giovedì 21 agosto 2008

vuoti a perdere II

Un sasso lanciato in un pozzo che cade nel vuoto, aspettando di scoprire dove sia il fondo. Ma nell'attesa il sasso continua a scendere, in picchiata, e il vuoto è così profondo che quasi non si vede più la luce di sopra, e il pozzo è una voragine che si chiude su se stessa.
Almeno ci fosse dell'acqua là sotto, per attutire la caduta.
Chi ha lanciato il sasso nel pozzo?
Alla lunga, questo infinito cadere nel vuoto è quasi come star fermi. Cadere, ma fermi. Lasciarsi portar giù dal proprio peso. Abbandonarsi. Chiudere gli occhi e sentire l'aria che ti soffia attorno e ti dice che la caduta non è ancora finita.

domenica 17 agosto 2008

mercoledì 13 agosto 2008

gente

la gente che ti dice "come va?" anche se non le interessa come stai.
la gente che ti dice "mi dispiace" anche quando non le dispiace.
la gente che ti dice "scusa" anche mentre sta facendo quello per cui si scusa.
la gente che ti dice "buongiorno" anche se non le importa che giornata avrai.
la gente che ti dice "bene" quando sta male.
la gente che ti dice "sì" quando pensa di no (e viceversa).
la gente che ti dice "non lo so" quando lo sa.

La gente non dovrebbe dire tutte le cose che dice. Altrimenti uno finisce con il non crederci più. Si dovrebbe dire qualcosa solo quando si ha qualcosa da dire. Per esempio quando si vuole sapere come sta una persona, quando si è davvero dispiaciuti, quando ci si vuole davvero scusare, quando si vorrebbe che una persona avesse una buona giornata, quando si sta davvero bene, quando si pensa che le cose stanno in un certo modo, quando si sa qualcosa che sarebbe meglio far sapere agli altri.
Altrimenti le parole sono solo suoni senza senso.

martedì 12 agosto 2008

strapazzo

E' che si dovrebbe sempre avere il controllo su quello che si prova. Ci sono due persone dentro a ogni persona. Una persona controlla l'altra, mentre l'altra pensa solo a lasciarsi strapazzare di qua e di là dalla vita. E poi c'è un'altra persona ancora, che si mette al di sopra delle altre due e sceglie quando essere la persona che controlla e quando essere la persona che si lascia strapazzare dalla vita. E c'è anche la quarta persona, che è la persona che viene messa a giocare la parte della persona che controlla o la parte della persona strapazzata.
Si può andare avanti fino a inventarsi un esercito di persone dentro a ciascuna persona. Ma non sarà mai abbastanza, quando la vita ti strapazza così tanto che tutte le persone si mettono a giocare la parte della persona strapazzata e non c'è nessuno, assolutamente nessuno, che abbia il controllo. Non conta quello che sai o quello che vuoi o quello che speri. Sei solo una persona in balia della vita.

domenica 10 agosto 2008

prove inconfutabili dell'inesistenza di dio

1)Ho appena sentito al telegiornale che un uomo è morto giocando a bocce, colpito alla testa da una boccia. A Lourdes.

2)Oltre alle stronzate recuperate dai fondi di magazzino tipo cuccioli in miniatura, coltelli, soldatini romani, macchinine, adesso fra le uscite in edicola ci sono anche i santini da collezione e i rosari da collezione. Con la prima uscita il rosario di padre pio viene solo 4 euro e 99. E' evidente che Dio un rosario lo vorrebbe piazzato almeno al doppio.

3)Un po' di tempo fa il papa ha detto che il limbo non esiste più. Ci sono solo i buoni e i cattivi. Lui si mette tra i buoni, ovviamente. Quelli che prima stavano al limbo sono stati sfrattati, evidentemente. Comunque se ne deve concludere (o almeno il papa spera che se ne concluda) che l'inferno e il paradiso esistono realmente,mentre il limbo era solo un'invenzione. E' evidente che Dio non farebbe mai papa uno così.

4)Un'altra prova dell'inesistenza di Dio la conosco bene io, ma non la racconto. Riguarda la storia della mia vita.

5)Su in cielo c'è solo il cielo. Anche a guardar bene, non si vede altro che cielo. Dove non si vede, c'è lo spazio, i pianeti, le stelle, il sole. Magari c'è vita su Marte e magari c'è acqua sulla Luna. Avvistamenti di Dio non si sono finora registrati.

6) Le madonne stanno sempre a piangere. Non si è mai sentito di una Madonna che rideva. Cosa piangono a fare? Se Dio ci fosse, quanto meno avrebbe procurato loro gli scottex.

7)La Chiesa è ricca. Quindi la Chiesa non crede in quello che predica. Non credere in quello che si predica significa dire le bugie. La Chiesa insegna che Dio esiste. Quindi che Dio esiste è una bugia. Quindi Dio non esiste

8)Noi siamo fatti a immagine e somiglianza di Dio. Quindi Dio assomiglia a noi. Se assomiglia a noi, è stronzo proprio come noi. E cattivo proprio come noi. Ho cambiato idea, forse Dio esiste

venerdì 8 agosto 2008

momenti

Dovrei cambiar vita, lo so. Ma dove ne trovo un'altra?
E' come se ogni giorno ne perdessi un pezzetino, e a poco a poco la parte vuota diventa più grande di quella piena. Oggi come oggi non è che questa vita abbia un gran valore, e forse non è una buona idea cambiarla quando è così svalutata. Di sicuro non troverei nessuno disposto a prendersela.
Non lo so come si faccia a cambiar vita, anche se ci ho provato tante volte. O forse ho davvero cambiato vita tante volte, e non me ne sono mai accorto. Sta di fatto che sono sempre al punto di partenza. Sono qui, ci sono io e c'è la mia vita.
Magari il problema è un altro. C'è qualcosa che mi ha stufato più di questa vita. Sono io.

mercoledì 6 agosto 2008

cielo grigio

finalmente una giornata di cielo grigio. Mi fa sentire meglio, è più in sintonia con il mio umore, quindi anch'io sono più in sintonia con il mondo.
Oggi non voglio vedere il sole, non voglio vedere il mondo. Voglio solo il cielo grigio fuori dalla finestra. Voglio stare con le mie cose, i miei impegni, i miei pensieri. Voglio arrivare a sera con la testa immersa solo in quello che devo fare. Voglio sentire i muri della mia stanza, toccarli, disegnare con il pensiero il limite del mio mondo. Voglio che il cielo grigio metta un freno a tutti i pensieri che potrebbero venirmi guardando fuori dalla finestra. Voglio che il cielo grigio mi faccia percepire il limite di tutte le cose, senza quelle stupide illusioni con cui il cielo azzurro mi ubriaca.

lunedì 4 agosto 2008

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vorrei arrendermi, ma non so da che cosa. vorrei trovare una via d'uscita, ma da dove?
è come stringere forte un coltello, pensando di stare tenendo in pugno il manico, e a un certo punto accorgersi che in realtà si stava tenendo la lama, e il palmo è tutto coperto di tagli.
stanotte vorrei solo dormire, senza sogni, perchè ci sarebbe spazio solo per degli incubi,o forse perchè i sogni renderebbero un incubo svegliarsi.
domani andrà meglio, questo è sicuro. due giornate così non possono capitare una dopo l'altra.
domani andrà meglio

domenica 3 agosto 2008

agosto

Agosto. Le ferie d'agosto, il sole d'agosto, il ferragosto.
Le prime due settimane d'agosto.
La seconda e la terza settimana d'agosto.
Le ultime due d'agosto.
Tre settimane ad agosto.
Dove vai ad agosto? Cosa fai ad agosto? Ce ne andiamo via ad agosto? Lasciamo passare agosto.
Non mi puoi chiamare il 4 di agosto. Mi tocca lavorare pure ad agosto. Chiudiamo ad agosto, tanto tutte le ditte chiudono ad agosto. Anche volendo non si può lavorare ad agosto.
L'esodo di agosto. Il controesodo di agosto. Le spiagge prese d'assalto ad agosto.
Un weekend ad agosto. Un weekend lungo ad agosto. La benzina sale ad agosto. La temperatura percepita ad agosto. Il boom dei gelati ad agosto. Il bagno nelle fontane ad agosto. L'allarme siccità ad agosto.
Io dico che ce la faremo anche quest'anno. A noi due, agosto.

giovedì 31 luglio 2008

nemico sole

Ho capito perchè odio così tanto l'estate. Quando vedo questo cielo così azzurro, e i prati verdi, l'ombra degli alberi sui viali alberati in riva al lago, il sole così luminoso, e capisco quanto sia bello tutto questo, e quanta serenità potrebbe trasmttermi, allora ho la chiara percezione di tutto quello che non sono capace di godermi, di tutto quello che mi sto perdendo. Invidio tutti quelli che sanno accettare e godersi i regali dell'estate.

A volte credo proprio di non essere normale. Tutte le persone credono di non essere normali, è vero, ma io credo di non essere normale in modo non normale. Altrimenti non mi verrebbero neppure in mente robe come queste. Forse dovrei cercare di normalizzarmi. O forse dovrei iniziare a preoccuparmi.

Ma perchè non si può semplicemente guardare il cielo e passeggiare all'ombra degli alberi ed essere felici per tutto questo?

Comunque odio stare al sole e odio il caldo. Il sole mi indebolisce e mi fa deprimere, quando sono al sole mi si annebbia il cervello e, non so perchè, mi viene anche un po' di ansia.
Come sarebbe bello se fosse solo per questo che odio l'estate.

Lo vedete che non è normale il mio modo di non essere normale?

mercoledì 30 luglio 2008

panorama

non è tanto bello, visto da qui.
vuoto
vuoto vuoto vuoto vuoto vuoto vuoto
ci sono dei momenti che in realtà non passano mai.
I momenti belli sì, passano.
I momenti brutti no. Con il tempo poi si accumulano, si sovrappongono. Quelli più vecchi a un certo punto iniziano a sembrare meno brutti, e si prova a farsi ingannare dall'apparenza. Ma l'apparenza non inganna mai quando dovrebbe.
I momenti brutti non sono momenti, sono solo brutti, anche se si prova spalmarci sopra dei sorrisi. Non si riesce a coprire tutto

lunedì 28 luglio 2008

la storia triste del camaleonte blu- seconda parte

Riassunto della puntata precedente. Presentazione caratteristiche fisiche e psicologiche del camaleonte. Introduzione del camaleonte protagonista della storia. Il camaleonte si trova davanti a un mondo senza colori e va in crisi (ma non di identità, perchè l'identità non ce l'ha, come si è cercato di spiegare). Tentativi inutili di spiegare come è il mondo senza colori. Il narratore non capisce bene neppure lui. Il camaleonte non sa che colore mettersi, quindi chi essere. Il narratore deve andare a mangiare e poi non ha più voglia di continuare.

