lo saprebbe nessuno.
- Non cambierebbe nulla. Quando si muore è come se morissero anche tutti gli altri.
- Immagino che Dio lo saprebbe, dico bene?
- Non c'è nessuno Dio.
- Ah, no?
- Non c'è nessun Dio e noi siamo i suoi profeti"

(Cormack McCarthy, La strada)

giovedì 29 gennaio 2009

nichilismo

L'indifferenza che la mia gatta ostenta davanti alle notizie del tg mi lascia basito. Stasera se ne è rimasta impassibile ad ascoltare i dati sulla disoccupazione, come se la cosa non la riguardasse. Poi mi ha guardato, ha strizzato un po' gli occhi in segno di disprezzo e si è stravaccata sul divano.
A volte penso che la mia gatta sia profondamente nichilista. Il suo distacco dalla vita è pressochè totale. Non riesce a trovare un senso in niente, se non nel dormire e nel correr dietro a qualche volatile. Non ha progetti per il futuro, se non quelli che riguardano la scelta della poltrona o del divano. Porta in giro la sua coda come un corpo estraneo, lascia ciuffi di pelo ovunque senza alcun rimorso. Si lava il muso con una zampa per rimarcare la sua totale indipendenza da tutto e da tutti.
E io ho idea che piano piano, senza accorgermene, stia prendendo le abitudini della mia gatta. D'altra parte lo dicono tutti che si finisce sempre con l'assomigliare ai propri padroni. E questo vale per i cani così come per gli uomini

mercoledì 28 gennaio 2009

!

anzi no, mi è venuta in mente una cosa interessante. c'è il nuovo album di bruce. Stavolta ci ha preso. Oh sì, ci ha preso eccome. D'altra parte non si poteva pensare che ne sbagliasse due di fila. Voglio dire, Bruce ha scritto una cosa così:

perchè le cose che per noi sono più preziose scivolano via nel tempo
finchè alla musica diventiamo sordi, alla bellezza di dio ciechi?
perchè le cose che ci uniscono lentamente ci fanno separare
finchè sprofondiamo nella nostra stessa oscurità, stranieri ai nostri stessi cuori?



Eccolo, è di nuovo lui

(s)comunicato

siccome che non ciò hinternet a casa, non posso aggiornare il blog per qualche giorno ancora. E' inutile che i miei fan mi mandino lettere di protesta, non serve a gnente. Per un po' si accontentino dei banali blog che ci sono nel web. D'altra parte non avevo niente di interessante da dire in questi giorni, perchè non è un periodo molto interessante e forse neppure una vita molto interessante. La mia gatta sta bene comunque, il resto conta poco.

lunedì 19 gennaio 2009

balla

Benigni dice che bisogna voler bene alla vita, perchè è l'unica cosa che Dio ci ha dato. Perchè non è che ci ha dato la vita più qualcos'altro, di modo che se non piace una cosa si può prendere quell'altra. No. C'è la vita e basta. E allora bisogna volerle bene. Infatti, dice Benigni, state certi che morire è l'ultima cosa che lui farà.
Ora, che si debba volere bene alla vita può anche darsi. Che è l'unica cosa che abbiamo è senz'altro vero. Che ce l'ha data Dio è molto, molto probabilmente falso. Bisognerebbe smetterla di tirare in ballo Dio ogni volta che si dice qualcosa, e di usare il vocaboloario dei miracoli ogni volta che si racconta qualcosa. L'altro giorno ho visto un programma in televisioni dove si parlava dei vari maghi e cartomanti che vendono previsioni e amuleti in televisione. Dalla parte di quelli "razionali" che contestavano queste cose c'era un prete. Un prete, santo dio, un prete! Il papa ha appena proposto di fare santo un certo tizio perchè, dice il papaRatzi, è stato accertato che il tizio ha fatto un miracolo quando era in vita. Quindi io adesso vorrei capire: maghi e cartomanti no, ma uno che mi viene a parlare di guarigioni miracolose sì. Io dico, ci vuole un po' rigore. Su che basi dovrei credere ai miracoli dei santi e non alle profezie degli astrologi, visto che entrambe sono cose paranormali e senza un fondamento nella realtà e nella ragione? I preti non devono stare dalla parte di quelli razionali, ma dalla parte di quelli che le sparano grosse. No, perchè il giochetto di fare stare il prete dalla parte di là è molto subdolo e fa parte della mentalità italo-vaticana che ci sta facendo tornare al medioevo. Siccome noi siamo il Paese dove ancora oggi in molti credono che ogni anno il sangue di San Gennaro diventi per miracolo liquido e in cui si mette il cadavere di Padre Pio in mostra per i pellegrini, è ora che qualcuno faccia qualcosa per tirarci fuori da questa ottusità dilagante.
Solo questo vorrei, che un po' tutti la si smettesse di tirare in ballo Dio per ogni cosa. Altrimenti non ce la caviamo più, stiamo qui ad aspettare che Dio venga giù a risolvere i problemi invece di iniziare a risolverli noi e, altra cosa tipicamente cattolica, pensiamo che siamo autorizzati a fare qualunque cosa perchè tanto poi si va a Messa e quindi Dio ci perdona tutto.
Dio non balla,anche se forse è! una balla. Non c'è niente da fare, quindi per favore non tiriamolo in ballo più.

sabato 17 gennaio 2009

successo

Mi ricordo ancora molto bene di quella volta che non successe nulla. Io me ne stavo lì per i fatti miei, intento a fare non mi ricordo più cosa. All'improvviso, come un fulmine a ciel sereno, eccolo lì. Proprio alle mie spalle. Feci appena in tempo a voltarmi e mi resi subito conto che non stava succedendo nulla. E, quel che è peggio, continuò a non succedere nulla per parecchi, interminabili minuti. Tutti quelli che c'erano se ne accorsero, ne sono sicuro, ma era come se la cosa non li riguardasse, completamente indifferenti, come se stessero normalmente succedendo cose. Io, però, ne rimasi parecchio colpito, e iniziai a farmi prendere dal panico. Perchè non è un buon segno quando non succede nulla, sapete. Si resta spaesati, si aspetta che qualcosa succeda, forse si ha paura che qualcosa succeda. Sta di fatto che non auguro a nessuno di trovarsi in un posto dove non succede nulla.
Appena realizzato quello che stava succedendo, cioè nulla, ho subito chiamato i vigili del fuoco. Al centralino mi hanno chiesto cosa fosse successo. Assolutamente nulla, ho risposto. Hanno mandato subito una squadra di soccorso, e sono arrivate anche due pattuglie della polizia. Dov'è il posto?, mi chiedono appena mi vedono. Laggiù in fondo, indico, proprio in mezzo a quelle due cose che stanno succedendo. Appena individuato il punto preciso, poliziotti e vigili del fuoco si sono precipitati, e in men che non si dica hanno provveduto a far succedere qualcosa. Non ci è voluto molto, per fortuna, ma che spavento...se non fosse stato per l'efficenza delle forze dell'ordine avrebbe potuto continuare a non succedere nulla per anni.
Comunque, anche fino a qualche secondo fa avevo l'impressione che non stesse succedendo nulla, ma stavolta non mi sono fatto prendere dal panico, e ho pensato subito a fare succedere qualcosa.Sapete cosa succede adesso? Me ne vado a dormire, ecco cosa succede

mercoledì 14 gennaio 2009

inciampi

Come quando sembra che il tempo passi, e che qualcosa debba succedere a un certo punto. Sì, ma quando? E a chi? A me, proprio a me?Con tutta la gente che c'è, proprio qui, proprio a me...improbabile, molto improbabile. E però sembra proprio che il tempo passi, e nessuno se ne preoccupa, nessuno fa nulla. E pensare che basterebbe così poco, un fatto qualunque, magari anche solo un sorriso o una mezza parola. Qualcosa che succeda, insomma. Quando qualcosa succede il tempo inciampa, traballa, rallenta, forse addirrittura si ferma. E' il solo modo per cancellare quella vaga impressione del tempo che sembra che passi. Ma un inciampo del tempo non è roba da tutti i giorni, e anzi più a lungo lo si è fatto passare, più straordinario dev'essere l'avvenimento che fa inciampare il tempo. Adesso che siamo a sedici minuti dopo la mezzanotte di questo quindici gennaio duemilanove, cosa mai potrebbe succedere? E domani mattina, quando le ore inizieranno a mangiarsi anche la nuova giornata, cosa ci si potrebbe inventare per fermare quell'indigestione senza fine? Perchè il tempo ha sempre così tanta fame di cose, e non lascia niente dietro di sè, niente per noi che siamo sempre lì a controllarlo e ci preoccupiamo sempre per lui? Il tempo non ha rispetto, questa è la verità. E' egoista, è ingordo, pensa solo a sè. Il solo posto dove ci si possa mettere in salvo da lui è su questo cuscino che anche stasera mi aspetta, dove con gli occhi chiusi si può fingere di tenere in pugno il tempo per l'eternità di una breve notte.

martedì 13 gennaio 2009

schemi

I bambini che disegnano il cielo fanno una striscia blu in cima al foglio. E i primi disegni dei bambini sono una striscia verde in basso come prato, una striscia blu in alto come cielo e una casetta con solo la facciata davanti. Eppure, se solo guardassero più attentamente il mondo vero, i bambini si accorgerebbero che il cielo è dappertutto, non solo in alto, e che c'è un punto dove il cielo e il prato si toccano, e che le cose non hanno solo un lato davanti, ma vanno in profondità. Profondità, ecco, è questo che manca ai bambini. Vedono il mondo a due dimensioni, il sopra e il sotto, il davanti e il dietro. Finchè, a un certo punto, i bambini crescono e iniziano a colorare tutto il foglio d'azzurro, giù giù fino a toccare il prato, e a fare le case in diagonale, per far vedere cosa c'è dietro la facciata. E' a questo punto, secondo me, che le cose iniziano a complicarsi. E' quando capisci che i tuoi semplici schemi non bastano più a catturare quello che vedi, che le cose hanno qualche dimensione e che tu devi adattare il tuo modo di vedere, se vuoi provare a capire la realtà . Finchè pensi che il cielo sia lassù, il prato quaggiù e la casa tutta lì davanti, sei padrone del mondo. Certo, è soltanto il "tuo" mondo, ma cosa importa? Almeno lì sai di averlo tutto in pugno, sai che tutto va come dici tu perchè nessuno ti chiede di guardare un po' più attentamente fin dove arriva il cielo. Ma quando poi scopri che il tuo mondo non funziona più, che quello che vivi e che vedi non risponde più ai tuoi schemi, allora è il momento che uno inizia a diventare grande.
Ad ogni modo, se io dovessi disegnare il prato con il cielo e la casetta adesso, non credo che colorerei tutto d'azzurro, giù giù fino in fondo. No. Certo, non farei neppure il cielo dei bimbi, quella sottile striscia blu lassù in alto. Il punto è che neppure i nuovi schemi dei grandi, quelli della profondità che è fatta così e cosà, del cielo che in realtà arriva fin qui e il prato che in realtà arriva fin là, neppure questi schemi funzionano più. Forse avrei bisogno di trovare degli schemi nuovi, qualcosa che faccia vedere la profondità, sì, ma non troppo, e colori tutto quanto il cielo, sì, ma non proprio fino in fondo. In effetti, mi sono accorto che non è neppure vero che il cielo arrivi fino a quaggiù. Non riesco bene a capire dove sia esattamente il posto dell'azzurro. Se guardo in su, non saprei proprio dire dov'è il punto in cui l'azzurro del cielo inizia, e cosa ci sia prima. Forse che i bambini non hanno poi torto? Qualcuno ha mai visto l'azzuro arrivare fin quaggiù sui prati? Qualcuno vede il cielo guardando dritto di fronte a sè? Beh, io proprio no. Allora forse dovrei inventarmi qualche schema nuovo per provare a capire le cose. Ma nel frattempo, senza uno schema, come faccio a orientarmi?

domenica 11 gennaio 2009

c'era una volta

C'era una svolta, verso destra, dove c'era una volta a crociera, proprio sopra la zona della candele. Un volta c'era la cera sotto la volta, ma una volta tolte le candele, la cera non c'era più. La cera era nera, anche se una volta c'era anche della cera non nera sotto la volta dopo la svolta. Una volta, dove c'era la svolta verso destra, c'era una svolta anche verso sinistra, dove c'era una volta un cero nero nero. Io c'ero quella volta che il cero nero, strano ma vero, diventò bianco. La cera del cero nero era vera, ma il nero no, non era vero, era solo sporco. C'ero già stato una volta sotto la volta vicino alla cera nera, ma non avevo mai visto il cero nero prima di quella volta quando presi la svolta a sinistra. Ma dato c'ero, una volta lì, pulii il cero nero più di una volta, finchè non tornò bianco.
Dopo quella volta che il cero nero dopo la svolta a sinistra tornò bianco, vissero tutti felici e contenti, con tanti contanti e qualche stento, riuscendo a stento a contenere il disconteno per i tanti cantanti tanto scontenti per gli stenti.

giovedì 8 gennaio 2009

tutti

Non c'è niente di più triste che vedere piovere sopra la neve. Un po' di grigio gettato sopra il bianco, un po' di inquietudine sopra la serenità. Fra qualche giorno si dovrebbe tornare a vedere un po' di colore, per intanto tutto resta coperto e si fa fatica a capire la vera faccia delle cose. Che potrebbe anche essere diversa da come uno se la ricordava, prima che questa neve coprisse tutto e ci condannasse a questa pausa dal mondo.
Le persone felici fanno certe cose, io ne faccio altre. Le persone felici dimenticano tutto, io ricordo troppo. Anche quello che c'era prima della neve. Se potessi dimenticarmi di com'era il paesaggio,sarebbe bella l'attesa di scoprire cosa c'è là sotto, man mano che la neve si scioglie. Ma ho ben presente ogni minimo particolare, e so che questa neve può aver cambiato tutto.
Un giorno vorrei anch'io provarea dimenticarmi di tutto. E anche di tutti. Come fanno le persone felici.

martedì 6 gennaio 2009

tè freddo e acqua calda

Nel libro sulla storia del tè ho letto come è stato scoperto il tè freddo. Anzi, come è stato "inventato" il tè freddo.
Qualche millennio avanti cristo i cinesi hanno scoperto che mettendo le foglie di tè nell'acqua bollente si otteneva un infuso mica male (o "mik ama le", come si dice in cinese). Per migliaia di anni si è bevuto tè caldo, finchè nel 1904 un commerciante inglese si è accorto che in estate il tè caldo non è che vendesse molto. Allora, l'inglese ha avuto un'intuizione a dir poco geniale. Dice il libro che "non riuscendo a vendere tè caldo a causa del clima torrido, provò a versare una tazza di tè bollente in un bicchiere con dei cubetti di giaccio: in men che non si dica il tè freddo diventò popolare in tutti gli Stati Uniti".
Ci deve essere qualche insegnamento dietro a questa storia. Voglio dire, lui "provò" a mettere il tè nel ghiaccio, e saltò fuori il tè freddo. E per questa cosa il tale Richard Blechynden viene ricordato nei libri a cento anni di distanza. Mi chiedo, cosa mai si aspettava che succedesse il vecchio Richard quando "provò" a mettere il tè dentro al ghiaccio? Come è possibile che ci siano voluti migliaia di anni a scoprire, anzi, a inventare il tè freddo? Volete farmi credere che in migliaia di anni a nessuno era mai capitato di lasciare raffreddare una tazza di tè prima di berla? No, perchè se è così semplice ho anch'io da parte un paio di scoperte, anzi, di invenzioni rivoluzionarie che mi diano ricchezza e celebrità. Ora, non provate a fregarmi l'idea, ma io avrei pensato di inventare il tè tiepido. Potrei provare a far scaldare leggermente il tè freddo, o a raffreddare poco poco il tè caldo, e vedere cosa succede. Avrei pensato anche all'acqua calda, che dovrebbe potersi ottenere facendo passare l'acqua vicino a una fonte di calore, ma mi dicono che qualcuno ci sia già arrivato. E' incredibile cosa non riesca a fare la scienza oggi..Raffreddare il tè, chi avrebbe pensato che saremmo giunti così lontano?

domenica 4 gennaio 2009

buche

Pensavo. Il modo in cui le cose vanno. Ondeggiando di qua e di là, di sù e di giù. E il modo in cui le cose si fermano in certe buche o lungo certe salite. E il modo in cui le cose poi, senza capire bene come, ripartono. E poi il modo in cui le cose a un certo punto accelerano e tu devi provare a star loro dietro, anche se sei un po' a corto di fiato e preferiresti andare del tuo passo. Ma come si fa ad andare del proprio passo e allo stesso tempo a star dietro alle cose che vanno? Quindi pensavo, il modo in cui le cose vanno. Senza nessun senso, assolutamente impossibili da prevedere. Insomma, non proprio imposssibili forse, qualche congettura la si può fare. Solo che uno non può farci troppo conto, non è che uno sa come le cose vadano. Uno lo immagina, lo presume, potrebbe forse scommetterci, ma saperlo proprio non si può. Quindi, dopotutto, il modo in cui le cose vanno è piuttosto curioso. Da morire dal ridere. O da morire di pianto. O da morire e basta. Se uno non riesce a morire dal ridere può essere che muoia e basta, a guardare il modo in cui le cose vanno.
Anzi, a guardare il modo in cui le persone le fanno andare. Da morirci dal ridere