Seconda parte.
Il camaleonte, sapendo che c'è qualcuno là fuori che si è appassionato alla sua storia, decide che forse vale la pena darsi una mossa e pensare a fare qualcosa. Se non sarà il mondo a suggerirgli il colore, allora il camaleonte prenderà il coraggio a due mani e deciderà da solo. I camaleonti non hanno mani, è vero, ma il coraggio lo si può prendere anche con delle zampe, se sono zampe abbastanza grandi per tenere ben fermo tutto il coraggio che serve.
Passando in rassegna tutti i colori che ha visto nella sua vita, il camaleonte non riesce a trovare un buon motivo per preferirne qualcuno agli altri. Finora il solo motivo per cambiare colore è stato lo sforzo di mimetizzarsi e nascondorsi, ma adesso non c'è davvero modo di passare inosservato. In un mondo senza colore, anche il colore più sobrio e anonimo che c'è diventa un pugno in un occhio.
Il camaleonte alza gli occhi al cielo, quasi a cercare un suggerimento, un'ispirazione dall'alto, ma il cielo tace anche per i camaleonti. Tace sì, ma non è del tutto inutile, per essere un cielo. Il camaleonte infatti nota una cosa cui fino a quel momento, stranamente, non aveva fatto caso. Il mondo senza colori non è proprio senza colori. Il cielo,lassù, è blu! Finalmente un colore, in mezzo a tutto il vuoto attorno che ormai stava diventando anche un vuoto dentro al camaleonte. Perchè il cielo di un mondo senza colori rimane blu? Il camaleonte non aveva molta voglia di arrovelarsi il suo già piccolo cervello su queste domande, ma la cosa lo incuriosiva non poco.
Naturalmente, il camaleonte si sentì sollevato da molte responsabilità alla vista di quel cielo blu. Adesso non si trattava più di decidere da solo il colore, ma si poteva tranquillamente lasciarsi sfumare verso il blu da quel cielo che sembrava chiamarlo. Il camaleonte chiude gli occhi e aspetta che la natura faccia il suo corso e lo dipinga di blu. Aveva sempre funzionato così, sarebbe stato così anche stavolta.
E infatti dopo pochi minuti il camaleonte diventò completamente blu. Diventò il blu, come nella sua vita era stato tanti colori diversi. Il blu di fuori ma anche il blu di dentro, perchè un camaleonte non può essere nient'altro che il colore che diventa.
Il camaleonte alzò allora gli occhi verso il cielo, e gli scappò un sorriso. Anche se io non credo che il camaleonte avesse davvero capito quello che era successo, nè prchè in quel momento gli venisse da sorridere.
Se non fosse che proprio in questo momento finisce la seconda parte, scriverei tutto quanto, ma temo che si debba aspettare la terza puntata, perchè ho una birra nel frigo che mi sta chiamando e dice che ha freddo e che ha bisogno di scaldarsi un po' nel mio stomaco

n.b. votate anche voi il sondaggio qui a fianco sulla storia triste del camaleonte blu. Io l'ho già fatto. Potrete così partecipare all'estrazione di un dente a vostra scelta. Aut. min. ric.

domenica 27 luglio 2008

bruce springsteen, independence day

Questa canzone riesce sempre a commuovermi, credo sia uno delle più belle mai scritte...

Papà, vai a letto ora, si sta facendo tardi,
nulla di cio' che potremmo dire cambierebbe le cose adesso,
partiro' in mattinata dal Saint Mary's Gate,
non cambieremmo idea neppure se in qualche modo potessimo,
perche' il buio di questa casa si è preso il meglio di noi,
e in questa città c'è un'oscurità che si è presa anche noi,
ma adesso non possono farmi più niente,
e adesso tu non puoi farmi più niente,
non lascerò che facciano a me ciò che li ho visti fare a te.

Allora dimmi addio, questo e' il giorno dell'indipendenza,
e' il giorno dell'indipendenza ovunque
dimmi addio, e' il giorno dell'indipendenza,

Io non so cosa ci sia sempre stato fra noi,
sceglievamo con cura le parole da dire e tracciavamo degli steccati,
non c'era proprio modo che questa casa potesse contenerci entrambi,
penso che semplicemente noi fossimo fatti troppo allo stesso modo.

Dimmi addio, e' il giorno dell'indipendenza,
e' il giorno dell'Indipendenza, tutti i ragazzi devono correre via,
allora dimmi addio, e' il giorno dell'indipendenza,
tutti gli uomini devono prendere la propria strada,
quando arriva il loro giorno dell'indipendenza.

Ora le stanze sono tutte vuote giù' da Frankie,
e l'autostrada e' deserta fino a Breaker's Point,
c'è tanta gente che sta lasciando la città, lasciando i loro amici, le loro case;
di notte percorrono tutti soli quella strada buia e polverosa.

Papa' vai a letto, si sta facendo tardi adesso,
nulla di cio' che potremmo dire cambierebbe le cose adesso,
perche' adesso ci sono persone diverse che vengono qui,
e vedono le cose in modo diverso,
e presto tutto cio' che abbiamo conosciuto verra' spazzato via.

Allora dimmi arrivederci, e' il giorno dell'indipendenza,

Papa', adesso capisco le cose che volevi, ma che non riuscivi a dirmi,
ma non vuoi almeno dirmi "addio"? E' il giorno dell'indipendenza,
giuro che non ho mai avuto intenzione di portarti via quelle cose

giovedì 24 luglio 2008

lunadigiorno

Mi piacciono queste giornate d'estate, anche se io non sono fatto per il sole.
Il cielo blu, neppure una nuvola per tutto il giorno, ma senza quel caldo che ti uccide. Seduto all'ombra, il silenzio più totale, la mia gatta che dorme sotto i cespugli. Quasi come star bene. Stamattina nel cielo, proprio di fronte al sole, c'era persino la luna. La luna di giorno sembra una nuvola bianca dai contorni sfumati, un cerchio di vapore lì lì per scomparire. Non ha gli occhioni tristi della notte, e la sua presenza è molto più discreta. La luna di giorno sa bene che quello non è il suo posto, e allora fa di tutto per passare inosservata, persino provando a camuffarsi da nuvoletta.
Ma stamattina era proprio difficile per lei nascondersi nel bel mezzo del cielo blu. "Che vuoi?", le dico appena la vedo. Lei non mi risponde. "Ti trovo pallida", continuo, ma di nuovo senza risposta. La mia gatta sbadiglia, le sto disturbando il sonno. Mi rimetto a studiare, provo a non pensare alla luna di giorno. Così scivola via la mia giornata, finchè il blu si spegne, e la luna torna a fare la luna.
Quasi come star bene.

mercoledì 23 luglio 2008

ci siamo


Il coniglietto dei compleanni è in agguato

martedì 22 luglio 2008

nonne

Secondo me Cappuccetto Rosso non era una bambina molto intelligente. Lo si capisce da tante piccole cose. Racconta i fatti suoi al primo lupo che incontra, non capisce che quella che ha di fronte non è sua nonna, fa domande sceme sulla grandezza delle orecchie e del naso di sua nonna che non è sua nonna.
Inoltre, la famiglia Rosso ha avuto un bel coraggio a chiamare una figlia Cappuccetto. Neanche loro devono essere molto intelligenti.
Credo che di tutta la storia l'unica che si salva si la nonna, che almeno ha la scusante di essere vecchia e quindi un po' rintronata.
La storia di Cappuccetto Rosso deve essere però molto educativa, se è vero che non esiste bambino che non la conosca. Non so bene quale sia l'insegnamento che si vuole trasmettere, certo molto dipende dai punti di vista. Per i bambini normali, credo che l'insegnamento sia di non dare troppa confidenza ai lupi cattivi che non si conoscono. Per i cuccioli di lupo, l'insegnamento è di non mangiare una nipotina senza prima aver digerito la nonna. Per i cacciatori, l'insegnamento è che non si sa mai quale sorpresa si può trovare nella pancia degli animali che si uccidono. Ma soprattutto, credo che l'insegnamento sia quello di non fare troppe domande sulle dimensioni del naso della propria nonna.
Direi che la mia storia triste del camaleonte blu è molto più istruttiva e interessante. Se mai un giorno riuscirò a raccontarla, ovviamente. Si accettano suggerimenti sul prosieguo. Nel frattempo io ci dormo sopra. Al mio cuscino, intendo.
Notte

domenica 20 luglio 2008

la storia triste del camaleonte blu-parte prima

Il camaleonte è di certo l'animale più camaleontico che ci sia. Pare addirittura che il nome "camaleonte" derivi dal suo essere così camaleontico, anche se gli esperti stanno ancora dibattendo la questione. Per paura di essere se stesso, il camaleonte cambia colore per assomigliare il più possibile a ciò che lo circonda. E' come se ogni volta "lui" sparisse, lo scopo della sua vita è passare inosservato. Il camaleonte non è mai "qualcuno", è sempre un pezzo del mondo circostante. Per esempio, tanto per dirne una, è difficile (impossibile?) dire quale sia il vero, originale colore di un camaleonte. Ci vuole qualcosa attorno per dare un senso alla vita del camaleonte.
Un giorno un camaleonte si ritrovò in un luogo senza colori. Era tutto normalissimo per il resto, c'erano degli alberi, un prato, un fiumiciattolo, solo che niente era colorato. E' facile capire che in un posto del genere il camaleonte, se mai avesse una identità sua, come minimo andrebbe in crisi di identità. Sfortunatamente, il camaleonte è talmente privo di identità che non gli è concesso neppure il lusso di avere una crisi, una piccola scossa, qualcosa che gli dia la percezione di se stesso come individuo.
Il camaleonte rimase qualche istante a fissare il panorama, cercando di darsi una spiegazione per ciò che gli stava davanti. In effetti, non solo non aveva una spiegazione, ma nemmeno sapeva come avrebbe potuto raccontare una cosa del genere. Un posto senza colori è difficile da immaginare, figurarsi da descrivere. Uno potrebbe provare a pensare all'acqua, per esempio. L'acqua è incolore, lo sanno tutti. Eppure qui non si trattava della stessa cosa. Per l'acqua esiste una parola, "trasparente", e c'è una spiegazione per la mancanza di colore. Purtroppo per il camaleonte, però, questo posto non era per niente trasparente. "Trasparente" sarebbe già stato un buon punto di riferimento, perchè il camaleonte avrebbe semplicemente dovuto provare a diventare trasparente (che poi ci sarebbe riuscito è un'altra storia). Ma qui gli alberi non erano trasparenti, non ci si poteva guardare attraverso. E così per l'erba e addirittura per l'acqua del fiumiciattolo. Se non vi siete mai trovati davanti a un posto senza colori, allora non potete capire. Figuratevi che non capisco neppure io che lo sto scrivendo. Bisogna immaginare un albero, con il tronco, i rami e le foglie e tutto quanto. Naturalmente lo si immagina con una certa forma e un certo colore. Marrone e verde, diciamo. Adesso bisogna pensare allo stesso albero, però senza colore. E' come se si dovesse togliere uno strato. Ecco, vedete, non ne siamo capaci. Non si può. Al limite ce lo immaginiamo tutto bianco, come negli album da colorare prima che vengano colorati. Ma anche il bianco è già un colore, quindi bisogna escluderlo. Impossibile.
Sì, impossibile, eppure il camaleonte c'era davanti. Provando a chiudere gli occhi, il camaleonte non riusciva a tenere nella mente il quadro di ciò che aveva appena visto. Dietro le sue palpebre chiuse (vabbè, non so se i camaleonti abbiano palpebre), la scena gli compariva immediatamente tutta colorata, o al più tutta bianca. Ma appena gli occhi tornavano a spalancarsi e a scrutare attorno, eccolo di nuovo lì, l'inconcepibile mondo senza colori. Cosa fare? O meglio, per un camaleonte, cosa essere? Di quale colore travestirsi? Cosa rimaneva del camaleonte, una volta toltigli i colori? Il camaleonte si rese ben presto conto che la situazione per lui era impossibile non solo da concepire, ma soprattutto da "vivere". Quello era un limite che il camaleonte non si era mai trovato a dover considerare. E' come se una parte di sè fosse scomparsa insieme ai colori del mondo. O peggio, è come se il camaleonte stesso fosse scomparso insieme ai colori del mondo. Eppure qualcosa lì, nel posto del camaleonte, doveva pur esserci. Il camaleonte doveva pur decidersi a prendere un qualche colore, la sua stessa esistenza glielo imponeva. Per quanto privo di identità, il camaleonte non poteva dire di non esistere affatto. Sì, ma quale colore, e perchè? Per la prima volta in vita sua, un camaleonte si trovò faccia a faccia al problema di dovere decidere da solo cosa, o chi, essere, senza che fosse il mondo attorno a gettargli addosso un'identità.
E con questo si chiude la prima parte della storia. Avrete notato che, per essere una storia, finora non si è raccontato praticamente niente. C' è solo un camaleonte che se ne sta fermo davanti a un mondo senza colori. Purtroppo però è mezzogiorno ed è domenica, e il narratore deve andare a mangiare. Oltretutto, il narratore non ha molta voglia di mettersi a continuare la storia di domenica pomeriggio, quindi ha pensato bene di chiudere qui la prima parte e di rimandare a tempi futuri il racconto della seconda parte. Il narratore non sa neppure quante parti ha questa storia, perchè non sa quanta voglia avrà di continuare a scriverla in futuro, e quindi può darsi che ci saranno delle parti con una riga soltanto. A dirla tutta, il narratore non sa neppure come e quando la storia finirà. Per esempio, non ha ancora pensato a un buon motivo per cui il camaleonte blu sia triste, nè per cui il camaleonte sia blu. Ma gli piaceva così tanto il titolo che sicuramente un buon motivo lo troverà, nel prosieguo del racconto.
Quindi non rimane che aspettare la seconda parte, pur non avendo la minima idea di quando sarà scritta. Anche il narratore aspetta con impazienza

giovedì 17 luglio 2008

salti

Eccoci qui, ancora. Ero qui ieri sera, sono qui adesso. Mi sono mai mosso? Dove sono stato? Cosa è successo? C'è una voragine fra me e il resto del mondo. Non tanto larga, ma profonda. Salterei, se solo non fosse così profonda. Solo per andare a vedere cosa c'è dall'altra parte. Ma è pericoloso. Il salto è breve, ma il rischio è alto. Comunque nessuno verrà da questa parte. Il mondo se ne infischia, il mondo va avanti anche se io non ci salto dentro. Non so da quanto sia lì quella voragine. Se mi giro dall'altra parte non la vedo, e si può andare avanti come se non ci fosse. Ma questo non cambia le cose, il mondo se ne sta sempre di là, anche se io non guardo. Non bisogna prendersi in giro, per quanto sia difficile dirsi la verità. Non me ne sto da questa parte perchè io lo voglio, o perchè qui mi piace. Mi ci sono ritrovato. Il mondo di là e io di qua. Posso provare ad accettarlo, non illudermi di averlo scelto.
Da questa parte si prova a riempirsi la vita come si può. Si può anche provare a parlare con qualcuno di là, se si urla abbastanza forte. A volte qualcuno risponde, ma non è una cosa semplice. Di solito le persone stanno dentro la propria vita, dentro le proprie cose. Non ci sono grandi motivi per cui qualcuno dalla parte di là debba sporgersi sull'orlo di un burrone a urlare verso di me. Neanch'io lo farei, se fossi di là. Non penserei nè alle voragini nè a cosa ci sia dall'altra parte. Vivrei, semplicemente vivrei. E mi troverei qualcosa per distrarmi da quel fastidioso pensiero di stare vivendo. Certo non mi fermerei a guardare uno che se ne sta di là e non sa come distrarsi. Certo non penserei a cosa mai possa esserci sul fondo di questa voragine che pare non avere fondo.

mercoledì 16 luglio 2008

amore e no

Amare è semplice, fin troppo semplice. Tutti ne siamo capaci, non ho mai conosciuto nessuno che non abbia amato, non ho mai conosciuto nessuno che sia riuscito a imporsi di non amare. Amare non è solo qualcosa cui siamo spinti, è anche qualcosa che non riusciamo a non volere. Ed è la cosa che ci riesce meglio, perchè amare significa cercare di riempire la parte vuota di noi, e quindi riempirsi. Tendere a completarsi. Per poi sentirsi forti. Dare del bene non per il bene in sè, ma perchè il bene che io do è il filo che tiene l'altra persona legata a me. Il bene è uno strumento, un mezzo, non un fine. Voglio che sia io a dare del bene all'altra persona, perchè solo il mio bene può tenerla qui. Il bene in sè non è abbastanza, il bene che ricevi deve essere il mio. E' per questo che due felicità si fondono e diventano una felicità sola. Sono felice per la tua felicità perchè sono io a dartela. La tua felicità mi rende felice perchè la tua felicità dipende da me, la tua felicità è ciò che ti tiene qui con me. La felicità che tu prendi dagli altri non serve a riempire il mio spazio vuoto.
Ecco, potrei sbagliarmi, ma credo che sia questa roba qui l'amore.
Ora, la grande domanda è: ci si può riempire semplicemente dando del bene, senza che questo bene sia anche un mezzo per ricevere qualcos'altro? Il bene può davvero essere solo il fine, e non il mezzo? Può bastare il bene dato? Se qualcuno sa la risposta...anzi, no, se qualcuno è sicuro della risposta, ma sicuro davvero, non importa come e perchè, per favore, me lo dica.

martedì 15 luglio 2008

consigli per il prossimo 8per1000

chiesa valdese su tema bioetico
(i soldi dell'8per1000 che le persone scelgono di non destinare a nessun ente religioso finiscono comunque alla chiesa cattolica, grazie a un trucco nella legge italiana. Tanto vale darli a chi cerca invece di fare del bene per la società)

lunedì 14 luglio 2008

base

Stasera volevo scrivere solo due righe. La prima è questa.
La seconda è questa.
Poi però ho pensato che si poteva scrivere anche qualcos'altro. Tanto ormai le righe sono già diventate tre. Anzi quattro.
Il problema è che non ho niente da dire. Come si fa a scrivere qualcos'altro se non si ha niente da dire? L'unico sistema è lasciar perdere il contenuto, che tanto non c'è comunque, e puntare tutto sulla forma.
Ora, la forma più semplice è senz'altro il triangolo, ma non escludo in futuro di provare con forme più sofisticate come il rombo e il parallelepipedo. Tra l'altro il nome parallelepipedo mi ha sempre fatto ridere. Pipedo pipedo. Sì, è simpatico il parallepipedo. Credo che si dovrebbe dargli un po' più di considerazione anche dopo la quinta elementare. Ci vorrebbero più cose a forma di parallelepipedo nel mondo, non solo la gomma per cancellare. Tanto l'area è come quella dei rettangoli, base per altezza. Poi se si vuole si può anche dividere per due, ma vi viene un'area sbagliata. Il parallelepipedo va misurato tutto intero, pipedo compreso.
Ma per ora, siccome siamo al primo esperimento, diciamo che se si vuole scrivere qualcos'altro ma non si ha niente da dire, conviene dirlo a triangolo. Base per altezza diviso due, teorema di Pitagora, isoscele equilatero scaleno, il triangolo no, eccetera.
Allora.
Iniziamo.
Con calma.
Poche parole.
Giusto due, tre.
Poi sempre di più.
Senza niente da dire.
Niente di serio,almeno.
E tener d'occhio i margini.
Non si può mai andare a capo.
Altrimenti il triangolo si spezza.
Però temo che fra poco devo finire.
Il margine si avvicina inesorabilmente.
La pagina è stretta, il gioco termina subito.
Ma c'è il tempo per la buonanotte, dalla base.
Buonanotte a chi è sempre vicino,comunque sia.
Buonanotte a quelli che sono la base della mia vita.

sabato 12 luglio 2008

notte

Notte. Il tempo rallenta. Lo spazio si allarga.
I pensieri si fanno più chiari, li si può persino capire. L'oscurità copre quello che non si vuole vedere, prima che la luce del giorno torni a illuminarlo. Tutti abbiamo qualcosa che vorremmo semplicemente dimenticare. La notte arriva per aiutarci.
La notte è una scatola in cui nascondere, in cui nascondersi. La notte è il posto di chi ha bisogno, e di chi ancora non ha capito di cosa ha bisogno.
La luna e le stelle bastano. La luna nel suo pallore, le stelle nel loro minuscolo brillare. Brillano come se lottassero per non diventare luce accecante, come se volessero continuare nel loro piccolo, innocente risplendere. Solo risplendere, senza la pretesa di gettare luce sulle cose, senza l'arroganza di abbagliare.Le stelle sono fari sparsi nel mare del cielo, che ci insegnano a non avere paura del buio che le circonda, che ci insengnano che ci si può perdere nell'oscurità senza perdersi. Le stelle sono luce sbriciolata che non vuole raccogliersi in una luce sola, e così ci invitano a spargere i nostri pensieri nel buio confortante di questa coperta di cielo. Ci aiutano a dimenticarci per qualche ora di noi stessi, ad alleggerirci di tutto quello che siamo o che dobbiamo essere.
Forse le stelle sono pensieri che non sanno più a chi appartengono.
La luna lascia fare, non c'è niente che la possa smuovere. Ma ci guarda per dirci che lei, almeno lei, ci vuole bene. Che lei sarà sempre lì, da qualunque posto ci affacceremo a guardarla. La luna ci aspetta, e mentre aspetta lascia che ci perdiamo sicuri nella notte.

giovedì 10 luglio 2008

arroganza

Si sono dette molte parole inutili ieri e oggi, dopo che il tribunale di Milano ha autorizzato a sospendere il nutrimento e lasciar morire una ragazza che da 16 anni era praticamente un vegetale. Ovviamente le parole inutili sono tutte arrivate dal Vaticano e dai vari bioeticisti cattolici, e ovviamente non c'è stato articolo di giornale o servizio televisivo che non abbia affiancato la notizia dell'autorizzazione del tribunale al commento del vescovo o del cattolico di turno. Pazienza. Prima o poi il Medioevo finirà anche per noi italiani, anche se non possiamo illuderci che noi vivremo abbastanza a lungo per vedere questo momento.
Siccome ogni volta che si tratta uno di questi temi delicati (non solo le questioni di fine vita) arriva un vescovo a dire la sua, mi viene da pensare che a loro deve averglielo detto Dio in persona che l'eutanasia è sbagliata, che la sospensione del nutrimento è sbagliata, che l'aborto è sbagliato, che i matrimoni omosessuali sono sbagliati, che le coppie di fatto sono sbagliate, e via dicendo. Non mi risulta infatti che sulla Bibbia si parli di queste cose (a meno di non dare interpretazioni piuttosto fantasiose).
A me Dio non ha mai detto niente al riguardo, nè probabilmente ha detto niente a tutti quelli che compiono un certo tipo di scelte non tanto convenzionali.
Allora i casi sono due. O Dio parla solo a certe persone e non ad altre, e allora quelli che pensano e scelgono con la propria testa non fanno niente di sbagliato, perchè semplicemente non sono stati "illuminati". Oppure questi signori che dicono di saperla lunga parlano in realtà a vanvera. Comunque sia, la cosa non fa molta differenza sul piano pratico. Rimango innocente qualunque sia la mia scelta.
Se questi saccenti sono davvero così sicuri delle loro verità da non poter fare a meno di tacere davanti a una situazione così disperata, personale e difficilmente immaginabile come quella di un padre che arriva a implorare di lasciare morire la propria figlia, allora mi auguro che presto capiti anche a loro di trovarsi nelle stesse condizioni, e di soffrire, di disperarsi, in modo da poter dimostrare tutta la loro bravura nel rispettare quello che predicano. Ben venga, sarebbero fatti loro.
Che però si permettano, con la solita arroganza che li contraddistingue, di intromettersi in questo modo in situazioni tanto delicate, senza porsi il problema di quanto le loro parole possano ferire i diretti interessati e aggravare la loro disperazione, è qualcosa che davvero non mi va giù. Non lo sopporto. Non sopporto che qualcuno pretenda di saperla più lunga di un papà riguardo al bene di sua figlia.
Tra tutte le parole vuote e pompose sprecate in questi giorni, credo che la cosa più intelligente sia stata detta proprio dal padre di Eluana, oggi: "Quello che dice il Vaticano vale per il Vaticano, quello che diceva mia figlia vale per mia figlia". Sono le parole più intelligenti perchè sono quelle più semplici, modeste e soprattutto dette dall'interno della situazione difficile che si sta vivendo.
Tutto il resto sono parole buone per riempire i salotti.

postilla: i vescovi dicono che la scelta è inaccettabile perchè in realtà si tratta di "vera e propria eutanasia". E allora? L'eutanasia è persino legale in alcuni stati, in Europa e in America. Di nuovo si getta fumo negli occhi alla gente. Si fa credere che basti usare la parola eutanasia per dimostrare che una certa scelta è sbagliata. Io sono favorevole all'eutanasia. Ci mancherebbe altro. Non solo al suicidio assistito o al lasciar morire. Sono favorevole all'eutanasia attiva, quella in cui un medico va da un malato sofferente che non sopporta più la propria condizione e gli inietta una sostanza che lo uccide. Se il medico non se la sente si trovi qualcun altro disposto a farlo, ma non vedo perchè un malato non possa avere il diritto di scegliere di non soffrire più.
Comunque nel caso di Eluana Englaro è tecnicamente sbagliato, e quindi disonesto, parlare di eutanasia. Si tratta semplicemente di lasciar morire una persona che, se non fosse per l'intervento di mezzi artificiali, sarebbe naturalmente morta già da tanto tempo. Al limite si può dire che si tratta di "eutanasia passiva", perchè comunque ci vuole qualcuno che stacchi i tubi. Beh, io non me la sento di considerarlo un assassino.