giovedì 1 gennaio 2009

normale

Questo 2009 mi sembra già così uguale al 2008. Mi alzo senza aver visto la prima mattina dell'anno, mi metto sul divano con la mia tazza di tè. La mia gatta mi si sdraia sulla pancia e pretende le sue prime coccole del 2009. La accontento, perchè non ho scelta. Lei piano piano chiude gli occhi, li riapre indispettita solo quando smetto di accarezzarla per prendere il tè. La neve di ieri notte è già quasi tutta sciolta, ma non per via del sole. Il primo cielo dell'anno è grigio come lo è stato spesso nel 2008. Almeno per come ho potuto vederlo io dall'Inghilterra. C'è una normalità che un po' mi spaventa dietro questo primo giorno dell'anno. Sembra un giorno qualunque, è un giorno qualunque, solo con la debole illusione che ci sia da festeggire qualcosa. Si mangia un po' di più, si beve un po' di più, ma niente basta a evitare che a un certo punto, quando lo stomaco è pieno e scende quel po' di sonnolenza che riempie tutti i giorni di festa, a un certo punto ci si chieda "e adesso?". Quando ci si fa questa domanda è segno che la festa sta per finire, almeno per quelli per cui era iniziata. La normalità incombe, tutto rientra nei binari consueti. Andrò a fare due passi in mezzo a quel poco di neve rimasta, per vedere se almeno là fuori l'anno nuovo è iniziato

martedì 30 dicembre 2008

lui

E' un peccato che Dio non esista. Un peccato mortale. Verrà processato e mandato all'inferno, per il fatto di non esistere. Condannato per falsa testimonianza. E per aver pronunciato invano il nome di se stesso. E per aver ucciso. Ma soprattutto per il semplice fatto di non esistere. Avrebbe anche potuto dircelo prima, sarebbe stato più onesto da parte sua. E avrebbe risparmiato un po' di vite e un po' di sofferenza.
Comunque, adesso che ho capito che Dio non esiste, resta il problema di capire cosa devo fare. Vado avanti come se Lui ci fosse? Ma perchè? Non ho vissuto come se Lui ci fosse quando avevo il dubbio, non vedo perchè dovrei farlo ora che so che Lui non c'è. Allora potrei continuare a fare come se Lui non ci fosse, così siamo pari. Io e Dio intendo, noi due siamo pari. Io continuo a fare come se Lui non ci fosse, Lui continua a fare come se io non ci fossi. E già che ci siamo, per essere davvero pari, iniziamo a chiamare Lui "lui", con la minuscola, come io sono "io". Se uso la minuscola io che ci sono, non vedo perchè non dovrebbe usarla lui che non c'è.
Se poi per caso salta fuori che mi sono sbagliato e invece Dio c'è, allora, per dirla con Woody Allen, spero proprio che quando mi troverò al suo cospetto Lui abbia una buona scusa. Per tutto quanto.

domenica 28 dicembre 2008

2009

Ciao 2008, grazie lo stesso. Non sei stato un granchè, ma hai fatto del tuo meglio. E anch'io ho fatto del mio meglio. Forse più con gli altri che con me stesso, ma forse non abbastanza in ogni caso. Non c'è da aspettarsi che qualcosa finisca o che qualcosa di nuovo cominci, solo perchè si cambia un calendario alla parete. C'è da aspettarsi, però, che continuerò a fare del mio meglio. Magari stavolta un po' più con me stesso. Se solo riuscissi a sentirmi un po' meglio nel nuovo anno sarei già contento. Meglio, sì. Non so cosa voglia dire in pratica, non so neppure se sia uguale a star bene. Ma so che star meglio è qualcosa di molto diverso da adesso. Magari riempire quello spazio dove adesso c'è ancora soltanto l'idea di aver perso qualcosa.

Il 2009 è l'ultimo anno di una decade che mi sembrava dovesse essere lunghissima, e invece è già quasi finita. Il 2009 è per me ancora il futuro lontano che si vede appena, e appena lo si può immaginare, dall'anno 2000. L'inizio del millennio, quello che sembrava ieri, sembrava adesso, e invece conti alla mano è rimasto così indietro. Lontano che quasi non ci si crede.

Dovrei provare a controllare di più questo tempo che passa, a farlo mio, a portarlo avanti insieme a me invece che lasciarlo passare così veloce.

venerdì 26 dicembre 2008

pace


Scivolo via su questa neve inaspettata. Leggero come chi si gode la pace della festa vera, che arriva il giorno dopo il Giorno Di Festa, quando il tempo libero è davvero libero. Con il Natale alle spalle inizio a sentire la vera atmosfera del Natale, a godermi la mia casa, i miei posti, questi boschi e questi prati imbiancati. Con il Natale alle spalle è alle spalle anche il Dovere del Natale, il Dovere dei Pranzi, il Dovere della Gioia e della Speranza. E senza volerlo, senza cercare niente, un pochino di gioia e di speranza arrivano da sole, inaspettate come la neve di santo stefano. Inaspettate come il sapore prelibato degli avanzi del pranzo di Natale che oggi sono più buoni di ieri. Soffice mattina d'inverno, soffice respiro all'aria aperta. Qualcosa dorme sotto la neve dei prati, sopra la neve degli alberi qualcosa vive, e mi basta guardare, solo guardare. Niente è più bello del guardare la neve brillare al sole, niente è più confortante del lasciare scivolare lo sguardo su queste distese di bianco dove i pensieri scorrono via lisci, senza nessun colore a disturbarli. Non è forse questo bianco la vera Pace? Non sentite come è silenzioso questo bianco? Persino il cielo tace.

martedì 23 dicembre 2008

auguli

E tutto un via vai, gente che corre a destra e a sinistra, un andirivieni di regali e regalini. Menomale che suppergiù siamo più o meno arrivati a Natale. Soldi spesi tanti. Regali intelligenti zero. Regali inutili tutti. Regali sinceri quattro. Comunque provateci voi a trovare un regalo di Natale che non sia fatto in Cina. Quasi impossibile, al limite si trova qualcosa dal Taiwan. Io però dovrei avercela fatta, è stato sufficiente stare alla larga dai regali tecnologici e dai soprammobili.Adesso che ci penso, mi sono dimenticato di comprarmi il regalo per me. Fa niente, non mi offendo. Davvero non preoccuparmi. Non ero tenuto a farmelo, non mi aspettavo niente. Figurami che neppure io mi sono comprato niente. Amico come prima.
Comunque vorrei ringraziare quello che a un certo punto ha pensato bene che i pacchetti regalo si potevano sostituire con i sacchettini regalo, così metti nella borsetta e non devi star lì a incartare. Lo dico solo perchè io non sono capace di incartare i regali, ovviamente. Di solito mi finisce lo scotch sul regalo anzichè sulla carta. Invece con il sacchetto metti dentro e al limite dai un punto con la pinzatrice. E poi quello che lo riceve può usare lo stesso sacchetto per un altro regalo, tanto chi se ne accorge? Per esempio quest'anno qualcuno mi ha regalato una scatola di cioccolatini. Dentro a un sacchetto di Natale con dei cani vestiti da Babbo Natale. Allora ho preso il sacchetto e ci ho messo dentro un mio regalo. Non ci crederete ma il sacchetto di Natale, che costerà due euro a dir tanto, era made in China. Avanti di questo passo il prossimo pranzo di Natale lo faremo con arancini di riso e involtini primavera conditi con cacca di piccione. E poi bisognelà iniziale falsi gli auguli in cinese e a eliminale la elle dal vocabolalio, Cioè, non la elle, intendo la elle. Non quella di livolno, quella di lamallo.
Però perlomeno "Buon Natale" rimarrà uguale. Quindi niente auguli, soltanto Buon Natale a tutti.

lunedì 22 dicembre 2008

santo stefano

Quest'anno preferirei davvero che Natale non arrivasse. Il Natale dovrebbe avere un valore simbolico per tutti quelli che hanno delle speranze per il futuro. Le sorprese da aprire, le giornate che iniziano ad allungarsi, Gesù che nasce, e via dicendo. Ma siccome il futuro è per definizione sempre un po' peggiore del presente, sarebbe di gran lunga meglio dimenticarsi del Natale e tirar dritto. C'è il rischio che qualcuno, preso dal clima Natalizio e da quel po' di spiritualità messa in saldo, possa per un istante pensare che il futuro sarà migliore, e non voglio immaginare quanto sarà brutto per lui risvegliarsi il 26 mattina. Del Natale allora direi che vale la pena godersi tutto quello che ragionevolmente ci si può aspettare di godere, e quindi rifugiarsi nel tanto denigrato aspetto materiale dei regali e dei pranzi. Una felicità più facile e più breve, ma senza troppe pretese e quindi più autentica. Tutto quello che non è panettone e regali è inutile e falso, parole senza significato. E io incomincerei anche a diffidare delle persone che ti fanno i regali. Sicuramente i sentimenti di chi ti fa i regali durano meno di quanto duri la sorpresa, tanto vale aggrapparsi a quel pacchetto che perlomeno è solido, concreto e non costa nulla.

giovedì 18 dicembre 2008

presenze

Ho idea che non sia molto salutare passare giornate intere chiuso nella mia stanza, con davanti solo il panorama di un muro e una scrivania. Senza vedere nessuno, senza parlare con nessuno. A imbottirmi di tè e tisane. Con una sbirciata su internet durante le pause come unico contatto con il mondo esterno. E la mia gatta che invece di farmi compagnia pensa a schiacciare il suo pisolino di dodici ore. No. credo che da un punto di vista psicologico tutto questo non sia molto sano. Voglio dire, uno rischia di impazzire, di perdere il lume della ragione. Tra un po' cosa mi succederà? Inizierò a sentire i muri e i mobili parlare. A vedere presenze che non ci sono. Come Tom Hanks in Castaway, quando inizia a parlare con il pallone Wilson.
Non sono ancora arrivato a quel punto, ovviamente, anche perchè secondo me finchè uno è in grado di domandarsi se stia impazzendo vuol dire che non sta ancora realmente impazzendo. E poi, dopotutto, anch'io ho chi mi tiene compagnia. Ieri, per esempio, ho alzato lo sguardo dalla scrivania e mi sono girato di scatto, e ho scoperto l'armadio che mi stava osservando da dietro. Appena ha visto che mi sono accorto di lui è tornato a essere un normale armadio, ma non creda che io a certe cose non faccia caso. E poi, la mia lampada, non vi dico quanto mi irrita il modo in cui allunga il collo e si sporge per vedere quello che sto scrivendo. Cosa vuole da me? Cos'ha da guardare? Certe cose mi fanno davvero innervosire. Anche questo nervoso non è molto salutare, sapete? Non mi aiuta di certo a sopportare questa solitudine. Se va avanti così tra un po' inizierò a impazzire davvero.

lunedì 15 dicembre 2008

pallone d'oro

Da oggi siamo ufficialmente entrati nel periodo dei bilanci di fine anno. Uno si deve chiedere "che anno è stato?" e poi darsi una risposta, come da Marzullo.
In effetti, è improbabile che le ultime due settimane possano cambiare qualcosa, tanto vale iniziare adesso a fare quattro conti. E' come per il pallone d'oro, che a novembre hanno già deciso chi lo vince, senza aspettare quello che succede a dicembre.
Dunque, bilanci di fine anno, parte prima.
La prossima volta che mi capita un 2008 come questo io non gioco più. Lo dico subito così dopo non ci sono discussioni. Ecco, come bilancio potrei fermarmi qui, ma preferisco dilungarmi un po' di più sui dettagli e analizzare i singoli aspetti che hanno reso questo 2008 tristemente indimenticabile. Fortunatamente, non sempre faccio quello che preferisco, quindi con il bilancio mi fermo qui.
Capitolo secondo, aspettative per il 2009. Andare in palestra. Fare un giro nel corridoio della palestra e poi scappare via al pù presto. Diventare famoso, in qualunque modo, tranne quelli che comportano la galera o la morte. Diventare un gatto. Coi baffi, la coda e tutto il resto. Ritornare al 2007, o comunque fare ritornare tutto esattamente come era nel 2007. Tutto. Ogni piccolo minuto di ogni giorno. Non voglio andare avanti, non voglio guardare avanti, non voglio pensare al futuro. Voglio tornare indietro, io voglio vivere nel passato. Nel mio passato. Non capisco che bisogno ci fosse di cambiare tutto quanto. E infatti io non ho cambiato niente, sono le cose che sono cambiate da sole davanti a me senza che io potessi farci niente.
Ma magari un giorno o l'altro il 2007 torna, magari travestito da qualcos'altro. Ma non importa che vestito si mette, appena lo vedrò mi accorgerò subito che è lui. Il 2007 aveva un profumo che non va più via.

sabato 13 dicembre 2008

letterina

Caro Babbo Natale,
come te la passi? che aria tira lassù? ti scrivo per le mie solite richieste di Natale, spero non sia troppo tardi. Non provare a tirarmi fuori la storia se sono stato buono o no, che tanto i regali li hai sempre portati a tutti senza distinzioni. Ti ricordi quel tizio che una ventina d'anni fa era venuto a casa mia e solo per farmi un dispetto mi aveva bucato il pallone? Ecco, quello era stato abbastanza cattivo, no? Voglio dire, se non è cattivo uno che arriva a casa tua e ti buca il pallone, dimmi tu chi è cattivo. Io avrei giurato che a quel tizio a Natale non avresti portato niente, e almeno questa idea mi consolava del fatto di non poter più giocare a pallone. Ma vado a casa sua a Natale e cosa scopro? Pieno di regali fino al collo, forse addirittura più di me. E' stato da quel giorno, sai, che ho capito che la giustizia non è di questo mondo. Quindi se sono stato bravo o no non ti deve interessare, pensa a fare il tuo mestiere e inizia a impacchettarmi i seguenti regali.
Voglio una corda per fare bunjee-jumping. Io non faccio bunjee-jumping, figurati che non so nemmeno se bunjee-jumping si scriva "bunjee-jumping". Per questo non mi sognerei mai di comprare una corda per fare bunjee-jumping. Ma quindi non avrò mai una corda per fare bunjee-jumping in tutta la mia vita, a meno che qualcuno non me la regali. Quindi voglio che tu mi porti una corda per bunjee-jumping.
Poi voglio un pezzo d'Australia. Possibilmente la parte coi canguri. Lo so che pesa, e che forse dal camino non ci passa. Ma al limite fai un viaggio in più, cosa vuoi che ti cambi? L'Australia la voglio così ci posso andare in vacanza quando mi pare senza aspettare sei ore all'aeroporto.
Poi già che ci sei portami una cassa di birra, preferibilmente scura. Preferibilmente inglese. Non mi venire a dire che non porti alcolici, che con la pancia che ti ritrovi a chi vuoi darla a bere? Poi vedi, ti faccio anche le battute divertenti, qualche birra me la devi.
Poi direi basta. Cioè, non ho bisogno di nient'altro. Una casa ce l'ho, una gatta pure, ho tutto lo stretto indispensabile. Quindi per gli altri regali fai un po' tu, a me va sempre bene. Basta che non ti presenti a mani vuote.
Ciao Babbo Natale, stammi bene e vedi di non dimenticarti il bunjee jumping
con affetto
alberto

venerdì 12 dicembre 2008

spazio

Ho una serie di problemi. I miei problemi sono talmente tanti che non inizio neppure a fare un elenco, perchè rischierei di non fermarmi più. Per brevità, dico solo il primo e l'ultimo dei miei problemi. Il primo dei miei problemi in questo momento è il sonno che mi sta salendo dalle caviglie alle ginocchia e nel giro di pochi minuti mi sommergerà fino al collo, così che sarò tutto addormentato a parte la testa. L'ultimo dei miei problemi è la mia gatta che ingrassa a vista d'occhio e se va avanti così non trova più marito.
Qualcuno dice che dormirci sopra aiuta a risolvere i problemi. Ma secondo me non è vero, altrimenti la mia gatta non avrebbe mai problemi, visto che tutto quello che lei fa, oltre a essere una gatta, è dormire.
A me succede proprio il contrario. Se ho un problema e ci dormo sopra, quando mi sveglio il problema è diventato ancora più grosso. Per questo cerco sempre di non dormire troppo. Per esempio, quando mi scappa la pipì e mi addormento senza farla, appena mi sveglio mi scappa ancora di più. E lo stesso mi succede con la tristezza o il mal di gola. Il risveglio è sempre il momento più brutto, per uno che ha dei problemi.
Le soluzioni possibili sono due. O si risolvono i problemi prima di addormentarsi, o si evita di andare a dormire. Io di solito non faccio nè l'uno nè l'altro. Infatti ho comprato una mensola apposta per tenere tutti i miei problemi quando diventano troppo grossi per restare tutti nella mia testa o nel mio stomaco, Ma un giorno di questi vado in discarica e ci butto dentro la mensola con tutto quello che c'è sopra. Faccio un po' di spazio per i nuovi problemi che verranno. Se qualcuno non sa dove mettere i propri problemi, mi chiami pure che io ho un sacco di spazio