rifiuti solidi

Prima di iniziare una nuova giornata è bene assicurarsi che quella precedente sia finita. E' come con il dentifricio, non bisogna iniziare un tubetto nuovo se ancora non si è finito quello vecchio. Poi il tubetto vecchio quando è vuoto lo si butta nel sacco dell'immondizia, i giorni vecchi invece si smaltiscono da soli e per lo più è materiale riciclabile. Un 9 luglio ben trattato, per dire, può tranquillamente essere riutilizzato per un 25 agosto o un 13 novembre. Il contenuto è più o meno lo stesso, i giorni restano giorni anche se sono fatti di materiale riciclato. La bistecca di oggi aveva grosso modo lo stesso sapore di quella dell'altro ieri, e la musica dei grilli di stasera è la stessa che risuona da mesi. Anch'io sono più o meno uguale, solo leggermente più allegro o più triste e coi capelli più o meno lunghi. Ma se mi vedete oggi e poi mi vedete di nuovo domani, vi sembrerò sempre lo stesso. Anche fra 20 anni, credo. Non so bene dove sarò, ma è probabile che sarò sempre io. Mi sarò riciclato, giorno dopo giorno, ma ci troverete dentro sempre la stessa roba. Niente di quello che sono adesso andrà sprecato, e in più continuerò a essere biodegradabile al 100%. Almeno finchè non sarò biodegradato. Poi riciclarmi sarà un po' più difficile.
Ho come l'impressione di essere finito un po' sul macabro. Ma insomma, volevo solo dire che niente di quello che siamo può essere buttato via. Tutto diventa quello che saremo, comprese quelle parti di noi che vorremmo semplicemente gettare nella spazzatura. Da qualche parte, magari nascoste o trasformate, le ritroveremo sempre qui. Parte di noi.

martedì 8 luglio 2008

stronzio

Secondo me ci sono delle parole che non si dovrebbero dire. Parole "disumane", non adatte a noi mortali. Non le capiamo bene, o forse le usiamo per dire cose impossibili.Oggi mi sono messo a pensare alle parole che secondo me andrebbero eliminate dal vocabolario. Ogni persona con il senso della misura dovrebbe evitarle.
Tanto per cominciare, le prime due parole da eliminare sono "sempre" e "mai". Sono parole che si riferiscono a una certa estensione del tempo che non ci appartiene e a un certo tipo di previsioni che non siamo in grado di fare. Niente di quello che viviamo o pensiamo o proviamo dura per sempre. Al limite, se si è fortunati, dura giusto il tempo di una vita, ma di solito non succede comunque. E il "mai" non è mai un "mai" nel senso del "mai". Di solito "mai" sta per "non penso sia possibile", ma le cose poi succedono indipendentemente dal fatto che noi le pensiamo possibili.
Poi un'altra parola che eliminerei è "Dio". E' evidente che è una parola superflua. Anzi, credo si vivrebbe meglio senza. Quando si dice "Dio" ognuno ha in testa una roba tutta sua. Per fortuna non passiamo molto tempo a parlare fra noi di Dio, altrimenti scopriremmo che non ci intendiamo per niente l'uno con l'altro. Il problema non è tanto se Dio esista o non esista. La cosa non ci fa nessuna differenza, perchè secondo me non è che le persone propriamente "credano" che Dio esista, al limite ci sperano. In effetti non ho mai ben capito la domanda "credi in Dio?". Non ci si ragiona mai sopra abbastanza. Se uno mi chiede se credo in Dio, deve dare per scontata una certa nozione di Dio. Bisogna che sia io che lui sappiamo di cosa stiamo parlando quando diciamo "Dio". Ma se già lo sappiamo la domanda è superflua. Se so cosa vuol dire la parola "Dio", allora so anche se Dio esiste oppure no. Ma il problema è che non sappiamo cosa voglia dire la parola "Dio", anch se c'è chi fa finta di saperla lunga (non so chi abbia dato loro l'illuminazione). La risposta che mi viene più naturale dare alla domanda "credi in Dio?" non è nè sì nè no. E' "ci spero". Ma con le speranze non si fa niente di concreto. Quindi anche "Dio" andrebbe tolta.
Poi toglierei anche la parola "zuzzurellone", tanto è l'ultima dell'elenco e mi piacerebbe sapere se qualcuno negli ultimi 50 anni l'abbia mai usata. A parte, ovviamente, quelli che l'hanno usata per dire che è l'ultima parola del vocabolario. Ma questi possono accontentarsi della penultima, non cambia molto.
Toglierei anche la parola "merda", perchè è volgare e i bambini alle elementari, quando imparano a usare il vocabolario in classe, vanno subito a cercare quella e scoppiano a ridere come dei deficienti e la maestra li manda fuori dalla porta. Questo episodio della mia infanzia mi è proprio rimasto impresso. Comunque ho riso di più quando ho scoperto che esisteva lo stronzio. Sfido chiunque a dire che non si è fatto delle grasse risate davanti a uno "stronzio".
Poi eliminerei anche le parole "buongiorno", "bensvegliato"- "buonappetito" (che già non esistono, ma li metto per sicurezza) e buonasera", in modo che rimanga solo "buonanotte" e possa finalmente andarmene a dormire.

Anche stasera non ho potuto raccontare la storia triste del camaleonte blu. E'davvero un peccato. Ci tengo a raccontarla, credo sia commovente. Arriverà anche il suo momento, basta solo avere pazienza. Ne vale la pena.
Per esempio, tanto per cominciare una storia che comunque adesso non ho tempo di cominciare, sarebbe interessante chiedersi con cosa stia cercando di mimetizzarsi un camaleonte blu. A me viene in mente una sola risposta possibile, ma la cosa è piuttosto strana, no? Questo camaleonte non potrebbe accontentarsi di mimetizzarsi con il verde degli alberi? Sì, prima o poi questa storia la devo proprio raccontare...
Nel frattempo, in preparazione alla storia triste del camaleonte blu, ecco il minimo indispensabile da conoscere:
camaleonti (famiglia Chamaeleonidae) sono rettili squamati appartenenti al sottordine delle lucertole. Sono contraddistinti da numerosi elementi peculiari: la capacità di mutare colore, la lunga lingua retrattile e appiccicosa con cui catturano gli insetti, e i grandi occhi che possono ruotare l'uno indipendentemente dall'altro. Il nome camaleonte viene dal greco e significa "leone di terra" (da chamai e leon).(da wikipedia)

un camaleonte blu



a parte la storia del colore, non è inquietante questa cosa degli occhi che possono ruotare l'uno indipendentemente dall'altro? Mi volete far credere che il camaleonte può guardare in due direzioni contemporaneamente? Io ne uscirei pazzo...

lunedì 7 luglio 2008

villeggiatura

Un lunedì mattina grigio e piovoso come questo stenderebbe il morale anche al più ottimista degli uomini. Io non conosco il più ottimista degli uomini, ma sicuramente da qualche parte esiste.
Comunque a me non fa nè caldo nè freddo. E' così bello risvegliarsi nel lettino di casa propria, mettersi a studiare sulla propria scrivania, potere uscire a prendere una boccata d'aria ogni tanto. E' così bello non avere le infermiere nel corridoio che starnazzano alle 5,30 di mattina, non essere buttati giù dal letto alle 6,30 per la visita, non avere uno sconosciuto nel letto di fianco che urla dal dolore per i calcoli biliali (o qualcosa del genere). Anche se in fondo in fondo non mi dispiaceva poi così tanto stare in ospedale. Una piccola villeggiatura dopotutto.Coccolato e accudito senza che stessi davvero "male", pranzo e cena serviti puntualmente, addirittura il tè nel pomeriggio, la vista stupenda dalla finestra sulla rocca, le passeggiate nel corridoio...va bene, basta scemenze, non mi manca proprio per niente!

Volevo scrivere la storia triste del camaleonte blu. Ma adesso non faccio più in tempo, la scrivo la prossima volta. Ci tenevo perchè mi sembra importante capire perchè un camaleonte diventi blu.
Prossimamente su questi schermi

domenica 6 luglio 2008

sincerità

Più mi guardo attorno e più mi convinco che l'egoismo è il sentimento più forte nelle persone. Siamo egoisti, siamo fatti di egoismo.
C'è un egoismo evidente che si riconosce subito, un volere tutto prima di tutto per se stessi, senza preoccuparsi di come gli altri vedono la cosa. Ma la maggior parte delle persone è egoista in un modo più subdolo e nascosto, forse in un modo peggiore. E' l'egoismo di chi si preoccupa per gli altri non per il bene che ha da dare, ma per il proprio bisogno di sentirsi a posto con la propria coscienza. Fare il proprio compitino verso gli altri, obbedire a quel senso del dovere cui siamo stati educati. Preoccuparsi non degli altri, ma di essere a posto con se stessi nel modo di porsi verso gli altri. Come gli altri stanno davvero, poi, è un altro discorso, certo non è un problema mio.
Ho fatto una telefonata, ho portato i biscottini, magari ti ho fatto persino una visita. Ti ho chiesto come stai, mi sono addirittura fermato per aspettare che mi rispondessi. Allora mi sento bene, mi sento a posto. Di più non posso, mi sembra già abbastanza eroico tutto questo, con tutto quello cui già devo pensare. Ecco i biscottini, sono stato buono a portarteli, hai visto? Qualcuno dovrebbe dirmi grazie, mi sembra il minimo.

Stamattina ho proprio tanta, tanta voglia di mandare a fanculo tante, tante persone. Anche questo è un modo di sentirmi a posto con la mia coscienza. Non sarà proprio conforme al mio senso del dovere, ma senza dubbio sarà la cosa più spontanea e sincera che si sarà sentita in tutti questi giorni. Perlomeno non vendo buonismo ed egoismo camuffati da bene e sincerità.
Andate a fanculo, davvero.

lunedì 30 giugno 2008

scelte

Le persone non dovrebbero mai soffrire. Non è giusto che si soffra, perchè si soffre sempre anche se non lo si merita.
Davvero, sembra che non ci sia scampo. E' una delle poche cose che ho imparato fin qui, forse la cosa di cui sono più sicuro.
Si soffre per il male che si riceve e che si fa, ma si soffre anche per il bene che, se lasciato libero, si mescola con quell'egoismo di cui tutti siamo fatti, fino a non far più distinguere se il bene è quello che si dà agli altri o quello che ci aspettiamo ci torni indietro.
Si soffre quando non ci si aspetta niente e ci si illude che ci si possa accontentare del presente, ci si illude che tutto questo basti. Ma si soffre anche per le troppe aspettative, per i troppi sogni che si hanno.
Si soffre quando si ha paura di quello che potrebbe succedere, e forse si soffre ancora di più quando si è troppo sicuri di se stessi e di quello che si può ottenere.
Si soffre anche per lo sforzo di non far soffrire gli altri, o più semplicemente per lo sforzo di essere come gli altri ci vorrebbero.
Non è giusto, è tutto quello che mi viene da dire...

ancora un pizzico di bruce, per digerire



"Brilliant disguise"

Tonight our bed is cold
I'm lost in the darkness of our love
God have mercy on the man
Who doubts what he's sure of


bellissima..

Stanotte il nostro letto è freddo
Mi sono perso nell'oscurità del nostro amore
Dio abbia pietà dell'uomo
Che dubita di ciò di cui è sicuro

domenica 29 giugno 2008

"...che essi esistono di per sè..."