martedì 9 dicembre 2008

blu

Vorrei dire qualcosa di non molto impegnativo. Così, tanto per finire in modo sereno la giornata. Una frase stupida, magari senza senso, per alleggerire un po' i pensieri e dormire più rilassato. Mi piace il gelato blu e il ghiacciolo blu, per esempio. Ecco, sì, abbastanza superficiale, così meravigliosamente superficiale. Il gelato blu e il ghiacciolo blu, buoni buoni. Anche se non credo che siano allo stesso gusto. Il ghiacciolo blu è all'anice, il gelato blu non si capisce bene. Non credo sia davvero fatto con i puffi, altrimenti a quest'ora non ce ne sarebbero già più in giro. Di puffi, intendo. Insomma, non so perchè il gelato blu sia blu,ma visto che non si capisce neppure di che gusto sia, un colore vale l'altro. Per dire, potevano anche farlo viola, che nessuno avrebbe avuto da obiettare. Sono invece un po' più perplesso sul ghiacciolo. Perchè il ghicciolo all'anice è blu? La cosa non è tanto normale, visto che l'anice è marrone. Certo, non mi aspetto che nei ghiaccioli sia davvero la frutta a dare il colore, anche perchè altrimenti non si spiegherebbe perchè alcuni ghiaccioli al limone siano bianchi e altri gialli. Però si potrebbe almeno dare il colore in modo sensato, e l'anice blu mi sembra davvero senza senso.
Il discorso si sta facendo troppo complicato e impegnativo, forse farei bene a darci un taglio prima che il mio proposito di rimanere sul superficiale vada a farsi benedire. D'altra parte i ghiaccioli sono un ambito di riflessione troppo impegnativo, avrei dovuto saperlo fin da subito. Avrei fatto meglio a concentrarmi sui mottarelli o sui cornetti, anche se a dire la verità i cornetti hanno subito una certa evoluzione che ha reso il panorama piuttosto eterogeneo, dall'amarena al cappuccino. Comunque sono arrivato alla conclusione che le barzellette sul biscotto del gelato al biscotto (che, per la cronaca, esiste da molto prima del commerciale "cucciolone")siano volutamente poco divertenti, così che uno è più invogliato a mangiarsi il gelato.
Ho inventato anch'io una barzelletta da mettere sul gelato al biscotto, appena trovo un biscotto ce la scrivo sopra e la invio a quelli del gelato al biscotto. La barzelletta fa così: ci sono un italiano, un inglese e un tedesco che si stufano di recitare come attori nelle barzellette dell'asilo e vanno in vacanza ai caraibi. L'inglese fa all'italiano: perchè non dici la tua solita battuta scema? E l'italiano: perchè sono in vancanza. E il tedesco allora dice: ma vuoi dire che quando sei fuori dalle barzellette sei una persona seria? E l'italiano risponde: no, ma non è detto che io debba per forza fare ridere. E allora l'inglese ricomincia: quanto pensate che debba andare avanti questa barzelletta? E l'italiano: non lo so, ho idea che quello che la sta scrivendo non riesca a pensare a una conclusione che faccia ridere. E il tedesco chiede: ma chi è che la sta scrivendo? E l'inglese: dev'essere quello là che parlava dei ghiaccioli, mi fa un po' pena. E l'italiano: ma perchè non se ne va a dormire e non ci lascia in pace?
Va bene, va bene, me ne vado a dormire, lo capisco da solo quando non sono gradito nelle barzellette

domenica 7 dicembre 2008

pigiama

Mi chiedo a cosa serva stare via due mesi se poi quando uno torna trova tutto uguale a prima. Solo i calendari sono avanzati di qualche pagina, e la mia gatta è ingrassata in modo malsano. Ma tutto il resto è rimasto fermo dov'era. La mia casa, le persone attorno, il colore di questo soffitto, il buio della mia stanza. E poi lei, la mia vita che mi aspettava sdraiata sul mio letto, proprio dove l'avevo lasciata quella mattina in cui ci eravamo salutati, io con le valigia in mano, lei con il suo sguardo minaccioso. Forse si è addolcita un po' in questi mesi, un po' di tempo lontana da me potrebbe averle fatto bene. Ma è ancora troppo presto per saperlo. Non lo so se devo essere contento, mi prendo ancora qualche giorno per decidere. Essere contenti è una scelta difficile, bisogna valutare bene. Per intanto cerco di guardarmi attorno e di vedere se si può stare un po' meglio. Ma non ho ancora ripreso confidenza con la mia vita, tendo ancora a lasciarla lì sul letto quando mi alzo la mattina, insieme al pigiama e qualche brutto sogno della notte prima. Ho fatto quasi solo brutti sogni da quando sono tornato, ma non so come interpretare questa cosa. Forse è il modo in cui la mia vita prova a farmi pagare il fatto di averla dimenticata per tutto questo tempo, o il fatto di non volerla ancora portare con me dentro alle mie giornate.
Ma allora mi viene da chiedermi: si può convivere con una vita estranea a se stessi?

mercoledì 3 dicembre 2008

torno subito

Ultimo giorno inglese. Puntuale e' arrivata anche stavolta l'ora di partire. Mi aspetta l'ultima giornata, l'ultimo pranzo, l'ultima cena, l'ultima bevuta al pub. Mi mancheranno un bel po' di cose, lo so gia'. Altre non mi mancheranno per niente. Alcune mi mancheranno, si', ma me ne accorgero' solo fra qualche giorno. Magari sono quelle piccole cosa cui adesso non faccio nemmeno caso.
Tra le cose che non mi mancheranno c'e' quella roba che gli inglesi, con molta audacia, chiamano "food" e i programmi televisivi inglesi.
Mi manchera' la birra inglese, e le serate al pub a bere birra inglese. Come faro' senza? come riempiro' le mie serate? ha ancora senso una vita vissuta senza la birra inglese al proprio fianco?
Chester. No, Chester non mi manchera'. Diciamo la verita', lui e io non abbiamo mai trovato un'intesa. Tra di noi non poteva funzionare, avremmo dovuto capirlo entrambi fin da subito. Lui ha la sua vita qua, fatta di passeggiate serali, di pisciatine in giardino, di coccole e croccantini. E io, io ho la mia gatta che mi aspetta a casa Anche se lui non ha mai sospettato niente, avrei dovuto essere chiaro fin da subito su questo punto. Chester non e' mai riuscito a prendere davvero il posto della mia gatta; d'altra parte era impensabile che un comunissimo e volgarissimo cane potesse rimpiazziarla. E d'altra parte lei non me lo avrebbe mai perdonato. Forse avrebbe tollerato una storia con un altro gatto, ma un cane no, sarebbe stata un'offesa troppo grande per lei.
Adesso e' ora che io torni alla mia vita e lui alla sua. E' una storia iniziata e finita male. Capita. Non ne faro' parola con la mia mia gatta, e tra di noi continuera' come se niente fosse successo

lunedì 1 dicembre 2008

torno

Dunque parrebbe che si debba iniziare un'altra settimana. Va bene, ci sto, iniziamola. Questa settimana e' strana perche' la inizio qui e la finisco da un'altra parte. Il che succede tutte le settimane, visto che di solito la domenica sera non sono mai nello stesso posto del lunedi' mattina. Pero' questa settimana la inizio qui e la finisco la'. Qui e' qui, in Inghilterra. La' e la', in Italia. Cioe', a casa piu' che in Italia.
Devo preparare la valigia, ma aspetto l'ultimo momento cosi' se cambio idea non faccio il lavoro per niente. No, comunque non cambio idea, e' solo che mi serve una scusa per non iniziare. Fare la valigia e' la cosa piu' pesante del mondo, dopo l'Australia. (Non fate domande, e' cosi' e basta).
Siccome sa che parto, l'Inghilterra ha deciso di fare uscire il sole. Magari e' per convincermi a restare (ma avrebbe fatto meglio a offrirmi una birra). O magari e' perche' e' contenta che me ne vado. La cosa non mi darebbe tanto fastidio, purche' in Italia ci sia qualcuno contento che io torno. Dicono che in Italia stia addirittura nevicando. Forse perche' anche lei non e' contenta che torno.
Comunque ho deciso, non mi importa chi piange e chi ride. Se proprio devo fare un dispetto a qualcuno lo faccio all'Italia, e me ne torno a casa.

sabato 29 novembre 2008

degutazione

ho passato una giornata a visitare birra e degustare londra. Volevo dire, a degustare birra e visitare Londra. Pero' in effetti ho anche visitato la birra, nel senso del birrificio. E ho anche degustato Londra, nel senso di Londra di sera con le luci e il Big Ben illuminato, St. Paul illuminata, gli alberi sul Tamigi illuminati. Ma, a dire la verita', piu' che altro ieri ho degustato birra. Chiara, Scura, Rossa, Ambrata. Ma di piu' Ambrata e Scura. Gli inglesi chiamano "degustazione" un assaggio da due pinte e mezzo. Vogliono essere sicuri che non ti perdi niente del sapore della birra, e allora piuttosto che rischiare ti riempiono un altro bicchiere. L'ideale sarebbe non degustare senza prima aver mangiato, ma gli inglesi a certe sottigliezze non fanno caso.
Oggi e' la giornata piu' grigia da quando sono qui. Non si vede il cielo, c'e' un soffitto grigio all'aria aperta che non fa passare nemmeno uno spiraglio di luce. Grigio tutto uguale, neanche una nuvoletta un po' piu' scura o una sfumatura un po' piu' chiara. Non so cosa io abbia fatto di male al tempo per meritarmi questo grigio.Ma forse non e' arrabiato con me, ce l'ha con qualcun altro. Solo che quando il cielo si arrabbia ci andiamo di mezzo tutti. O forse non e' arrabbiato per niente, e' solo che oggi gli andava di vestirsi di grigio. Magari e' solo un po' triste o depresso. Ehi, ma cosa fa adesso, si mette a piangere? cosi' senza motivo? Perche' il tempo inglese continua a piangere? Non puo' andare a farsi una birra come tutti i normali inglesi? o se proprio non gli va, almeno che pianga lacrime di birra, cosi' ho un motivo per girare senza ombrello

mercoledì 26 novembre 2008

isole

Scopro con immenso piacere che Vladimir Luxuria ha vinto l’isola dei famosi. Sette milioni e mezzo di italiani l’altra sera a seguire la finalissima, milioni di voti a favore di Luxuria. È un grande risultato, dicono, una vittoria simbolica, la riscossa degli omosessuali e dei comunisti. Il primo passo verso una rivoluzione culturale in Italia. In america hanno Obama, noi abbiamo Luxuria.
Gesù santissimo, perché non fai qualcosa? Chi sono, io vorrei sapere chi sono questi sette milioni e mezzo di italiani. Sette milioni e mezzo, non qualche migliaio. Sette milioni e mezzo di italiani davanti alla televisione a guardare l’isola dei famosi, Luxuria e la Ventura. Sette milioni e mezzo. Chi sono? Io li vorrei conoscere uno per uno. Vedere che faccia hanno, che vita fanno, per che partito votano, in che modo la mia vita è influenzata da questi sette milioni e mezzo di persone. E se c’è un modo per liberarsene
Possibile che nessuno abbia mai pensato di bombardare l’isola dei famosi con tutti i famosi sopra? E di chi è questa isola? È territorio italiano? È proprietà privata di qualcuno? È di uno stato straniero? Si può dichiararle guerra?

lunedì 24 novembre 2008

novembre memorabile

Ultima settimana di novembre. Erano mesi che non vedevo un novembre così pieno di cose. Un po’ di neve, un po’ di pioggia, un po’ di sole. Un po’ di giorno e un po’ di notte. Un po’ di freddo e ancora un po’ di freddo. Un po’ di fuochi d’artificio e un po’ di luci di Natale. Un po’ di gente, un po’ di nessuno. Un po’ di tutto e un po’ di niente. Un po’ di niente dentro alla gente e un po’ di tutto anche in mezzo a nessuno.
Tra stare in mezzo alla gente e stare in mezzo a nessuno non c’è molta differenza, dato che “la gente” non è nessuno in particolare. Tra nessuno e la gente, comunque, io preferisco nessuno. Tra le gente e le persone, invece, preferisco le persone. Tra nessuno e le persone non saprei, forse dipende dai momenti. Però faccio fatica a farmi venire i momenti giusti al momento giusto. Di norma voglio le persone quando non c’è nessuno e non voglio nessuno quando ci sono delle persone. Non è così grave, l’importante è che non ci sia la gente. Per non parlare poi della “gentaglia”, che è peggio della gente perché la lama è più affilata.
Per tornare in argomento, ci sono delle cose di questo novembre che vorrei portare con me dentro a dicembre. Delle cose che vorrei tenere sempre nella mia memoria. Se solo mi ricordassi di cosa si tratta, sono sicuro che non me le dimenticherei. Però in una settimana c’è ancora tempo per far succedere qualcosa di memorabile. Si può cambiare la vita in una settimana, cosa credete? Io una volta ho cambiato vita, anche se allora ci avevo messo una ventina d’anni. Però per cambiamenti un po’ meno radicali una settimana può anche bastare. Potrei cambiare soltanto il mio modo di vestire, per esempio. Sarebbe già qualcosa di significativo. Per esempio, in questa fine di novembre potrei iniziare a mettere due calzini su un piede solo, anziché uno per parte. Cosi' ogni mattina della mia vita, quando mi infilero' il mio calzino sopra l'altro, mi ricordero' di questo novembre 2008
Per tornare in argomento, la fine di novembre di solito coincide con l’inizio di un nuovo mese, che anche per quest’anno, dicono le previsioni, sarà dicembre. Sì, è vero, le previsioni non ci prendono mai, ma su questa sono abbastanza sicuro perché ho ascoltato le previsioni svizzere. Ma non mettiamo il carro davanti ai buoi, c’è ancora parecchia strada prima di dicembre. Anche se l’idea di mettere il carro davanti ai buoi non è così assurda, soprattutto se si vuole andare in retromarcia. Ma quest’ultima cosa c’entra assai poco con novembre.
Siccome sono andato parecchie volte fuori tema, novembrizzo questo post con le parole da novembre che avrei dovuto usare invece di parlare di gente e di buoi: foglie, alberi, gialle, dagli, morte, cadono, piove, grigio, mentre, cielo, dal.
Sta, le, alberi, come, sugli, foglie, autunno, si, d’.
A, giorni, novembre, trenta.
Dicembre, tra, ottobre, e.
Siamo, credere, già, novembre, posso, che, non, a

sabato 22 novembre 2008

pythons

Si', insomma, va bene l'umorismo sull'umorismo inglese. Ma se uno prima non vede i Monty Pythons non puo' sapere cosa sia l'umorismo inglese.
Ora,secondo me una cosa fa davvero ridere quando ti fa ridere anche se la guardi da solo e non hai nessun altro con cui ridere. Ecco, i Monty Pythons, appunto.
Tanto per dirne una, questo e' il discorso che i membri dei Monty Pythons hanno fatto al funerale (vero) di Graham Chapman, il Monty Python morto negli anni Ottanta. La canzone e' la sigla finale di "Brian di Nazareth", forse il loro film demenziale piu' famoso. L'hanno cantata al funerale, non ci posso credere. Dio benedica gli inglesi

http://uk.youtube.com/watch?v=jU19euwEe3k

venerdì 21 novembre 2008

conti

Un gioco interessante che si potrebbe fare per tirare sera è provare a contare i pensieri che vengono in mente in una giornata. Chi ne ha di piu’ vince. Ma si potrebbe fare anche che chi ne ha di meno vince, visto che non e’ poi cosi’ facile non avere pensieri. Io non ho idea di quanti possano essere, comunque chi vuole giocare si ricordi alla fine di aggiungere 1 al numero di pensieri, visto che bisogna contare anche il pensiero riguardante il numero di pensieri. Anzi, bisogna aggiungere 2, perché bisogna contare anche il pensiero riguardante l’idea di contare i pensieri. Anzi, bisogna aggiungere 3, perché bisogna ricordarsi anche del pensiero riguardante il fatto di ricordarsi di aggiungere 1 al numero di pensieri. In effetti, il gioco è un po’ problematico perché uno rischia di andare avanti all’infinito, e nel frattempo magari la giornata finisce e il gioco non ha più senso. Se uno ha in mente di andare avanti all’infinito è una fregatura il fatto che le giornate finiscono.
Comunque mi sembra ovvio che l’idea di contare i pensieri non abbia senso, non so come si possa suggerire un gioco così idiota. Non è che esistano “i pensieri”. Cioè, esistono in un certo senso, perché penso che quello seduto di fronte a me ha dei calzini orrendi e poi penso che un giorno di questi dovrò pur farmi la barba, e si tratta evidentemente di 2 pensieri. Il problema è che i pensieri non sono una cosa che a un certo punto finisce e a un certo punto comincia, come se fossero due fotografie o due scene di un film. Sono tutti collegati, anzi, mescolati uno con l’altro, non è che puoi distinguere uno dall’altro. C’è questa roba che tutta insieme si chiama “il pensiero”, in generale, e a volte ci si concentra su una parte e a volte sull’altra, ma una parte fa parte dell’altra e l’altra fa parte di una parte. Sì, mi sembra abbastanza chiaro. Cioè, quei calzini e la mia barba sono collegati, e magari non si può passare dall’uno all’altro senza attraversare altre mille zone del pensiero.
Quindi no, non si possono contare i pensieri. Non esistono i pensieri. Esiste un gran casino dentro la testa, e basta, e ogni tanto si riesce a dare un po’ di ordine e di senso a una minima parte del casino e questa minima parte minimamente ordinata e sensata la chiamiamo “un pensiero” per provare a distinguerla dal casino circostante. Sì, ho idea che sia così. Cioè, non è proprio che “ho idea”, perché in realtà non è che esista “l’idea”. L’idea alla fine è un pensiero, e se non esiste “un pensiero” non esiste neppure “un’idea”. Ma comunque, volevo dire, penso proprio che sia così. Cioè , non è proprio che “lo” penso, perché non è che si possa “pensare a qualcosa” , come se tutto il resto non ci fosse. Ma comunque, intendevo, sono convinto che sia così. Cioè, convinto, non è che sia proprio “convinto”, perché essere convinto è un pensiero. Anzi, no, forse essere convinto non è un pensiero. Forse ci sono, ce l’ho fatta a fermarmi. Sì, sono convinto, e anche se non lo sono mi conviene convincermi o questo discorso senza senso potrebbe anche non finire più.