"Allora, d'accordo? Si metta in testa una volta per tutte che penso spesso a lei e con affetto. Almeno riguardo a questo, smetterà di tormentarsi. I tormenti sono tipici dell'adolescenza, ma io non voglio essere occasione o pretesto di tormento per nessuno. I sentimenti affettuosi esistono per aiutare a vivere, non per far soffrire. Se ha veramente affetto nei miei riguardi, è necessario che il ricordo che ha di me sia per lei un incoraggiamento, uno stimolo ed un conforto. Se non le è possibile deve soltanto dimenticarmi. E' segno di grande debolezza d'animo non saper trovare nei sentimenti altro che dolore. Un animo è forte in proporzione alla sua capacità di gioire. E' vero, lei è ancora una bambina, ma questo non la dispensa dal dovere di essere forte. Sappia che se pensa a me solo per tormentarsi, il suo sentimento è puramente egoistico e non ha alcun valore. Quando si amano gli altri di per sè, si è sempre felici di sapere che essi esistono. Potrebbe godersi la vita meglio se fosse capace di dimentacare se stessa"

"La ricerca della sensazione implica un egoismo che, per quanto mi concerne, mi fa orrore. Essa non impedisce di amare, ma induce a considerare gli esseri amati come semplici occasioni di godimento o di sofferenza e a dimenticare che essi esistono di per sè. Si vive in mezzo a fantasmi. Si sogna invece di vivere"

Simon Weil, Piccola cara... Lettere alle allieve

venerdì 27 giugno 2008

modi verbali: il condizionale

Mi sono sempre posto un certo tipo di domande. Sì, insomma, "quel" tipo di domande, quelle che tutti prima o poi nella vita ci poniamo, almeno una volta. Ho brancolato nel buio per anni, ma ora, finalmente, ho trovato la risposta. Ora so tutto quello che mi serviva sapere per vivere felicemente.
Su Marte si possono piantare gli asparagi.
Dico davvero, l'ho appena letto sul giornale. Sì, gli asparagi. Non è stupendo? Non vi fa sentire meglio ? Se penso a tutte le notti che ho passato in bianco, soffrendo come un cane, a pormi domande sugli asparagi.
Come avrei voluto essere io al posto dello scopritore:

"E' il tipo di suolo che potrebbe essere trovato nel vostro giardino, ricco cioè di sostanze alcaline - ha aggiunto lo scienziato - E' un suolo dove potrebbero crescere degli asparagi. Sono dati molto eccitanti per noi".

Anche per noi, caro scienziato, sono dati molto eccitanti. Sento un brulicare di farfalle nello stomaco, le gambe mi tremano. Forse devo andare in bagno.
E pensare che questo è solo l'inizio di tante altre scoperte che potrebbero attenderci in futuro. Avanti di questo passo, potremmo arrivare a scoprire, per esempio, che su Saturno potrebbero esistere degli extraterrestri, che la Luna potrebbe essere fatta di formaggio, che sulla Terra potrebbero svilupparsi forme di vita intelligente, che la via Lattea potrebbe essere spostata di 10 cm più in là. Magari su Giove potrebbero crescere delle fragole.
Potrei gettarmi dal balcone dalla felicità. Sarei contento, comunque, di scoprire anche che proprio lì vicino al terreno marziano degli asparagi si potrebbe metter su una bella risaia, dove potrebbe crescere del buon riso e si potrebbe così cucinare un bel risotto agli asparagi. Gli scienziati potrebbero arrivare a scoprirlo, chissà. Sarebbe bello. Anzi, mi piacerebbe che fossi io a scoprirlo. Sarebbe una soddisfazione.
Forse allora potrei fare anch'io lo scienziato, sarebbe interessante. Avrei già in mente quello che potrei scoprire. Le mie prime scoperte sarebbero queste: la Terra potrebbe girare per il verso opposto una volta ogni tanto; la gravità potrebbe non esistere, e tutti quelli che nascono dall'equatore in giù potrebbero così precipitare nel vuoto; l'universo potrebbe essere diverso, o anche triverso, o quante volte volete; Bruce Springsteen potrebbe cantare "Quel mazzolin di fiori"; Dio potrebbe non avere la barba; dal cielo potrebbero piovere ciambelle, come in quella puntata dei Simpson; i cani potrebbero parlare, e gli uomini abbaiare, e i gatti potrebbero miagolare; io potrei non esistere; io potrei esistere solo ogni tanto, quando ne ho voglia.
Insomm, credo che sarei proprio portato per la scienza. In fondo gli scienziati della Nasa ci hanno messo anni a scoprire che su Marte potrebbero crescere gli asparagi, e guardate io quante cose ho scoperto in 5 minuti.

giovedì 26 giugno 2008

commento a caldo

...il più grande di tutti Bruce. E ogni volta sempre più grande. Stavolta più di tutte.
Non so dove vada a prendere quella roba che trasmette sul palco. Non so come faccia a diventare sempre più intenso e dirompente man mano che invecchia. Non so come faccia a tirarti fuori quella grinta e quella voglia di vivere che quasi mi ero dimenticato di avere.
Intenso questo concerto, davvero intenso. Non mi vengono altre parole, anche se so che queste non bastano. A un certo punto ho pensato che lo stadio non ce l'avrebbe fatta a reggere quella voce e quella forza.
Durante "Because the night" la voce del pubblico è riuscita quasi a sovrastare quella di Bruce, tanta era la forza che la canzone trasmetteva.
Momenti da pelle d'oca.
E poi il regalo personale di Bruce a me, "Racing in the Street".
E poi "Born to Run" fatta ancora allo stesso modo, come se niente fosse cambiato negli ultimi 30 anni.
E poi l'immancabile "Badlands", altrimenti non sarebbe stato un concerto di Bruce.
E poi "Candy's Room", piccola perla semi-dimenticata e rispolverata per l'occasione.
E poi "She's the one", struggente e vissuta come se l'avesse cantata stasera per la prima volta.
Ti perdono, Bruce, per non avermi fatto The River. Ce la teniamo per un'altra volta. Mi piace pensare che fra un po' ripasserai di qua. Io aspetto.
Articolo corriere: http://www.corriere.it/spettacoli/08_giugno_26/springsteen_concerto_san_siro_514b4020-4340-11dd-bb33-00144f02aabc.shtml

articolo La Stampa

altro articolo

martedì 24 giugno 2008

scusate, prometto che è l'ultimo

REAL WORLD

QUESTA è UNA DELLE CLASSICHE CANZONI CHE SU ALBUM PASSANO INOSSERVATE MA DAL VIVO (SOPRATTUTTO QUESTE VERSIONI ACUSTICHE)SONO STUPENDE..

...Well tonight I just wanna shout
I feel my soul waist deep and sinkin'
Into this black river of doubt
I just wanna rise and walk along the riverside
And when the morning comes baby I don't wanna hide
I'll stand right at your side with my arms open wide...

ci siamo (II)

Bruce a Milano, domani sera. Il più grande di tutti, Bruce.
Grandi canzoni. Grandi melodie, grandi testi. Le canzoni di Bruce non sono canzoni, sono racconti, romanzi condensati in poche strofe. Personaggi ben definiti che si muovono attraverso storie commoventi, struggenti,romantiche, comunque mai banali. Personaggi carichi di vita, di sogni, di paure, di ricordi. Comunque mai anonimi.
E poi la voce di Bruce. Intensa, potente, grintosa, delicata, dolce. Tanti cantanti in uno, tanti stili in uno, senza però mai perdere l'identità. Bruce è Bruce, non ci si può sbagliare.
Difficile dire quale album o canzone di Bruce preferisco, anche se una risposta finalmente sono riuscito a darmela, quasi senza accorgermene.Quando sono partito per l'Inghilterra ho messo nel lettore mp3 un po' di canzoni indispensabili che mi avrebbero fatto compagnia per i mesi a venire. Ovviamente ho messo anche canzoni di Bruce. Ma nel momento di decidere, ho capito che l'unica canzone di cui non avrei davvero potuto fare a meno era The River. Se avessi avuto spazio per una sola canzone,insomma, avrei di sicuro messo quella. Non ero ancora nato quando Bruce l'ha scritta, è vero, ma forse è la canzone che sento più mia. Anche se poi appena lo dico mi vengono in mente decine di altre canzoni per cui vale la stessa cosa.
Sono contento che Bruce torni con la E-Street Band, e sono contento di esserci domani perchè probabilmente questo è l'ultimo tour di Springsteen con la E-Street Band (spero non l'ultimo di Bruce). Bruce è uno che nella sua carriera ha sempre fatto le cose al momento giusto, ha sempre capito quando era il momento di provare strade diverse e non ha mai vissuto di rendita. E' uscito con album acustici e malinconici dopo aver riempito stadi con leggendari concerti rock, ha lasciato la E-Street Band all'apice del successo e se l'è ripresa dopo aver dimostrato che un grande cantautore rimane un grande anche senza avere un gruppo come quello a fianco. Credo che anche questa volta tirerà dritto per la sua strada. Giunto a questo punto e a questa età, può dare tanto anche senza la E-Street Band, e con "Devils and Dust" l'ha dimostrato (quel concerto acustico a Bologna, quasi tre ore sul palco, soltanto Bruce, la sua voce, la sua chitarra, nient'altro, nessun altro...credo sia stato il migliore concerto che io abbia visto).
L'ultimo album di Bruce non mi ha molto entusiasmato, a parte qualche canzone come "Long Walk Home". Ma Bruce dal vivo può cantare qualunque cosa, riuscirà sempre a commuovermi.
Sì, insomma, sono pronto...a domani Bruce.
THE RIVER

I come from down in the valley
where mister when you're young
They bring you up to do like your daddy done
Me and Mary we met in high school
when she was just seventeen
We'd ride out of that valley down to where the fields were green

We'd go down to the river
And into the river we'd dive
Oh down to the river we'd ride

Then I got Mary pregnant
and man that was all she wrote
And for my nineteenth birthday I got a union card and a wedding coat
We went down to the courthouse
and the judge put it all to rest
No wedding day smiles no walk down the aisle
No flowers no wedding dress

That night we went down to the river
And into the river we'd dive
Oh down to the river we did ride

I got a job working construction for the Johnstown Company
But lately there ain't been much work on account of the economy
Now all them things that seemed so important
Well mister they vanished right into the air
Now I just act like I don't remember
Mary acts like she don't care

But I remember us riding in my brother's car
Her body tan and wet down at the reservoir
At night on them banks I'd lie awake
And pull her close just to feel each breath she'd take
Now those memories come back to haunt me
they haunt me like a curse
Is a dream a lie if it don't come true
Or is it something worse
that sends me down to the river
though I know the river is dry
That sends me down to the river tonight
Down to the river
my baby and I
Oh down to the river we ride

ostacoli

no, non si può studiare in queste condizioni...

buona giornata

Alzarsi male è forse il modo migliore per iniziare le giornate, così poi anche se sarà una giornata normale e insignificante mi sembrerà comunque meglio di come è iniziata. Certo che è assurdo che uno debba inventarsi queste cose per darsi un po' di coraggio, e per di più deve fare finta di crederci... se me le dicesse qualcun altro sarebbe più semplice, perchè è più semplice credere a quello che dicono gli altri che a quello che ci si racconta da soli. Anche se ultimamente sono diventato piuttosto bravo anche a credermi da solo. Solo che dopo un po' la fantasia si esaurisce, e già oggi per esempio non ho quasi più niente da raccontarmi, a parte quella scemenza che ho scritto all'inizio.
Quando avrò tempo farò un elenco di tutte le scemenze che mi sono raccontato nell'ultimo periodo facendo finta di crederci. Sono proprio tante. E sono proprio scemenze. No, meglio che non faccio l'elenco, altrimenti poi finisco con il credere l'unica cosa che riuscirei a credere senza troppi sforzi. cioè che per raccontarsi tutte queste scemenze bisogna essere proprio scemi...

lunedì 23 giugno 2008

sabato 21 giugno 2008

sabato pomeriggio

Un pomeriggio sdraiato sull'erba. Il lago, il cielo, le nuvole. Il verde, il blu, il bianco. Solo io. Un po' di gente attorno, sì, e bambini che corrono. Ma comunque solo io, tutto il resto è paesaggio. Barche e battelli. Un campanile sulla riva opposta. Io e il paesaggio, il mondo finisce qui.
Pensieri.
Ricordi.
Sempre più ricordi. Troppi.
Poi di nuovo pensieri. Tanti.
Ma lì attorno niente cambia. Il verde, il blu, il bianco. Non importa come sto, rimaniamo allo stesso modo io e il paesaggio.
Non importa come sto..come vorrei crederci

venerdì 20 giugno 2008

tanti auguri a me

Oggi compio un po' di anni. Ne compio 2008-1981= 27. Bel numero 27, mi piace: i 30 anni sono ancora lontani ma hai già abbastanza anni per essere considerato una persona matura. Anche se poi è vero che uno può essere maturo a 18 anni e un altro può non esserlo a 30. Ma insomma, qualcosa ci si dovrà pur raccontare per dare una lettura positiva dei 27 anni.
Ma non voglio nè fare bilanci nè pensare a quello che mi aspetta nel futuro.
Non faccio bilanci perchè ho paura di scoprire la verità su questi 27 anni.
Non penso a quello che mi aspetta perchè ho paura del futuro.
La sola cosa di cui sono sicuro, insomma, è che ho paura. Forse è solo che sono in una fase della mia vita che non riesco bene a capire, a inquadrare. Ho mille motivi per essere felici e mille e uno motivi per non esserlo. Dei mille motivi per essere felice, però, tendo sempre a dimenticarmi. Gli altri invece li ho sempre in mente. Non ho molti motivi per "festeggiare" questo compleanno, ma d'altra parte ho smesso di "festeggiare", nel vero senso della parola, i compleanni dalla quinta elementare.
Come regalo di compleanno vorrei ritrovare un po' di quell'equilibrio che negli ultimi tempi ho perso, con me stesso e con gli altri. Vorrei che tutto quanto si riassestasse. Vorrei un po' più di tranquillità. Vorrei che il nervoso sparisse. Vorrei che la mia angoscia sparisse. Vorrei che per alcune cose il tempo non passasse. Vorrei forse troppe cose..

giovedì 19 giugno 2008

passi

Ti si secca la bocca, Floreana. L'amore è un passo falso. Devi fare attenzione a come cammini. Anzi, ancora meglio, evita di camminare. Meglio fermarsi. Ognuno resti ibernato nel suo angolino: così non ci si farà del male a vicenda.
Il tuo istinto più forte è quello di proteggerti, ma non hai la fermezza per rinunciare completamente all'amore: c'è qualcosa dentro di te che si sente ancora attratto dal pericolo. Insomma, Floreana, qual è la cosa peggiore che potrebbe capitarti? Non essere amata.
E' proprio così grave?

(Marcela Serrano, L'albergo delle donne tristi)

martedì 17 giugno 2008

proviamo

forza, un bel sorriso...


no, no, più spontaneo..bisogna proprio "ridere". Riproviamo



ecco, sì, già meglio

provare a sorridere fa bene, lo dicono i più autorevoli scienziati:

lunedì 16 giugno 2008

lezioni

...la chiara, netta, distinta sensazione di non avere capito niente.
In 27 anni non ho capito proprio niente. Di me, degli altri, delle cose.
...e poi quell'altra chiara, netta, distinta sensazione che gli altri abbiano capito tutto, sappiano bene che forma hanno le cose e come affrontarle.
Hanno capito tutto. Di se stessi, delle cose. No, di me no. Qualcosa è sfuggito anche agli altri,per fortuna.
Adesso aspetto che qualcuno mi spieghi. Sono pronto. Qualcuno mi spiega, per favore?

breve aggiornamento serale...sto leggendo un libro che mi sembra uno dei più belli che abbia mai letto. Ma forse è solo perchè lo sto leggendo proprio nel momento in cui avevo bisogno di un libro così, e quindi mi sta dando più di quanto mi avrebbe dato in altri momenti. Era lì sulla mensola da anni, e non so come mi è venuto l'istinto di prenderlo e aprirlo adesso. Sentivo che mi avrebbe potuto dare qualcosa, non so come spiegarlo. Il libro si chiama L'albergo delle donne tristi. Parla di un gruppo di donne tristi che stanno in un "albergo", che in realtà non è un vero e proprio albergo ma una casa di cura. Si curano dal male che la vita ha fatto loro. Per guarire usano due medicine soprattutto, il sonno e il silenzio. Non troppo silenzio però, solo quando serve. Negli altri momenti parlano, raccontano, commentano, ascoltano. Alcune di loro aspettano qualcosa, altre cercano di non aspettarsi più niente per non soffrire più. Tutte provano a essere quello che sono, che è la cosa più difficile di tutte, perchè la vita non ti fa mai essere quello che sei, non ti fa mai scegliere quello che vuoi. Bisogna fare un grosso respiro e provare a vedere cosa rimane una volta che si è soffiato fuori tutto quanto. SOprattutto, bisogna avere il coraggio di guardare, affrontare e accettare quello che rimane. Il coraggio di essere quello che si è.

venerdì 13 giugno 2008

lucciole

Ieri sera uscendo dal garage ho visto che il bosco di fianco a casa mia era pieno di lucciole. Saranno state centinaia, era come un immenso albero di natale sdraiato in mezzo ai cespugli. Non si vedeva nient'altro, solo il buio e tante piccole scintille che si accendevano e si spegnevano. E' stata una sensazione stranissima, non me l'aspettavo.
Quando ero piccolo mi ricordo che passavo serate intere a guardare le lucciole dalla terrazza di casa. Poi a un certo punto le lucciole sono sparite, e per tanti anni quel pezzo di bosco è rimasto triste e buio. Fino all'anno scorso, quando una sera di maggio, chissà come e chissà perchè, le lucciole sono ricomparse, anche se erano davvero poche poche.
E ieri sera invece c'era questa scena lì fuori che mi ha dato qualcosa come una piccola scossa. C'era tutto, la pioggia, i lampi, il vento...e poi quello che non penseresti mai di vedere sotto la pioggia, i lampi e il vento..una miriade di piccole luci che si accendevano e si spegnevano, nonostante l'acqua, indifferenti a un'estate che non c'è.
Non so perchè adesso, mentre penso alle lucciole che continuano a brillare anche sotto la pioggia, mi viene così da piangere. Non so perchè mi si debbano bagnare gli occhi in questo modo, che quasi non vedo quello che scrivo. Non so perchè non si possa semplicemente guardare piovere sopra le lucciole e lasciarsi le lacrime dentro, per un'alta volta, per altre cose. E non so quante lacrime ci siano ancora qua sotto, e quante volte devo ancora vedere piovere sopra le lucciole prima che tutte quante siano uscite...

lunedì 9 giugno 2008

fatica

difficile. molto.
riempire certe sensazioni di vuoto.
capire quanto è grande il vuoto.
se è possibile riempirlo con qualcos'altro.
se è possibile addirittura riempirlo come prima.
esattamente come prima.
se l'adesso e il dopo fossero come il prima.
Se le cose più preziose che uno ha non andassero mai via.
Mai.

..ero partito con delle domande. Senza accorgermene ho finito con dei desideri.

..se l'adesso e il dopo fossero come il prima.
Se le cose più preziose che uno ha non andassero mai via.
Mai.

martedì 3 giugno 2008

Può essere che per un po' non aggiorni il blog. Non so quanto è "un po'". Forse un giorno, forse una settimana, forse qualche ora. Solo che per questo po' la cosa migliore che possa fare è non mettermi lì troppo a pensare. Insomma,stare un po' di più nella realtà, tra le cose concrete, lasciar perdere tutto quello che non è presente. Poi può anche essere che cambio idea e in realtà continuo normalmente. Non so. E' che adesso, 3 giugno 2008 alle ore 19.06, credo sia meglio che per un po' non mi metto lì a pensare troppo. Non so se ne sono capace, in fondo mi ci sono già messo, e questo è già diventato un post come tutti gli altri.
E' che sto facendo i conti con la felicità, voglio scoprire se è una cosa possibile, nonostante tutto. Ma bisogna non pensarci troppo. Io ci provo

sabato 31 maggio 2008

confesso

Stamattina mi sono confessato. Sì, lo confesso, mi sono confessato. Non da un prete ovviamente, e neppure andando in Chiesa. Mi sono confessato da solo, nella mia stanza, a tu per tu con Dio. Con il mio Dio ovviamente. Mi sono scoperto senza peccati, proprio come sospettavo. Secondo la mia concezione di peccato, ovviamente.
Ho sempre cercato di fare del bene anzichè del male agli altri, anche quando non ci sono riuscito. Secondo l'unica concezione di bene a cui riesco a dare un senso, cioè provando a far sì che gli altri soffrissero il meno possibile. Non serve nient'altro per poter dire di essere senza peccato. Non so se questo basti ai preti e al loro Dio, ma basta a me. Fra l'altro il loro Dio commette molti di quelli che io considero peccati, ma Lui non viene mai da me ad ammettere le Sue colpe e a chiedere perdono. Io Lo perdonerei, se solo promettesse di essere più giusto e di non far più soffrire in questo modo le persone. E Lo perdonerei, se solo promettesse di non fare più "miracoli" , ma facesse in modo che le cose buone succedano normalmente, naturalmente. Se solo prometesse che in questo mondo non ci sarà più bisogno di "miracoli". I miracoli sono la cosa più ingiusta che c'è perchè sono un'offesa verso tutte le persone per le quali i miracoli non succedono mai. I miracolati sono persone di serie A, tutti gli altri si arrangino.
C'è un bel racconto ebraico in cui un sacrestano di sinagoga fa un lungo discorso a Dio, e alla fine Gli dice così: " Allora io ti dico qualcosa, ascoltami bene: tu sei l'Onnipotente, ma ti dico, domani è il giorno dell'espiazione dei peccati. Cerca domani di perdonarci i nostri peccati perchè forse, ma forse, noi perdoneremo i tuoi".

venerdì 30 maggio 2008

di là

Sto cercando un buon modo per iniziare questa giornata.Il modo migliore, se possibile. Già sarei contento di iniziarla per il verso giusto. Dritti per di là, poi svolta a destra al primo incrocio. Non puoi sbagliare, è tutta dritta. Per sera sarai arrivato. Se mi perdo vi chiamo. Anche se quando uno si perde di solito non c' nessuno che si possa chiamare. Il metodo migliore rimane quello di andare sempre dritti in una sola direzione, anche se non si capisce bene dove si è. Così prima o poi da qualche parte si arriva,e non si rischia di girare sempre intorno o ripassare due volte per lo stesso posto. Lo diceva anche quello là, quando faceva quel discorso là sul metodo giusto da seguire. Era la seconda regola. Parto dalla seconda regola perchè la prima era troppo stupida e non mi piaceva.
"La mia seconda massima era di agire con quanta più ferma risolutezza mi fosse possibile, e di seguire con altrettanta costanza, una vlta orientato in un certo senso, anche le opinioni più dubbie come se fossero state certissime. Mi attenevo in questo all'esempio dei viandanti che, smarriti in una foresta, non devono andare in giro errabondi, ora in una direzione ora nell'altra, o, peggio che mai, fermarsi da qualche parte, ma devono andare sempre nello stesso senso, seguendo un cammino quanto più è possibile dritto, non scostandosene mai per futili motivi, anche se all'inizio solo il caso abbia determinato la scelta: perchè così,se non arrivano proprio dove desiderano, alla fine arriveranno pure in qualche luogo, dove verosimilmente si troveranno meglio che in una foresta"
Quello là sì che la sapeva lunga...

mercoledì 28 maggio 2008

zero

Quanto si può restare davanti alla pagina bianca prima di capire che non si è in grado di scrivere un solo pensiero? Mezz'ora per me è già troppa. Stasera non ho nessun pensiero da cui iniziare, nessuno con cui finire. Forse perchè ho troppi pensieri diversi, e ognuno spinge in una direzione sua e non si capisce mai quale sia la direzione da seguire. Forse perchè alcuni pensieri vanno dalla parte della felicità e tutti gli altri esattamente dalla parte opposta, ma la parte opposta ha troppi nomi diversi e non si sa quale è il nome giusto da dare a tutto quello che non è felicità. Malinconia è troppo poco, disperazione è esagerato, tristezza non vuol dire niente. Potrei dire semplicemente che non so come mi sento, ma sarebbe una bugia. Potrei dire come mi sento veramente, ma sarebbe una verità troppo pesante. E allora molto meglio rassegnarsi al fatto che i pensieri stasera non vogliono uscire, perchè hanno paura di scoprirsi per quello che sono.
Sarebbe tutto più semplice se la felicità degli altri mi bastasse...

martedì 27 maggio 2008

generi

Il capotreno stamattina al passeggero che si lamentava della sporcizia della carrozza:
"Non è che il treno non lo puliscono. E' che il genere di pulizia che fanno adesso è questo qua".