martedì 18 novembre 2008

ricorrere

Ci siamo, finalmente. Oggi è il 18 novembre. Una data importante. Non per me, certo. Anzi, se chiedessero a me di pensare a un giorno qualunque, una data insignificante così a caso, probabilmente direi proprio il 18 novembre. O forse il 14 settembre, non so.
Comunque, dicevo, il 18 novembre è una data importante. Almeno per qualche migliaio, o forse milione di persone. Qualcuno sarà sicuramente nato il 18 novembre, magari non proprio questo, magari un altro 18 novembre, però anche se è un altro, sempre di 18 novembre si tratta. E qualcuno sarà morto, suppongo. Qualcuno si sarà fidanzato il 18 novembre, qualcuno avrà preso la prima insufficienza a scuola. Qualcuno si sarà sposato, qualcuno avrà divorziato, qualcuno avrà dato il primo bacio, qualcuno l’ultimo. Qualcuno il 18 novembre avrà finalmente detto quello che da tanto tempo, magari dal 18 novembre di qualche anno prima, voleva dire. Qualcuno lo avrà addirittura detto proprio alla persona cui intendeva dirlo. Il 18 novembre qualcuno sarà partito, qualcun altro sarà tornato. Magari quello che è tornato è lo stesso che era partito, magari no. Anzi, più probabilmente no. Non si può fare tutto il 18 novembre.
Non so bene perché ho deciso di fare questo discorso proprio il 18 novembre, forse perché non avevo nient’altro da dire. O forse perché non ci avevo mai pensato prima di oggi, 18 novembre 2008. D’altra parte, qualunque altro giorno è importante grosso modo per lo stesso numero di persone, grosso modo per gli stessi motivi. Finché un giorno arriva il giorno che per me è importante, il giorno in cui io sono nato, quello in cui io morirò, e via dicendo. Anche se il giorno della prima insufficienza a scuola non me lo ricordo più.
Una cosa che mi turba un po’, per esempio, è che ogni giorno potrebbe essere la ricorrenza del giorno in cui fra un po’ di anni (ma tanti anni però) io morirò. Anche se forse “ricorrenza” non è la parola giusta per qualcosa che deve ancora succedere, ma d’altra parte la parola giusta non credo esista. E non esiste perché non è che abitualmente ci si pensa su molto al fatto che una certa data, magari quella di oggi o di domani, potrebbe essere esattamente la data in cui un giorno si morirà. Quindi non serve neppure la parola. E però, se invece si prova a pensarci, la data in cui si morirà dovrebbe essere una “ricorrenza” importante, almeno quanto la data in cui si nasce. Forse più della data in cui si nasce, perché di solito la nascita non la si vive, ma la morte sì, la morte la si vive. Credo. Nel senso che grosso modo uno lo sa quando sta morendo, se ha abbastanza tempo per raccogliere le idee. Credo. E quando si fa il resoconto di tutta una vita, di quali momenti hanno segnato le tappe cruciali, beh, più cruciale della morte non mi viene in mente niente, se si considera quali cambiamenti di abitudini e di stile di vita la morte comporta. Certo, anche la nascita è un cambiamento abbastanza importante, non dico di no. Ma di solito quando uno nasce è troppo impegnato a piangere più di un neonato per rendersi conto di cosa stia succedendo.
E allora perché non dovrebbe essere importante la “ricorrenza” della data in cui si morirà? Forse perché prima che si muore non la si conosce, e dopo che si muore diventa problematico comprare i pasticcini o una birra per festeggiare. Sì, suppongo che sia per via di questi problemi pratici che la “ricorrenza” non è poi così importante. Il giorno in cui si morirà può tranquillamente essere un giorno insignificante come questo 18 novembre, non vale la pena spenderci sopra troppi pensieri. Anzi, per togliermi il pensiero d’ora in avanti tengo il 18 novembre come mia “ricorrenza”, per quello che vale. Sì, mi sembra una data abbastanza insignificante. Un 18 novembre di un anno qualsiasi. Non questo, però, ho già preso impegni e la mia giornata è già abbastanza piena. Poi si tratterebbe di un cambiamento troppo radicale per me, e in questo periodo non sono troppo in vena di cambiamenti, proprio adesso che sto iniziato ad abituarmi all’idea di essere nato.

sabato 15 novembre 2008

santo subito

Dunque oggi e' il mio onomastico. C'era uno che si chiamava come me e l'hanno fatto santo. Pensampo'. Non deve essere stato uno stinco di santo, se l'hanno fatto santo. Perlopiu' i santi sono diventati santi perche' hanno sponsorizzato Dio o fatto miracoli. Abracadabra. Alcuni li mettono in galera per truffa, altri li fanno santi.
Comunque, e' anche colpa dei santi se oggi siamo infestati dai cattolici. Se io fossi Dio, i santi non li farei entrare in paradiso, anche se sono raccomandati dal papa. Neppure il santo con il mio nome, ci mancherebbe, non faccio favoritismi. Anche se e' vero che, nel caso io fossi Dio, il santo con il mio nome non avrebbe piu' il mio nome, perche' io mi chiamerei Dio.
Morale della storia. L'onomastico e' una ricorrenza troppo cattolica per i miei gusti, io l'abolirei. Solo che per abolire l'onomastico bisgna abolire tutti i santi del calendario. Solo che per abolire tutti i santi del calendario bisogna abolire i santi in quanto "santi". Solo che per abolire i santi bisogna abolire la chiesa cattolica. Come si fa ad abolirla? Quello che abolira' la chiesa cattolica io lo farei santo.

mercoledì 12 novembre 2008

chester

Niente da fare, il mio rapporto con Chester non migliora. Credo che lui sospetti qualcosa circa la mia preferenza per i gatti, anche se io non ne ho mai fatto parola in casa. Non siamo entrati granchè in confidenza lui e io, giusto qualche grattatina all’orecchio ogni tanto. Ma sono sempre io che gratto la sua.
Credo che fondamentalmente il grande difetto di Chester sia quello di essere brutto. Il che è uno dei peggiori difetti se sei un cane, visto che non puoi compensare con un discorso intelligente o una battuta spiritosa. Se un animale è di bella presenza, invece, hai già un buon motivo per dargli un qualche valore. Come la mia gatta per esempio, che essendo la gatta più bella del mondo non ha bisogno di nient’altro per essere stimata da tutti quelli che la conoscono. Sotto questo aspetto Chester è davvero senza speranza.
Un altro difetto di Chester è che è fastidioso. Gironzola sempre intorno al tavolo durante la cena, vuole essere coccolato, vuole da mangiare, bisogna sempre farlo sentire importante. E poi vuole che il suo padrone lo porti fuori a fare la pipì subito dopo mangiato. Non può andare in giardino a farla, no, lui pretende la passeggiata per strada. E poi è rumoroso, tremendamente rumoroso. Quando scende le scale sembra che ci sia un esercito che rotola giù. Gli animali che vivono in casa dovrebbero essere più discreti, un po’ più autonomi, e muoversi con un po’ più di eleganza. Come la mia gatta per esempio, che gira sempre con passo felpato e non disturba nessuno quando sale o scende le scale o quando si raggomitola sul divano.
E poi Chester è ruffiano, sempre lì a scodinzolare dietro a chiunque gli dia un pezzetto di cioccolato o una grattatina all’orecchia. Suvvia, un po’ di dignità! Un animale non dovrebbe mai ridursi a tanto. Non sei capace di mantenere un minimo di autocontrollo e prendere quello che ti viene dato senza fare troppe cerimonie? Prendi la mia gatta per esempio. Lei non perde tempo neppure a ringraziarti, ma ti fa capire che quello che le dai è semplicemente dovuto. È lei che decide se tu puoi o non puoi darle da mangiare, se tu puoi o non puoi grattarle l’orecchio. E ti fa quasi sentire come se fossi tu a dover ringraziare lei.
Immagino che se la mia gatta conoscesse Chester si farebbe della grasse risate, o forse un pochino lo compatirebbe…

lunedì 10 novembre 2008

meno tre

Ho un problema con il tempo. Il mio tempo qui. Vorrei capire cosa mi aspetto da queste tre settimane e mezzo che mi rimangono. Vorrei capire se spero che passino in fretta o che siano lente come quando uno dice “c’è tempo”. O meglio, vorrei sapere se a casa c’è ad aspettarmi qualcosa per cui essere contento di tornare o qualcosa per cui volere restare lontano. Ma è bello vedere quanto poco contino tutti questi miei problemi. Quanto il tempo che passa sia indifferente al modo in cui io lo guardo passare. Alleggerisce i pensieri il fatto di poter pensare senza nessuna responsabilità. Tre settimane e mezzo passeranno con il loro solito ritmo, quello che io spero e quello che io penso sono senza conseguenze. Non sarà colpa mia se un giorno dovrò tornare a casa, non sarà perché io ho sperato che quel giorno arrivasse in fretta, né perché io ho sperato che quel giorno non arrivasse mai.
Quando sarò a casa mi troverò di nuovo alle prese con quella sensazione strana che nell’ultimo anno mi ha perseguitato ogni volta che tornavo in un posto. La solita sensazione di non essere mai partito. Quella che avevo avuto tornando a casa dopo sei mesi via, quella che avevo avuto tornando qui dopo sei mesi a casa. E adesso due mesi mi sembreranno davvero un soffio, di quelli che passano via veloci e insignificanti e che non bastano a interrompere i fili che tengono insieme il momento in cui si parte e quello in cui si torna.