sabato 24 maggio 2008

risciacqui

Comunque piove. Come in quella battuta in cui c'è uno triste e l'altro gli dice "coraggio, in fondo potrebbe andare peggio", " per esempio?", "potrebbe piovere". Credo che la battutta originariamente fosse in una striscia dei Peanuts, anche se poi l'hanno riciclata in tanti. Ma magari anche la striscia dei Peanuts è un riciclo. Nel caso dei Peanuts quello triste era Charlie Brown, che fa sempre la parte di quello triste. D'altronde ognuno ha la propria parte, non si può improvvisare o divagare.
Comunque piove. Come quella volta nel pineto, quando uno ci ha fatto sopra una poesia che secondo me è una delle più belle che sono state scritte, anche se è diventata poco più che una filastrocca ridicola da quando hanno deciso di farla studiare a scuola. Non dovrebbero fare studiare le poesie a scuola. Le poesie sono qualcosa che le persone dovrebbero scoprire da sole.
Comunque piove. Come quella mattina di un po' di mesi fa quando sono atterrato in Inghilterra e pioveva che Dio la mandava e i ricordi della sera prima mi gocciolavano davanti. Come quella sera di qualche mese fa mentre stavo per prendere il pullman per l'aeroporto e pioveva che Dio la mandava e aspettavo un abbraccio che mi scaldasse e un sorriso che mi asciugasse.
Comunque piove, come in questo 24 maggio in cui non so bene se devo essere contento oppure no, ma forse in fondo lo so e non voglio rispondere e aspetto solo che questa pioggia lavi via tutto quanto

righe

Quando si mette un punto si finisce una frase e se ne comincia un'altra.
Così.
Però non è necessario andare a capo. Si può rimanere sempre sulla stessa linea, se si intende dare continuità al discorso. Per esempio si può fare così, perchè è chiaro che questa frase è una continuazione del discorso di prima.
Sarebbe stato assurdo andare a capo e scrivere che per esempio si può fare così, perchè è chiaro che questa frase è una continuazione discorso di prima.
Già il fatto di andare a capo mi avrebbe fatto capire che si stava cambiando discorso. E se cambi discorso per poi dire che si tratta dello stesso discorso o sei schizofrenico o vuoi prendermi in giro.
A me non piace cambiare discorso.
E quindi non mi piace neppure andare a capo.
Punto e a capo, che cosa brutta.
Perchè non potremmo invece parlare sempre della stessa cosa? Risparmieremmo carta e spazio, e anche cambiamenti troppo traumatici.
Cosa ne dite,
la finiamo qui di andare a capo?

mercoledì 21 maggio 2008

motivi

La mia gatta è proprio scema. Continua a miagolare anche se la ciotola è piena. Se fai finta di rovesciarci dentro un po' di croccantini allora smette di miagolare e inizia a mangiare. Probabilmente non ha neppure fame, è solo che le piace l'idea che ci sia qualcuno che le riempie la ciotola.

Stasera il treno per Stradella aveva 10 minuti di ritardo. Per fortuna non dovevo prenderlo. Io non vado a Stradella, a meno che non abbia un buon motivo. Finora in tutta la mia vita nessuno mi ha ancora dato un buon motivo per andare a Stradella.

Manchester e Chelsea stanno facendo 1 a 1 nella finale di Champions. Ma è solo il primo tempo. Io tifo Manchester, anche se non ho nessun motivo.

Sono tre giorni che nella biblioteca dell'università c'è un'infiltrazione d'acqua. Cade una goccia più o meno ogni minuto, e per contare quante gocce cadono in tutto hanno messo un secchio proprio sotto il punto dove c'è l'infiltrazione. Stasera c'erano più o meno due dita d'acqua dentro al secchio, ma non saprei dire a quante gocce corrispondano. Certo dipende anche da di chi sono le dita. Ma forse il secchio non serve a contare le gocce, è solo per non bagnare il pavimento. Comunque "dipende da di chi" è una roba bruttissima, non scrivetela mai, anche perchè scommetto che avete avuto bisogno di leggere due volte la frase prima di capirla, e anzi avrete pensato che avevo sbagliato qualcosa.

Comunque sono triste, per questo sto scrivendo cose a caso. Sto provando a distrarmi con pensieri inutili. Tutti i pensieri sono inutili tra l'altro. Soprattutto i miei. E soprattutto i miei di quando sono triste.

Vado a guardarmi il secondo tempo. La partita di pallone è il modo migliore per non pensare.

martedì 20 maggio 2008

fondo profondo

Quando non aggiorno il blog è perchè non ho cose interessanti da dire.
Anche quando aggiorno il blog è perchè non ho cose interessanti da dire.
Di solito le cose interessanti che ho da dire non le dico, il che è esattamente la stessa cosa che faccio quando non ho cose interessanti da dire. Così sembra che ogni volta che sto in silenzio abbia in realtà un sacco di cose interessanti per la testa. Siccome è più il tempo che sto in silenzio che il tempo che parlo, è facile che la gente ci caschi.
Solo chi mi conosce più a fondo e non si ferma alla superficie sa che io sono più superficiale di quanto non sembri. Per non deludere le persone di solito preferisco tenerle un po' a distanza, sulla superficie, che tutto sommato offre uno spettacolo migliore della profondità.
Ma poi il discorso non vale mica solo per me.In fondo in fondo siamo tutti molto superficiali, e solo superficialmente le persone possono apparire profonde. La profondità è ciò che appare in superficie, ma ciò che abbiamo nel profondo è la superficialità.
E' molto meglio fermarsi alla superficie. Ci si inganna più facilmente, e ingannarci a vicenda è tutto quello che facciamo. Nel profondo si sprofonda nella superficialità, che è pericolosissima.
Comunque credo che di tutte le cose non interassanti che avevo da dire, questa è la più interessante di tutte. Anche se è un po' superficiale, in fondo è la cosa più profonda che io sappia.

domenica 18 maggio 2008

sazietà

Non ho mai approvato il metodo di Wil Coyote, anche se ne ho sempre ammirato la caparbietà. Più che altro, non riesco a capire perchè Wil Coyote non riprovi mai lo stesso sistema almeno una seconda volta.
Diciamolo, non tutte le sue trovate sono proprio geniali, e di alcune si capisce subito che non funzioneranno. Non puoi pensare di correre dietro a uno struzzo a cavalcioni di un razzo, perchè è inevitabile che finirai con lo schiantarti da qualche parte, anche se riuscissi a prendere il pennuto per il collo.
Però secondo me alcuni metodi sono intelligenti e possono funzionare, e non si dovrebbe abbandonare il progetto solo perchè la prima volta si fallisce. Non è colpa tua, Wil, se quel Bip Bip che senti in fondo alla galleria proviene da un tir e non dal Roadrunner, e non dovresti rinunciare alla dinamite solo perchè la prima volta ti è esplosa in mano. A volte è solo sfortuna, ed è difficile che certe sfortune capitino per due volte di fila. Insomma, io insisterei un po' di più su certi progetti, prima di arrendersi e passare a qualcos'altro.
Comunque, se proprio lo volete sapere, io spero che un giorno o l'altro Wil ce la faccia a prendere Roadrunner, magari senza dinamite o catapulte o razzi supersonici, ma soltanto correndogli dietro finchè lo struzzo, stanco, non ce la farà più a mantenere quella velocità, e il Coyote lo fregherà sulla resistenza. Poi a mani nude lo terrà fermo davanti a sè, con il braccio teso proprio di fronte ai suoi occhi in modo che le zampe dello struzzo restino sollevate da terra, e la presa sul collo così stretta che quel Bip Bip soffocato si sentirà appena.
E poi io lo so il Coyote cosa farà. Terrà Roadrunner immobile per qualche istante, senza dire niente, ma solo guardandolo. Poi piano piano il braccio teso si abbasserà, e le zampe del pennuto torneranno a toccare terra. La presa sul collo si allenterà, l'espressione famelica del Coyote si dissolverà senza bisogno di ingoiare nemmeno un boccone dello struzzo, ma al solo pensiero di come sarebbe, finalmente, affondare i denti in quelle piume affilate dal vento. La mano a poco a poco si staccherà dal collo, e anche Roadrunner non saprà bene cosa fare al momento.
Poi Roadrunner si volterà e correrà via avvolto da una nuvola di sabbia.
Il Coyote lo guarderà sparire senza nemmeno provare a inseguirlo. La sua espressione avrà lasciato il posto a un sorriso soddisfatto. Il Coyote sarà così sazio che smetterà di correre dietro ai pennuti, e inizierà a camminare per il mondo con il proprio passo. Camminare, semplicemente camminare.
Indifferente alla corsa degli altri.
Questa è la vera sazietà.

venerdì 16 maggio 2008

rettangoli

Il giorno finisce. Dopo un solo giorno, il giorno finisce. Non ho nemmeno avuto il tempo di capire se questo giorno abbia avuto senso oppure no. Se ce l'ha avuto, è perchè ero troppo impegnato a dargli un senso per fermarmi a pensare a quale fosse il senso. Se non l'ha avuto, è perchè ero troppo impegnato a capire dove fosse il senso per impegnarmi a dargli un senso.
Storia vecchia questa, e credetemi che non se ne esce. L'aveva detto anche Oscar Wilde una volta, a suo modo, con parole che adesso non mi ricordo. Era qualcosa come "o si pensa o si vive", o forse "o si scrive o si vive", o forse "gli scrittori scrivono della vita che non sono capaci di vivere, gli altri vivono ciò che non sono capaci di scrivere". Sì, credo fosse molto simile a quest'ultima, anche se non proprio così.
Comunque di quello che ha veramente scritto Oscar Wilde non mi importa niente. Anche se Il Ritratto di Dorian Gray è un bel libro. Rettangolare come ogni buon libro dovrebbe essere. I libri quadrati sono i peggiori perchè si fa fatica a farceli stare sulla mensola. I libri rotondi poi non parliamone. E' una fortuna che nessuno li abbia ancora inventati.
Il ritratto di Dorian Gray invecchia mentre Dorian Gray rimane giovane. Se non ricordo male, il ritratto di Dorian Gray a un certo punto inizia a cambiare espressione. Ma forse ricordo male.
Quel libro mi era piaciuto così tanto che me ne sono dimenticato. Anche se sono sicuro che alla fine Dorian Gray muore. Si suicida,con un composto chimico, perchè si accorge che la storia è cambiata, lui invecchia e non può più continuare a essere l'immagine di ciò che era da giovane. Proprio come Mr Hyde quando capisce che non potrà più essere Mr Hyde.
E' difficile vivere avendo davanti agli occhi l'immagine di ciò che si è stati. L'immagine di ciò che si è stati è l'immagine di ciò che non si è più. L'immagine di ciò che non si è più è l'immagine di ciò che non si è. L'immagine di ciò che non si è è un'immagine. Un'immagine è. Un'immagine è niente.
Il ricordo è un'immagine.
Il rimpianto è un'immagine.
Il sogno è un'immagine.
I pensieri sono un'immagine.
E tu, anche tu sei un'immagine.
Ma chi sei "tu"?

giovedì 15 maggio 2008

...grazie

di tutto quello che penso adesso, di tutte le parole che mi servirebbero, quello che mi rimane è questo..

sono così belli i gabbiani quando volano via...
riempiono il cielo, illuminano il sole...il mio gabbiano più di tutti
...
ciao...