sabato 8 novembre 2008

dissentire

Ovunque vai, trovi gente che dissente. Uno non fa in tempo a dire una cosa, che subito c'e' qualcuno pronto a dissentire. Se senti uno che dice la sua in televisione, subito dopo arriva quello che dissente. Se leggi un libro, stai sicuro che qualcuno ha scritto almeno un altro libro per dissentire da quello che tu stai leggendo. Anzi, uno un libro non lo scrive neppure, se non e' per dissentire da qualcuno. Persino se tu provi a dire la cosa piu' ovvia e inconfutabile, non aspettarti che non ci sia qualcuno che arriva e dissente. Tu credi che 2+2 faccia 4, ma invece no, nemmeno sui numeri si puo' piu' stare tranquilli, perche' quello che dissente e' gia' arrivato prima di te. Di' una frase di senso compiuto, una qualunque, e in quello stesso momento tu stai dissentendo da qualcun altro. Apri la bocca, fiata, fai solo un gesto con la mano, lascia che un brandello di idea qualunque ti passi per la testa, e ci scommetto il mio portafogli vuoto che da qualche parte riuscirai a trovare uno che dissente con te. Quello che dissente se non dissente non e' contento. Qualche volta c'e' persino chi lo fa di mestiere. Cosa fai nella vita? Dissento. No, intendo che mestiere fai? Dissento. Ma come si fa a dissentire da una domanda? Non dissento dalla domanda, dissento di mestiere.
Sapete cosa vi dico? A me tutta questa dissenteria ha stufato.

giovedì 6 novembre 2008

cambiamenti

Non e' mica detto che se qualcosa cambia allora anche tutto il resto debba cambiare. Dove sta scritto? E chi lo ha detto? A chi sto rispondendo? Di cosa sto parlando? Non lo so, ma mi sembrava il caso di dirlo. Forse perche' c'e' sempre qualcosa che cambia, a volte qualcosa di importante e a volte no. E quello che cambia di solito si porta dietro altri cambiamenti, a volte importanti e a volte no. Non c'e' mai "un" cambiamento e basta, e' ovvio. La nostra vita non e' mica fatti a scompartimenti.
Per esempio, se oggi bevo una tazza di te' in piu' di ieri, il cambiamento non e' solo che ho bevuto una tazza di te' in piu'. Probabilmente faro' anche pipi' una volta di piu', con tutto quello che a sua volta ne consegue. Anche se penso che le conseguenze del fare pipi' una volta in piu' non siano molto importanti.
Comunque sia, anche se qualcosa cambia e di conseguenza molte cose cambiano, dicevo, non e' mica detto che tutto il resto debba cambiare. Dipende da quanto tutto il resto e' radicato nella vita di una persona. Alcune cose sono cosi' leggere e superficiali che volano via insieme al primo cambiamento. Basta solo una piccola scossa in una zona marginale della vita e puff, le cose superficiali vengono soffiate via. Altre cose invece hanno radici cosi' forti che se anche una persona dovesse cambiare completamente la propria vita, le proprie abitudini, le persone che ha intorno, il colore dei calzini, quelle cose rimarrebbero lo stesso ben ferme al loro posto. Dove ora sono, dove sono sempre state e dove saranno.
Questo discorso e' meta' serio e meta' no. Anzi, per tre quarti serio e per un quarto no, perche' in fin dei conti un po' di serieta' c'era anche nell'esempio della pipi'.
Quante volte una persona fa la pipi' in un giorno, per esempio, fa parte di quelle cose superficiali che il minimo cambiamento di abitudine spazza via.
Quante volte una persona e' disposta ad abbracciare un'altra persona, invece, e' una cosa che in certi casi potrebbe non cambiare mai, per nessun motivo.

martedì 4 novembre 2008

riforme

Sono leggermente preoccupato per la mia università. Intendo proprio l’università in senso fisico, i muri, i mattoni, le biblioteche. Insomma, l’università. Non sono sicuro che la troverò ancora quando torno. C’è questa riforma, dicono. Di solito a me piacciono le riforme, soprattutto dove c’è tanto da riformare. Come in università. Troppi vecchi, troppi raccomandati, troppa burocrazia. Tutto da riformare. Meno vecchi, meno raccomandati, meno burocrazia. Giusto. Ma come si fa?
Per eliminare un po’ di vecchi, bisognerebbe assumere un po’ di giovani. Non basta mandare via i vecchi, bisogna fare dei concorsi per sostituire i vecchi che se ne vanno con i giovani.
Per eliminare i raccomandati, bisogna fare i concorsi con dei criteri diversi, un po’ più limpidi. Non basta eliminare i concorsi truccati. È la parola “truccati”, non la parola “concorsi” che è fuori posto.
Per eliminare la burocrazia, bisogna introdurre delle procedure un po’ più snelle. Non basta lasciare a casa il personale. Bisogna cambiare i meccanismi.
Ora, una “riforma” potrebbe fare tutte queste cose. Se fosse una “riforma”.
Solo che quando si tagliano i fondi in modo che ci sia un nuovo assunto per ogni 10che se ne vanno in pensione, e in modo che non ci siano più fondi da stanziare per fare nuovi concorsi e assumere nuovi giovani, e in modo che l’università passi da pubblica a finanziata privatamente (cioè finanziata da interessi privati), non mi pare che si stia facendo una riforma. Si stanno semplicemente tagliando i fondi. Poi uno può dargli il nome che vuole, magari se dice “riforma” può sperare che qualcuno in più sia d’accordo. “Tagli” è una brutta parola, non piace a nessuno. E allora “riformiamo”. Sì, dai, riformiamo. Più precisamente, riformiamo così:

In relazione a quanto previsto dal presente comma, l'autorizzazione legislativa di cui all'articolo 5, comma 1, lettera a) della legge 24 dicembre 1993, n. 537, concernente il fondo per il finanziamento ordinario delle università, e' ridotta di 63,5 milioni di euro per l'anno 2009, di 190 milioni di euro per l'anno 2010, di 316 milioni di euro per l'anno 2011, di 417 milioni di euro per l'anno 2012 e di 455 milioni di euro a decorrere dall'anno 2013.

Immagino quante cose si possano fare con tutti quei milioni risparmiati. Se dovessi fare una scommessa, così, la prima cosa che mi salta in mente, è che quei 4 avanzi di galera che sono in parlamento si adegueranno lo stipendio. Giusto, c’è l’inflazione, gli stipendi vanno adeguati. Mantenere portaborse e yacht oggi è diventato quasi proibitivo per molti di loro, è una situazione inaccettabile. Un’altra cosa che probabilmente questo governo illuminato farà è investire un po’ di spiccioli per progetti come “il rientro dei cervelli”, o qualcuna di queste cose vuote con cui ci si riempie la bocca. Mi pare che “rientro dei cervelli” sia un’invenzione della Moratti, forse la sua invenzione più innocua, magari fatta con la speranza di vedere tornare anche il suo di cervello. Siccome l’università italiana non paga i ricercatori, i ricercatori vanno a lavorare dove di solito chi lavora viene pagato. Cioè qualunque posto fuori dall’Italia. Siccome però in questo modo ci ritroveremo agli ultimi posti in Europa anche per l’università (in quasi tutto il resto lo siamo già), allora bisogna fare tornare i ricercatori. L’Italia agli italiani, o robe così. Che rientrino tutti i cervelli! Ora, il punto è: se nel frattempo l’università è sparita, dove tornano i ricercatori? Che vorrebbero anche essere pagati, non tanto, ma un pochino sì. Negli ultimi mesi e anni in Italia, con i pochi soldi ancora rimasti all’università, ci sono state scoperte scientifiche di livello internazionale. Naturalmente quelli che hanno fatto queste scoperte, se vorranno continuare sulle strade aperte, dovranno farlo da qualche altra parte. È la riforma, siamo spiacenti, ma ci vuole la riforma. E la prossima generazione di ricercatori italiani le loro scoperte le faranno direttamente all’estero. Mentre da noi le aziende private si compreranno la “ricerca”, e le scoperte saranno fatte solo se c’è qualcuno a cui conviene che si facciano. A qualche azienda farmaceutica conviene trovare una cura per il Parkinson? Se sì, allora abbiamo buone speranze. Se l’azienda produce già le pastiglie che servono a rallentare il Parkinson, allora noi ci teniamo il Parkinson e la nostra riforma.

sabato 1 novembre 2008

regalo di halloween di bruce

non c'e' niente di meglio che un bel blues per halloween, sissignore.

novembre

Dunque inizia novembre. E inizia con un cielo da novembre, un'atmosfera da novembre, un primo novembre da novembre. Di solito uno quando pensa a novembre pensa al grigio e alla pioggia. Basta solo sentire la parola, "novembre", e subito arrivano uno in fila all'altro "grigio" e "pioggia". Per questo sono venuto in Inghilterra, per non sentire troppo il trauma del passaggio a novembre. Qui c'e' un po' di novembre dentro a ogni giorno dell'anno,soprattutto dentro alle domeniche.
La cosa piu' da novembre che c'e' qui sono i corvi che ogni pomeriggio, sul tardi, quando inizia a far buio e le nuvole nel cielo sembrano piu' scure, si mettono uno in fila all'altro sul cornicione del tetto e sembra che stiano li' a fissarti, quando tu guardi fuori dalla finestra. Cosa diavolo vogliono questi corvi? non hanno di meglio da fare che stare li' a fissarmi? Non so se mi deprimo di piu' io a guardare loro o loro a guardare me. Certo che se io fossi un corvo troverei qualche altro passatempo piu' divertente che riempire di novembre le giornate alla gente che studia.
Appunto, alla gente che studia. Sarebbe ora che io cominci oggi. Tra qualche ora arrivano i corvi e non vorrei che non mi trovassero al mio posto.