mercoledì 14 maggio 2008

curva a gomito

Dunque le vie del Signore sarebbero infinite. Mi chiedo come si possa pensare di mandarGli anche solo una cartolina.
Saluti da quaggiù. Il mare è bellissimo.
Questo Gli scriverei. E poi anche la firma, per esteso e ben leggibile, per farGli capire chi sono.
Non serve a niente, lo so. La cartolina non si può spedire. Non credo esistano neppure i francoboli per inviare una cartolina in una delle infinite vie del Signore.
Anche se può darsi che le vie non siano poi così infinite. Io per esempio finora ne ho vista una sola. Fatta di bivi e di incroci pericolosi, è vero, ma ogni volta che si sceglie una direzione ci si convince che in fondo quella era l'unica vera direzione possibile. Non c'è mai stata un'altra via, solo l'illusione che si sarebbe potuto scegliere qualcos'altro. Ogni volta che si sceglie si fanno sparire per sempre tutte le altre possibilità. Se si è fortunati si può anche tornare indietro, e addirittura scegliere qualcos'altro. Ma è ancora un'illusione, perchè di nuovo tutte le altre possibilità svaniscono.
Quando si hanno solo due gambe si può camminare su una sola via, e già è abbastanza faticoso. Pensare di cambiare strada è assurdo. Perchè se si guarda bene,
quell'altra direzione possibile non è altro che questa stessa strada, dopo che laggiù in fondo fa quella curva pericolosa

lunedì 12 maggio 2008

foto-o-ricordo

Quando parlo di politica è perchè non mi va di raccontare quello che mi succede. La politica è un buon metodo per parlare d'altro. E' come il calcio, o il tempo che fa. (Anche se di questi tempi il tempo che fa e la politica sono imparentati).
A dire la verità non mi è mai piaciuto raccontare le cose che mi succedono, perchè il racconto ruba un po' di verità e di autenticità. Nelle cose raccontate non resta quasi niente delle cose vissute, si spalmano semplicemente delle parole sopra quello che ormai è passato e che non si può più esprimere. E' come con le fotografie. Niente è più bugiardo di una fotografia. Le fotografie sono immagini che si sovrappongono ai ricordi e falsificano tutto quello che c'è dietro a quei ricordi. Si tengono le fotografie perchè si crede che aiutino a ricordare cose e persone, ma più ci si abitua all'immagine di una foto e più il ricordo si restringe per lasciare spazio all'immaginazione. Il vero ricordo, il ricordo delle cose vere, delle persone reali, non ha bisogno di fotografie, perchè le immagini del ricordo sono quelle dentro la testa che si colorano in modi irripetibili a seconda del significato che un ricordo ha per ciascuno, e non quelle immobili e sempre uguali delle foto. Quando un ricordo viene delegato a una fotografia smette di essere un ricordo, perchè la fotografia diventa un'immagine che è lì a disposizione di tutti, un'immagine non più mia, un'immagine del mondo come tutte la altre immagini che sono abituato a condividere con le altre persone. Tutto l'opposto di quello che un ricordo dovrebbe essere.
Non so perchè sono finito a parlare di fotografie. In realtà avevo in mente di scrivere altre cose, ma me le terrò per la prossima volta. Forse è perchè in questi giorni mi ritrovo spesso a ricordare cose e persone del mio passato. E perchè a volte succedono cose che fanno scattare delle molle e tutta una serie di ricordi che sembra non debba finire più. Qualcuno sa come fermare i ricordi? Dove sono i freni che rallentano la corsa di ricordi troppo veloci?

sabato 10 maggio 2008

semplice semplice

Se io diventassi Ministro della Semplificazione, il primo problema di cui mi occuperei sarebbe capire a cosa serve il mio ministero. Se il compito si rivelasse troppo complicato, potrei cercare di semplificarlo. Così, anche se non riuscissi a rispondere alla domanda, avrei capito lo stesso a cosa serve il mio ministero. Semplificare.
Non risolvere problemi.
Non rispondere a domande.
Semplicemente semplificare.
Prima di iniziare a semplificare, si dovrebbe capire se le procedure per semplificare sono semplici o complicate. Sempre che non sia troppo complicato arrivare a capirlo. Ovviamente, si potrebbe anche scoprire che un Ministero della Semplificazione è un mezzo troppo complicato per semplificare, e in questo caso il Ministero della Semplificazione dovrebbe decidere di eliminarsi da solo. Le cose diventerebbero più semplici perchè si potrebbe semplificare direttamente senza passare per il Ministero. Tuttavia, bisognerebbe prima chiedersi se eliminare il Ministero della Semplificazione è una procedura semplice o complicata. Se l'eliminazione risultasse troppo complicata, allora sarebbe più semplice mantenere un Ministero della Semplificazione che funziona in modo complicato che non complicarsi la vita eliminando qualcosa che, già di per sè, è complicato.
Semplificare dovrebbe essere una cosa molto più semplice. Non ci vuole un Ministero. Credo che si possa fare benissimo senza. Quando uno fa qualcosa, cerca di farla nel modo più semplice possibile. Punto. E fare le cose nel modo più semplice non contempla un Ministero che dica come farle.
Altrimenti ci vorrebbe un ministero per qualunque cosa. Un Ministero dell'Onestà, un Ministero della Puntualità, un Ministero del Rispetto, un Ministero del Mantenimento delle Promesse, eccetera. Uno dovrebbe essere onesto, puntuale, rispettoso, affidabile spontaneamente. Se non lo è, la soluzione non è mettergli alle spalle un Ministero, ma mettere qualcun altro in grado di essere onesto, puntuale, rispettoso, affidabile.
Un Ministero delle Promesse...suvvia, sarebbe ridicolo. Troppo ridicolo. Quindi reale. Almeno in Italia. "Reale in Italia" spesso significa "ridicolo". Perchè oltre al Ministero della Semplificazione abbiamo anche il Ministero per l'Attuazione del Programma (o qualcosa del genere). Come se non fosse ovvio che il programma è una cosa che va rispettata. Credo che se il Ministero della Semplificazione avesse un qualche senso, arriverebbe persino a scoprire che semplificherebbe molto le cose il rispettare il programma senza dover creare un Ministero che lo faccia rispettare.
Mi sembra ci sia un'idea delle persone molto distorta alla base di tutte queste cose fumose che vengono messe in piedi. L'idea è che qualunque competenza e qualunque qualità siano una questione tecnica che richiede "esperti", "specialisti","addetti". Credo si tratti di un'idea abbastanza pericolosa, perchè se anche le qualità morali vengono rese una questione tecnica e di competenza si rischia di deresponsabilizzare le persone che non hanno direttamente a che fare con quel "settore". Ci sono delle cose che dovrebbero essere alla base di qualunque competenza, e che non sono sullo stesso piano delle altre competenze. Se uno si occupa di finanza o di giustizia, deve ugualmente essere abbastanza razionale da fare le cose nel modo più semplice possibile e abbastanza onesto da rispettare gli impegni presi. Se così non è, allora quella persona non è adatta nè a occuparsi di finanza nè a occuparsi di giustizia. Non è semplicemente una questione di "altre competenze". Non si può tecnicizzare tutto quanto. Nessuno è esente dalla responsabilità verso gli altri, per il solo fatto di vivere in mezzo agli altri. Non serve specializzarsi, non serve ricorrere a esperti.
Tanto meno servono ministeri.

Qualche dubbio in più ce l'ho sul senso di un Ministero delle Pari Opportunità. Forse anche questa è una cosa di cui non c'è bisogno. O forse di cui non ci dovrebbe essere bisogno. Purtroppo le due cose non coincidono. Forse in questo caso l'esistenza di un apposito ministero ha senso, ma ha senso solo se lavora nell'ottica di giungere prima o poi a rendersi superfluo. La pari considerazione di tutte le persone (uomini e donne, ma anche in riferimento ad altre differenze)dovrebbe essere un'idea naturalmente condivisa, non qualcosa di imposto da un Ministero. Purtroppo le cose non stanno così al momento, quindi è evidente che qualcosa di concreto si debba fare. Non sono sicuro che un Ministero apposito sia il metodo giusto, ma potrei sbagliarmi.
Però quando guardo chi è stato nominato Ministro delle Pari Opportunità, capisco perchè all'idea di pari opportunità nel nostro Paese non si arriverà mai. Il Ministro delle Pari Opportunità è una ex showgirl che ha anche posato nuda per i soliti calendari. Se questo è quello che si ha in mente quando si parla di valorizzare il ruolo della donna, allora alla parità di uomini e donne faremmo meglio a rinunciare subito. Per tanto così si poteva scegliere direttamente una spogliarellista, o qualcosa su quel genere. Già sarebbe stato vergognoso far diventare ministro una persona di questo tipo, ma farla diventare proprio Ministro delle "Pari Opportunità" mi sembra addirittura grottesco. Se mostrare le tette per dilettare i maschietti significa valorizzare il ruolo della donna, allora direi che le Pari Opportunità esistono già eccome, basta guardare la televisione per accorgersene. I maschietti sono ben contenti, e a quanto pare anche le donne.

giovedì 8 maggio 2008

dubbi numerosi numerati

ipotesi. esperimento mentale.
c'è un missile partito per sbaglio che si sta dirigendo contro un aereo pieno di persone. Tu sei il capo nella torre di controllo di un aeroporto. Hai la possibilità di dirigere la rotta degli aerei. Il missile non può essere fermato (vabbe', è un'ipotesi). Hai 3 possibilità:
1) modificare la rotta di un altro aereo, in modo da far scontrare il missile con questo altro aereo e non con il primo.
2) modificare la rotta del primo aereo, in modo che il missile non lo colpisca; ma così probabilmente il missile andrà a colpire qualche altro aereo
3) non fare niente

che si fa?
Le conseguenze sono esattamente le stesse.
Se scelgo 1) uccido volontariamente delle persone (quelle del secondo aereo).
Se scelgo 2) salvo delle persone, anche se so che questo causerebbe la morte di altre.
Se non faccio niente, lascio morire, ma non "uccido", le persone del primo aereo.

Sono stati fatti degli studi. La maggior parte delle persone crede che fare 1) sia più grave rispetto alle altre 2 opzioni. Perchè? Dopotutto le conseguenze sono esattamente le stesse.
Nello scegliere cosa fare, quanto sono importanti le conseguenze e quanto invece è importante il modo in cui ci si arriva?
Perchè il modo in cui ci si arriva è considerato più importante?
E perchè dovrebbe essere considerato più importante?
Ci sono azioni giuste e azioni sbagliate in se stesse, a prescindere dalle loro conseguenze? E perchè?
Cosa ci fa credere che l'opzione 1) sia meno grave delle altre due?
Abbiamo qualche buona "ragione" per crederlo? O è solo perchè siamo abituati a classificare i tipi di azione in giusti e sbagliati, senza ulteriori problemi?
E dovremmo porci ulteriori problemi?
Per esempio: cosa rende sbagliate le azioni che consideriamo sbagliate e giuste le azioni che consideriamo giuste?
E siamo sicuri che questo criterio "nascosto" renda sempre giuste le azioni che siamo abituati a considerare giuste e sbagliate le azioni che che siamo abituati a considerare sbagliate?
Credo che la risposta a tutte queste domande sia quella che è stata data da Douglas Adams nella sua "Guida Galattica per Autostoppisti". La risposta è quarantadue.

martedì 6 maggio 2008

kaputt

coraggio, ancora un po' di pazienza...il mio computer non si è ancora ripreso,d'altra parte è vecchio, inizia a scricchiolare tutto...è proprio vero che dopo una certa età si fa sempre più fatica a riprendersi dai malanni.
Poi da quando mi ha sentito dire che stavo pensando di sostituirlo con uno nuovo (non mi ero accorto che era ancora acceso mentre parlavo) sembra si sia lasciato andare del tutto, e infatti ha iniziato a non reagire più ai click e alle richieste di spiegazioni..se ne stava solo lì, mostrando il suo desktop con rassegnazione e attivando processi a caso, come se niente di quello che facesse avesse ormai alcun senso...
oggi proverò a chiedere notizie, ma intanto per sicurezza, senza dirglielo, inizio a informarmi sui prezzi dei pc nuovi...d'altra parte uno deve rassegnarsi all'idea di avere fatto il suo tempo, anche se questo può uccidere la sensibilità di un processore...

venerdì 2 maggio 2008

avviso ai naviganti

Il mio computer è in panne.
Anch'io sono in panne.
Ma il mio computer un po' di più.
Per qualche giorno il blog rimarrà senza aggiornamenti, perchè non avete idea di quanto sia difficile scrivere al computer senza avere davanti un computer.
Niente colmerà questo vuoto, quindi è inutile che vi cerchiate passatempi alternativi.Il consiglio che vi do è di restare fermi immobili su questa pagina e aspettare che ricominci ad aggiornarla. Non andate via perchè me ne accorgo. Non visitate altri siti, perchè tanto non ne troverete uno all'altezza di questo. Ecco, state fermi, così, e abbiate pazienza.
Ehi tu, fermo lì! ti ho visto che stavi scappando...
io vi curo, anche quando non mi vedete...in questo momento vi sto osservando, ricordatelo...